Riprovano col panico per spingere i vaccini
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In tre anni i nostri cosiddetti esperti non sembrano aver imparato nulla, però noi sì. Al momento i numeri non giustificano affatto certi isterismi da tg. Che sembrano funzionali a nuovi esperimenti sociosanitari.

Premessa: il Covid è un prodotto importato dalla Cina. Punto. Questa ovvia considerazione – già evidente fin dal 2020 – tuttavia non è universalmente riconosciuta, perché gli organismi internazionali, per interesse o per timore di urtare la suscettibilità di Pechino, e dunque di dover rinunciare agli affari, un’affermazione così netta non l’hanno mai voluta pronunciare. Risultato, oggi l’Oms e i vari enti preposti ancora cincischiano attorno alle responsabilità di una pandemia che ha sconvolto il mondo, alla caccia di responsabili immaginari. Quindi, dopo tre anni disseminati da morti, privazioni dei diritti e crisi economica (le vittime si contano a centinaia di migliaia, le riduzioni delle libertà individuali ci hanno trasformato in una democrazia dimezzata e il Pil della maggior parte dei Paesi europei boccheggia) siamo al punto di partenza, ovvero in una situazione di emergenza senza che nessun governo occidentale si sia ancora deciso a chiedere i danni a chi questa emergenza ha provocato.

Ricordate la metà di febbraio del 2020, quando il Covid sembrava di là da venire perché confinato nelle lontanissime province cinesi? All’epoca la sinistra unita ci invitava a non demonizzare gli immigrati, ma anzi a solidarizzare con loro, magari celebrando insieme a loro il rito dell’happy hour. Da allora niente è cambiato. Nonostante l’allarme provocato dall’aumento dei contagi in Cina, l’approccio italiano è rimasto praticamente lo stesso, ovvero un misto di politiche politicamente corrette e di incapacità ad affrontare una pandemia, perché, sebbene il governo sia mutato, al ministero della Salute e all’Istituto superiore regnano ancora i collaboratori imposti da Roberto Speranza, nomen omen della Sanità italiana per ben quattro anni.

Tuttavia, se questo fa mal sperare, perché la squadra che perde si dovrebbe cambiare e invece, nonostante la vittoria del centrodestra, molti dei personaggi che ci hanno accompagnato negli ultimi tre anni sono rimasti al loro posto, credo che sia urgente riportare l’opinione pubblica con i piedi per terra, evitando inutili allarmismi. E, soprattutto, impedire che le varianti del virus siano usate per nuovi e pericolosi esperimenti sociosanitari, come già è avvenuto negli anni passati. Se infatti si entra nel vivo dei dati che giungono da Pechino si capisce che non c’è alcuna ragione per spaventarsi. Nonostante i tg della sera ci stordiscano con notizie di nuove ondate pandemiche e di varianti non ancora sottoposte ad alcuno studio, l’esperienza degli anni scorsi dovrebbe indurci a mantenere tutti quanti i nervi saldi, senza farci impressionare dai numeri. Infatti, sebbene nei notiziari si parli di 1 milione di contagi quotidiani e di ben 5.000 morti al giorno, tutto dovrebbe essere ricondotto ai numeri della Cina, che sono ben diversi dai nostri. Centinaia di migliaia di positivi ogni sera e numerosi decessi giornalieri sono tanti se si verificassero in Italia, pochi o niente se riguardano un Paese con quasi un miliardo e mezzo di abitanti. In altre parole, se Pechino registra un milione di infettati è come se da noi i positivi fossero poche decine di migliaia al giorno. Infatti, in proporzione, sarebbe come se in Italia registrassimo 43.000 nuovi positivi e 215 decessi, ovvero meno di quanti se ne contino oggi con la variante Omicron. Il che non significa che il virus in circolazione fra la popolazione cinese non sia temibile. Semplicemente vuol dire che al momento i numeri non giustificano l’allarme scattato in Italia e più in generale in Europa.

Le nostre sono considerazioni di buon senso, che tuttavia nascono da una preoccupazione. Conoscendo i nostri polli, ovvero i nostri cosiddetti esperti, il rischio è che si usi il pericolo giallo per introdurre obblighi vaccinali anche se il vaccino non serve a fermare il nuovo Covid. Già abbiamo letto alcuni appelli delle virostar da salotto, le quali non vedono l’ora di ritornare in auge. Invece di domandarsi se i loro reparti siano pronti ad affrontare un’eventuale emergenza, parlano di quinta dose e immaginiamo che presto addirittura potrebbero sponsorizzare la sesta e la settima. Insomma, tre anni di pandemia a loro non hanno insegnato nulla. A noi, grazie al cielo, qualche cosa sì.

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