«Ora possiamo accordarci sui dazi. Penso che l’Occidente ripartirà»
L'europarlamentare di Fratelli d’Italia, co-presidente dei Conservatori al Parlamento europeo, Nicola Procaccini (Imagoeconomica)
L’europarlamentare di Fdi, Nicola Procaccini: «Il vero bersaglio di Trump non è l’Europa ma la Cina».

Con Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia, co-presidente dei Conservatori al Parlamento europeo, facciamo un bilancio dell’incontro.

Giorgia Meloni strappa a Donald Trump la promessa di una visita in Italia e che prenderà in considerazione un incontro con la Ue. Vi aspettavate un risultato così importante?

«Direi che questo è soltanto uno dei risultati importanti ottenuti da Giorgia Meloni nel suo incontro alla casa Bianca. Riguardo i rapporti commerciali tra Ue e Stati Uniti, ad esempio, è emblematica la dichiarazione congiunta che prevede l’impegno di Italia e Usa alla collaborazione per garantire che il commercio tra Stati Uniti ed Europa sia reciprocamente vantaggioso ed equo. Questa rappresenta un’ottima base per arrivare a un accordo sui dazi che soddisfi le due sponde dell’Atlantico e conferma la valenza della missione voluta da Giorgia Meloni nell’ottica di riavvicinare Usa e UEe».

Trump ha detto di essere sicuro al 100% che ci sarà un accordo con la Ue sui dazi. Secondo lei, su quali basi?

«Premesso che, nella strategia commerciale e geopolitica di Trump, il bersaglio non è l’Europa ma è la Cina, una prima circostanza da considerare è l’esigenza di un riequilibrio della bilancia commerciale degli Usa. Questo deficit ha portato, negli anni, alla forte crescita del debito statunitense per finanziare questo squilibrio, elemento che oggi è alla base della politica dei dazi su cui Trump intende negoziare con l’Europa. Ma c’è anche una prospettiva strategica, nell’ottica di rafforzare i rapporti tra gli Stati dell’Occidente. Quando l’Italia si impegna a comparare più gas liquido dagli Usa, lo fa pensando non soltanto al costo ma anche alla sicurezza energetica, che è fattore fondamentale per una nazione come l’Italia. Uno degli elementi evidenti emerso dai colloqui tra Meloni e Trump è proprio questo, cioè l’Occidente non è finito, tutt’altro. E al premier italiano va il merito di aver sempre posto al centro nelle ultime settimane questo aspetto, cioè il valore rappresentato dalla unità dell’Occidente, una linea guida che consente di tenere dritta la barra della strategia geopolitica anche quando la storia subisce brusche accelerate come sta accadendo in questa epoca».

Che reazioni si registrano in Europa al successo della visita di Meloni negli Usa?

«Anche se nell’Ue, così come in Italia, alcuni auspicavano il fallimento della missione della premier alla Casa Bianca, il risultato è stato rilevante per l’Italia e per l’Unione. Chi ha il buonsenso di guardare con serenità a ciò che è accaduto nelle ultime 24 ore, comprendendo anche la visita del vice presidente J.D. Vance a Roma, non può ignorare che è stato compiuto un primo passo importante nella direzione giusta. Che è quella di rinsaldare il legame tra le due sponde dell’Atlantico, ritrovare i giusti equilibri economici e militari. Obiettivo ora più vicino, con buona pace di chi auspicava il contrario, grazie al pragmatismo e la capacità di dialogo di Giorgia Meloni con tutti gli interlocutori a livello internazionale».

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