
Il documento che ha liberato Carola Rackete è un assist della magistratura a tutte le altre Ong che perlustrano il Mediterraneo in cerca di clandestini da scaricare nel nostro Paese, a prescindere dalle leggi stabilite da un governo eletto dai cittadini.Se volete capire perché il giudice per le indagini preliminari di Agrigento ha rigettato la richiesta di arresto della Capitana Carola Rackete è sufficiente che leggiate due passaggi riportati a pagina 9 dell'ordinanza. Là dove il magistrato dà conto delle ragioni per cui il comandante della Sea Watch 3 ha scelto di fare rotta su Lampedusa e non su altri porti, dove avrebbero potuto essere sbarcati i migranti. Scrive il gip: «Venivano, altresì, esclusi i porti di Malta, perché più distanti, e quelli tunisini, perché secondo la stessa valutazione del Comandante della nave “in Tunisia non ci sono porti sicuri". Circostanza che riferiva risultarle “da informazioni di Amnesty International"; sapeva, inoltre “di un mercantile con a bordo rifugiati che stavano da 14 giorni davanti al Porto della Tunisia senza poter entrare"».Ecco, la ragione per cui si ritiene che la Capitana, forzando il blocco italiano, abbia agito in stato di necessità, e dunque la sua azione non sia penalmente punibile con l'arresto, è tutta lì, in quei virgolettati riportati dal giudice che ne ha disposto la scarcerazione. Carola «ha valutato» che i porti tunisini non fossero sicuri e questo basta per assolverla. Su quali fonti si è basato il suo giudizio? Sul fatto che le «risultavano» informazioni di Amnesty International e sapeva di un mercantile fermo per due settimane davanti a Tunisi. Così, avendo notizie di terza mano, non certo certificate da una qualche autorità, Carola Rackete ha deciso di puntare sull'Italia pur sapendo del divieto di ingresso in acque territoriali italiane. E per non restare 14 giorni davanti al porto di Tunisi con il suo carico di immigrati, come accaduto al mercantile, la comandante della Sea Watch 3 è rimasta 17 giorni in mare in attesa di poter raggiungere il porto di Lampedusa: l'unico possibile secondo la ricostruzione offerta al giudice e da questi ritenuta credibile.Che digitando al computer due semplici parole come «porti» e «Tunisia» compaia subito un link di Tripadvisor, il sito di viaggi più grande del mondo, con la scritta «I migliori porti turistici della Tunisia» dev'essere evidentemente sfuggito alla Capitana e anche al gip. Sfax, Gabès, Radés, La Goulette pare di capire che non potevano andare bene, perché a Tunisi un mercantile era rimasto alla fonda per 14 giorni. E poi, come spiega il giudice, «secondo le valutazioni del Comandante della nave la Tunisia non poteva considerarsi un luogo che fornisse le garanzie fondamentali ai naufraghi», perché «non prevede una normativa a tutela dei rifugiati, quanto al diritto di asilo politico». Dunque, alla luce di ciò e «delle sue conoscenze personali in ordine alla sicurezza dei luoghi» (cioè delle informazioni che le risultavano da Amnesty e dalla notizia del mercantile rimasto in attesa 14 giorni), la Capitana decideva di dirigersi verso Lampedusa.Ecco, la spiegazione della scarcerazione sta tutta in questi presupposti. Carola Rackete ha detto che era troppo lontano da Malta, anche se questo non risulta. E poi ha ritenuto che la Tunisia non fosse affidabile, che è un po' come quando uno autocertifica qualcosa, anche se la certificazione si basa su una sua valutazione, come per l'appunto scrive il gip. Quindi, la prossima volta che vi troverete nei guai, dichiarate che avete valutato e basterà quello per risultare convincenti.Nell'ordinanza, poi, si fa riferimento a molte disposizioni internazionali che giustificherebbero la decisione di fare rotta verso l'Italia. Tra le prime, quella delle Nazioni Unite conosciuta come Convenzione di Montego Bay, in cui si parla della possibilità che uno Stato costiero vieti a una nave il transito nelle proprie acque territoriali. Perché ciò avvenga è sufficiente che le attività siano ritenute non inoffensive e tra queste si cita «il carico e lo scarico di materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato costiero». Ma il divieto, pare di capire che secondo il giudice decadrebbe perché in base alla prassi internazionale una nave che si trovi in un reale e tangibile pericolo, per sé o per le persone che trasporta, ha diritto a poter fare ingresso in porto. Ma dov'era il reale e tangibile pericolo per la Sea Watch 3 dopo che per 17 giorni aveva fatto su e giù di fronte a Lampedusa? È ancora Carola che autocertifica: «Diverse persone del mio team hanno espresso serie preoccupazioni, uno dei medici ha detto che non avrebbe potuto prevedere più le reazioni a bordo». E dunque - per questo imminente rischio - la Capitana è salpata. Dunque, conclude il gip, «l'indagata ha agito in adempimento di un dovere», ossia salvare vite umane.La conseguenza dell'ordinanza non è la scarcerazione del comandante della Sea Watch 3, cosa ampiamente prevista ancor prima che venisse decisa, ma sono le altre navi che fino a ieri il ministro dell'Interno era riuscito a tenere al largo dalle coste italiane. Alé, la sarabanda di traghetti tra Libia e Lampedusa ricomincia.
Rustem Umerov (Ansa)
Saltato il fedelissimo Yermak (che va al fronte), il presidente promuove l’ex ministro della Difesa Umerov, accusato di abusi nella gestione degli appalti. Sarà lui a prendere in mano gli accordi per chiudere con Putin.
Sergio Mattarella (Ansa)
L’ufficio stampa del presidente definisce «priva di fondamento» l’indiscrezione sulla contrarietà del capo dello Stato a una nuova legge elettorale sotto elezioni. Intanto i giochi di palazzo per battere la Meloni con un «pareggio» e un governo tecnico continuano.
Mattarella smentisce. Con una nota dell’ufficio stampa, il Quirinale ha negato che il capo dello Stato sia intenzionato a «non permettere che si faccia una nuova legge elettorale a ridosso del voto». Gianfranco Rotondi, ex ministro per l’Attuazione del programma e oggi parlamentare di Fratelli d’Italia, aveva dato per certa l’opposizione del presidente della Repubblica, il quale si sarebbe espresso in tal senso durante un incontro con l’associazione degli ex onorevoli. La frase attribuita a Mattarella, ha precisato l’ufficio stampa del Colle con una nota inviata al Giornale, che per primo ne aveva parlato, è «totalmente priva di fondamento». Bene. Significa che una nuova legge elettorale, anche se si avvicinano le elezioni, si può fare.
Gianfranco Rotondi (Ansa)
L’ex ministro: «In Transatlantico se ne parla, il momento della riforma è questo».
Chi frequenta il cosiddetto Transatlantico, ovvero il lungo corridoio che dà accesso all’aula di Montecitorio, sa bene che in quell’area off limits, dal cortile alla buvette, passando dai divanetti della galleria dei presidenti, se ne dicono di cotte e di crude. Quel posto assomiglia a un mercato di quartiere dove, seduti sulle poltrone color rosso fegato, davanti a un caffè o fumando una sigaretta, parlamentari e giornalisti adorano scambiarsi battute, indiscrezioni e pettegolezzi. Alcuni veri, altri verosimili.
Maria Chiara Monacelli
Maria Chiara Monacelli, fondatrice dell’azienda umbra Sensorial è riuscita a convertire un materiale tecnico in un veicolo emozionale per il design: «Il progetto intreccia neuroscienze, artigianato e luce. Vogliamo essere una nuova piattaforma creativa anche nell’arredamento».
In Umbria, terra di saperi antichi e materie autentiche, Maria Chiara Monacelli ha dato vita a una realtà capace di trasformare uno dei materiali più umili e tecnici - il cemento - in un linguaggio sensoriale e poetico. Con il suo progetto Sensorial, Monacelli ridefinisce i confini del design artigianale italiano, esplorando il cemento come materia viva, capace di catturare la luce, restituire emozioni tattili e raccontare nuove forme di bellezza. La sua azienda, nata da una visione che unisce ricerca materica, manualità e innovazione, eleva l’artigianato a esperienza, portando il cemento oltre la funzione strutturale e trasformandolo in superficie, texture e gioiello. Un percorso che testimonia quanto la creatività, quando radicata nel territorio e nel saper fare italiano, possa dare nuova vita anche alle materie più inattese.






