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2020-11-08
Ora fa gola il bottino di 300 incarichi. Il Rottamatore incassa l’aiutino dem
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Matteo Renzi durante il vertice Nato a Varsavia, il 9 Luglio 2016 (Ansa)
Nonostante un'indagine per finanziamento illecito sulla testa per la Fondazione Open, anche se ringalluzzito dalla vittoria di Joe Biden negli Stati Uniti, l'ex premier Matteo Renzi è tornato a occuparsi del suo sport preferito: le nomine nelle partecipate statali. Fu il primo dossier di cui si occupò nel 2014 appena arrivato a Palazzo Chigi, dopo aver scalzato Enrico Letta. E ancora adesso l'ex segretario dem continua a volere voce in capitolo. Anche perché molti incarichi di allora sono ancora figli di quella stagione. Così, mentre continua a lavorare nel dietro le quinte per un incarico di prestigio all'estero - oltre alla Nato si vedrebbe bene anche come rappresentante dell'Italia all'Onu -, sta cercando di mantenere il suo potere nei gangli della burocrazia statale.
Come è noto, a maggio, in ritardo di qualche mese per l'emergenza sanitaria, sono stati rinnovati gli incarichi delle nostre società quotate, come Eni, Leonardo, Poste e Enel. All'appello però mancano ancora le non quotate, aziende controllate dal ministero dell'Economia, come Consip, Consap, Equitalia giustizia, Istituto poligrafico Zecca dello Stato, Gse o Sogesid. Sono società strategiche, dal peso specifico non indifferente. Ci sono in totale più di 300 incarichi ancora da assegnare, con 42 consigli d'amministrazione e 46 collegi sindacali in scadenza. Tra queste ci sono poi almeno 30 società direttamente controllate da Ferrovie dello Stato. Queste nomine sono ormai bloccate da aprile. Ma ora hanno una scadenza, questa volta legale, cioè il 12 novembre, ovvero 45 giorni dopo l'approvazione del bilancio ai primi di ottobre.
La maggioranza giallorossa è impegnata nell'emergenza sanitaria. E all'apparenza sembra che il dossier sia stato accantonato. In realtà è più attuale che mai. Tanto che pochi giorni fa la senatrice del Pd Valeria Valente ha presentato un emendamento che prevede una proroga al 31 gennaio 2021 per i consigli di amministrazione e i collegi sindacali delle società in questione. Il provvedimento è ancora in discussione in commissione Affari costituzionali e in pratica si giustifica per il protrarsi dell'emergenza coronavirus: le assemblee devono essere limitate per evitare il contagio. Peccato che a maggio le quotate rinnovarono i loro cda, alcune anche da remoto. L'emendamento, insomma, sembra essere l'ennesima trovata per prolungare i rinnovi, un modo per tranquillizzare il governo di Giuseppe Conte e soprattutto mantenere l'ordine costituito. D'altra parte la maggior parte di quelle nomine sono di eredità renziana. La stessa Valente, anche se non di Italia viva, fu candidata a Napoli proprio da Renzi. Tuttora, infatti, viene definita una fedelissima del Bullo di Rignano. Prorogare le nomine è un'assicurazione sulla vita dell'esecutivo, anche perché all'interno della maggioranza non è ancora stata trovata la quadra. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, per esempio, si confronta spesso sia con Massimo D'Alema sia con Gianni Letta. E sta cercando in tutti i modi di portare il segretario generale del Mise Salvatore Barca al comando di una delle partecipate in scadenza. Al suo posto l'attuale ministro Stefano Patuanelli vorrebbe mettere l'ex direttore generale di Confindustria Marcella Panucci, in modo da tenere a bada gli industriali. Il problema è che lo stipendio di Barca al ministero è molto alto, servirebbe quindi un posto di uguale compenso. Succede così che in Consap, Concessionaria servizi assicurativi pubblici, dove fino a qualche mese era destinato proprio Barca, potrebbe invece arrivare un altro «dimaiano» di ferro, ovvero Giorgio Sorial, anche lui al ministero dello Sviluppo economico con in mano la gestione delle crisi industriali. Mauro Masi dovrebbe restare presidente onorario e il terzo consigliere del board di Consap spetterebbe al centrosinistra. Ma al Pd o a Italia viva? Renzi non molla. Per di più se l'emendamento dovesse passare, quanto peserebbe sulle aspettative dell'ex premier un'ulteriore comoda proroga per l'esecutivo? In tutto questo pesa anche il silenzio delle opposizioni.
C'è da dire poi che in questi mesi di semestre bianco - nonostante i consigli di amministrazione scaduti e il regime di proroga - molte società hanno invece continuato a operare, quasi in iperattività. Consap, per esempio, ha assunto da luglio a oggi ben 5 persone. In più, tramite il direttore generale Vittorio Rispoli, ha stipulato contratti di consulenza con Deloitte e anche con Mercer di Enzo De Angelis. Quest'ultima ha incassato 120.000 euro in 3 rate suddivise per restare sotto soglia. Caso vuole che De Angelis sia stato anche senior di Spencer Stuart, proprio negli anni in cui la società cacciatrice di teste indicò il nome di Rispoli come direttore generale. Proprio in Consap siede nel cda Giuseppe Ranieri, avvocato di Firenze, grande amico di Alberto Bianchi, ex numero uno della Leopolda anche lui indagato sul caso della Fondazione Open. Ranieri ha uno studio legale che gestisce le pratiche per il rimborso alle vittime della strada, un fondo gestito da Consap. Chissà se Renzi riuscirà a difenderlo anche dopo il 31 gennaio, mentre cerca sponde militari e diplomatiche per raggiungere la Nato o l'Onu.
Le nuove società della Zecca dello Stato. Parte un'interrogazione parlamentare
Sono in proroga, ma diverse società statali dove sono scaduti i vertici e i consigli di amministrazione continuano a operare, come se niente fosse. E' il caso di Consap, dove sono state fatte assunzioni negli ultimi mesi e nuovi contratti con società di consulenza, ma il tema riguarda anche l'Istituto poligrafico e zecca dello Stato (Ipzs). Anche qui, come per diverse altre società non quotate, le nomine risalgono ai tempi dei governi di Matteo Renzi. La controllata del ministero dell'Economia deve rinnovare il presidente Domenico Tudini e l'amministratore delegato Paolo Aielli, entrambi sono considerati vicini al centrosinistra. Il 5 novembre il parlamentare Roberto Caon, ha presentato un'interrogazione proprio su Ipzs, dove si fa presente che «a settembre 2020 è stata costituita la società Futuro e Conoscenza srl partecipata dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (Ipzs) e dalla Fondazione Bruno Kessler (Fbk), noto centro di ricerca di Trento, con il quale il Poligrafico ha già da diversi anni in atto un rapporto di collaborazione per attività di sviluppo di nuove soluzioni di sicurezza».
Fbk è un' istituzione che collabora da tempo con diverse amministrazioni. Ad ottobre 2020 assieme all'Istituto superiore di sanità con la collaborazione di regioni, protezione civile, Aifa, Inail, dell'ospedale «Spallanzani», dell'università Cattolica e di Areu 118 Lombardia, ha diffuso un documento con le misure di prevenzione e risposta al Covid-19 dove vengono definiti 4 ipotetici scenari di evoluzione dell'epidemia. «Tuttavia» secondo Caon «qui ci si trova di fronte ad un elemento nuovo e cioè la costituzione di una società in house di Ipzs, in vigenza della riforma cosiddetta Madia sulle società partecipate, volta a dare continuità e carattere di stabilità della collaborazione esistente sui temi della certificazione dell'identità fisica e digitale di persone e cose, della sicurezza delle banche dati, fino alla individuazione di «soluzioni per il circolante Euro».
Per il parlamentare, infatti, «il modello operativo sarà integrato da iniziative di open innovation, attraverso la pubblicazione di bandi di concorso rivolti alle start up, per lo sviluppo di nuovi servizi e prodotti, nonché di iniziative di formazione volte allo sviluppo dei temi della sicurezza con il coinvolgimento di forze dell'ordine e delle pubbliche amministrazioni; dall'annuncio appare evidente, ad avviso dell'interrogante, che si tratti di attività a valenza economica, rispetto alla quale occorre sia stato individuato un meccanismo di remunerazione della suddetta società, che si configurerebbe come fornitore del Poligrafic».
Questo, secondo l'interrogazione parlamentare, «si potrebbe configurare un aggiramento della normativa comunitaria e nazionale in tema di libera concorrenza e di pubblici appalti, in quanto la fondazione riceverebbe in maniera diretta o indiretta fondi dal Poligrafico, per attività che, viceversa, dovrebbero essere poste in gara pubblica, come stabilito dalla vigente normativa». Quindi potrebbero presentarsi, «aspetti problematici e un potenziale danno a carico di altri soggetti pubblici e privati, attivi nel settore della ricerca e dello sviluppo, in quanto esclusi da potenziali appalti in materia, da parte dell'Istituto Poligrafico». La storia fa il paio con quella di Valoridicarta spa, costituita nel 2018, con oltre due anni di ritardo sui piani previsti da Ipzs, sempre come società in-house della Zecca e di Bankitalia, con accreditamento da parte della Banca Centrale Europea nel maggio 2019.
Valoridicarta produce carte speciali e relativi sistemi di sicurezza per le carte valori dello Stato, per banconote e passaporti. Da subito, la società ha mostrato criticità in termini di tenuta del conto economico, in quanto divenuta tardivamente operativa in un momento nel quale il governo italiano lanciava il piano per la lotta al contante, ha avuto molteplici difficoltà nell'ottenere l'accreditamento per la qualità da parte della Bce, perché il processo produttivo della carta è altamente inefficiente (gli scarti di produzione superano il 50%), in quanto dal punto di vista tecnico la qualità del semilavorato richiede molti interventi degli operatori per problemi di adeguatezza del risultato.
Questa situazione ha portato i costi di produzione alle stelle, superando i ricavi diretti del primo anno di bilancio, i quali sono stati comunque il 50% di quelli previsti dal piano Ipzs, che prometteva 15 milioni di fatturato per il primo anno, a fronte dei 9 effettivi. La società, nata in regime di Legge Madia, sconta il forte rischio di non avere i conti in ordine dopo tre esercizi, sia per gli alti costi diretti di produzione, che per la contrazione dei ricavi anche degli anni a venire, in quanto il mercato della carta per banconote è soggetto a un forte calo dei volumi in tutta Europa, soprattutto a fronte del piano cashless italiano, e soprattutto del prezzo unitario di carta di sicurezza per banconote, che oggi sul mercato dei produttori europei è già sotto i 30 euro al kg, mentre Valoridicarta ha costi diretti ancora intorno ai 32/33 euro al kg.
Per il 2020, con il calo degli ordinativi da parte di Bankitalia di Valoridicarta prevede un secondo anno di perdite, le quali ricadranno inevitabilmente sui due soci Poligrafico e Bankitalia. Nel 2021 si porrà quindi, in assenza di interventi straordinari, l'eventualità di liquidazione della società, come previsto dalle vigenti norme per le società in house, nate di recente.
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Le manovre per portare Matteo alla Nato o all'Onu (ma con un occhio alle poltrone).Il 5 novembre il parlamentare Roberto Caon, ha presentato un'interrogazione proprio su Ipzs, dove si fa presente che per la nuova società Futuro e conoscenza, nata a settembre 2020, si potrebbe configurare «un aggiramento della normativa comunitaria e nazionale in tema di libera concorrenza e di pubblici appalti».Lo speciale contiene due articoli.Nonostante un'indagine per finanziamento illecito sulla testa per la Fondazione Open, anche se ringalluzzito dalla vittoria di Joe Biden negli Stati Uniti, l'ex premier Matteo Renzi è tornato a occuparsi del suo sport preferito: le nomine nelle partecipate statali. Fu il primo dossier di cui si occupò nel 2014 appena arrivato a Palazzo Chigi, dopo aver scalzato Enrico Letta. E ancora adesso l'ex segretario dem continua a volere voce in capitolo. Anche perché molti incarichi di allora sono ancora figli di quella stagione. Così, mentre continua a lavorare nel dietro le quinte per un incarico di prestigio all'estero - oltre alla Nato si vedrebbe bene anche come rappresentante dell'Italia all'Onu -, sta cercando di mantenere il suo potere nei gangli della burocrazia statale.Come è noto, a maggio, in ritardo di qualche mese per l'emergenza sanitaria, sono stati rinnovati gli incarichi delle nostre società quotate, come Eni, Leonardo, Poste e Enel. All'appello però mancano ancora le non quotate, aziende controllate dal ministero dell'Economia, come Consip, Consap, Equitalia giustizia, Istituto poligrafico Zecca dello Stato, Gse o Sogesid. Sono società strategiche, dal peso specifico non indifferente. Ci sono in totale più di 300 incarichi ancora da assegnare, con 42 consigli d'amministrazione e 46 collegi sindacali in scadenza. Tra queste ci sono poi almeno 30 società direttamente controllate da Ferrovie dello Stato. Queste nomine sono ormai bloccate da aprile. Ma ora hanno una scadenza, questa volta legale, cioè il 12 novembre, ovvero 45 giorni dopo l'approvazione del bilancio ai primi di ottobre.La maggioranza giallorossa è impegnata nell'emergenza sanitaria. E all'apparenza sembra che il dossier sia stato accantonato. In realtà è più attuale che mai. Tanto che pochi giorni fa la senatrice del Pd Valeria Valente ha presentato un emendamento che prevede una proroga al 31 gennaio 2021 per i consigli di amministrazione e i collegi sindacali delle società in questione. Il provvedimento è ancora in discussione in commissione Affari costituzionali e in pratica si giustifica per il protrarsi dell'emergenza coronavirus: le assemblee devono essere limitate per evitare il contagio. Peccato che a maggio le quotate rinnovarono i loro cda, alcune anche da remoto. L'emendamento, insomma, sembra essere l'ennesima trovata per prolungare i rinnovi, un modo per tranquillizzare il governo di Giuseppe Conte e soprattutto mantenere l'ordine costituito. D'altra parte la maggior parte di quelle nomine sono di eredità renziana. La stessa Valente, anche se non di Italia viva, fu candidata a Napoli proprio da Renzi. Tuttora, infatti, viene definita una fedelissima del Bullo di Rignano. Prorogare le nomine è un'assicurazione sulla vita dell'esecutivo, anche perché all'interno della maggioranza non è ancora stata trovata la quadra. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, per esempio, si confronta spesso sia con Massimo D'Alema sia con Gianni Letta. E sta cercando in tutti i modi di portare il segretario generale del Mise Salvatore Barca al comando di una delle partecipate in scadenza. Al suo posto l'attuale ministro Stefano Patuanelli vorrebbe mettere l'ex direttore generale di Confindustria Marcella Panucci, in modo da tenere a bada gli industriali. Il problema è che lo stipendio di Barca al ministero è molto alto, servirebbe quindi un posto di uguale compenso. Succede così che in Consap, Concessionaria servizi assicurativi pubblici, dove fino a qualche mese era destinato proprio Barca, potrebbe invece arrivare un altro «dimaiano» di ferro, ovvero Giorgio Sorial, anche lui al ministero dello Sviluppo economico con in mano la gestione delle crisi industriali. Mauro Masi dovrebbe restare presidente onorario e il terzo consigliere del board di Consap spetterebbe al centrosinistra. Ma al Pd o a Italia viva? Renzi non molla. Per di più se l'emendamento dovesse passare, quanto peserebbe sulle aspettative dell'ex premier un'ulteriore comoda proroga per l'esecutivo? In tutto questo pesa anche il silenzio delle opposizioni.C'è da dire poi che in questi mesi di semestre bianco - nonostante i consigli di amministrazione scaduti e il regime di proroga - molte società hanno invece continuato a operare, quasi in iperattività. Consap, per esempio, ha assunto da luglio a oggi ben 5 persone. In più, tramite il direttore generale Vittorio Rispoli, ha stipulato contratti di consulenza con Deloitte e anche con Mercer di Enzo De Angelis. Quest'ultima ha incassato 120.000 euro in 3 rate suddivise per restare sotto soglia. Caso vuole che De Angelis sia stato anche senior di Spencer Stuart, proprio negli anni in cui la società cacciatrice di teste indicò il nome di Rispoli come direttore generale. Proprio in Consap siede nel cda Giuseppe Ranieri, avvocato di Firenze, grande amico di Alberto Bianchi, ex numero uno della Leopolda anche lui indagato sul caso della Fondazione Open. Ranieri ha uno studio legale che gestisce le pratiche per il rimborso alle vittime della strada, un fondo gestito da Consap. 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E' il caso di Consap, dove sono state fatte assunzioni negli ultimi mesi e nuovi contratti con società di consulenza, ma il tema riguarda anche l'Istituto poligrafico e zecca dello Stato (Ipzs). Anche qui, come per diverse altre società non quotate, le nomine risalgono ai tempi dei governi di Matteo Renzi. La controllata del ministero dell'Economia deve rinnovare il presidente Domenico Tudini e l'amministratore delegato Paolo Aielli, entrambi sono considerati vicini al centrosinistra. Il 5 novembre il parlamentare Roberto Caon, ha presentato un'interrogazione proprio su Ipzs, dove si fa presente che «a settembre 2020 è stata costituita la società Futuro e Conoscenza srl partecipata dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (Ipzs) e dalla Fondazione Bruno Kessler (Fbk), noto centro di ricerca di Trento, con il quale il Poligrafico ha già da diversi anni in atto un rapporto di collaborazione per attività di sviluppo di nuove soluzioni di sicurezza». Fbk è un' istituzione che collabora da tempo con diverse amministrazioni. Ad ottobre 2020 assieme all'Istituto superiore di sanità con la collaborazione di regioni, protezione civile, Aifa, Inail, dell'ospedale «Spallanzani», dell'università Cattolica e di Areu 118 Lombardia, ha diffuso un documento con le misure di prevenzione e risposta al Covid-19 dove vengono definiti 4 ipotetici scenari di evoluzione dell'epidemia. «Tuttavia» secondo Caon «qui ci si trova di fronte ad un elemento nuovo e cioè la costituzione di una società in house di Ipzs, in vigenza della riforma cosiddetta Madia sulle società partecipate, volta a dare continuità e carattere di stabilità della collaborazione esistente sui temi della certificazione dell'identità fisica e digitale di persone e cose, della sicurezza delle banche dati, fino alla individuazione di «soluzioni per il circolante Euro». Per il parlamentare, infatti, «il modello operativo sarà integrato da iniziative di open innovation, attraverso la pubblicazione di bandi di concorso rivolti alle start up, per lo sviluppo di nuovi servizi e prodotti, nonché di iniziative di formazione volte allo sviluppo dei temi della sicurezza con il coinvolgimento di forze dell'ordine e delle pubbliche amministrazioni; dall'annuncio appare evidente, ad avviso dell'interrogante, che si tratti di attività a valenza economica, rispetto alla quale occorre sia stato individuato un meccanismo di remunerazione della suddetta società, che si configurerebbe come fornitore del Poligrafic». Questo, secondo l'interrogazione parlamentare, «si potrebbe configurare un aggiramento della normativa comunitaria e nazionale in tema di libera concorrenza e di pubblici appalti, in quanto la fondazione riceverebbe in maniera diretta o indiretta fondi dal Poligrafico, per attività che, viceversa, dovrebbero essere poste in gara pubblica, come stabilito dalla vigente normativa». Quindi potrebbero presentarsi, «aspetti problematici e un potenziale danno a carico di altri soggetti pubblici e privati, attivi nel settore della ricerca e dello sviluppo, in quanto esclusi da potenziali appalti in materia, da parte dell'Istituto Poligrafico». La storia fa il paio con quella di Valoridicarta spa, costituita nel 2018, con oltre due anni di ritardo sui piani previsti da Ipzs, sempre come società in-house della Zecca e di Bankitalia, con accreditamento da parte della Banca Centrale Europea nel maggio 2019. Valoridicarta produce carte speciali e relativi sistemi di sicurezza per le carte valori dello Stato, per banconote e passaporti. Da subito, la società ha mostrato criticità in termini di tenuta del conto economico, in quanto divenuta tardivamente operativa in un momento nel quale il governo italiano lanciava il piano per la lotta al contante, ha avuto molteplici difficoltà nell'ottenere l'accreditamento per la qualità da parte della Bce, perché il processo produttivo della carta è altamente inefficiente (gli scarti di produzione superano il 50%), in quanto dal punto di vista tecnico la qualità del semilavorato richiede molti interventi degli operatori per problemi di adeguatezza del risultato. Questa situazione ha portato i costi di produzione alle stelle, superando i ricavi diretti del primo anno di bilancio, i quali sono stati comunque il 50% di quelli previsti dal piano Ipzs, che prometteva 15 milioni di fatturato per il primo anno, a fronte dei 9 effettivi. La società, nata in regime di Legge Madia, sconta il forte rischio di non avere i conti in ordine dopo tre esercizi, sia per gli alti costi diretti di produzione, che per la contrazione dei ricavi anche degli anni a venire, in quanto il mercato della carta per banconote è soggetto a un forte calo dei volumi in tutta Europa, soprattutto a fronte del piano cashless italiano, e soprattutto del prezzo unitario di carta di sicurezza per banconote, che oggi sul mercato dei produttori europei è già sotto i 30 euro al kg, mentre Valoridicarta ha costi diretti ancora intorno ai 32/33 euro al kg. Per il 2020, con il calo degli ordinativi da parte di Bankitalia di Valoridicarta prevede un secondo anno di perdite, le quali ricadranno inevitabilmente sui due soci Poligrafico e Bankitalia. Nel 2021 si porrà quindi, in assenza di interventi straordinari, l'eventualità di liquidazione della società, come previsto dalle vigenti norme per le società in house, nate di recente.
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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Il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale
Alla Villa Medicea La Ferdinanda confronto tra ricercatori ed esperti su alimentazione, vino e salute. Al centro del convegno promosso dalla Fondazione Giuseppe Olmo il valore della dieta mediterranea, i rischi dei cibi ultra-processati e il consumo consapevole.
Alla Villa Medicea di Artimino, tra studiosi, medici e ricercatori, si è discusso di alimentazione, salute e consumo consapevole. Al centro della giornata di studio promossa dalla Fondazione Giuseppe Olmo ETS il tema della «misura», intesa come equilibrio tra stili di vita, cultura mediterranea e approccio scientifico, lontano da slogan e semplificazioni.
L’incontro, dal titolo Elogio della misura. Verità scientifiche per difendere il modello mediterraneo, ha riunito alcuni dei principali esperti italiani di nutrizione, epidemiologia e medicina per affrontare un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico: il progressivo abbandono della dieta mediterranea e la crescita dei cibi ultra-processati.
Ad aprire i lavori nella cornice della Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino è stata il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale, che ha sottolineato la necessità di riportare il confronto pubblico su basi scientifiche «senza semplificazioni ideologiche».
La giornata, organizzata dal professor Fulvio Mattivi in collaborazione con il professor Attilio Scienza, ha messo in evidenza come la dieta mediterranea venga oggi considerata non soltanto un modello alimentare, ma un sistema culturale e sociale più ampio. A evidenziarlo è stata la professoressa Licia Iacoviello, secondo cui le disuguaglianze sociali stanno trasformando progressivamente la dieta mediterranea da patrimonio condiviso a comportamento sempre più diffuso tra le fasce sociali più avvantaggiate. Ampio spazio è stato dedicato anche all’aumento dei consumi di cibi ultra-processati, indicati durante il convegno come una delle principali criticità per la salute pubblica. Secondo i dati illustrati dagli studiosi, la combinazione tra bassa adesione alla dieta mediterranea e alto consumo di alimenti ultra-processati sarebbe associata ai peggiori esiti di salute.
Tra gli interventi più attesi quello del professor Giovanni de Gaetano, che ha affrontato il tema del rapporto tra vino e salute, invitando a evitare approcci assoluti o ideologici. Il ricercatore ha spiegato come il consumo moderato di vino non possa essere ridotto a una contrapposizione tra «bene» e «male», ma debba essere interpretato attraverso il rapporto tra benefici e rischi. De Gaetano ha richiamato il concetto scientifico della «curva a J», secondo cui esisterebbe una finestra di moderazione distinta dagli effetti dannosi dell’eccesso. Nel suo intervento ha inoltre ricordato il ruolo storico e culturale del vino nella civiltà mediterranea, citando l’Odissea di Omero e il contrasto simbolico tra Ulisse e Polifemo come esempio dell’uso moderato e di quello eccessivo della stessa sostanza.
Sul concetto di equilibrio biologico si è soffermato anche il professor Fulvio Ursini, professore emerito dell’Università di Padova. Ursini ha criticato la tendenza contemporanea a ricercare il «rischio zero», sostenendo invece che la salute derivi da un equilibrio dinamico tra stimoli, limiti e capacità di adattamento dell’organismo. Nel suo intervento ha richiamato il principio dell’«ormesi», spiegando come anche sostanze potenzialmente tossiche possano produrre effetti positivi entro determinati limiti e dosaggi.
A chiudere la giornata è stata la professoressa Fabiola Sfodera, che ha analizzato l’evoluzione dei comportamenti di consumo in Italia e il valore culturale della convivialità mediterranea. Secondo quanto illustrato dalla docente, il consumo italiano di vino e bevande alcoliche continuerebbe a distinguersi per un profilo moderato e fortemente legato ai pasti e alla socialità.
L’iniziativa si inserisce nelle attività della Fondazione Giuseppe Olmo dedicate alla promozione della cultura scientifica e della tradizione mediterranea contemporanea. Una realtà che porta il nome dell’imprenditore Giuseppe Olmo, fondatore di un gruppo industriale attivo in diversi settori, dall’industria ai poliuretani, fino al turismo e al vino, con la Tenuta di Artimino e la Villa Medicea La Ferdinanda tra i simboli più rappresentativi del progetto di valorizzazione del territorio portato avanti dalla famiglia Olmo.
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