Noi italiani gli ultimi a volto coperto
I dispositivi non sono più richiesti al chiuso in Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, Croazia. In altri Paesi, le eccezioni sono poche. Persino il Parlamento Ue ha ceduto.

L’Italia non riesce a tornare alla normalità. Il mondo si «smaschera»; l’Europa declassa il Covid-19 a influenza, invitando gli Stati a mettere fine all’emergenza; il Parlamento Ue abolisce, dal primo maggio, l’obbligo d’indossare i Dpi nell’Aula; addirittura, la Danimarca sospende la campagna vaccinale; invece, nel Belpaese, si stenta a dire basta totalmente alle restrizioni introdotte dal governo nei decreti varati nei mesi scorsi. In Europa hanno fatto molto prima.

Il record è della Danimarca, che lo scorso primo febbraio ha revocato tutte le restrizioni imposte per arginare la pandemia (compresi mascherina e green pass). «In Danimarca abbiamo raggiunto una copertura vaccinale molto alta, con oltre l’80% completamente vaccinato e oltre il 60% che ha ricevuto la terza dose. In particolare abbiamo vaccinato la maggior parte della nostra popolazione vulnerabile. Ciò offre a Paese una protezione molto elevata contro la malattia grave da Covid-19 e contro l’eccesso di mortalità». Così il capo dell’Istituto di sanità danese (Statens Serum Institut), Henrik Ullum, aveva spiegato la nuova strategia della nazione scandinava.

In Francia, dallo scorso 2 febbraio c’è stato lo stop all’uso delle mascherine all’aperto e allo smart working, mentre dal 10 febbraio avevano riaperto discoteche e locali notturni. Dal 14 marzo, Parigi ha detto addio a Dpi e certificato verde.

Dal 20 aprile, la Spagna obbliga alla protezione antivirus soltanto sui mezzi pubblici, mentre sono le singole aziende a stabilire se i propri dipendenti devono indossarle sul luogo di lavoro. I negozi possono dare indicazioni ai clienti, per quanto riguarda i dipendenti, hanno tutti la mascherina.

Sempre da febbraio, anche in Svezia sono state eliminate tutte le restrizioni riguardanti limitazioni agli eventi pubblici, privati o l’accesso ad attività commerciali. Non è inoltre più raccomandato l’uso delle mascherine, nemmeno sui mezzi di trasporto pubblici. Stessa cosa accade nei Paesi Bassi.

In Germania ci sono poche misure a livello nazionale, come l’obbligo di indossare ancora le mascherine su treni e aerei. Per il resto decidono i Länder. La maggioranza di questi ha deciso di mantenerle sui mezzi di trasposto pubblici e in tutti gli edifici dedicati a sanità e anziani. Industrie, aziende e istituzioni, in generale tutti i privati, possono decidere in autonomia per i loro dipendenti.

Dall’inizio di aprile nemmeno in Svizzera è necessario avere la mascherina per entrare in spazi al chiuso, compresi i trasporti pubblici e le strutture sanitarie.

Dal 7 aprile anche la Croazia ha abolito quasi tutte le misure restrittive, tra cui l’obbligo di indossare le mascherine al chiuso. E dal 16 aprile, persino la severa Austria ha detto addio alle mascherine per accedere a negozi e assistere a eventi pubblici. Resta l’obbligo nei supermercati, nelle farmacie, negli ambulatori medici e sui mezzi pubblici.

La Gran Bretagna non ha mai avuto obblighi specifici per i locali al chiuso, ma già dallo scorso gennaio indossare i dispositivi protettivi non è più richiesto, nemmeno sui mezzi di trasporto. Restano le mascherine, invece, in Grecia.

E intanto il Codacons ha fatto i conti di quanto ci sono costate le mascherine nei 26 mesi di pandemia: in tutto quasi 24 miliardi, poco meno di 400 euro a persona.

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