- Nuove vittime tra i civili, bambini compresi. Kiev accusa: «L’invasore tiene in ostaggio 300.000 persone a Mariupol».
- L’Italia si attrezza per l’accoglienza. Ma c’è il rischio di un contraccolpo sociale.
Lo speciale contiene due articoli.
L’8 marzo per le donne ucraine sarà una data che non potranno mai dimenticare perché invece di ricevere delle mimose hanno trascorso la loro giornata in fuga dalle bombe oppure nascoste nei rifugi.
Ieri alle 8 ora italiane, le 9 in Ucraina, è scattato il cessate il fuoco in modo da consentire l’evacuazione dei civili dalle città di Kiev, Kharkiv, Mariupol, Chernihiv e Sumy, come da intese siglate lo scorso lunedì durante la terza tornata di incontri bilaterali russo-ucraini arrivata dopo il fallimento dell’annuncio dell’apertura dei corridoi umanitari che non erano potuti mettere in funzione. In ogni caso, seppur in una situazione fragilissima che può degenerare in qualsiasi momento, il corridoio umanitario per evacuare i civili da Sumy resta aperto. Ieri mattina secondo il governatore della regione di Sumy, Dmytro Zhyvytskyi, il corridoio «era operativo» e la situazione all’uscita della città del Nord Est occupata dai russi veniva descritta come «calma», poi nel pomeriggio l’Ucraina ha denunciato «bombardamenti sui corridoi umanitari», un fatto però negato dai russi, che attraverso l’agenzia di stampa Ria hanno fatto sapere di aver evacuato 723 i civili attraverso il passaggio che va da Sumy a Poltava, nella parte centrale del dell’Ucraina.
Questo mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelenski, in un’intervista all’Abc parlava di un possibile compromesso: «Possiamo discutere e trovare un compromesso su come questi territori continueranno a vivere» riferito ovviamente alla Crimea mentre per quanto riguarda le due repubbliche separatiste del Donbass definite in tono sprezzante delle «pseudo Repubbliche» ha affermato: «Sono pronto ad un dialogo ma non alla capitolazione». Ma cosa vuol dire trovare un compromesso su qualcosa che è già «de facto» ed è un tema sul quale Vladimir Putin non vuole trattare per nessuna ragione al mondo?
Probabilmente lo sapremo nei prossimi giorni, tuttavia, il tempo scorre inesorabilmente, i morti aumentano e il momento dei tatticismi sta finendo per tutti mentre nella notte la città di Odessa è stata presa di mira da un attacco aereo che ha causato almeno 10 morti tra i quali ci sono ancora una volta dei bambini e lo stesso è accaduto nella la città di Sumy dove un bombardamento dei caccia russi avvenuto all’alba ha provocato la morte di 21 civili, tra cui 2 bambini. Zelenski ha concluso l’intervista agitando lo spettro di una possibile terza guerra mondiale: «Questa guerra non finirà così. Scatenerà la guerra mondiale». E poi, rivolgendosi alla Russia: «Tutti coloro che sono venuti sulla nostra terra, tutti coloro che hanno dato gli ordini… Sono tutti criminali di guerra». Per tornare al corridoio umanitario, nel tardo pomeriggio di ieri il ministero degli Esteri ucraino con un tweet ha rincarato la dose sulle presunte violazioni del cessate il fuoco: «Le forze russe stanno ora bombardando il corridoio umanitario da Zaporizhzhia a Mariupol. Otto camion e trenta autobus pronti a consegnare aiuti umanitari a Mariupol e a evacuare civili a Zaporizhzhia. La pressione sulla Russia deve essere intensificata affinché mantenga i suoi impegni», mentre Dmytro Ivanovyc Kuleba, ministro degli Esteri, ha accusato apertamente la Russia di «tenere in ostaggio 300.000 civili a Mariupol e di impedirne l’evacuazione nonostante gli accordi con la mediazione della Croce Rossa Internazionale».
In attesa del quarto round negoziale dove sarebbe auspicabile che al tavolo prendessero posto figure di primo livello sia russe che ucraine, dai fronti di guerra arrivano centinaia di notizie diffuse da una parte e dall’altra, impossibili o quasi da verificare. Pochissime le certezze; una tra tutte è che la popolazione civile nelle diverse città cinte d’assedio vive al freddo, senza l’acqua corrente, senza luce e non può comunicare con nessuno visto che anche ieri notte sono stati bombardati i ripetitori della telefonia mobile.
Drammatica la situazione nella regione di Kiev, dove ieri pomeriggio tre adulti sono stati uccisi e tre bambini feriti dall’esplosione di una mina nella regione di Chernihiv (a Nord della capitale) ma soprattutto nella città portuale di Mariupol (Sud dell’Ucraina) dove secondo Laurent Ligozat, coordinatore delle emergenze di Medici senza frontiere intervistato dall’agenzia stampa Agi, «la situazione umanitaria è catastrofica ed è fondamentale che i civili vengano evacuati subito». Per tornare al fronte, è data per certa la morte del generale russo Vitaly Gerasimov, vice comandante della 41ª Armata interforze russa che sarebbe stato ucciso da un cecchino ucraino a Kharkiv. Vitaly Gerasimov non era certo un generale qualsiasi; nipote del generale Valery Gerasimov, capo di stato maggiore e primo vice Comandante della 41ª armata del distretto militare centrale della Russia, era conosciuto come colui che «ha conquistatola Crimea» e anche per aver partecipato alla seconda guerra in Cecenia e all’operazione militare russa in Siria.
Sul fronte dell’intelligence militare, invece, c’è molto nervosismo da parte russa per un articolo pubblicato dal Times nel quale l’attivista per i diritti umani Vladimir Osechkin parla di un presunto report dell’Fsb (il servizio segreto che si occupa della sicurezza interna della Federazione Russa) finito non si sa come nelle sue mani, nel quale gli 007 russi criticano ferocemente l’operazione militare. Difficile stabilire se sia vero o falso il report ma non sono in pochi coloro che ritengono che tra le agenzie di intelligence russe la guerra in Ucraina sia stata fin da subito avversata. Putin però ha tirato dritto e al momento nessuno sa come uscirne.
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