Attaccato il ponte tra Crimea e Russia. Almeno tre morti
  • Colpito da un’esplosione lo snodo strategico sullo stretto di Kerch. Traffico già ripreso. Il Cremlino nomina un nuovo comandante.
  • Kiev si intesta l’episodio: «Buon compleanno Putin. È solo l’inizio». Ma dopo evoca una faida interna tra servizi e militari russi. Gli invasori: «Siete un regime terrorista».

Lo speciale contiene due articoli.

Ieri mattina sul ponte di Kerch, l’unica via di collegamento diretto tra la Crimea e la regione russa di Krasnodar, è avvenuta una violentissima esplosione nella quale sono morte almeno tre persone, secondo quanto riferito dalle autorità filorusse.

Costato intorno ai tre miliardi di dollari, coi suoi 19 km si tratta del ponte più lungo d’Europa. Passare su questo ponte prima dell’invasione di Mosca era l’unico modo per andare dalla Russia alla Crimea, poi dopo l’inizio delle ostilità è diventato uno snodo cruciale per l’esercito russo visto che da lì passavano i rifornimenti di carburante, le munizioni e le armi al fronte.

In un comunicato diffuso dalla Tass, il Comitato nazionale antiterrorismo russo ha dato la sua versione dei fatti: «Un camion proveniente dalla penisola di Taman è esploso sulla parte stradale del ponte di Crimea alle 6:07 di oggi, (ieri, ndr) causando l’incendio di sette serbatoi di carburante di un treno diretto in Crimea».

Difficile avere certezze su quanto è accaduto. Dalle immagini che circolano sul web, prelevate dal sistema di videosorveglianza, si può vedere una potentissima esplosione su una delle due strade che corrono parallele alle acque del Mar d’Azov, proprio in corrispondenza del passaggio di un camion.

Ma un’altra telecamera mostra poco prima dell’esplosione che sotto il ponte ci sia una barca. Allora chi è stato? Secondo una fonte governativa ucraina anonima citata dalla Ukrainska Pravda, «L’attacco al ponte di Crimea è un’operazione speciale dello Sbu, i servizi di sicurezza di Kiev».

Le fiamme sono state spente alcune ore dopo: «Le fiamme divampate sul treno che trasportava gasolio sul ponte di Crimea sono state spente, non c’è alcun incendio attivo al momento», si legge nella nota secondo la quale hanno partecipato alle operazioni 250 persone. Il traffico ferroviario secondo la Tass è poi ripreso intorno alle 17.00 con il primo treno che è partito dalla stazione di Sebastopoli con destinazione San Pietroburgo, mentre in precedenza il ponte era stato riaperto al traffico di mezzi leggeri e autobus dopo l’esplosione che lo ha danneggiato.

Lo ha riferito il leader filorusso della Crimea Serghei Aksyonov, citato dalla Tass, precisando che i veicoli in transito ora vengono ispezionati ai check-point. Il danno al ponte di Crimea secondo Vadym Denysenko, il consigliere del ministro degli Affari interni dell’Ucraina: «È un grande vantaggio per tutti gli ucraini, poiché complica la situazione per gli occupanti con la fornitura di cibo, carburante e armi alla penisola temporaneamente occupata e alla regione di Kherson».

Dell’attacco al ponte ha parlato anche il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov: «Il presidente ha ordinato al primo ministro di formare una commissione governativa per stabilire le cause dell’incidente e affrontarne rapidamente le conseguenze». Ieri è stato annunciato un nuovo importante cambiamento al comando delle forze russe in Ucraina, come riferito alla Tass dal ministero della Difesa russo: «Il generale Serghei Surovikin è stato nominato al comando del gruppo congiunto delle forze impegnate nell’operazione militare speciale in Ucraina».

Prende il posto del generale Alexander Dvornikov che paga i recenti rovesci sul campo di battaglia. Secondo l’intelligence di Londra il nuovo responsabile militare dell’offensiva, «è da trenta anni bersaglio di accuse di corruzione e brutalità».

Brutte notizie anche dalla centrale nucleare di Zaporizhzhia che mentre scriviamo a causa di un bombardamento russo avvenuto l’altra notte è rimasta completamente senza energia elettrica. L’agenzia statale ucraina ha spiegato che «i generatori diesel sono stati accesi automaticamente. Le riserve di carburante per il lavoro in questa modalità saranno sufficienti per dieci giorni».

Tornando al fatto del giorno, ovvero l’attacco al ponte Kerch, secondo il Generale di corpo d’armata Maurizio Boni: «Ci sono tre significati da attribuire all’evento dell’attentato al ponte di Kerch. Paradossalmente, quello militare è quello meno importante. Il ponte assicura una parte del flusso dei rifornimenti al settore meridionale del fronte, per via ordinaria e ferroviaria. Questo flusso è stato interrotto e ripristinato in breve tempo poiché i russi hanno le capacità necessarie.

Il secondo significato è quello psicologico, le forze di Kiev continuano a colpire obiettivi posti in profondità giudicati sino ad ora irraggiungibili, dimostrando che nessuna porzione di territorio occupato può ritenersi sicura e l’impatto sulla percezione che la popolazione della Crimea ha della guerra è notevole. L’attacco al comando della flotta russa a Sebastopoli dello scorso agosto ha provocato la fuga dei turisti dalle località balneari costiere e si è diffusa la paura di poter essere colpiti ovunque in ogni momento.

Il terzo significato è quello più importante e più preoccupante. Non solo è stato colpito un obiettivo dall’elevatissimo significato simbolico per la Russia, ma le fonti ufficiali di Kiev e i media ucraini hanno dato ampio risalto all’avvenimento ridicolizzando Putin il giorno dopo il suo compleanno». E adesso cosa accadrà? Impossibile saperlo tuttavia, Vladimir Putin giunto fin qui non può certo ritirarsi e i continui cambiamenti che impone tra i militari sono il segnale che cerca in tutti i modi una vittoria per poi trovare (forse) una exit strategy. Di certo i falchi del Cremlino, dopo la giornata di ieri, chiederanno vendetta, ma vista la situazione sul campo appare difficile che ciò possa accadere, almeno in tempi brevi.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».