Mini green pass, test gratis e niente mascherine: i danesi hanno ricominciato a vivere

Uscire dal Paese, da questo Paese - l'Italia - e arrivare in Danimarca è stato uno shock. Tutti senza mascherina. Né all'aperto né all'interno dei locali, dei bar, dei supermercati, dei taxi, dei ristoranti, degli hotel, persino in ascensore. Nulla di nulla. È obbligatoria solo dentro l'aeroporto di Copenaghen. Se la indossi, vieni guardato con curiosità (un po' come noi italiani guardavamo i turisti orientali «mascherati» in giro per le nostre città d'arte ai tempi della Sars).
Le vie del centro sono già addobbate in clima prenatalizio, gli stand in legno affollano il lungo canale del quartiere di Nyhavn. Il Natale, insomma, è stato già salvato. Non c'è la sensazione di allarme. Né di emergenza. Ed è questa la vera differenza rispetto all'Italia. Un altro mondo. Sbaglieranno loro? Stanno sottovalutando il rischio?
Partiamo dai numeri: in base agli ultimi dati, l'86% degli over 12 danesi ha ricevuto due dosi di vaccino contro il coronavirus, mentre all'87,4% è stata somministrata la prima dose. Stando ai dati aggiornati al 7 novembre, le dosi di vaccino somministrate in Danimarca sono 8.866.082, pari a 152,51 ogni 100 abitanti (parliamo di una popolazione di circa 5,8 milioni di persone) per un totale di 4.419.904 vaccinati. Per fare un confronto, l'Italia con quasi 60 milioni di persone è messa con 153,73 dosi ogni 100 abitanti.
Lunedì sera il primo ministro danese, Mette Frederiksen, ha parlato alla nazione. E ha annunciato di voler reintrodurre il green pass - chiamato «Coronapas» - dopo meno di due mesi dalla sua abolizione a causa dell'incremento di nuovi casi - lunedì il totale dei ricoverati per Covid negli ospedali danesi è salito a 303, il numero più alto dal 15 febbraio - che potrebbero riempire gli ospedali in vista di un inverno rigido e dell'accavallarsi con i casi di influenza. Il pass si ottiene con vaccino, guarigione o test negativo. La Danimarca è stata tra pionieri del certificato sanitario introducendolo il 10 luglio, quando il numero di nuovi casi era quattro volte inferiore a quello attuale (finora nel Paese 2.745 persone sono morte a causa del Coronavirus), per poi rimuoverlo il 10 settembre. Adesso intende tornare a considerare il Covid-19 da «pericoloso per la salute pubblica» a «minaccia critica» per la società» (ad esempio, travolgendo il sistema sanitario), status che conferisce al governo i poteri estesi di cui ha bisogno e richiede l'approvazione. Il provvedimento annunciato deve quindi passare prima dal Parlamento. Gli alleati di sinistra del governo - i partiti Social liberal (Radikale Venstre), Red green alliance e Socialist people's - insieme al più grande partito di opposizione, il partito Liberal (Venstre), hanno tutti confermato nella tarda serata di lunedì di aver appoggiato la decisione del governo.
Attenzione, però, l'obiettivo è rendere la vita più difficile a chi non si è vaccinato (a e seguito dell'annuncio, in 24 ore sono state registrate 37.015 prenotazioni, oltre tre volte rispetto al giorno precedente). Il ministro danese della Sanità, Magnus Heunicke, ha inoltre dichiarato che il Coronapas dovrebbe essere usato per locali notturni, bar, bus per le feste e ristoranti al chiuso, ma anche per eventi all'aperto con più di 2.000 partecipanti. «In Danimarca», ci spiega Antonio, imprenditore italiano, non vaccinato, che vive da vent'anni a Copenaghen, «il governo propone e il Parlamento approva, tanto per cominciare mi pare una differenza non da poco. E poi c'è un dettaglio importante: vogliono reintrodurre il green pass come c'era prima ma solo per accedere a grandi eventi, nei locali notturni, nei ristoranti. Quindi non per lavorare. Non per studiare. E comunque nella maggior parte si tratta di luoghi frequentati da over 12. Se si pensa che l'85% degli over 12 è vaccinato, è evidente che il vaccino funzionicchia. Per altro i danesi ne sono serenamente consapevoli», aggiunge l'imprenditore. Il pass danese, inoltre, non è paragonabile al nostro. Innanzitutto ha una validità di tre giorni e c'è la possibilità di effettuare un tampone gratuito anche prima di entrare nei luoghi in cui viene richiesto. Si fa il test rapido e poi si hanno 72 ore (96 ore nel caso del molecolare) in cui si può andare al ristorante e anche in palestra.
Ed ecco l'altra grande differenza: viaggiando con una minore di 12 anni, dunque non vaccinata, che ha avuto bisogno del tampone per poter rientrare in Italia, siamo andati in uno dei Vaccineklinik aperti nel centro di Copenaghen, a due passi dalla stazione centrale. Tre corsie di accettazione, sei box con altrettanti infermieri dove fare il tampone. Senza necessità di prenotarsi, basta presentare il passaporto, fornire il proprio numero di telefono su cui poi viene inviato via sms un codice che servirà per scaricare, una volta usciti dal vaccineklinik e dopo soli 30 minuti, il risultato del test (e il relativo attestato) da un link ricevuto sempre via messaggio. Tutto con il telefono. E tutto assolutamente gratuito anche per noi che non paghiamo le tasse in Danimarca.






