Il 2022 non sarà certo un anno da incorniciare per Borsa Italiana. Solo nel primo semestre dell’anno il Ftse Mib ha ceduto il 22% registrando uno dei peggiori risultati tra le Borse europee.
I motivi di questo tracollo sono noti ai più e nella maggior parte dei casi sono condivisi con le altre piazze finanziarie del Vecchio Continente: inflazione, conflitto russo ucraino e aumento dei prezzi delle materie prime. A tutto questo si deve aggiungere lo spettro ormai certo di una recessione che invaderà l’Europa nel 2023.
L’unica consolazione è che, visti i ribassi, ora l’azionario è in forte sconto, a patto che si accetti il rischio di non scontare nuovi ribassi prima della risalita.
«Dopo l’importante azzeramento delle valutazioni di quest’anno», spiega Justin Thomson, Head of International Equity, T. Rowe Price, «tutte le principali asset class – ad eccezione dell’azionario statunitense – sono a buon mercato rispetto agli ultimi quindici anni. Questo è un buon punto di partenza. È stato un anno difficile per gli investitori, ma mentre guardiamo al 2023 è importante ricordare che i benchmark guardano al passato. Il futuro è diverso, lo è sempre: ciò significa che anche l’approccio degli investitori al mercato in questo nuovo regime dovrà essere diverso».
Così, ci sono titoli che hanno realizzato rendimenti importanti come D’Amico, società di navigazione che quest’anno ha lavorato molto per trasportare da un capo all’altro del mondo. Da inizio anno ha messo a segno +314,81%. Hanno fatto bene anche i gioielli di Fope (+143%) e Casta Diva, società specializzata nella comunicazione di contenuti sponsorizzati, video virali, contenuti digitali, film e produzioni musicali. Con la speculazione sulle materie prime, quest’anno ha dato soddisfazione agli investitori anche Saras (+98,8%).
Certo, nella maggior parte dei casi si tratta di titoli non troppo scambiati. Tra i grandi gruppi industriali quotati Tenaris è cresciuta dell’81,79%, Aedes del 70%. Bene anche Atlantia (+36,1%) e Banco Bpm tra i finanziari (35,42%), insieme a Credem (24,62%).
Tutti i titoli energetici sono stati in grande spolvero nel 2022: Eni è salita del 17,7%, Edison del 13,24%, Erg dell’8,14%.
In un anno tanto volatile, non mancano però azioni che si sono fatte notare per i ribassi importanti. Tra questi ci sono Mps (-89,38%), Saipem (-76,54%), Tim (-50,34%), Nexi (-46,12%), Esprinet (-44,88%), Enel (-22,18%), A2a (-21,34%).
In generale, con l’ennesimo rialzo dei tassi annunciato dalla Bce, i titoli finanziari dovrebbero garantire buoni risultati nel 2023. Lo stesso vale per i titoli del lusso, che storicamente tendono a crescere in fasi di recessione. Bene, poi, anche il settore delle utilities, con i prezzi dell’energia alle stelle.
Per il 2023, un ruolo fondamentale lo giocherà la dinamica del PIL italiano. La crescita italiana è stata sorprendentemente resiliente nei primi tre trimestri del 2022, ma ora sta rallentando drasticamente e gli analisti ritengono che l'economia italiana entri in una recessione a partire dal quarto trimestre di quest'anno.
La crescita reale del Prodotto interno lordo è destinata a scendere dal 6,6% nel 2021 al 3,7% nel 2022 e a -0,2% nel 2023. Questa frenata potrebbe dunque condizionare le azioni italiane, in primo luogo sulla prospettiva di aumento degli utili ridotto, che dovrebbe quindi risultare inferiore alla media dei mercati azionari internazionali.
Inoltre, a influenzare le azioni italiane potrebbero essere i dividendi attesi inferiori alle previsioni, fattore che si scontra con i rendimenti elevati raggiunti dal mercato obbligazionario italiano.






