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Marche aborto, Pro Vita & Famiglia: «Siamo riusciti a far riflettere su RU486. Oggi è un giorno di vittoria»

Marche aborto, Pro Vita & Famiglia: «Siamo riusciti a far riflettere su RU486. Oggi è un giorno di vittoria»
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«Oggi per noi è un giorno di festa e di vittoria: le Marche vogliono fare marcia indietro sulle linee guida nazionali sull'aborto, che sono state modificate quest'estate. La pillola abortiva RU486 non solo è incompatibile con la legge 194, come ha spiegato coraggiosamente la Giunta della Regione Marche, ma la sua somministrazione in day hospital è un vero e proprio scandalo che porta poi all'abbandono della donna lasciata sola tra le proprie mura domestiche con la sua tragedia in corso e con rischi seri per la salute e la vita» ha dichiarato il presidente di Pro Vita & Famiglia onlus, Toni Brandi, sulla decisione del 15 dicembre della giunta regionale delle Marche che ha chiesto una verifica di compatibilità delle linee guida del ministero della Salute con la legge 194.

«La nostra campagna #dallapartedelledonne sulla pillola abortiva voleva proprio avviare una riflessione seria e costruttiva sul tema e ci siamo riusciti! Siamo certi, poi, che sia solo l'inizio di una "contagiosa" svolta da parte delle Regioni sulle ultime novità relative all'interruzione volontaria di gravidanza» ha aggiunto Jacopo Coghe, il vice presidente della Onlus.

«Le istituzioni devono più che mai impegnarsi a promuovere la vita e ad assistere le donne con diverse opzioni. Ora si proceda dando più sostegno alla natalità e alla famiglia, per invertire la gravissima decrescita demografica, che è senza precedenti nella storia italiana e non solo» ha concluso Brandi.

K.I.S.S. | La giornata nera

Prima di diventare l’uomo più veloce e famoso del mondo, fu asso della caccia e anche abbattuto. Ecco un piccolo ritratto di uno dei piloti migliori al mondo.

Pur di non riprendere metano e petrolio da Putin, approfittando dello stop alle sanzioni, la Commissione preferirebbe razionare i consumi e insistere con il green. Una follia che rovinerebbe le imprese e i cittadini.


«Volete la pace o l’aria condizionata?». Quando Mario Draghi nel 2022 pose il suddetto quesito, in realtà omise di dire che la scelta era tra la libertà dell’Ucraina e la bolletta di casa nostra. Tuttavia, in seguito alla guerra in Iran, la questione si ripropone e con ancora maggiore forza. Gli italiani sanno quanto costò la decisione di appoggiare la resistenza di Kiev all’aggressione russa. A carico dei contribuenti non furono scaricati soltanto i costi degli aiuti alla popolazione ucraina, ma anche quelli indotti dal conflitto, ovvero il rincaro dei combustibili fossili, che si tradusse in un generale aumento dei prezzi.

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Caro presidente Zelensky, mi scusi se disturbo il suo tour nei salotti europei, ma avrei una domanda da porle: potrebbe appurare se è vero che sono i suoi guastatori a far saltare le petroliere nel Mediterraneo?

E se fosse vero, come pare, potrebbe dire loro che causare la più grande catastrofe ambientale nel Mare Nostrum non è un bel modo di ringraziare chi in questi anni l’ha riempita di soldi? Mi scusi se mi permetto, ma l’idea che 900 tonnellate di nafta finiscano sulle coste della Sicilia o della Puglia rovinando quel che resta della pesca e affossando definitivamente la stagione turistica che sta per iniziare ci inquieta assai. Non a caso l’altro giorno a Palazzo Chigi è stato convocato un vertice urgente per affrontare l’emergenza. Si teme un disastro. E, purtroppo, ancora una volta il disastro porta il suo nome.

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