Dopo i picchi di oltre 115.000 dosi al giorno, alla Regione viene imposto un freno: per non finire le scorte, ma soprattutto per non creare squilibri con gli altri enti. Ira Letizia Moratti. Incredibile Pd: «Si rassegni, siamo in Italia».
Dopo i picchi di oltre 115.000 dosi al giorno, alla Regione viene imposto un freno: per non finire le scorte, ma soprattutto per non creare squilibri con gli altri enti. Ira Letizia Moratti. Incredibile Pd: «Si rassegni, siamo in Italia». Questo fine settimana la Lombardia raggiungerà la quota 4 milioni di somministrazioni. Sono quasi completati gli over 80, mancano solo quelli a domicilio, è stato coperto il 96% della categoria degli over 70, il 55% degli over 60 e lunedì partiranno le prenotazioni per le persone tra 50 e 59 anni. Negli ultimi giorni però c'è stata una frenata improvvisa nel ritmo di inoculazione, a parità di forniture, di hub e di squadre vaccinali: lo scorso 30 aprile è stato raggiunto un record di 115.677 vaccinazioni, che poi hanno bruscamente perso terreno, scendendo a 85.000 il 4 maggio (giovedì quasi 88.000). Che cosa è successo? Un paradosso: la Lombardia è stata frenata perché vaccina troppo. «Il target è stato abbassato dal generale Figliuolo», si è rammaricato giovedì il presidente della Regione, Attilio Fontana. Sottolineando che la sua Regione è l'unica assieme ad altre due a mantenere e ad aver superato il ritmo di marcia chiesto dalla struttura commissariale per non staccarsi dall'obiettivo nazionale di oltre 500.000 inoculazioni al giorno (nella giornata di giovedì sono state 501.236). Non solo. È anche ai primi posti anche della classifica che racconta quanto ogni Regione utilizza delle dosi ricevute, ad oggi quasi l'88%. Continuano intanto a diminuire i ricoverati nelle terapie intensive (-22) e nei reparti (-104) garantendo così di rimanere in fascia gialla. Il problema è che mentre poche Regioni corrono ce ne sono altre, più numerose, che viaggiano a una diversa velocità, uscendo per altro dal tracciato delle categorie prioritarie. Ma invece di spronare chi va piano (come la Toscana) o riportare in carreggiata i «ribelli» che si sono messi a vaccinare «altro» (come la Campania), si chiede di rallentare a quelli che procedono a passo lesto lungo i binari giusti. Per poi distribuire i vaccini in modo omogeneo sulle varie Regioni anche se molte non riescono a usarli. Davvero si vuol frenare il Nord per lasciare i Vincenzo De Luca e Michele Emiliano a vaccinare gli autisti e i presunti caregiver? Quale è l'obiettivo del governo? Tenere il ritmo di 500.000 vaccinazioni al giorno lasciando liberi tutti di fare i numeri come vogliono? Il tema è decisivo proprio ora che, tra maggio e giugno, c'è da spingere sulla campagna di vaccinazione di massa. Tanto che lo stesso Fontana ha chiesto di avere ulteriori dosi Astrazeneca qualora nelle altre Regioni venissero rifiutate. La vicepresidente e assessore al Welfare, Letizia Moratti, ha inoltre lanciato un appello al generale Francesco Paolo Figliuolo affinché favorisca quelle Regioni che stanno rispettando i target dati, «e noi li abbiamo anche superati. Da noi meno dell'1% delle persone vaccinate rifiuta Astra«eneca anche perché i nostri medici spiegano loro che questo è un vaccino sicuro ed efficace». Eppure dal Pd non sono mancate contestazioni surreali, come quella del deputato Filippo Sensi che ha dato alla Moratti della recidiva perché «chiede di nuovo un doppio standard, stavolta sui vaccini. Regione Lombardia faccia finalmente, tardivamente la sua parte, e si rassegni al fatto che siamo l'Italia», ha detto Sensi. Dimenticando che tra i governatori più indisciplinati ci sono anche esponenti del Partito democratico, che fino a poco tempo fa invocava il commissariamento della giunta lombarda per la gestione della sanità. Anche secondo l'ultimo report settimanale, diffuso in serata dalla struttura commissariale, la Lombardia, insieme all'Emilia Romagna, è una delle due Regioni con il più alto tasso i immunizzazione sugli over 80. Il Veneto è in testa alla classifica per la prima dose ai 70-79 anni. La Sicilia (un terzo degli ultraottantenni non ha ricevuto nemmeno la prima dose) e la Calabria, invece, non riescono a chiudere il ciclo vaccinale delle categorie più fragili. In generale, a livello nazionale, in una settimana sono state somministrate 3,2 milioni di dosi in più: la media è alta (quasi 460.000 somministrazioni al giorno) ma resta sempre sotto la soglia delle 500.000. Intanto, nell'ordine del giorno della prossima commissione Salute della Conferenza delle Regioni, fissata per mercoledì, ci sarà il tema della possibilità di poter vaccinare le persone che si spostano in altre Regioni, anche per vacanza. «Noi in Lombardia abbiamo vaccinato tutte le persone che lavorano nel nostro territorio, quindi credo che sia auspicabile che la stessa possibilità possa essere data alle persone che si spostano verso altre regioni o per vacanza o per altri motivi», ha commentato la Moratti. Per quanto riguarda le vaccinazioni in azienda, è aperto il cantiere con le aziende per un protocollo che stabilirà le modalità, secondo le indicazioni che già sono state date dal governo. Ieri Figliuolo ha ribadito che i punti aziendali partiranno più avanti quando avremo più vaccini e dopo aver messo in sicurezza gli over 65 e i fragili. Da lunedì partiranno, intanto, a livello nazionale le prenotazioni per gli over 50. Sul fronte delle consegne dei vaccini, Figliuolo ha sottolineato che a maggio saranno disponibili 17 milioni di vaccini, mentre a giugno le forniture potrebbero superare quota 25 milioni. «Stanno arrivando e arriveranno con cadenza settimanale così come li avete visti giungere in questa prima settimana. Ci daranno modo di tenerci sull'obiettivo», ha detto ieri il commissario. Ribadendo che i vaccini vanno utilizzati «tutti, e di tutti i tipi, con le raccomandazioni della scienza».
L’aumento dei tassi reali giapponesi azzoppa il meccanismo del «carry trade», la divisa indiana non è più difesa dalla Banca centrale: ignorare l’effetto oscillazioni significa fare metà analisi del proprio portafoglio.
Il rischio di cambio resta il grande convitato di pietra per chi investe fuori dall’euro, mentre l’attenzione è spesso concentrata solo su azioni e bond. Gli ultimi scossoni su yen giapponese e rupia indiana ricordano che la valuta può amplificare o azzerare i rendimenti di fondi ed Etf in valuta estera, trasformando un portafoglio «conservativo» in qualcosa di molto più volatile di quanto l’investitore percepisca.
Per Ursula von der Leyen è «inaccettabile» che gli europei siano i soli a sborsare per il Paese invaso. Perciò rilancia la confisca degli asset russi. Belgio e Ungheria però si oppongono. Così la Commissione pensa al piano B: l’ennesimo prestito, nonostante lo scandalo mazzette.
Per un attimo, Ursula von der Leyen è sembrata illuminata dal buon senso: «È inaccettabile», ha tuonato ieri, di fronte alla plenaria del Parlamento Ue a Strasburgo, pensare che «i contribuenti europei pagheranno da soli il conto» per il «fabbisogno finanziario dell’Ucraina», nel biennio 2026/2027. Ma è stato solo un attimo, appunto. La presidente della Commissione non aveva in mente i famigerati cessi d’oro dei corrotti ucraini, che si sono pappati gli aiuti occidentali. E nemmeno i funzionari lambiti dallo scandalo mazzette (Andrij Yermak), o addirittura coinvolti nell’inchiesta (Rustem Umerov), ai quali Volodymyr Zelensky ha rinnovato lo stesso la fiducia, tanto da mandarli a negoziare con gli americani a Ginevra. La tedesca non pretende che i nostri beneficati facciano pulizia. Piuttosto, vuole costringere Mosca a sborsare il necessario per Kiev. «Nell’ultimo Consiglio europeo», ha ricordato ai deputati riuniti, «abbiamo presentato un documento di opzioni» per sostenere il Paese sotto attacco. «Questo include un’opzione sui beni russi immobilizzati. Il passo successivo», ha dunque annunciato, sarà «un testo giuridico», che l’esecutivo è pronto a presentare.
Luis de Guindos (Ansa)
Nel «Rapporto stabilità finanziaria» il vice di Christine Lagarde parla di «vulnerabilità» e «bruschi aggiustamenti». Debito in crescita, deficit fuori controllo e spese militari in aumento fanno di Parigi l’anello debole dell’Unione.
A Francoforte hanno imparato l’arte delle allusioni. Parlano di «vulnerabilità» di «bruschi aggiustamenti». Ad ascoltare con attenzione, tra le righe si sente un nome che risuona come un brontolio lontano. Non serve pronunciarlo: basta dire crisi di fiducia, conti pubblici esplosivi, spread che si stiracchia al mattino come un vecchio atleta arrugginito per capire che l’ombra ha sede in Francia. L’elefante nella cristalleria finanziaria europea.
Manfred Weber (Ansa)
Manfred Weber rompe il compromesso con i socialisti e si allea con Ecr e Patrioti. Carlo Fidanza: «Ora lavoreremo sull’automotive».
La baronessa von Truppen continua a strillare «nulla senza l’Ucraina sull’Ucraina, nulla sull’Europa senza l’Europa» per dire a Donald Trump: non provare a fare il furbo con Volodymyr Zelensky perché è cosa nostra. Solo che Ursula von der Leyen come non ha un esercito europeo rischia di trovarsi senza neppure truppe politiche. Al posto della maggioranza Ursula ormai è sorta la «maggioranza Giorgia». Per la terza volta in un paio di settimane al Parlamento europeo è andato in frantumi il compromesso Ppe-Pse che sostiene la Commissione della baronessa per seppellire il Green deal che ha condannato l’industria - si veda l’auto - e l’economia europea alla marginalità economica.




