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Alla Boldrini piace chi odia le donne

Alla Boldrini piace chi odia le donne
ANSA

Chiedo scusa ai lettori se sono costretto a tornare a occuparmi di una nullità di nome Udo Gümpel, ma purtroppo l'imbarazzante caso che lo riguarda è stato oggetto di numerosi interventi. Giornalisti da tinello tipo Christian Rocca ed ex direttori in avanzato stato depressivo tipo Giuliano Ferrara si sono infatti spinti a commentare ciò che non hanno visto o che, se lo hanno visto, non vogliono capire per eccesso di partigianeria. Riassumo la puntata precedente: martedì sera sono stato invitato a partecipare alla trasmissione condotta da Bianca Berlinguer su Rai 3.

Chiunque avesse assistito alla scena, ovviamente chiederebbe al tizio di scusarsi per la protervia e la maleducazione. Chiunque tranne appunto Christian Rocca e Giuliano Ferrara, i quali hanno deciso di solidarizzare non con la persona a cui il presunto giornalista cercava di togliere la parola, ma con l'altro, ossia con quella personcina educata che, invitato in casa nostra, pretende di fare da padrone. Ferrara lo si può capire: è addolorato di non avere più nessuno da adorare, in quanto ha affossato tutti quelli che ha adorato. E poi dentro Ferrara c'è un po' di Udo Gümpel. Anni fa, proprio come il crucco dell'altra sera, su La 7, cercò di impedire a Marco Travaglio di parlare. E dopo aver intimato a Enrico Mentana di togliere il microfono al direttore del Fatto, se ne andò indignato per non aver ottenuto di silenziare il collega.

Ma oltre ai due simpatici giornalisti che stanno dalla parte del censore, ci sono altri che hanno fatto anche peggio. Tra questi l'ex presidente della Camera, Laura Boldrini. Siccome Gümpel, oltre a me, ha preso di mira Selvaggia Lucarelli, dedicandole l'hastag #faischifo perché ha scritto che il tedesco ha reso simpatico perfino me, la Madonna dei migranti ha rilanciato il #faischifo. Lei, che si lamenta ogni giorno degli odiatori poi, per una semplice critica a un giornalista amico suo, condivide in rete il gentile slogan scagliato per di più contro una donna, la Lucarelli appunto, categoria che si vanta di difendere. Ma certo, perché quelli che non sono amici o si permettono una critica, fanno schifo e non hanno diritto di parola.

Un altro che la pensa così, evidentemente, è il noto professor Roberto Burioni, uno che ha più boria che gloria. Lo scienziato applica al caso Gümpel la proprietà transitiva, solidarizzando con il tedesco perché La Verità lo odia. Non Gümpel, ma proprio lui, cioè Burioni. Premesso che non ho mai incontrato in vita mia il medico, né gli ho mai dedicato una sola riga, non si capisce perché se La Verità odiasse Burioni, Udo debba essere considerato una mia vittima. È il metodo scientifico che applica il noto luminare per convincere la gente a vaccinarsi? Beh, allora si capisce perché aumenta il numero di quelli che preferiscono farne a meno.

Comunque, a proposito di vaccino, se ne esiste uno adatto a placare i bollenti spiriti, somministratelo all'hooligan tedesco. Il quale ieri, in preda a un'altra sceneggiata delle sue, ha detto che con le smorfie si è ispirato a Totò. Va bene Udo, abbiamo capito. Come diceva il principe De Curtis, oggi per fare colpo bisogna essere eccentrici e futili. Nel caso di Gümpel, a differenza di Totò, anche un po' ridicoli.

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Col green andare in Sardegna costa il triplo
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Nel 2026 entra a regime la tassa europea sulle emissioni delle navi: rincari fino a 369 euro per mezzo imbarcato e supplementi sui biglietti dei passeggeri. Confindustria regionale e Confitarma avvertono: le spese si scaricheranno su turisti e imprese.

La vacanza in Sardegna sarà sempre più cara. I turisti devono prendersela con la normativa sugli Ets che sta portando a un aumento del trasporto delle merci e dei passeggeri. Nel 2026 entra a pieno regime il meccanismo che regola l’acquisto delle quote di emissione da parte degli armatori se emettono CO2.

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Dimmi La Verità | Stefano Ceccanti: «La Sinistra che vota Sì al referendum sulla giustizia»

Ecco #DimmiLaVerità del 9 gennaio 2026. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare Pd, spiega le ragioni del comitato La Sinistra che vota Si al referendum sulla giustizia.

Anm sotto accusa per le bugie del No: «Mosse illecite, partono le denunce»
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Testa attacca il manifesto delle toghe: «Vergognoso affermare che comanderà la politica». Dubbi pure sui soldi al comitato.

La campagna referendaria del comitato del No è partita con il piede sbagliato. Il testo del manifesto fuorviante, a pensarla bene, mistificatorio, a pensarla male, ha trasformato il dibattito in un duello in cui vale tutto. Sì perché la frase: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica?» per i promotori della riforma corrisponde all’esatto opposto dello scopo della stessa. Chicco Testa, presidente di Assoambiente, su X: «L’ attività dell’Associazione nazionale magistrati nella campagna per il No è semplicemente vergognosa e illecita. Dimostra con chiarezza la prepotenza e la violazione delle regole da parte di coloro che dovrebbero essere i primi a rispettarle. Sotterfugi da magliari e falsità diffuse a piene mani». Per esser chiari, nel secondo Dopoguerra i magliari erano venditori ambulanti, spesso truffaldini, famosi per vendere stoffa e tessuti di bassa qualità, spacciandoli per pregiati.

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Mercosur, trattori in mezza Europa. Macron voterà «No». L’Italia che fa?
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Ursula von der Leyen spinge per chiudere l’accordo con gli Stati dell’America Latina, ma la Francia e il gruppo Visegrad minacciano il veto. Oggi a Bruxelles il vertice dei 27 tecnici. Lollobrigida: sì solo con la clausola di reciprocità.

È un venerdì di passione per Ursula von der Leyen e la domanda che circola a Bruxelles è: il Mercosur val bene l’Europa? La spaccatura rischia di essere insanabile visto che Emmanuel Macron - pressato anche dai trattori che ieri hanno assediato Parigi - ha annunciato: «La Francia voterà no». Dall’Eliseo viene una velata quanto dura critica all’Italia rea di aver tradito la causa. Dopo aver ottenuto un aumento di 45 miliardi degli stanziamenti Pac futuri Giorgia Meloni ha molto ammorbidito la posizione italiana, peraltro indispensabile per cerare il blocco di minoranza capace di stoppare l’accordo.

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