La Regione di Zingaretti rischia una stangata da 30 milioni di euro
Il ricorso ai dirigenti esterni bocciato dal Consiglio di stato. Ipotesi danno erariale.

C’è una bomba da 30 milioni di euro sotto la Regione Lazio di Nicola Zingaretti.

È questo il prezzo che la giunta guidata dal segretario del Partito democratico si potrebbe trovare a pagare nel caso in cui la Corte dei conti riconosca le ragioni della sentenza del Consiglio di stato della settimana scorsa. Ovvero, le nomine dei dirigenti esterni assunti nel corso dei due mandati da Zingaretti hanno violato la legge. La vicenda è ormai giunta alle battute finali sul fronte della giustizia amministrativa, ma presto arriverà sui tavoli di quella contabile e potrebbe riaprirsi soprattutto in procura di Roma.

«Negli scorsi anni avevamo presentato un esposto, la Guardia di finanza ci aveva dato ragione ma poi i magistrati archiviarono. Ora faremo il giro un’altra volta, perché c’è una sentenza che ci ha dato ragione su tutta la linea», annuncia alla Verità Roberta Bernardeschi, segretario generale della Direr, l’associazione funzionari di regione Lazio che da 7 anni contesta le assunzioni di Zingaretti.

Ma nel frattempo inizia a muoversi anche la politica. Daniele Giannini, consigliere regionale della Lega, ha presentato 50 interrogazioni in consiglio regionale sulla vicenda.

«Il ricorso ai dirigenti esterni all’amministrazione continua senza sosta malgrado la recente sentenza del Consiglio di stato che ha censurato l’attribuzione degli incarichi assegnati a partire dal 2013», spiega Giannini. Oltre ai 10 milioni di danno erariale che si calcolano per le nomine fatte dalla prima giunta, potrebbero aggiungersene altri 20, relativi agli ultimi due anni.

Dal 2018, infatti, si calcolano almeno 50 nomine conferite a profili esterni con contratti che variano dai tre ai cinque anni con compensi che oscillano tra i 110mila e i 180mila euro l’anno circa.

Per di più, Giannini vuole capire il motivo per cui i dipendenti in possesso dei requisiti abbiano avuto solo tra i quattro e i sei giorni a disposizione per presentare le domande, spesso durante le ferie di agosto o Natale. E questo succedeva a fronte dei dieci giorni concessi ai soggetti esterni all’amministrazione.

Non solo. Se l’avviso interno rivolto al personale regionale veniva pubblicato in agosto o sotto Natale, per i soggetti esterni gli avvisi venivano pubblicati, rispettivamente, dopo l’Epifania o a settembre inoltrato.

A questo si aggiungono casi specifici, come quello del responsabile dell’anticorruzione Andrea Tardiola che è lo stesso (cioè il segretario generale) che ha effettuato l’istruttoria e la valutazione delle candidature relative proprio all’incarico per l’anticorruzione. Altro caso è quello del dirigente Luca Marta, rappresentato e difeso da Giuseppe Baisi. Quest’ultimo è stato anche sindaco del Pd a Tivoli e fa parte del consiglio di amministrazione di Lazio Crea, società partecipata della Regione Lazio. Laura Corrotti, consigliere Lega, conclude: «Le beffe per i cittadini laziali non finiscono mai. Oltre alle conseguenze alla Corte dei conti con il rischio di un danno erariale nuovi aneddoti arricchiscono una vicenda già di per sé preoccupante e che vede la Regione Lazio come un’istituzione sfruttata per scopi elettorali».

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