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Draghi rinvia la resurrezione

Draghi rinvia la resurrezione
Mario Draghi (Ansa)

Ci siamo giocati anche Pasqua e 25 aprile: le prime, timide riaperture (forse) dal 1° maggio. Ma il green pass non scompare e viene dato a Speranza il potere di reintrodurre le restrizioni in ogni momento. Nota positiva: i sanitari guariti possono tornare al lavoro. Il governo ci aveva mentito: per i profughi nessun obbligo di esibire il lasciapassare.

Con un certo cinismo circola sui social una battuta che attribuisce a Vladimir Putin il successo di aver debellato, se non il virus, almeno i virologi. In effetti è vero: da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, i professori chiamati a esprimersi sul Covid e sulle misure per contenere la pandemia sono scomparsi dai talk show, sostituiti da generali ed esperti di geopolitica, invitati a discutere di come contenere le truppe di Mosca. È la tv, bellezza, e che sia la guerra al virus o ai missili del Cremlino lo spettacolo continua con un semplice cambio di ospiti e collegamenti esterni.Tuttavia, se il sangue e le bombe hanno interrotto un dibattito che andava avanti da due anni, facendoci per un po’ dimenticare i volti di Walter Ricciardi, di Silvio Brusaferro e quello cimiteriale di Franco Locatelli, loro non si sono dimenticati di noi. Infatti, continuano a ispirare Roberto Speranza proponendogli, se non nuove chiusure e ulteriori limitazioni della libertà individuale, almeno la prosecuzione di quelle già in vigore. Sì, nonostante non ci sia alcuna emergenza sanitaria e sebbene gran parte delle loro funeree previsioni non si siano verificate (Ricciardi a febbraio ipotizzava un’ecatombe quale conseguenza di un lieve allentamento delle restrizioni), i consiglieri del ministro della Salute non demordono. Il risultato è la conferma di gran parte delle norme introdotte lo scorso anno, green pass compreso. In tutti i Paesi europei il certificato verde è stato ormai accantonato, in quanto a seguito della campagna vaccinale è ritenuto inutile se non controproducente. Ma da noi, gli uomini che sussurrano a Speranza non mollano, continuando a prevedere il peggio anche contro ogni evidenza. Niente pare scuotere le loro certezze e, ahinoi, neppure quelle di una sciagura chiamata Speranza. Che la Gran Bretagna abbia rinunciato da subito a limitare la vita dei propri cittadini, senza peraltro avere più morti di noi, ma anzi avendo un numero di decessi percentualmente minore, non li ha indotti ad alcuna riflessione. Né li hanno fatti ritornare sui propri passi le decisioni di due Paesi che avevano introdotto le misure più rigorose, ovvero Francia e Austria. Il primo ha annunciato la fine dei divieti, mentre il secondo ha rinunciato all’obbligo vaccinale e alle multe che aveva annunciato allo scopo di convincere i renitenti al vaccino. Di fatto, entrambi i Paesi hanno accettato che una parte della popolazione rifiuti di immunizzarsi, senza toccare diritti come il lavoro o la libertà di viaggiare. Da noi no. Nonostante la curva dei ricoveri e dei decessi si sia abbassata e non ci sia più il rischio che gli ospedali e i reparti di terapia intensiva siano in affanno, Speranza e compagni insistono a mantenere obblighi e divieti. Il governo ha varato ieri il nuovo decreto dove di fatto, salvo qualche leggera modifica, sono reiterate tutte le misure straordinarie imposte da mesi. In particolare, resta in vigore il green pass, anche se pare che per i cinquantenni sia cancellato l’odioso requisito di essere vaccinati con tre dosi per poter lavorare. D’ora in poi a loro sarà consentito riprendere possesso dei propri posti, ma a patto che abbiano almeno il green pass base, cioè quello fornito dopo essersi sottoposti al tampone. Basta obbligo di esibire il passaporto per accedere a ristoranti e bar all’aperto, perché forse qualcuno si è reso conto dell’inutilità del provvedimento, e stop al divieto di ritornare in corsie a medici e infermieri che, pur non essendo vaccinati, hanno acquisito l’immunità avendo contratto il virus ed essendone guariti. Si potrà fare a meno del lasciapassare anche per accedere all’hotel e alla metropolitana (mentre per i treni a quanto pare si continuerà a doverlo esibire, senza che nessuno ci spieghi quale differenza ci sia dal punto di vista del rischio su un convoglio che corre all’aperto e uno che viaggia su binari sotterranei). Sì, questi sono i pochi allentamenti consentiti dal decreto, ma l’impianto resta in piedi e dunque ci toccherà un’altra Pasqua di passione. La resurrezione è rinviata a data da destinarsi e sebbene qualcuno abbia parlato di primo maggio come data definitiva di eliminazione del certificato verde, nel decreto non c’è traccia. Il che significa che, nonostante siano scomparsi dai talk show, i vari Ricciardi e Locatelli hanno vinto e proveranno ancora, prima dell’estate, a rimetterci ai domiciliari, magari, anche con la museruola. Che ora possiamo togliere all’aperto (finalmente qualcuno ha capito che all’esterno non è di alcuna utilità), ma sempre con la possibilità che questa piccola libertà venga revocata d’ufficio dal comitato di salute pubblica composto dai compagni di Speranza.

Ps. Ovviamente, come immaginavamo, il green pass vale solo per gli italiani, perché ai profughi non è richiesto. Centinaia di migliaia di ucraini non vaccinati saranno accolti anche senza aver fatto l’iniezione. Le prefetture sono già allertate: chi fugge dalla guerra ha un lasciapassare anche per il virus.

Ecco la scaletta segreta della chiusura dei Giochi

Dopo la débâcle della Rai a San Siro, Milano-Cortina saluta il mondo dall’Arena di Verona. In tv torna Bulbarelli, estromesso dall’apertura per colpa del Colle. Opera, jazz, balletto e dance, i Vip non si contano: López Moreno, Fresu, Bolle e Gabry Ponte.

Clicca qui sotto per scaricare il programma completo della cerimonia di chiusura dei Giochi invernali.

Cerimonia di chiusura Olimpiadi Milano-Cortina 2026.pdf


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I test alla famiglia del bosco li fa l’esperta che la insultava
Ansa
La dottoressa Ceccoli ha scelto come collaboratrice una giovane collega che, in precedenza, aveva pubblicato sui social alcuni post caustici verso i Trevallion. L’ennesimo caso di ostilità nella vicenda dei bimbi allontanati.

d’ufficio nominata è la dottoressa Simona Ceccoli, una psichiatra che di solito opera presso una Rsa, il presidio ospedaliero Villa Letizia a L’Aquila. I tempi fissati per la perizia sono piuttosto lunghi, 120 giorni, quattro mesi che si aggiungono a quelli che la famiglia ha già trascorso separata. Per altro, la perizia è iniziata non senza difficoltà e con rallentamenti di vario tipo. Ci sono stati problemi con il traduttore, ne era stato individuato uno che, però, aveva parecchi impegni e la data di inizio è stata slittata. Poi sono state scelte altre figure che però hanno comunque una agenda fitta, motivo per cui gli incontri non sono nemmeno troppo facili da organizzare. Insomma, non sta proprio fluendo tutto liscio.

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Zero sconti per l’agente che sporca la divisa
Ansa
«La Verità» è solidale con coloro che fanno il loro dovere e poi finiscono sotto accusa. Nell’inchiesta di Milano, tuttavia, emergono prove inquietanti contro il poliziotto. Il quale, se colpevole, non meriterà alcuna attenuante.

Come i lettori sanno, La Verità sta dalla parte delle forze dell’ordine quando queste, per aver fatto il proprio dovere, sono messe sotto accusa. Abbiamo difeso i carabinieri del caso Ramy, perché un militare che ha inseguito chi fuggiva all’alt non può finire sul banco degli imputati per «eccesso colposo nell’adempimento del proprio dovere». Né un vicebrigadiere può essere condannato per «eccesso colposo di uso legittimo dell’arma» per aver fatto fuoco contro un ladro che aveva ferito un collega. Come gli agenti in servizio antisommossa a Pisa, che respinsero i manifestanti pro-Pal che volevano forzare il cordone di polizia, è assurdo che si debbano difendere dall’accusa di «eccesso colposo di legittima difesa». In un’operazione in piazza o in un servizio in strada nessuno sa quale uso della forza proporzionato debba essere usato. Chi indaga - e a volte condanna - poliziotti e agenti per aver fatto il proprio dovere dovrebbe provare sulla propria pelle che cosa significhi confrontarsi con delinquenti o con manifestanti violenti e avere pochi istanti per reagire. Dunque, giù il cappello di fronte agli uomini in divisa, per i quali abbiamo raccolto e raccoglieremo fondi per sostenerli nei processi che dovessero subire per aver fatto rispettare la legge e aver difeso gli italiani.

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L’Ue decide sull’aborto libero e sicuro
Leone XIV (Ansa)
Bruxelles sceglierà se creare o no il fondo per finanziare i viaggi delle mamme da Paesi più restrittivi verso quelli in cui la pratica è prassi. Rinnegando i valori cristiani europei.

Mancano pochi giorni alla data in cui la Commissione europea dovrà decidere se accogliere o rigettare la proposta «My voice My choice» per un «aborto libero e sicuro», oggetto di una risoluzione del Parlamento europeo approvata a maggioranza con 358 voti su 639 (56%), il 17 dicembre scorso.

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