«Lo scudo anti spread della Lagarde danneggia i titoli di Stato italiani»
Mizuho, fra le principali holding bancarie del Giappone, sottolinea l’impianto sfavorevole al nostro debito. Ormai il Mes non è più un tema: le mosse future della Bce richiederanno garanzie ancora più pesanti.

All’indomani della riunione Bce in cui Christine Lagarde ha annunciato il rialzo dei tassi di interesse e il lancio del Tpi, lo schema anti spread, il differenziale tra i nostri titoli e il Bund tedesco si è assestato intorno ai 230 punti base. Nessun miglioramento visibile. Al contrario il rendimento del Btp decennale è salito al 3,47%. Non poco. Certo, i più ci vedono l’incertezza dovuta alla caduta anticipata del governo e il cambio di prospettiva (cosa che vale per tutti i titoli periferici dell’Eurozona) nella gestione della politica monetaria. In realtà, i mercati cominciano ad annusare la tensione in arrivo sui nostri titoli sovrani e allo stesso tempo le lacune (volute) dello schermo anti spread che finiranno con il penalizzare gli stessi Btp. A dirlo è una delle principali holding bancarie del Giappone. «La Banca centrale europea ha fatto la cosa giusta nel decidere di varare lo strumento di protezione della trasmissione, ma c’è confusione sui criteri e sulle le specifiche», si legge in una nota di Mizuho redatta dallo strategist dei tassi Peter McCallum e dall’analista Evelyne Gomez-Liechti. «Probabilmente la cosa più importante è che l’acquisto alla fine sarà a discrezione della Bce», aggiungono gli esperti della holding giapponese specificando che sarà molto difficile prevedere le mosse di Francoforte. «Questo», proseguono, «potrebbe avere un impatto sugli investitori dei titoli di Stato italiani», sentenziano da Mizuho.

In pratica, secondo gli analisti, se la situazione politica in Italia dovesse deteriorarsi, ad esempio, i potenziali acquirenti di Btp non avranno molta fiducia nel fatto che la Bce possa più o meno considerare giustificato l’allargamento dello spread. Con tale premessa lo spread d’ora in avanti sarà sempre più favorevole al Bund tedesco. Con conseguente penalizzazione dei nostri Btp. Per entrare un po’ più nel tecnico altri gestori iniziano già a valutare la sovrapposizione dei vecchi strumenti di acquisto Bce con quello annunciato l’altro ieri. «Gli attuali livelli di spread dovrebbero allargarsi già prima che la Banca centrale europea attivi il Transmission protection instrument», commenta David Zahn, responsabile del reddito fisso europeo di Franklin Templeton investments, «Invece, probabilmente faranno affidamento sul reinvestimento del Pepp per contenere gli spread in primo luogo», prosegue Zahn. Lasciando intendere che a quel punto il mercato «metterà alla prova la determinazione della Bce sul nuovo Tpi e e più in generale sulla tempistica degli aumenti dei tassi di interesse». Risultato, Franklin Templeton avrà una strategia di sottoponderazione dei titoli di Stato italiani e mantiene «una duration breve nei portafogli europei». Tradotto, preferisce stare un po’ alla larga e vedere che succede. Il che certo non facilita l’indipendenza dei Btp rispetto alla Bce e agli acquisti da cui rischiamo così facendo di dipendere in un circolo viziosi di difficile previsione. Almeno dal punto di vista quantitativo, proprio per il baco all’origine del meccanismo.

Come si evince dalle parole della Lagarde non ci ci sono condizionalità ex ante per accedere al Tpi. Un vulnus colto perfettamente anche da Bny Mellon investment. «Strumenti di questo tipo si sono rivelati più efficaci quando possono essere attivati in modo rapido e flessibile», scrive in una nota Sebastian Vismara. Tuttavia, «in questo caso ci sono una serie di criteri di ammissibilità fiscale e macroeconomica che dovranno essere presi in considerazione dal consiglio direttivo della Bce prima dell’attivazione», avverte l’economista che conclude con una serie di interrogativi. Quale sarà la valutazione sulle politiche fiscali perseguite dal prossimo governo italiano? Non è facile rispondere perché in ogni caso saremo di fronte a una valutazione politica da parte della Commissione in prima istanza e della Bce in seconda. Una anomalia se si immagina una Banca centrale pronta a intervenire a sostenere debito e valuta senza chiedere condizioni o garanzie.

A pensare male si fa peccato ma non si sbaglia mai. L’impressione infatti è quello di una mossa ben ponderata per bypassare il Parlamento italiano. Le possibilità che la prossima maggioranza in Aula sia di centrodestra sono elevate e quindi bassissima sarà la possibilità che l’anno prossimo Roma autorizzi la partecipazione al Mes, il Meccanismo europeo di stabilità. Con l’avvio del Tpi sarà tutto nelle mani di Francoforte o Bruxelles. Ne consegue che se una delle due istituzioni ritenesse l’Italia inidonea allo schermo anti spread, per noi scatterebbe subito l’Omt, il piano di acquisti studiato come extrema ratio dopo il 2011 e mai utilizzato. L’Omt si attiverebbe quasi in automatico portando con sé regole di bilancio così rigide da ricordare quelle imposte dalla Troika alla Grecia. Altro che Mes.

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