Washington striglia Zelensky e lui si riallinea: «Pronti a firmare l’intesa con gli Usa»
Volodymyr Zelensky e Keith Kellogg (Ansa)
  • Il leader ucraino riceve l’inviato Kellogg e ringrazia l’America dopo l’ammonimento di Waltz («Abbassi i toni»). Per gli Stati Uniti al G7 la Russia non è l’«aggressore».
  • A tre anni dall’inizio del conflitto il capo della Commissione Ue, escluso dalle trattative, visiterà la Capitale degli invasi. Con lei Costa, Sánchez (e Calenda). Macron si sfila.

Lo speciale contiene due articoli.

Prove di disgelo tra Washington e Kiev? Ieri, l’inviato americano per l’Ucraina, Keith Kellogg, è stato ricevuto da Volodymyr Zelensky nella Capitale ucraina. Nonostante al termine del colloquio la parte americana abbia chiesto e ottenuto l’annullamento della conferenza stampa congiunta dei due, il leader ucraino ha cercato di gettare acqua sul fuoco dopo le fibrillazioni degli ultimi giorni. Zelensky ha definito il colloquio con Kellogg una «buona discussione», dicendosi inoltre «grato agli Stati Uniti per tutta l’assistenza e il supporto bipartisan a favore dell’Ucraina e del popolo ucraino». «L’Ucraina», ha aggiunto, «è pronta per un accordo d’investimento e sicurezza forte ed efficace con il presidente degli Stati Uniti». Insomma, sembrerebbe essere tornato timidamente il sereno tra Washington e Kiev. Ricordiamo che, l’altro ieri, Donald Trump ha duramente criticato il presidente ucraino, definendolo un «dittatore» per aver posticipato le elezioni che avrebbero teoricamente dovuto tenersi l’anno scorso. L’inquilino della Casa Bianca era notevolmente irritato dopo che Zelensky si era lamentato dei colloqui tra americani e russi a Riad. Il presidente ucraino aveva inoltre affermato che l’omologo statunitense fosse circondato da disinformazione russa.

Tornando a ieri, alcune ore prima che la conferenza stampa a Kiev fosse annullata, il consigliere per la sicurezza nazionale americano, Mike Waltz, aveva rilasciato un’intervista a Fox News, sostenendo che l’Ucraina avrebbe dovuto «abbassare i toni, riflettere attentamente e firmare l’accordo» sui minerali strategici, che era stato proposto da Washington. «Abbiamo offerto agli ucraini un’incredibile e storica opportunità per far sì che gli Stati Uniti d’America co-investano con l’Ucraina, investano nella sua economia, investano nelle sue risorse naturali e diventino davvero un partner per il futuro dell’Ucraina in un modo che sia sostenibile, ma che rappresenti anche, credo, la migliore garanzia di sicurezza a cui possano mai sperare, molto più di un altro mucchio di munizioni», aveva aggiunto Waltz, per poi negare che Kiev fosse stata marginalizzata a livello diplomatico. «Portare tutti al tavolo contemporaneamente non ha funzionato in passato. Quindi abbiamo coinvolto una parte, abbiamo coinvolto l’altra parte e poi avremo un processo che andrà avanti sotto la direzione e la leadership del presidente Trump», aveva detto.

Nel frattempo, il Financial Times ha riportato che gli Stati Uniti si sarebbero rifiutati di definire Mosca un «aggressore» nell’ambito di una dichiarazione del G7 dedicata all’anniversario dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Dall’altra parte, Reuters ha riferito che Washington non avrebbe intenzione di co-sponsorizzare una bozza di risoluzione Onu, che sostiene l’integrità territoriale ucraina e che invoca al contempo il ritiro delle truppe russe.

Ora, per quanto possano apparire controverse alcune posizioni di Trump, va comunque tenuto presente che ci troviamo nel mezzo di un processo diplomatico, in cui il presidente americano bilancia bastone e carota, mettendo – in modo alternato – sotto pressione i due belligeranti. Era il 22 gennaio scorso quando il tycoon minacciò di colpire Mosca con «tariffe e sanzioni» se non avesse avviato le trattative diplomatiche sull’Ucraina. Ricordiamo inoltre che Trump ha recentemente imposto dazi aggiuntivi del 10% a quella stessa Cina che, negli ultimi tre anni, ha appoggiato economicamente Mosca. Tra l’altro, durante i recentissimi colloqui di Riad, le delegazioni americana e russa hanno concordato di trattare anche altri dossier geopolitici: un implicito riferimento alle questioni di Iran e Siria, che entreranno probabilmente nel processo diplomatico ucraino.

Non dimentichiamo infatti che la caduta di Bashar Al Assad ha notevolmente indebolito il Cremlino nello scacchiere mediorientale: un elemento, questo, su cui Trump potrebbe far leva nelle trattative ucraine con Vladimir Putin. Lo zar teme lo strapotere turco in Siria. E sta cercando di recuperare terreno nell’area dopo l’ascesa di Mohammed Al Jolani. Guarda caso, proprio ieri è stato reso noto da Middle East Eye che il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, dovrebbe recarsi ad Ankara la settimana prossima. Trump, dal canto suo, potrebbe manovrare affinché Turchia e Russia si mettano sotto pressione vicendevolmente. Potrebbe usare la pressione turca per indebolire la posizione negoziale di Mosca sull’Ucraina; dall’altra parte, potrebbe contemporaneamente sfruttare la sponda russa, per contenere l’incremento d’influenza di Recep Tayyip Erdogan in Siria. La situazione, come si vede, è complessa. Prima di tacciare semplicisticamente Trump di appeasement, bisognerebbe quindi forse essere un poco più cauti. La partita in corso è molto più ampia e articolata rispetto alla sola triangolazione tra Washington, Kiev e Mosca. Il presidente americano lo ha capito. E sta cercando di comportarsi di conseguenza. Avrà successo? Non lo sappiamo. Ma i giudizi affrettati andrebbero evitati.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…