Gli Usa non frenano il vertice Mosca-Kiev. Putin al G20 in India?
Vladimir Putin (Ansa)
  • Da Washington assist a Francesco e altri 13 miliardi a Zelensky. Fonti Cremlino: lo zar a Nuova Delhi. Altri droni sulla Russia.
  • Pyongyang potrebbe minacciare Seoul per spuntare nuovi accordi con l’America.

Lo speciale contiene due articoli.

Diecimila soldati al confine con la Bielorussia. Li invierà la Polonia per rafforzare la Guardia di frontiera. L’ha annunciato ieri Mariusz Blaszczak, ministro della Difesa polacco, in un’intervista alla radio pubblica. «Avviciniamo l’esercito al confine con la Bielorussia», ha detto, «per spaventare l’aggressore in modo che non osi attaccarci». Sono parole che hanno aggravato non poco lo scenario già teso descritto mercoledì da Maciej Wsik, il viceministro degli Interni, che aveva fatto sapere che il suo Paese avrebbe inviato 2.000 soldati in più al con fine con quella Bielorussia che, governata da Lukashenko, è il primo alleato russo; la Polonia valuta inoltre di aumentare il potenziale bellico, con la Germania resasi disponibile a prolungare sino a fine anno il dispiegamento di tre batterie di missili Patriot già presenti in terra polacca.

Ad allarmare Varsavia è stata la presenza delle milizie Wagner in Bielorussia, per addestramenti congiunti «per missioni di combattimento» nel campo di Bretsky. In realtà la collaborazione tra l’esercito di Lukashenko e le milizie fondate da Yevgeny Prigozhin parrebbe non decollare, dato che si vocifera di ritiri dei mercenari dalla Bielorussia a gruppi di 500 e 600 militari. L’Institute for the study of war (Isw), il think tank con sede a Washington che ha dato la notizia, ha pure sottolineato che, per ora, mancano riscontri visivi di tale presunto ritiro e lo stesso annuncio di 10.000 soldati aggiuntivi al confine, fatto da Blaszczak, sembra smentire una simile ipotesi.

Intanto la guerra in Ucraina continua, con scontri e attacchi anche oltre i confini del Paese di Volodymyr Zelensky. Prova ne sono le esplosioni che continuano a verificarsi nella regione di Mosca. Infatti, dopo quanto avvenuto nel deposito di fuochi d’artificio situato all’interno dell’impianto ottico-meccanico di Zagorsk, nella cittadina di Sergiev Posad, un’altra forte esplosione si è registrata nella cittadina di Domodedovo, a 37 chilometri a sud della capitale. Da parte russa, l’abbattimento di droni ucraini continua a gran ritmo. Solo nella notte tra mercoledì e giovedì il Cremlino ha comunicato di averne fermati 13, in volo nel tentativo di colpire sia la Crimea sia Mosca stessa. Lo stesso sindaco della capitale, Sergey Sobyanin, ha reso noto i luoghi di un paio di abbattimenti: uno nella zona dell’autostrada di Minskoe e uno proprio vicino a Domodedovo.

Tornando al territorio ucraino, nelle scorse ore si è registrata crescente preoccupazione per quanto sta avvenendo alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, dove è stato annunciato che il reattore numero 4 dell’impianto controllato da Mosca è stato spostato da un arresto «a caldo» a uno «a freddo» a causa di una perdita di vapore. Il fatto ha sollevato del panico che, però, non sarebbe giustificato; non almeno secondo il direttore del dipartimento per la Sicurezza nucleare dell’Enea, Alessandro Dodaro, che all’Ansa ha escluso rischi radioattivi, dato che la fuoriuscita del vapore proviene da circuiti «non in contatto con il nocciolo del reattore».

Rassicura, guardando al conflitto nel suo insieme, anche il fatto che lo spiraglio di negoziato basato sulla richiesta di papa Francesco agli Emirati Arabi Uniti di organizzare e ospitare un vertice tra Putin e Zelensky pare consolidarsi. Rispondendo a una domanda sull’ipotesi di un incontro tra i due leader a margine della conferenza della Coop28 che si svolgerà tra il 30 novembre e 12 dicembre a Dubai, il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Matthew Miller, non ha infatti chiuso la porta. «La decisione», si è limitato a dire Miller, «la deve prendere Kiev», aggiungendo che «l’Ucraina è al posto di guida quando si tratta di decidere sul suo futuro e questo è vero per qualsiasi possibile negoziato». Usa che si apprestano a sostenere sempre di più l’Ucraina, visto che il presidente Joe Biden si chiederà al Congresso 13 miliardi di dollari da destinare alla difesa di Kiev. Dove, per il momento, pare restino sicuri di poter vincere la guerra e, quindi, scettici sui negoziati. Sul primo punto, si può segnalare il vice ministro ucraino della Difesa, Hanna Maliar, che sostiene che i russi stiano perdendo così tanti soldati da aver dovuto costruire un crematorio a Melitopol; sul secondo, fanno testo le parole del consigliere presidenziale Mykhailo Podolyak, intervenuto ieri attaccando Putin – che intanto, secondo Nbc News che cita fonti del Cremlino, starebbe valutando se partecipare o meno, a settembre, in presenza al G20 a Nuova Delhi, in India, facendogli incontrare per la prima volta da oltre un anno i leader occidentali: un incontro che lo esporrebbe a grossi rischi di sicurezza – e mostrando scetticismo: «Perché la Russia dovrebbe di colpo diventare rispettosa del diritto internazionale?». In attesa allora di capire se davvero a Dubai si potrà ragionare su una tregua, restano aperte diverse partite non solo belliche: quella del grano in primis.

A tal proposito, ieri il ministro russo dell’Agricoltura, Dmitry Patrushev, da un lato ha parlato di «prezzi in aumento per la crisi del Mar Nero» – evidenziando che «questo avverrà molto probabilmente nel continente europeo» -, e, dall’altro, ha evidenziato che Mosca intende assicurare cospicui approvvigionamenti all’Africa, «anche in forma gratuita».

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