- Scholz sfrutta l’assist di Gentiloni e taglia l’imposta sui consumi per aiutare le famiglie. Obiettivi di stoccaggio quasi impossibili: la solidarietà (a spese nostre) si avvicina?
- Siglato un accordo per stringere i rapporti, soprattutto nel settore dei semiconduttori. La Cina reagisce subito: «Noi contrari». E Taipei mobilita l’esercito e i lanciamissili.
Lo speciale contiene due articoli.
Dopo la bocciatura da parte di Bruxelles della richiesta di non applicare l’Iva sulla Gasumlage appena introdotta (il meccanismo che scarica sui cittadini il maggior costo del gas), il governo-semaforo di Olaf Scholz aggira l’ostacolo abbassando l’Iva sul consumo di gas. L’idea è quella di far scendere dal 19% al 7% l’Iva sui consumi, per minimizzare l’impatto sui consumatori tedeschi della tassa di scopo che servirà a sostenere le aziende del settore energetico in forte crisi. La riduzione dell’Iva sarebbe temporanea e scadrebbe quando scadrà la Gasumlage, cioè nel marzo 2024. Questa volta Bruxelles non avrebbe nulla da eccepire, anzi pare che il suggerimento sia arrivato dallo stesso commissario competente, l’italiano Paolo Gentiloni. La Gasumlage è fissata a 2,4 centesimi di euro a kilowattora e dovrebbe costare in media 500 euro l’anno a famiglia.
Impegnatissimo ad allacciare rapporti internazionali utili in chiave energetica (Scholz è in partenza per il Canada in cerca di Lng), il governo tedesco ha già varato nei mesi scorsi due provvedimenti da 15 miliardi l’uno, giudicati però ampiamente insufficienti da imprese e sindacati. Per questo, qualche giorno fa, lo stesso Scholz, in conferenza stampa, si è premurato di far sapere ai cittadini tedeschi che «You would never walk alone» (non camminerete mai da soli), utilizzando, in inglese, il titolo del celeberrimo inno del Liverpool Football Club, cantato a squarciagola dai tifosi dei Reds ad ogni partita ad Anfield. Enfasi calcistica a parte, per l’autunno il governo verde-giallo-rosso prevede aiuti per altri 30 miliardi, soprattutto a sostegno delle famiglie a basso reddito. Ma è opinione diffusa che si tratti di ben poca cosa di fronte allo tsunami economico che sta per sollevarsi.
La sclerosi logistica che ha colpito il Paese a causa della secca del fiume Reno ha, ancora una volta, mostrato quanto sia fragile il sistema economico tedesco. Una debolezza figlia di una cronica ossessione per il risparmio e lo schwarze null, lo zero netto nel bilancio pubblico, che comporta ridotti investimenti pubblici e, di conseguenza, infrastrutture carenti e vecchie. Il trasporto merci su rotaia ne è un esempio, con vagoni vecchi e tratte inadeguate.
La notizia più rilevante di ieri è però il grido di dolore lanciato da Klaus Mueller, capo del Bundesnetzagentur, che sta esternando praticamente tutti i giorni, avvenimento inusuale per una istituzione di regolazione di solito molto misurata. Il responsabile della regolazione si è detto scettico sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi di riempimento degli stoccaggi nei tempi previsti. Dopo che la Germania ha raggiunto con ampio anticipo l’obiettivo del 75% di riempimento entro fine agosto, Mueller non crede che il prossimo traguardo sia raggiungibile facilmente: «Non mi aspetto che raggiungeremo i prossimi obiettivi di stoccaggio così rapidamente come il primo», ha affermato. Raggiungere l’85% di riempimento «non è impossibile, ma molto ambizioso, soprattutto entro il 1° ottobre, se i riscaldamenti dovessero essere già in uso», ha proseguito Mueller. Il successivo traguardo è il 95% di riempimento entro il 1° novembre. Il regolatore ha poi avvertito che anche il successivo inverno si presenta critico, data la probabilità che gli stoccaggi vengano completamente svuotati quest’anno: «Non si tratta solo di un inverno, si tratta di almeno due e il prossimo inverno potrebbe essere ancora più duro», ha concluso Mueller invitando i tedeschi a risparmiare gas da subito.
In ogni caso, di fronte al calo delle forniture dalla Russia, avere gli stoccaggi pieni non basterà alla Germania per passare indenne l’inverno. Serviranno comunque azioni di riduzione della domanda, anche se si calcola che già a luglio il consumo industriale di gas sia calato del 26% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.
A questo punto, gli accordi di solidarietà che la Germania ha firmato nei mesi scorsi con alcuni partner europei, tra cui l’Italia, entreranno certamente in funzione il prossimo inverno. Questi prevedono che gli stati membri forniscano reciproca assistenza nell’eventualità di interruzioni o forti situazioni di squilibrio. Nel caso, si attiverebbero forniture di gas dall’Italia verso la Germania, che comunque non potranno essere per volumi molto grandi, vista la situazione critica anche per il nostro Paese. Gli accordi prevedono che il gas e il servizio vengano remunerati dallo Stato membro che li riceve.
Il riempimento degli stoccaggi in Italia procede (oggi siamo al 77,5% della capacità), sia pure a costi altissimi, trattandosi di gas che viene acquistato spot con prezzi in costante ascesa. Anche per l’Italia, però, a flussi di importazione attuali, se venisse a mancare totalmente il gas russo ci sarebbero grossi problemi. Stupisce, ma forse non più, il silenzio del governo sulle (ipotetiche) misure di contenimento dei consumi, che sembrano diventare di giorno in giorno sempre più necessarie. I rischi per l’Italia sono due. Il primo è legato all’eccessiva esposizione verso l’Algeria: nel bilancio giornaliero di ieri il gas dal paese nordafricano ha rappresentato il 40% dell’import (cioè quanto era prima il peso della Russia). Il secondo rischio è che non vi sia preparazione nel momento in cui il freddo e la chiusura delle valvole dei gasdotti russi imporranno restrizioni. Il governo degli affari correnti dovrebbe battere un colpo, se c’è.
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