Gallo (Equalize) interrogato per 7 ore
Carmine Gallo (Ansa)
Il super poliziotto davanti ai pm dell’inchiesta sugli spioni milanesi insieme all’hacker Calamucci. Dopo quasi due mesi ancora nessuna pronuncia del Riesame su Pazzali.

Alla fine di ottobre, quando si iniziò a parlare dell’inchiesta Equalize (l’azienda di business intelligence che avrebbe svolto attività di dossieraggio illecito), sembrava che la Procura di Milano volesse ribaltare il prima possibile la decisione del giudice Fabrizio Filice che aveva deciso di respingere la maggior parte delle richieste di custodia cautelare. Si parlava di almeno 800.000 persone intercettate e c’era persino chi metteva in allarme su «un vero e proprio attentato alla democrazia».

Sono passati quasi due mesi e di quella fretta, quel pericolo imminente per il nostro Stato, non c’è più traccia. Tanto che non è stata ancora fissata la data dell’udienza il tribunale del Riesame per decidere sull’appello presentato della Procura contro il rigetto da parte del gip di 12 richieste di carcere, tra le quali quelle per l’ex super poliziotto in pensione Carmine Gallo e l’hacker Samuele Calamucci (braccio destro e sinistro della società), e di tre per gli arresti domiciliari, tra cui quella a carico di Enrico Pazzali, titolare di Equalize e anche lui indagato per associazione a delinquere. Del resto, alla fine di ottobre, a fronte della richiesta di ben 16 ordinanze di custodia cautelare, il giudice ne aveva concesse solo 4 agli arresti domiciliari (a Calamucci, Gallo, Giulio Cornelli e Massimiliano Camponovo) insieme con due interdittive (agli agenti Giuliano Schiano in forza alla Dia e Marco Malerba del commissariato Rho Pero). In quell’ordinanza dal giudice Filice, venivano respinte anche le richieste di sequestro e confisca di beni a carico degli indagati, anche perché le indagini, secondo il gip, non avevano dato «una quantificazione sufficientemente certa[…] dei profitti riferibili alla sola società illecita». Secondo il giudice, infatti, il lavoro di Equalize si sarebbe svolto anche legalmente, facendo uso di fonti Osint (Open source intelligence, cioè dati da fonti aperte) e non solo da banche strategiche nazionali vietate.

Proprio su questo aspetto sono stati interrogati ieri Gallo e Calamucci. Il primo, ex ispettore che vanta una lunga carriera in Procura di Milano sia nell’antiterrorismo sia nel contrasto alla criminalità organizzata, è stato ascoltato per più di 7 ore in una caserma non lontano dal palazzo di giustizia meneghino. Aveva chiesto lui stesso di essere ascoltato. Il 31 ottobre scorso si era avvalso della facoltà di non rispondere di fronte al gip. Prima di parlare, voleva avere un quadro più chiaro delle accuse a suo carico. Assistito dagli avvocati Antonia Rita Augimeri e Paolo Simonetti (gli stessi di Calamucci), Gallo questa volta ha risposto a tutte le domande del pm Francesco De Tommasi che, insieme al collega Antonio Ardituro della Dna, coordina le indagini. «Sono un servitore dello Stato», avrebbe ribadito ancora una volta Gallo di fronte ai magistrati, come d’altra parte aveva spiegato anche più di un mese fa precisando «di aver servito per 41 anni le istituzioni: anche adesso collaborerò». Anche Calamucci aveva chiesto di essere ascoltato, dopo essersi avvalso un mese e mezzo fa della facoltà di non rispondere. Il super tecnico di Equalize, quello capace di avere ancora contatti con Anonimous, ha iniziato l’interrogatorio nel secondo pomeriggio. Ha terminato verso le 21, dopo quasi 4 ore di interrogatorio, e sarà riascoltato di nuovo nei prossimi giorni. Calamucci aveva già fatto sapere ai giudici che le ricostruzioni sugli organi di stampa sulle sue abilità di hackeraggio o di esfiltrazione di dati illegali erano «impossibili da realizzare». Durante gli interrogatori si sarebbe parlato del modo in cui venivano confezionati i dossier richiesti dai clienti. Nello specifico i pm avrebbero chiesto spiegazioni sugli agenti che, a pagamento, avevano accesso al Ced interforze: alcuni di loro hanno già confessato.

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