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2022-09-12
E alla casa chi ci pensa?
Ansa
L’80% degli italiani è proprietario della casa di abitazione, il mattone continua a essere una delle principali forme di investimento, le seconde abitazioni sono una fonte di reddito per tante famiglie. Eppure i partiti nei loro chilometrici programmi elettorali hanno affrontato il tema solo in modo superficiale con qualche generico impegno. I due principali schieramenti si sono limitati a considerare la casa esclusivamente dal punto di vista o della proprietà o della locazione, con il centrodestra rivolto soprattutto ai proprietari, attuali e futuri, e il centrosinistra concentrato sugli aiuti a chi vive in affitto e su un ambizioso, quanto irrealistico, piano decennale di edilizia residenziale pubblica. Il centrodestra rilancia i suoi tradizionali cavalli di battaglia, come la graduale riduzione dell’Imu, l’eliminazione dell’imposta per i negozi sfitti e gli immobili occupati abusivamente e un maggior rigore contro le occupazioni abusive. Poi la cedolare secca per gli affitti commerciali.
Nessuno si avventura ad affrontare il problema della casa nella sua interezza. Delle questioni più controverse non si parla. È il caso delle morosità e delle difficoltà a liberare immobili con inquilini che non pagano il canone. Solitamente i partiti prendono le difese o dei proprietari o degli inquilini, ma i danni sono per entrambi. Durante la pandemia è stato deciso il blocco degli sfratti, che ha però creato un danno sia ai proprietari, di fatto espropriati della gestione di un bene, sia agli inquilini che dovranno confrontarsi con un mercato sempre più ostile. Non è un caso che, a fronte della scarsa tutela legislativa del proprietario, ci sia stato un aumento esponenziale degli affitti brevi e dei b&b. Il proprietario, non sentendosi garantito dallo Stato nella tutela del bene (che per molte famiglie rappresenta un investimento e una fonte di reddito talvolta esclusiva), adotta formule di locazione meno «rischiose». Il risultato è che il mercato degli affitti residenziali si è ristretto ed è a condizioni sempre meno accessibili, penalizzando chi cerca casa.
I partiti come pensano di risolvere il problema di un mercato immobiliare ingessato? La risposta non può essere quella adottata da Venezia e altre grandi città di ostacolare gli affitti brevi, che sbarra la strada ai flussi turistici come ai fuori sede, studenti e lavoratori. Una soluzione nei programmi non l’abbiamo trovata.
Il tema delle morosità degli affitti, delle utenze e delle spese condominiali è già una realtà. Secondo Francesco Iollo, segretario generale di Confedilizia per l’area partenopea, a Napoli il 70% degli inquilini non paga le quote condominiali. L’aumento dei costi energetici sta mandando in crisi i bilanci dei complessi immobiliari. Oltre alla componente energetica, crescono anche i costi della manutenzione e dei servizi in quanto le aziende fornitrici, colpite anch’esse dalla crisi, rivedono i loro listini. Sono possibili rateizzazioni, ma con quali prospettive se la capacità reddituale di molti condomini, già falcidiata dal Covid, rischia di essere compromessa dai rincari generalizzati dell’autunno? Il recupero giudiziale, afflitto da tempi lunghissimi, non può rappresentare una risposta. Che dovrebbe essere data dai partiti.
Altri temi legati al mercato immobiliare richiedono una soluzione a stretto giro. Gli aiuti agli under 36 con Isee inferiore a 40.000 euro annui, per mutui prima casa garantiti dallo Stato all’80%, scadono il 31 dicembre. La misura, introdotta a metà 2021 con il decreto Sostegni bis, finora ha prodotto 44.650 contratti (con un picco a luglio di oltre 6.000 prestiti) e ha vivacizzato il mercato dei mutui che era in contrazione.
L’innalzamento della copertura all’80%, invece del 50% previsto di regola, ha consentito alle banche di fare contratti capaci di finanziare il 100% dell’acquisto dell’immobile. È stato un buon volano per giovani con lavori precari per accedere all’acquisto della prima casa. Dal 1° gennaio 2023 però non sarà più possibile avere un mutuo con queste condizioni. Inoltre le banche che hanno aderito all’iniziativa ora stanno rivedendo i propri prodotti alla luce dell’aumento dei tassi di interesse. L’offerta è già virata quasi esclusivamente sul tasso variabile.
Con l’anno nuovo scadono anche le misure straordinarie introdotte durante la pandemia con cui è stata allargata la platea della moratoria sui mutui prima casa. Oltre alla deroga sull’Isee, per cui è possibile richiedere la sospensione delle rate senza far riferimento all’indicatore della situazione economica (il limite è solitamente a 30.000 euro), la moratoria è stata estesa anche ai lavoratori autonomi e liberi professionisti che avevano subìto un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto a quello dell’ultimo trimestre 2019. Scade a fine anno pure l’innalzamento del valore dei mutui che è possibile sospendere, da 250.000 a 400.000 euro. Tutte queste deroghe non varranno più dal 1° gennaio, proprio nel momento in cui i costi per il riscaldamento e l’aumento dei prezzi peseranno di più sui bilanci familiari.
C’è poi il tema delle case occupate abusivamente. Scatenò un vespaio di polemiche la decisione dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini di imporre un passo diverso agli sgomberi. Sul fenomeno non si hanno dati ufficiali. Alcune stime indicano oltre 50.000 abitazioni, concentrate soprattutto nei grandi centri urbani. A Roma risulta occupato un appartamento su tre di proprietà di enti privati. Le cronache hanno spesso parlato di racket per indicare talpe sia nei condomini sia negli uffici comunali che comunicano alle famiglie in cerca di una casa - e disposte a pagare anche 10.000 euro per la soffiata - gli appartamenti liberi in quel momento e che si possono occupare. Squadre di fabbri e muratori scardinano le serrature delle porte e permettono agli abusivi di installarsi. Una volta entrati, lo sgombero è davvero difficile. La crisi della casa, se sommata ad altre difficoltà, rischia di essere il detonatore di tensioni sociali. A giudicare dai programmi non sembra che i partiti ne siamo totalmente consapevoli.
Azione/Italia Viva: Argomento nemmeno sfiorato nel programma dei «centristi»
Nel programma «centrista» di Carlo Calenda e Matteo Renzi, la ricerca delle parole «abitazione», «casa», «residenza», «alloggio» non fornisce alcun risultato. Si accenna solamente a «garantire un sostegno alla residenzialità agli studenti fuori sede iscritti a università o istituti tecnici scientifici per un massimo di quattro anni».
In questo modo, si legge nel documento, «incentiveremo la mobilità sociale e daremo un accesso alla formazione terziaria più equo». Si fa un vago riferimento poi al tema della casa nel capitolo della tutela delle persone con disabilità. Si dice che bisogna «favorire interventi per l’abitare civile, perseguendo l’obiettivo di contrasto a forme di segregazione esistenti».
Verdi/Sinistra Italiana: La ricetta classica di sinistra: una patrimoniale su tutti i beni
Abolizione dell’Imu da sostituire però con un’imposta patrimoniale personale, unica e progressiva, su tutti i beni mobili e immobili. La ricetta di Verdi-Sinistra italiana, insomma, è quella classica della sinistra: patrimoniale a tappeto. L’alleanza rossa vorrebbe poi istituire un fondo, finanziato con denari pubblici, per acquisire gli immobili posti a garanzia dei crediti deteriorati nel sistema bancario, al prezzo pari all’importo che le banche ricaverebbero cedendo i relativi crediti inesigibili. «In questo modo lo Stato», si legge, «potrebbe rapidamente entrare in possesso di un importante patrimonio immobiliare senza realizzare nuovi edifici che consumano suolo».
Movimento 5 Stelle: A chi è sotto sfratto promesse che nessuno potrà mantenere
Il M5s rilancia il superbonus e promette di stabilizzare gli sgravi per l’acquisto della prima casa da parte degli under 36 e in generale mutui agevolati prima casa. Nel programma si fanno promesse tante faraoniche quanto irrealizzabili, come un piano per l’edilizia residenziale pubblica con la riqualificazione degli edifici esistenti. Alle persone sovraindebitate e sotto sfratto si permette o di riacquistare il proprio immobile tramite mutui a lungo termine agevolati dallo Stato, oppure di rimanervi in affitto con la possibilità in futuro di riacquistarla.
Bisognerebbe sapere cosa ne pensano le banche. Chissà se Giuseppe Conte ha considerato che è in atto un aumento dei tassi d’interesse e che la disponibilità di credito si è ridotta.
Partito Democratico: Valanga di alloggi popolari. Chi li paga? Non si sa
Il programma del Pd non parla dei proprietari e del patrimonio immobiliare esistente, ma immagina un piano di edilizia residenziale pubblica con «interventi di rigenerazione urbana» con il consumo di suolo. L’obiettivo è di realizzare 500.000 alloggi popolari in dieci anni. Lavoce.info ha calcolato che, al costo medio attuale di 100.000 euro per alloggio, l’attuazione di tale piano richiederebbe un investimento complessivo di 50 miliardi di euro, 5 ogni anno, da trovare chissà dove.
Il Pd poi parla di «avviare una nuova stagione di politiche abitative» senza entrare nel dettaglio, ma limitandosi a esaminare il rapporto tra i giovani e il mercato immobiliare.
Forza Italia: Via l’imposta di successione e anche l’Imu sugli edifici vuoti
I pilastri del programma di Forza Italia sulla casa sono: «Ferma tutela della proprietà privata, creazione di un sistema di protezione della casa e immediato sgombero delle case occupate, agevolazioni per l’accesso al mutuo per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie». Si punta anche a eliminare la tassa di successione e donazione, partendo dall’innalzamento del valore imponibile esente per gli eredi in linea diretta o il coniuge. Nessuna imposta patrimoniale sulla casa e riduzione della pressione fiscale sul comparto immobiliare a partire dall’eliminazione dell’Imu per gli immobili non occupati o inagibili.
Lega: Per gli inquilini abusivi torna lo sgombero immediato
Nel programma di oltre 200 pagine, la Lega dedica un paragrafo alla casa, mettendo al «centro la tutela della proprietà privata come diritto sacro e inviolabile». Torna il tema dell’«immediato sgombero delle case occupate», da sempre un cavallo di battaglia di Matteo Salvini. La Lega punta poi a «garantire l’impignorabilità della prima casa» e a «rendere il superbonus più coerente e applicabile, contemperando le esigenze di contenimento degli oneri a carico dello Stato con quelle di riqualificazione energetica e adeguamento antisismico degli edifici, rispondendo agli interessi e alle preoccupazioni di proprietari di casa, imprese e tecnici».
Fratelli d'Italia: Cedolare secca al 21% estesa ai negozi in zone svantaggiate
Fratelli d’Italia intende agevolare chi possiede un’abitazione e ne vuole migliorare la qualità o rendere meno onerosa la gestione. Dice no a nuove tasse sulla prima casa e zero tasse sui primi 100.000 euro per l’acquisto dell’abitazione principale. Il concetto portante è la difesa della proprietà. Quindi, «impignorabilità della prima casa, salvo i casi di mancato pagamento del mutuo ipotecario e a patto di essere in regola con gli obblighi condominiali». Tutela della proprietà vuol dire anche «sgombero immediato delle occupazioni senza titolo». Prevista la cedolare secca al 21% anche per l’affitto degli immobili commerciali in zone svantaggiate o degradate, oltre a un piano straordinario di edilizia pubblica con sinergie pubblico-privato. Infine bonus edilizi per la messa in sicurezza.
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Scadono le agevolazioni ai mutui dei più giovani, le famiglie sono in crisi con le bollette alle stelle, il mercato degli affitti è sempre più in difficoltà per gli aumenti inarrestabili dei costi. È un tema strategico per milioni di italiani ma alla vigilia del voto i partiti se ne scordano.All'interno l'analisi partito per partito.L’80% degli italiani è proprietario della casa di abitazione, il mattone continua a essere una delle principali forme di investimento, le seconde abitazioni sono una fonte di reddito per tante famiglie. Eppure i partiti nei loro chilometrici programmi elettorali hanno affrontato il tema solo in modo superficiale con qualche generico impegno. I due principali schieramenti si sono limitati a considerare la casa esclusivamente dal punto di vista o della proprietà o della locazione, con il centrodestra rivolto soprattutto ai proprietari, attuali e futuri, e il centrosinistra concentrato sugli aiuti a chi vive in affitto e su un ambizioso, quanto irrealistico, piano decennale di edilizia residenziale pubblica. Il centrodestra rilancia i suoi tradizionali cavalli di battaglia, come la graduale riduzione dell’Imu, l’eliminazione dell’imposta per i negozi sfitti e gli immobili occupati abusivamente e un maggior rigore contro le occupazioni abusive. Poi la cedolare secca per gli affitti commerciali. Nessuno si avventura ad affrontare il problema della casa nella sua interezza. Delle questioni più controverse non si parla. È il caso delle morosità e delle difficoltà a liberare immobili con inquilini che non pagano il canone. Solitamente i partiti prendono le difese o dei proprietari o degli inquilini, ma i danni sono per entrambi. Durante la pandemia è stato deciso il blocco degli sfratti, che ha però creato un danno sia ai proprietari, di fatto espropriati della gestione di un bene, sia agli inquilini che dovranno confrontarsi con un mercato sempre più ostile. Non è un caso che, a fronte della scarsa tutela legislativa del proprietario, ci sia stato un aumento esponenziale degli affitti brevi e dei b&b. Il proprietario, non sentendosi garantito dallo Stato nella tutela del bene (che per molte famiglie rappresenta un investimento e una fonte di reddito talvolta esclusiva), adotta formule di locazione meno «rischiose». Il risultato è che il mercato degli affitti residenziali si è ristretto ed è a condizioni sempre meno accessibili, penalizzando chi cerca casa.I partiti come pensano di risolvere il problema di un mercato immobiliare ingessato? La risposta non può essere quella adottata da Venezia e altre grandi città di ostacolare gli affitti brevi, che sbarra la strada ai flussi turistici come ai fuori sede, studenti e lavoratori. Una soluzione nei programmi non l’abbiamo trovata. Il tema delle morosità degli affitti, delle utenze e delle spese condominiali è già una realtà. Secondo Francesco Iollo, segretario generale di Confedilizia per l’area partenopea, a Napoli il 70% degli inquilini non paga le quote condominiali. L’aumento dei costi energetici sta mandando in crisi i bilanci dei complessi immobiliari. Oltre alla componente energetica, crescono anche i costi della manutenzione e dei servizi in quanto le aziende fornitrici, colpite anch’esse dalla crisi, rivedono i loro listini. Sono possibili rateizzazioni, ma con quali prospettive se la capacità reddituale di molti condomini, già falcidiata dal Covid, rischia di essere compromessa dai rincari generalizzati dell’autunno? Il recupero giudiziale, afflitto da tempi lunghissimi, non può rappresentare una risposta. Che dovrebbe essere data dai partiti. Altri temi legati al mercato immobiliare richiedono una soluzione a stretto giro. Gli aiuti agli under 36 con Isee inferiore a 40.000 euro annui, per mutui prima casa garantiti dallo Stato all’80%, scadono il 31 dicembre. La misura, introdotta a metà 2021 con il decreto Sostegni bis, finora ha prodotto 44.650 contratti (con un picco a luglio di oltre 6.000 prestiti) e ha vivacizzato il mercato dei mutui che era in contrazione.L’innalzamento della copertura all’80%, invece del 50% previsto di regola, ha consentito alle banche di fare contratti capaci di finanziare il 100% dell’acquisto dell’immobile. È stato un buon volano per giovani con lavori precari per accedere all’acquisto della prima casa. Dal 1° gennaio 2023 però non sarà più possibile avere un mutuo con queste condizioni. Inoltre le banche che hanno aderito all’iniziativa ora stanno rivedendo i propri prodotti alla luce dell’aumento dei tassi di interesse. L’offerta è già virata quasi esclusivamente sul tasso variabile. Con l’anno nuovo scadono anche le misure straordinarie introdotte durante la pandemia con cui è stata allargata la platea della moratoria sui mutui prima casa. Oltre alla deroga sull’Isee, per cui è possibile richiedere la sospensione delle rate senza far riferimento all’indicatore della situazione economica (il limite è solitamente a 30.000 euro), la moratoria è stata estesa anche ai lavoratori autonomi e liberi professionisti che avevano subìto un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto a quello dell’ultimo trimestre 2019. Scade a fine anno pure l’innalzamento del valore dei mutui che è possibile sospendere, da 250.000 a 400.000 euro. Tutte queste deroghe non varranno più dal 1° gennaio, proprio nel momento in cui i costi per il riscaldamento e l’aumento dei prezzi peseranno di più sui bilanci familiari.C’è poi il tema delle case occupate abusivamente. Scatenò un vespaio di polemiche la decisione dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini di imporre un passo diverso agli sgomberi. Sul fenomeno non si hanno dati ufficiali. Alcune stime indicano oltre 50.000 abitazioni, concentrate soprattutto nei grandi centri urbani. A Roma risulta occupato un appartamento su tre di proprietà di enti privati. Le cronache hanno spesso parlato di racket per indicare talpe sia nei condomini sia negli uffici comunali che comunicano alle famiglie in cerca di una casa - e disposte a pagare anche 10.000 euro per la soffiata - gli appartamenti liberi in quel momento e che si possono occupare. Squadre di fabbri e muratori scardinano le serrature delle porte e permettono agli abusivi di installarsi. Una volta entrati, lo sgombero è davvero difficile. La crisi della casa, se sommata ad altre difficoltà, rischia di essere il detonatore di tensioni sociali. A giudicare dai programmi non sembra che i partiti ne siamo totalmente consapevoli.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="azione-italia-viva-argomento-nemmeno-sfiorato-nel-programma-dei-centristi" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Azione/Italia Viva: Argomento nemmeno sfiorato nel programma dei «centristi» Nel programma «centrista» di Carlo Calenda e Matteo Renzi, la ricerca delle parole «abitazione», «casa», «residenza», «alloggio» non fornisce alcun risultato. Si accenna solamente a «garantire un sostegno alla residenzialità agli studenti fuori sede iscritti a università o istituti tecnici scientifici per un massimo di quattro anni». In questo modo, si legge nel documento, «incentiveremo la mobilità sociale e daremo un accesso alla formazione terziaria più equo». Si fa un vago riferimento poi al tema della casa nel capitolo della tutela delle persone con disabilità. Si dice che bisogna «favorire interventi per l’abitare civile, perseguendo l’obiettivo di contrasto a forme di segregazione esistenti». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="verdi-sinistra-italiana-la-ricetta-classica-di-sinistra-una-patrimoniale-su-tutti-i-beni" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Verdi/Sinistra Italiana: La ricetta classica di sinistra: una patrimoniale su tutti i beni Abolizione dell’Imu da sostituire però con un’imposta patrimoniale personale, unica e progressiva, su tutti i beni mobili e immobili. La ricetta di Verdi-Sinistra italiana, insomma, è quella classica della sinistra: patrimoniale a tappeto. L’alleanza rossa vorrebbe poi istituire un fondo, finanziato con denari pubblici, per acquisire gli immobili posti a garanzia dei crediti deteriorati nel sistema bancario, al prezzo pari all’importo che le banche ricaverebbero cedendo i relativi crediti inesigibili. «In questo modo lo Stato», si legge, «potrebbe rapidamente entrare in possesso di un importante patrimonio immobiliare senza realizzare nuovi edifici che consumano suolo». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="movimento-5-stelle-a-chi-e-sotto-sfratto-promesse-che-nessuno-potra-mantenere" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Movimento 5 Stelle: A chi è sotto sfratto promesse che nessuno potrà mantenere Il M5s rilancia il superbonus e promette di stabilizzare gli sgravi per l’acquisto della prima casa da parte degli under 36 e in generale mutui agevolati prima casa. Nel programma si fanno promesse tante faraoniche quanto irrealizzabili, come un piano per l’edilizia residenziale pubblica con la riqualificazione degli edifici esistenti. Alle persone sovraindebitate e sotto sfratto si permette o di riacquistare il proprio immobile tramite mutui a lungo termine agevolati dallo Stato, oppure di rimanervi in affitto con la possibilità in futuro di riacquistarla. Bisognerebbe sapere cosa ne pensano le banche. Chissà se Giuseppe Conte ha considerato che è in atto un aumento dei tassi d’interesse e che la disponibilità di credito si è ridotta. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="partito-democratico-valanga-di-alloggi-popolari-chi-li-paga-non-si-sa" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Partito Democratico: Valanga di alloggi popolari. Chi li paga? Non si sa Il programma del Pd non parla dei proprietari e del patrimonio immobiliare esistente, ma immagina un piano di edilizia residenziale pubblica con «interventi di rigenerazione urbana» con il consumo di suolo. L’obiettivo è di realizzare 500.000 alloggi popolari in dieci anni. Lavoce.info ha calcolato che, al costo medio attuale di 100.000 euro per alloggio, l’attuazione di tale piano richiederebbe un investimento complessivo di 50 miliardi di euro, 5 ogni anno, da trovare chissà dove. Il Pd poi parla di «avviare una nuova stagione di politiche abitative» senza entrare nel dettaglio, ma limitandosi a esaminare il rapporto tra i giovani e il mercato immobiliare. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="forza-italia-via-limposta-di-successione-e-anche-limu-sugli-edifici-vuoti" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Forza Italia: Via l’imposta di successione e anche l’Imu sugli edifici vuoti I pilastri del programma di Forza Italia sulla casa sono: «Ferma tutela della proprietà privata, creazione di un sistema di protezione della casa e immediato sgombero delle case occupate, agevolazioni per l’accesso al mutuo per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie». Si punta anche a eliminare la tassa di successione e donazione, partendo dall’innalzamento del valore imponibile esente per gli eredi in linea diretta o il coniuge. Nessuna imposta patrimoniale sulla casa e riduzione della pressione fiscale sul comparto immobiliare a partire dall’eliminazione dell’Imu per gli immobili non occupati o inagibili. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="lega-per-gli-inquilini-abusivi-torna-lo-sgombero-immediato" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Lega: Per gli inquilini abusivi torna lo sgombero immediato Nel programma di oltre 200 pagine, la Lega dedica un paragrafo alla casa, mettendo al «centro la tutela della proprietà privata come diritto sacro e inviolabile». Torna il tema dell’«immediato sgombero delle case occupate», da sempre un cavallo di battaglia di Matteo Salvini. La Lega punta poi a «garantire l’impignorabilità della prima casa» e a «rendere il superbonus più coerente e applicabile, contemperando le esigenze di contenimento degli oneri a carico dello Stato con quelle di riqualificazione energetica e adeguamento antisismico degli edifici, rispondendo agli interessi e alle preoccupazioni di proprietari di casa, imprese e tecnici». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fratelli-d-italia-cedolare-secca-al-21-estesa-ai-negozi-in-zone-svantaggiate" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Fratelli d'Italia: Cedolare secca al 21% estesa ai negozi in zone svantaggiate Fratelli d’Italia intende agevolare chi possiede un’abitazione e ne vuole migliorare la qualità o rendere meno onerosa la gestione. Dice no a nuove tasse sulla prima casa e zero tasse sui primi 100.000 euro per l’acquisto dell’abitazione principale. Il concetto portante è la difesa della proprietà. Quindi, «impignorabilità della prima casa, salvo i casi di mancato pagamento del mutuo ipotecario e a patto di essere in regola con gli obblighi condominiali». Tutela della proprietà vuol dire anche «sgombero immediato delle occupazioni senza titolo». Prevista la cedolare secca al 21% anche per l’affitto degli immobili commerciali in zone svantaggiate o degradate, oltre a un piano straordinario di edilizia pubblica con sinergie pubblico-privato. Infine bonus edilizi per la messa in sicurezza.
Via libera del Consiglio dei ministri al piano casa e al ddl sugli sgomberi. Il premier Giorgia Meloni annuncia fino a 100.000 alloggi in 10 anni e procedure più rapide per liberare gli immobili occupati abusivamente.
Il governo accelera sul fronte abitativo e della legalità. Al termine del Consiglio dei ministri, il premier Giorgia Meloni ha illustrato i contenuti del piano casa, definito «ambizioso», con l’obiettivo di mettere a disposizione fino a 100.000 alloggi tra edilizia popolare e soluzioni a canone calmierato nell’arco di un decennio.
Il progetto prevede uno stanziamento pubblico fino a 10 miliardi di euro, destinato a generare un effetto moltiplicatore grazie al coinvolgimento di capitali privati. Tra le priorità anche il recupero di circa 60mila immobili oggi non assegnabili perché in condizioni non adeguate. Parallelamente, l’esecutivo ha approvato un disegno di legge con dichiarazione d’urgenza sugli sgomberi, con l’obiettivo di rendere più rapide ed efficaci le procedure per liberare gli immobili occupati abusivamente. Una misura che punta a rafforzare la tutela della proprietà e a velocizzare gli interventi sul territorio.
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«Roma e Milano», ha evidenziato il presidente del Consiglio, «sono tra le città europee dove è più difficile acquistare casa: 16 a Roma, 13 a Milano sono i metri quadri di abitazione che un giovane può permettersi se destina un terzo del suo stipendio al pagamento di un prestito a 30 anni a tasso fisso. E quindi capiamo che un problema c’è. Non riguarda esclusivamente le città, perché il problema esiste ovunque».
E visto che c’è un problema che riguarda giovani, famiglie e anziani, il governo è intervenuto con un provvedimento «corposo» che poggia su tre pilastri. Il primo riguarda l’edilizia residenziale popolare e prevede di impiegare inizialmente non meno di 1,7 miliardi per ristrutturare alloggi pubblici che in questo momento non sono «agibili» e quindi restano fuori dalla graduatorie. Quanti? «L’obiettivo», ha sottolineato il vicepremier Matteo Salvini, «è recuperare entro un anno dall’approvazione del decreto 60.000 appartamenti ad oggi non assegnati perché fuori norma, perché occupati abusivamente, perché non hanno gli infissi ecc. in tutte le regioni italiane, con un costo medio per appartamento fra i 15 e i 20.000 euro».
Ma non ci sono solo i soldi. Perché a breve verrà nominato un commissario che avrà il compito di «facilitare» tutte le procedure. Il secondo pilastro invece prevede la nascita di uno strumento finanziario in capo a Invimit nel quale confluiranno le risorse finanziarie sia nazionali che europee destinate all’housing sociale e all’emergenza abitativa e che saranno ripartite tra i vari livelli di governo. Poi c’è la terza gamba, quella che fa perno sui privati, affiancati dalla mano pubblica che vede come protagonista Cassa Depositi e Prestiti, Confindustria e la rete del Real Estate guidata dal manager Mario Abbadessa.
Risorse che dovrebbero aggiungersi ai 10 miliardi di cui parla la Meloni. Secondo quanto risulta alla Verità sarà costituito un fondo immobiliare chiuso che oltre a Cdp (che investirà più di 400 milioni per avere un ruolo soprattutto di supervisione) coinvolgerà anche Mubadala (il fondo sovrano di Abu Dhabi che metterà sul piatto 1 miliardo per poi accrescere la sua partecipazione) e quasi sicuramente anche il fondo sovrano del Kuwait (Kia). E sempre dal Golfo Persico potrebbero arrivare altre sorprese. Anche per la creazione della terza gamba del piano casa il ruolo e i rapporti internazionali della Meloni (pensiamo al bilaterale di dicembre con l’Emiro del Kuwait Misha’al Al-Ahmad Al-Sabah e all’incontro di gennaio con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan) sono stati fondamentali.
I fondi sovrani puntano a un ritorno certo, ma va ricordato che nel piano di Cdp e Abbadessa avranno un ruolo importante le più grandi casse di previdenza del Paese, soggetti che per loro natura hanno una visione poco speculativa (Enpam, Cassa Forense, Inarcassa, Cnpadc ed Enasarco).
Si parla di una potenza di fuco (a leva) di circa 20 miliardi.
Anche per il terzo pilastro è prevista la nomina di un commissario alla semplificazione, ma come ha spiegato la Meloni, «lo Stato assicura al privato che vuole investire semplificazioni burocratiche, e procedure veloci, ma in cambio il privato dovrà garantire su 100 alloggi che costruisce che 70 siano di edilizia convenzionata. Un prezzo di affitto scontato di almeno il 33% rispetto al costo di mercato, ma speriamo che si possa fare anche meglio».
Sono essenziali per la riuscita del piano anche altre operazioni. Lo stesso presidente del Consiglio ha sottolineato come per la parte di edilizia a prezzi calmierati sia previsto il dimezzamento di tutti gli oneri dei notai: «Significa», ha spiegato, «dimezzare il costo dell’atto di compravendita, del mutuo, della locazione». Così come sarà centrale l’approvazione del disegno di legge con la dichiarazione d’urgenza sul tema degli sgomberi. Un pacchetto di misure per rendere più efficace e veloce la liberazione degli immobili occupati abusivamente intervenendo sulle procedure di notifica di esecuzione dello sfratto, sui tempi per le esecuzioni e sulla procedura accelerata e di urgenza per ottenere in via giudiziale il titolo esecutivo e quindi il rilascio dell’immobile.
Occhio infine al meccanismo del rent to buy. «C’è per l’edilizia sociale la formula innovativa del rent to buy. Cioè», ha insistito Salvini, «non si paga più a vuoto l’affitto di una lunga locazione perché dopo un tot di anni puoi andare a riscattare quell’immobile. Quindi non è più un affitto ma è un anticipo diluito nel tempo dell’acquisto». A cui si aggiunge anche un «aiuto per i prossimi tre anni dedicato esclusivamente ai genitori separati di 400-500 euro al mese». Mostrano apprezzamento le parti sociali. «Come Confindustria Assoimmobiliare», commenta per esempio il presidente Davide Albertini Petroni, «apprezziamo il forte impegno che Meloni, Salvini e Foti hanno dedicato all’emergenza abitativa, oggi tra le principali urgenze sociali del Paese».
Tutto bellissimo nella pratica, ora arriva il difficile: mettere il piano casa a terra.
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Silvia Salis (Getty Images)
«A Rimini», racconta Massimo Cortesi, responsabile della comunicazione dell’Associazione nazionale Alpini e direttore del mensile nazionale L’Alpino, «siamo stati preceduti da alcuni manifesti che dicevano: “Alpino molesto se mi tocchi ti calpesto”. È in quell’occasione che, per la prima volta, siamo stati travolti da accuse di questo tipo. Tutti hanno raccontato quello che alcuni di noi avrebbero fatto quella volta, ma nessuno, o quasi, ha detto che poi abbiamo creato un sito contro le molestie e prodotto un manuale di consapevolezza. Rigettiamo ogni tipo di comportamento scorretto nei confronti delle donne. Questo genere di cose non ha nulla a che fare con noi».
Stesso copione anche a Genova, dove si terrà la prossima adunata. Non una di meno ha subito pubblicato dei post contro le penne nere, paragonandoli a dei molestatori che coltivano la cultura machista. «Si tratta di un movimento che esiste solo online, senza segreteria e senza un vero e proprio consiglio», prosegue Cortesi. «Ci aveva già preso di mira durante l’adunata del 2018 a Trento». Polemica chiusa, quindi. Anche se il responsabile comunicazione dell’Ana ci tiene ad aggiungere: «Avere come bersaglio la nostra associazione è l’ideale perché abbiamo un’immagine molto positiva. Sparare sugli alpini provoca sempre molto rumore». Cortesi precisa poi una cosa: «Capisco che i genovesi siano a disagio per il fatto che siano state chiuse le scuole e i parchi, ma è una decisione che ha preso il Comune, senza che noi facessimo alcuna richiesta in questo senso. Lo ripeto: capisco che le famiglie potranno risentire della nostra presenza perché hanno i bambini a casa per due giorni. Lo comprendo. Ma non è né una decisione né una richiesta fatta dagli alpini». Anzi... Con un certo orgoglio, Cortesi ricorda un fatto: «Nel 2019, durante l’adunata di Milano, il sindaco Beppe Sala ci chiese quando saremmo tornati visto che avevamo lasciato i parchi in cui eravamo stati meglio di come li avevamo trovati».
A Genova però non è così. A dominare, almeno per il momento, sono le polemiche. Del resto la richiesta di ospitare l’adunata dell’Associazione nazionale Alpini era stata fatta tanto tempo fa, quando il sindaco era un altro, Marco Bucci, certamente più vicino al sentire degli Alpini rispetto a Silvia Salis. «Ai cittadini che protestano per i disagi», precisa Cortesi, «bisogna ricordare che l’adunata a Genova è stata chiesta certamente dalla nostra sezione locale, ma anche dal Comune e dalla Regione. E che portiamo sempre un introito significativo nelle casse delle città in cui passiamo. Mi sorprende che», prosegue poi il responsabile della comunicazione dell’Ana, «il Comune abbia celebrato il 25 aprile e poi abbia voltato le spalle agli Alpini, a cui sono state concesse 62 medaglie al valor militare durante la Resistenza. Non è una critica, ma bisogna dire che il confronto politico è scaduto. Gli interessi di una parte, in questo caso, sono prevalsi sull’oggettività».
Anche perché su queste adunate c’è un grande errore di fondo. Spesso si pensa che abbiano a che fare con il mondo militare o, peggio ancora, con la guerra. Ma non è così. L’Associazione nazionale alpini ha come obiettivo, grazie ai suoi volontari, quello di assistere chi si trova in difficoltà. Certo, l’Ana è una associazione di volontari che hanno in comune l’aver prestato servizio di leva nei reparti alpini, ma che poi hanno continuato tutta la vita in professioni diverse, in ogni campo. Che più che alla guerra pensano alla pace. Del resto, i motti delle ultime adunate sono stati «Il sogno di pace degli alpini» e «Alpini portatori di pace». Quest’anno invece il motto dell’adunata sarà «Un faro per il futuro d’Italia». Anche in questo caso i conflitti non c’entrano: «Vogliamo puntare su solidarietà, condivisione e disponibilità nei confronti degli altri. Come associazione nazionale alpini facciamo memoria degli uomini travolti dalle guerre, quindi delle vittime. Uno dei nostri motti è: “Noi onoriamo i morti aiutando i vivi”. Realizziamo opere a favore di tutti. Dove c’è un’emergenza arriviamo. Abbiamo fatto strutture in tutto il mondo per aiutare le persone», spiega Cortesi.
C’è poi un’altra questione, quella delle polemiche relative alla richiesta dell’Ana di Udine di evitare che la sfilata degli alpini fosse in concomitanza con il gay pride: «La sezione lo ha chiesto perché sono due manifestazioni talmente diverse che sarebbe meglio farle in giorni diversi. Udine non è una città assediata dagli eventi e quindi ci sono date e spazi per tutti».
Sia come sia, un fatto è certo: gli alpini piacciono a gran parte degli italiani. Sia perché ne riconoscono il valore nelle emergenze, sia perché guardando a quelle penne nere si ricordano dei giovani costretti a stare per anni in montagna, senza nulla con sé. Con solo qualche canto malinconico che racconta di ragazze perdute e di una guerra che non volevano fare. O della campagna di Russia, da cui i più non ritornarono, per parafrasare il titolo di un bel libro di Eugenio Corti. O di capitani che chiedevano che il loro corpo venisse spartito. Un po’ alla patria e al battaglione, un po’ alla mamma e al primo amore. E, infine, alle montagne «Ché lo fioriscano di rose e fior».
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