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2022-09-12
E alla casa chi ci pensa?
Ansa
L’80% degli italiani è proprietario della casa di abitazione, il mattone continua a essere una delle principali forme di investimento, le seconde abitazioni sono una fonte di reddito per tante famiglie. Eppure i partiti nei loro chilometrici programmi elettorali hanno affrontato il tema solo in modo superficiale con qualche generico impegno. I due principali schieramenti si sono limitati a considerare la casa esclusivamente dal punto di vista o della proprietà o della locazione, con il centrodestra rivolto soprattutto ai proprietari, attuali e futuri, e il centrosinistra concentrato sugli aiuti a chi vive in affitto e su un ambizioso, quanto irrealistico, piano decennale di edilizia residenziale pubblica. Il centrodestra rilancia i suoi tradizionali cavalli di battaglia, come la graduale riduzione dell’Imu, l’eliminazione dell’imposta per i negozi sfitti e gli immobili occupati abusivamente e un maggior rigore contro le occupazioni abusive. Poi la cedolare secca per gli affitti commerciali.
Nessuno si avventura ad affrontare il problema della casa nella sua interezza. Delle questioni più controverse non si parla. È il caso delle morosità e delle difficoltà a liberare immobili con inquilini che non pagano il canone. Solitamente i partiti prendono le difese o dei proprietari o degli inquilini, ma i danni sono per entrambi. Durante la pandemia è stato deciso il blocco degli sfratti, che ha però creato un danno sia ai proprietari, di fatto espropriati della gestione di un bene, sia agli inquilini che dovranno confrontarsi con un mercato sempre più ostile. Non è un caso che, a fronte della scarsa tutela legislativa del proprietario, ci sia stato un aumento esponenziale degli affitti brevi e dei b&b. Il proprietario, non sentendosi garantito dallo Stato nella tutela del bene (che per molte famiglie rappresenta un investimento e una fonte di reddito talvolta esclusiva), adotta formule di locazione meno «rischiose». Il risultato è che il mercato degli affitti residenziali si è ristretto ed è a condizioni sempre meno accessibili, penalizzando chi cerca casa.
I partiti come pensano di risolvere il problema di un mercato immobiliare ingessato? La risposta non può essere quella adottata da Venezia e altre grandi città di ostacolare gli affitti brevi, che sbarra la strada ai flussi turistici come ai fuori sede, studenti e lavoratori. Una soluzione nei programmi non l’abbiamo trovata.
Il tema delle morosità degli affitti, delle utenze e delle spese condominiali è già una realtà. Secondo Francesco Iollo, segretario generale di Confedilizia per l’area partenopea, a Napoli il 70% degli inquilini non paga le quote condominiali. L’aumento dei costi energetici sta mandando in crisi i bilanci dei complessi immobiliari. Oltre alla componente energetica, crescono anche i costi della manutenzione e dei servizi in quanto le aziende fornitrici, colpite anch’esse dalla crisi, rivedono i loro listini. Sono possibili rateizzazioni, ma con quali prospettive se la capacità reddituale di molti condomini, già falcidiata dal Covid, rischia di essere compromessa dai rincari generalizzati dell’autunno? Il recupero giudiziale, afflitto da tempi lunghissimi, non può rappresentare una risposta. Che dovrebbe essere data dai partiti.
Altri temi legati al mercato immobiliare richiedono una soluzione a stretto giro. Gli aiuti agli under 36 con Isee inferiore a 40.000 euro annui, per mutui prima casa garantiti dallo Stato all’80%, scadono il 31 dicembre. La misura, introdotta a metà 2021 con il decreto Sostegni bis, finora ha prodotto 44.650 contratti (con un picco a luglio di oltre 6.000 prestiti) e ha vivacizzato il mercato dei mutui che era in contrazione.
L’innalzamento della copertura all’80%, invece del 50% previsto di regola, ha consentito alle banche di fare contratti capaci di finanziare il 100% dell’acquisto dell’immobile. È stato un buon volano per giovani con lavori precari per accedere all’acquisto della prima casa. Dal 1° gennaio 2023 però non sarà più possibile avere un mutuo con queste condizioni. Inoltre le banche che hanno aderito all’iniziativa ora stanno rivedendo i propri prodotti alla luce dell’aumento dei tassi di interesse. L’offerta è già virata quasi esclusivamente sul tasso variabile.
Con l’anno nuovo scadono anche le misure straordinarie introdotte durante la pandemia con cui è stata allargata la platea della moratoria sui mutui prima casa. Oltre alla deroga sull’Isee, per cui è possibile richiedere la sospensione delle rate senza far riferimento all’indicatore della situazione economica (il limite è solitamente a 30.000 euro), la moratoria è stata estesa anche ai lavoratori autonomi e liberi professionisti che avevano subìto un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto a quello dell’ultimo trimestre 2019. Scade a fine anno pure l’innalzamento del valore dei mutui che è possibile sospendere, da 250.000 a 400.000 euro. Tutte queste deroghe non varranno più dal 1° gennaio, proprio nel momento in cui i costi per il riscaldamento e l’aumento dei prezzi peseranno di più sui bilanci familiari.
C’è poi il tema delle case occupate abusivamente. Scatenò un vespaio di polemiche la decisione dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini di imporre un passo diverso agli sgomberi. Sul fenomeno non si hanno dati ufficiali. Alcune stime indicano oltre 50.000 abitazioni, concentrate soprattutto nei grandi centri urbani. A Roma risulta occupato un appartamento su tre di proprietà di enti privati. Le cronache hanno spesso parlato di racket per indicare talpe sia nei condomini sia negli uffici comunali che comunicano alle famiglie in cerca di una casa - e disposte a pagare anche 10.000 euro per la soffiata - gli appartamenti liberi in quel momento e che si possono occupare. Squadre di fabbri e muratori scardinano le serrature delle porte e permettono agli abusivi di installarsi. Una volta entrati, lo sgombero è davvero difficile. La crisi della casa, se sommata ad altre difficoltà, rischia di essere il detonatore di tensioni sociali. A giudicare dai programmi non sembra che i partiti ne siamo totalmente consapevoli.
Azione/Italia Viva: Argomento nemmeno sfiorato nel programma dei «centristi»
Nel programma «centrista» di Carlo Calenda e Matteo Renzi, la ricerca delle parole «abitazione», «casa», «residenza», «alloggio» non fornisce alcun risultato. Si accenna solamente a «garantire un sostegno alla residenzialità agli studenti fuori sede iscritti a università o istituti tecnici scientifici per un massimo di quattro anni».
In questo modo, si legge nel documento, «incentiveremo la mobilità sociale e daremo un accesso alla formazione terziaria più equo». Si fa un vago riferimento poi al tema della casa nel capitolo della tutela delle persone con disabilità. Si dice che bisogna «favorire interventi per l’abitare civile, perseguendo l’obiettivo di contrasto a forme di segregazione esistenti».
Verdi/Sinistra Italiana: La ricetta classica di sinistra: una patrimoniale su tutti i beni
Abolizione dell’Imu da sostituire però con un’imposta patrimoniale personale, unica e progressiva, su tutti i beni mobili e immobili. La ricetta di Verdi-Sinistra italiana, insomma, è quella classica della sinistra: patrimoniale a tappeto. L’alleanza rossa vorrebbe poi istituire un fondo, finanziato con denari pubblici, per acquisire gli immobili posti a garanzia dei crediti deteriorati nel sistema bancario, al prezzo pari all’importo che le banche ricaverebbero cedendo i relativi crediti inesigibili. «In questo modo lo Stato», si legge, «potrebbe rapidamente entrare in possesso di un importante patrimonio immobiliare senza realizzare nuovi edifici che consumano suolo».
Movimento 5 Stelle: A chi è sotto sfratto promesse che nessuno potrà mantenere
Il M5s rilancia il superbonus e promette di stabilizzare gli sgravi per l’acquisto della prima casa da parte degli under 36 e in generale mutui agevolati prima casa. Nel programma si fanno promesse tante faraoniche quanto irrealizzabili, come un piano per l’edilizia residenziale pubblica con la riqualificazione degli edifici esistenti. Alle persone sovraindebitate e sotto sfratto si permette o di riacquistare il proprio immobile tramite mutui a lungo termine agevolati dallo Stato, oppure di rimanervi in affitto con la possibilità in futuro di riacquistarla.
Bisognerebbe sapere cosa ne pensano le banche. Chissà se Giuseppe Conte ha considerato che è in atto un aumento dei tassi d’interesse e che la disponibilità di credito si è ridotta.
Partito Democratico: Valanga di alloggi popolari. Chi li paga? Non si sa
Il programma del Pd non parla dei proprietari e del patrimonio immobiliare esistente, ma immagina un piano di edilizia residenziale pubblica con «interventi di rigenerazione urbana» con il consumo di suolo. L’obiettivo è di realizzare 500.000 alloggi popolari in dieci anni. Lavoce.info ha calcolato che, al costo medio attuale di 100.000 euro per alloggio, l’attuazione di tale piano richiederebbe un investimento complessivo di 50 miliardi di euro, 5 ogni anno, da trovare chissà dove.
Il Pd poi parla di «avviare una nuova stagione di politiche abitative» senza entrare nel dettaglio, ma limitandosi a esaminare il rapporto tra i giovani e il mercato immobiliare.
Forza Italia: Via l’imposta di successione e anche l’Imu sugli edifici vuoti
I pilastri del programma di Forza Italia sulla casa sono: «Ferma tutela della proprietà privata, creazione di un sistema di protezione della casa e immediato sgombero delle case occupate, agevolazioni per l’accesso al mutuo per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie». Si punta anche a eliminare la tassa di successione e donazione, partendo dall’innalzamento del valore imponibile esente per gli eredi in linea diretta o il coniuge. Nessuna imposta patrimoniale sulla casa e riduzione della pressione fiscale sul comparto immobiliare a partire dall’eliminazione dell’Imu per gli immobili non occupati o inagibili.
Lega: Per gli inquilini abusivi torna lo sgombero immediato
Nel programma di oltre 200 pagine, la Lega dedica un paragrafo alla casa, mettendo al «centro la tutela della proprietà privata come diritto sacro e inviolabile». Torna il tema dell’«immediato sgombero delle case occupate», da sempre un cavallo di battaglia di Matteo Salvini. La Lega punta poi a «garantire l’impignorabilità della prima casa» e a «rendere il superbonus più coerente e applicabile, contemperando le esigenze di contenimento degli oneri a carico dello Stato con quelle di riqualificazione energetica e adeguamento antisismico degli edifici, rispondendo agli interessi e alle preoccupazioni di proprietari di casa, imprese e tecnici».
Fratelli d'Italia: Cedolare secca al 21% estesa ai negozi in zone svantaggiate
Fratelli d’Italia intende agevolare chi possiede un’abitazione e ne vuole migliorare la qualità o rendere meno onerosa la gestione. Dice no a nuove tasse sulla prima casa e zero tasse sui primi 100.000 euro per l’acquisto dell’abitazione principale. Il concetto portante è la difesa della proprietà. Quindi, «impignorabilità della prima casa, salvo i casi di mancato pagamento del mutuo ipotecario e a patto di essere in regola con gli obblighi condominiali». Tutela della proprietà vuol dire anche «sgombero immediato delle occupazioni senza titolo». Prevista la cedolare secca al 21% anche per l’affitto degli immobili commerciali in zone svantaggiate o degradate, oltre a un piano straordinario di edilizia pubblica con sinergie pubblico-privato. Infine bonus edilizi per la messa in sicurezza.
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Scadono le agevolazioni ai mutui dei più giovani, le famiglie sono in crisi con le bollette alle stelle, il mercato degli affitti è sempre più in difficoltà per gli aumenti inarrestabili dei costi. È un tema strategico per milioni di italiani ma alla vigilia del voto i partiti se ne scordano.All'interno l'analisi partito per partito.L’80% degli italiani è proprietario della casa di abitazione, il mattone continua a essere una delle principali forme di investimento, le seconde abitazioni sono una fonte di reddito per tante famiglie. Eppure i partiti nei loro chilometrici programmi elettorali hanno affrontato il tema solo in modo superficiale con qualche generico impegno. I due principali schieramenti si sono limitati a considerare la casa esclusivamente dal punto di vista o della proprietà o della locazione, con il centrodestra rivolto soprattutto ai proprietari, attuali e futuri, e il centrosinistra concentrato sugli aiuti a chi vive in affitto e su un ambizioso, quanto irrealistico, piano decennale di edilizia residenziale pubblica. Il centrodestra rilancia i suoi tradizionali cavalli di battaglia, come la graduale riduzione dell’Imu, l’eliminazione dell’imposta per i negozi sfitti e gli immobili occupati abusivamente e un maggior rigore contro le occupazioni abusive. Poi la cedolare secca per gli affitti commerciali. Nessuno si avventura ad affrontare il problema della casa nella sua interezza. Delle questioni più controverse non si parla. È il caso delle morosità e delle difficoltà a liberare immobili con inquilini che non pagano il canone. Solitamente i partiti prendono le difese o dei proprietari o degli inquilini, ma i danni sono per entrambi. Durante la pandemia è stato deciso il blocco degli sfratti, che ha però creato un danno sia ai proprietari, di fatto espropriati della gestione di un bene, sia agli inquilini che dovranno confrontarsi con un mercato sempre più ostile. Non è un caso che, a fronte della scarsa tutela legislativa del proprietario, ci sia stato un aumento esponenziale degli affitti brevi e dei b&b. Il proprietario, non sentendosi garantito dallo Stato nella tutela del bene (che per molte famiglie rappresenta un investimento e una fonte di reddito talvolta esclusiva), adotta formule di locazione meno «rischiose». Il risultato è che il mercato degli affitti residenziali si è ristretto ed è a condizioni sempre meno accessibili, penalizzando chi cerca casa.I partiti come pensano di risolvere il problema di un mercato immobiliare ingessato? La risposta non può essere quella adottata da Venezia e altre grandi città di ostacolare gli affitti brevi, che sbarra la strada ai flussi turistici come ai fuori sede, studenti e lavoratori. Una soluzione nei programmi non l’abbiamo trovata. Il tema delle morosità degli affitti, delle utenze e delle spese condominiali è già una realtà. Secondo Francesco Iollo, segretario generale di Confedilizia per l’area partenopea, a Napoli il 70% degli inquilini non paga le quote condominiali. L’aumento dei costi energetici sta mandando in crisi i bilanci dei complessi immobiliari. Oltre alla componente energetica, crescono anche i costi della manutenzione e dei servizi in quanto le aziende fornitrici, colpite anch’esse dalla crisi, rivedono i loro listini. Sono possibili rateizzazioni, ma con quali prospettive se la capacità reddituale di molti condomini, già falcidiata dal Covid, rischia di essere compromessa dai rincari generalizzati dell’autunno? Il recupero giudiziale, afflitto da tempi lunghissimi, non può rappresentare una risposta. Che dovrebbe essere data dai partiti. Altri temi legati al mercato immobiliare richiedono una soluzione a stretto giro. Gli aiuti agli under 36 con Isee inferiore a 40.000 euro annui, per mutui prima casa garantiti dallo Stato all’80%, scadono il 31 dicembre. La misura, introdotta a metà 2021 con il decreto Sostegni bis, finora ha prodotto 44.650 contratti (con un picco a luglio di oltre 6.000 prestiti) e ha vivacizzato il mercato dei mutui che era in contrazione.L’innalzamento della copertura all’80%, invece del 50% previsto di regola, ha consentito alle banche di fare contratti capaci di finanziare il 100% dell’acquisto dell’immobile. È stato un buon volano per giovani con lavori precari per accedere all’acquisto della prima casa. Dal 1° gennaio 2023 però non sarà più possibile avere un mutuo con queste condizioni. Inoltre le banche che hanno aderito all’iniziativa ora stanno rivedendo i propri prodotti alla luce dell’aumento dei tassi di interesse. L’offerta è già virata quasi esclusivamente sul tasso variabile. Con l’anno nuovo scadono anche le misure straordinarie introdotte durante la pandemia con cui è stata allargata la platea della moratoria sui mutui prima casa. Oltre alla deroga sull’Isee, per cui è possibile richiedere la sospensione delle rate senza far riferimento all’indicatore della situazione economica (il limite è solitamente a 30.000 euro), la moratoria è stata estesa anche ai lavoratori autonomi e liberi professionisti che avevano subìto un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto a quello dell’ultimo trimestre 2019. Scade a fine anno pure l’innalzamento del valore dei mutui che è possibile sospendere, da 250.000 a 400.000 euro. Tutte queste deroghe non varranno più dal 1° gennaio, proprio nel momento in cui i costi per il riscaldamento e l’aumento dei prezzi peseranno di più sui bilanci familiari.C’è poi il tema delle case occupate abusivamente. Scatenò un vespaio di polemiche la decisione dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini di imporre un passo diverso agli sgomberi. Sul fenomeno non si hanno dati ufficiali. Alcune stime indicano oltre 50.000 abitazioni, concentrate soprattutto nei grandi centri urbani. A Roma risulta occupato un appartamento su tre di proprietà di enti privati. Le cronache hanno spesso parlato di racket per indicare talpe sia nei condomini sia negli uffici comunali che comunicano alle famiglie in cerca di una casa - e disposte a pagare anche 10.000 euro per la soffiata - gli appartamenti liberi in quel momento e che si possono occupare. Squadre di fabbri e muratori scardinano le serrature delle porte e permettono agli abusivi di installarsi. Una volta entrati, lo sgombero è davvero difficile. La crisi della casa, se sommata ad altre difficoltà, rischia di essere il detonatore di tensioni sociali. A giudicare dai programmi non sembra che i partiti ne siamo totalmente consapevoli.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="azione-italia-viva-argomento-nemmeno-sfiorato-nel-programma-dei-centristi" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Azione/Italia Viva: Argomento nemmeno sfiorato nel programma dei «centristi» Nel programma «centrista» di Carlo Calenda e Matteo Renzi, la ricerca delle parole «abitazione», «casa», «residenza», «alloggio» non fornisce alcun risultato. Si accenna solamente a «garantire un sostegno alla residenzialità agli studenti fuori sede iscritti a università o istituti tecnici scientifici per un massimo di quattro anni». In questo modo, si legge nel documento, «incentiveremo la mobilità sociale e daremo un accesso alla formazione terziaria più equo». Si fa un vago riferimento poi al tema della casa nel capitolo della tutela delle persone con disabilità. Si dice che bisogna «favorire interventi per l’abitare civile, perseguendo l’obiettivo di contrasto a forme di segregazione esistenti». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="verdi-sinistra-italiana-la-ricetta-classica-di-sinistra-una-patrimoniale-su-tutti-i-beni" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Verdi/Sinistra Italiana: La ricetta classica di sinistra: una patrimoniale su tutti i beni Abolizione dell’Imu da sostituire però con un’imposta patrimoniale personale, unica e progressiva, su tutti i beni mobili e immobili. La ricetta di Verdi-Sinistra italiana, insomma, è quella classica della sinistra: patrimoniale a tappeto. L’alleanza rossa vorrebbe poi istituire un fondo, finanziato con denari pubblici, per acquisire gli immobili posti a garanzia dei crediti deteriorati nel sistema bancario, al prezzo pari all’importo che le banche ricaverebbero cedendo i relativi crediti inesigibili. «In questo modo lo Stato», si legge, «potrebbe rapidamente entrare in possesso di un importante patrimonio immobiliare senza realizzare nuovi edifici che consumano suolo». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="movimento-5-stelle-a-chi-e-sotto-sfratto-promesse-che-nessuno-potra-mantenere" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Movimento 5 Stelle: A chi è sotto sfratto promesse che nessuno potrà mantenere Il M5s rilancia il superbonus e promette di stabilizzare gli sgravi per l’acquisto della prima casa da parte degli under 36 e in generale mutui agevolati prima casa. Nel programma si fanno promesse tante faraoniche quanto irrealizzabili, come un piano per l’edilizia residenziale pubblica con la riqualificazione degli edifici esistenti. Alle persone sovraindebitate e sotto sfratto si permette o di riacquistare il proprio immobile tramite mutui a lungo termine agevolati dallo Stato, oppure di rimanervi in affitto con la possibilità in futuro di riacquistarla. Bisognerebbe sapere cosa ne pensano le banche. 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Lavoce.info ha calcolato che, al costo medio attuale di 100.000 euro per alloggio, l’attuazione di tale piano richiederebbe un investimento complessivo di 50 miliardi di euro, 5 ogni anno, da trovare chissà dove. Il Pd poi parla di «avviare una nuova stagione di politiche abitative» senza entrare nel dettaglio, ma limitandosi a esaminare il rapporto tra i giovani e il mercato immobiliare. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="forza-italia-via-limposta-di-successione-e-anche-limu-sugli-edifici-vuoti" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Forza Italia: Via l’imposta di successione e anche l’Imu sugli edifici vuoti I pilastri del programma di Forza Italia sulla casa sono: «Ferma tutela della proprietà privata, creazione di un sistema di protezione della casa e immediato sgombero delle case occupate, agevolazioni per l’accesso al mutuo per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie». Si punta anche a eliminare la tassa di successione e donazione, partendo dall’innalzamento del valore imponibile esente per gli eredi in linea diretta o il coniuge. Nessuna imposta patrimoniale sulla casa e riduzione della pressione fiscale sul comparto immobiliare a partire dall’eliminazione dell’Imu per gli immobili non occupati o inagibili. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="lega-per-gli-inquilini-abusivi-torna-lo-sgombero-immediato" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Lega: Per gli inquilini abusivi torna lo sgombero immediato Nel programma di oltre 200 pagine, la Lega dedica un paragrafo alla casa, mettendo al «centro la tutela della proprietà privata come diritto sacro e inviolabile». Torna il tema dell’«immediato sgombero delle case occupate», da sempre un cavallo di battaglia di Matteo Salvini. La Lega punta poi a «garantire l’impignorabilità della prima casa» e a «rendere il superbonus più coerente e applicabile, contemperando le esigenze di contenimento degli oneri a carico dello Stato con quelle di riqualificazione energetica e adeguamento antisismico degli edifici, rispondendo agli interessi e alle preoccupazioni di proprietari di casa, imprese e tecnici». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fratelli-d-italia-cedolare-secca-al-21-estesa-ai-negozi-in-zone-svantaggiate" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Fratelli d'Italia: Cedolare secca al 21% estesa ai negozi in zone svantaggiate Fratelli d’Italia intende agevolare chi possiede un’abitazione e ne vuole migliorare la qualità o rendere meno onerosa la gestione. Dice no a nuove tasse sulla prima casa e zero tasse sui primi 100.000 euro per l’acquisto dell’abitazione principale. Il concetto portante è la difesa della proprietà. Quindi, «impignorabilità della prima casa, salvo i casi di mancato pagamento del mutuo ipotecario e a patto di essere in regola con gli obblighi condominiali». Tutela della proprietà vuol dire anche «sgombero immediato delle occupazioni senza titolo». Prevista la cedolare secca al 21% anche per l’affitto degli immobili commerciali in zone svantaggiate o degradate, oltre a un piano straordinario di edilizia pubblica con sinergie pubblico-privato. Infine bonus edilizi per la messa in sicurezza.
Ansa
Il capo della polizia Vittorio Pisani è stato tranchat: l’assistente capo Carmelo Cinturrino, il poliziotto infedele del Rogoredo, è da considerarsi un ex poliziotto. Così infatti il prefetto ha spiegato al Corriere: «Subito dopo il fermo disposto all’autorità giudiziaria, ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla polizia di Stato». Procedimento disciplinare e procedimento penale corrono su binari differenti con velocità diverse per natura. «Sì, di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito. Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo, mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato».
Non si può perdere tempo quando i fatti sono così chiari da potere, e quindi dovere, intervenire su fatti di cronaca così impattanti. E la fermezza è talmente un valore che il capo della polizia, come del resto già precedentemente aveva fatto il ministro Piantedosi, sgombra il campo dalle chiacchiere politiche: nessuno scudo avrebbe potuto salvare il poliziotto infedele. «Non credo che avrebbe ostacolato alcunché, perché la necessità di sparare non appariva evidente».
Ma allora uno si pone alcune domande: com’è possibile che le azioni disciplinari siano tanto diverse se uno indossa una divisa o una toga? I dati ci dicono che di fronte a errori gravissimi da parte della magistratura - errori per i quali lo Stato è costretto a pagare risarcimenti salati perché la vittima è stata in carcere senza aver commesso nulla - il magistrato che sbaglia non paga, anzi viene pure promosso! Ci volevano il referendum sulla riforma della giustizia e i vent’anni dalla assoluzione definitiva di Enzo Tortora (della cui tragedia si consiglia quantomeno la fiction di Bellocchio, Portobello) per ricordarci che le vittime sono tali perché qualcuno ha rovinato loro la vita? Certo, Cinturrino ha ucciso, è in galera ed è ormai un ex poliziotto; ma certi magistrati, anche se non hanno ucciso, hanno rovinato la vita delle loro vittime, sbattendole in galera e annientandone relazioni e posizioni; ecco, costoro non solo non pagano, ma restano in attività e sono persino promossi con avanzamenti di carriera.
E non è tutto, state attenti. Primo fatto: l’assistente capo Cinturrino colpevole di aver ucciso una persona e di aver alterato la scena del crimine nel tentativo di salvarsi si trova giustamente in galera, privato della libertà per effetto di una misura cautelare sacrosanta, oltre che - dicevamo - la destituzione dalla polizia. Secondo fatto: a Torino alcune manifestazioni sono sfociate in disordini gravi, nel corso dell’ultima abbiamo visto cosa hanno combinato alcune «personcine a modo» a un poliziotto preso a martellate. Ricapitolando: il poliziotto infedele che ha sparato e ucciso e che - dicono - avesse un martelletto per fare ancor più male (da qui il soprannome Thor) è in galera e senza più la divisa; chi invece mena e martella i poliziotti fedeli al massimo si becca gli arresti domiciliari con l’obbligo di firma.
Ha ragione il capo della polizia quando fa notare che «la polizia ha effettuato alcuni fermi, la Procura ha chiesto provvedimenti cautelari in carcere e il gip ha concesso misure più tenui. Per i disordini dello scorso anno, sempre a Torino, le indagini della polizia giudiziaria e le richieste della Procura hanno trovato parziale riscontro, con arresti domiciliari e obbligo di firma. Certo, nel rispetto dei ruoli non posso non rimanere perplesso sull’efficacia cautelare di un obbligo di firma emesso nei confronti di un indagato, già destinatario per altre tre volte di analoga misura. Ma la valutazione delle esigenze cautelari è competenza esclusiva del pm e del gip, e questo avverrà anche per le indagini sui fatti del 31 gennaio che sono tuttora in corso».
Complimenti al prefetto Parisi per l’eleganza istituzionale del linguaggio, ma qui c’è da diventare matti nel cercare il senso di certe scelte compiute dalla magistratura, il quasi doppiopesismo (o chiamatelo voi): com’è possibile non dare il carcere preventivo e dare ancora i domiciliari con obbligo di firma a chi continua a creare disordini nonostante quell’obbligo?
Cinturrino rimane a San Vittore
Il ricorso al Tribunale del Riesame sarà il prossimo passo della difesa di Carmelo Cinturrino, l’assistente capo detenuto a San Vittore con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. Il suo avvocato, Piero Porciani, impugnerà l’ordinanza con cui il gip Domenico Santoro, pur non convalidando il fermo, ha disposto la custodia cautelare in carcere ritenendo sussistenti gravi indizi e concrete esigenze cautelari.
Il giudice Santoro fonda la decisione su tre pilastri: gravità indiziaria, rischio di inquinamento probatorio e pericolo di reiterazione del reato. Il giudice richiama il «quadro allarmante» emerso dagli atti circa i metodi operativi attribuiti a Cinturrino negli anni precedenti: condotte aggressive, uso abituale della forza, clima di soggezione nel bosco di Rogoredo, episodi riferiti da più persone sentite a sommarie informazioni, tra cui anche frequentatori abituali dell’area. Non si tratta, secondo il gip, di un errore isolato legato a una singola operazione, ma di un modus operandi che - se confermato - dimostrerebbe una pericolosità attuale. La reiterazione, dunque, non viene collegata a un rischio generico, ma alla possibilità concreta che, rimesso in libertà, l’indagato possa tornare a esercitare la propria funzione con modalità ritenute incompatibili con le regole giuridiche e deontologiche. Accanto a questo, Santoro valorizza il pericolo di inquinamento probatorio: la gestione immediatamente successiva allo sparo, il ritardo nell’allertare i soccorsi, la capacità dimostrata di incidere sulla narrazione degli eventi e la circostanza che più agenti abbiano modificato le loro dichiarazioni solo in un secondo momento. Un quadro che, per il giudice, rende il carcere l’unica misura idonea allo stato degli atti.
Nel corso dell’interrogatorio di convalida, Cinturrino ha ammesso che tra lo sparo e la chiamata ai soccorsi sono passati «una ventina di minuti», spiegando di essere stato «confuso» e «non in me». Ha raccontato di aver chiamato prima via radio e poi il 118 dal cellulare, e di aver posizionato la pistola a circa 15 centimetri dal corpo «per pararmi». Ha sostenuto che i colleghi - in particolare Davide Picciotto - fossero dietro di lui e che «secondo me hanno visto che avevo la pistola», aggiungendo che almeno Picciotto «lo sapeva». Cinturrino ha respinto «ogni infamità», definendo «menzogne» le accuse e sostenendo che il suo tenore di vita è dimostrabile. Ha detto che molti colleghi lo hanno chiamato per esprimere indignazione, di aver sempre lavorato in coppia e fatto arresti con tutti, aggiungendo che «tutti volevano venire in macchina con me». Ha infine negato l’uso di droghe, affermando di bere solo «una birra o un cocktail» quando esce con la fidanzata. Di segno opposto le dichiarazioni rese nei secondi interrogatori del 19 febbraio da Picciotto, Gaetano Raimondi e Luigi Ramundo (accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso). Picciotto ha raccontato di aver avuto paura che l’assistente capo potesse «sparargli alle spalle» mentre eseguiva l’ordine di andare al commissariato. Raimondi ha confermato quel clima, affermando che nel bosco «se ne parlava» di «Luca Corvetto» (soprannome di Cinturrino) e che il collega «non era tutto pulito e lineare», pur senza che nessuno avesse mai formalizzato segnalazioni negli anni precedenti. Il capo della polizia Vittorio Pisani ha chiarito che Cinturrino sarà destituito e non può più essere considerato un appartenente alla Polizia, mentre su Rogoredo resta da verificare «la posizione degli altri poliziotti coinvolti», per i quali potrebbero emergere «ulteriori contestazioni». Ha annunciato che l’attività ispettiva sarà estesa all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria, escludendo tensioni tra polizia e magistratura: «Ognuno svolge il proprio ruolo». Sul piano istituzionale, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rivendicato che «le prime ricostruzioni sono state superate dal lavoro puntuale di polizia e Procura», ringraziando la Questura di Milano per il rigore dimostrato.
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Ansa
È dentro questo quadro - consegne pagate in media tra i 3 e i 5 euro e costi interamente scaricati sui rider - che la Procura di Milano è intervenuta. Dopo Glovo/Foodinho, la Procura diretta da Marcello Viola ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza anche per Deliveroo Italy S.r.l., ipotizzando il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravato. Nel decreto firmato dal pm Paolo Storari risultano indagati l’amministratore unico Andrea Giuseppe Zocchi e la società, anche ai sensi del d.lgs 231/2001. I rider coinvolti sarebbero circa 3.000 a Milano e 20.000 in tutta Italia.
L’inchiesta si estende anche ai rapporti a valle: i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro hanno acquisito documenti presso McDonald’s, Burger King, Esselunga, Carrefour, Crai Secom, Poke House e Kfc, non indagate ma legate a Deliveroo da rapporti contrattuali, per verificare se i modelli organizzativi siano idonei a prevenire forme di sfruttamento.
Per la Procura la leva è economica: compensi «in alcuni casi inferiori fino a circa il 90%» rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva, con un richiamo diretto all’articolo 36 della Costituzione sull’«esistenza libera e dignitosa». Dai verbali emerge che, a fronte di un impegno spesso a tempo pieno, molti rider dichiarano redditi mensili tra i 600 e gli 800 euro, livelli che la Procura colloca stabilmente sotto le soglie di povertà Istat.
Il cuore del provvedimento, come già nel «modello Glovo», non è però il singolo responsabile, ma una «politica di impresa» e un contesto organizzativo che consentono allo sfruttamento di riprodursi anche cambiando i vertici. Per questo la risposta non è solo penale: è il controllo giudiziario ex art. 3 della legge 199/2016, affidato al Nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri di Milano, con la nomina dell’amministratore giudiziario, l’avvocato Jean Paule Castagno, incaricata di verificare le condizioni lavorative e imporre nuovi assetti organizzativi.
Le dichiarazioni raccolte dalla Procura sono definite «sostanzialmente omogenee» e descrivono un’attività che non appare come lavoro autonomo, ma come esecuzione di consegne governate dalla piattaforma. Nei verbali compaiono storie precise: S.U., M.A., K.H., tutti lavoratori immigrati titolari di partita Iva e formalmente autonomi, ma inseriti in un sistema in cui il compenso è deciso dall’app. Uno riferisce di percepire «mediamente circa 4 euro per ciascuna consegna», un altro indica «tra 3 e 5 euro», sempre in base ai chilometri stabiliti dalla piattaforma.
A queste testimonianze la Procura affianca i dati fiscali. Su 55 rider esaminati, 52 risultano a partita Iva. Analizzando le fatture del 2025 di 37 lavoratori, emerge che 27 (73%) sono sotto la soglia di povertà considerando il reddito complessivo; la percentuale sale a 30 su 37 (81,1%) se si guarda al solo fatturato Deliveroo. Il confronto con il contratto nazionale logistica è ancora più netto: risultano sottosoglia 32 rider su 37 (86,5%) sul reddito totale e 35 su 37 (94,6%) sul solo fatturato Deliveroo.
Colpisce anche la composizione della forza lavoro: la larga maggioranza dei rider esaminati è composta da cittadini stranieri, spesso con famiglia a carico. In molti casi si tratta di lavoratori apparentemente in regola, titolari di partita Iva; ma già in altre inchieste erano state segnalate pratiche diffuse di cessione o utilizzo promiscuo degli account, che rendono più opaca la reale posizione giuridica di chi effettua le consegne. Non è lavoro nero in senso classico, ma un sistema che, anche quando appare regolare, espone i lavoratori alla povertà. Lo dicono i rider stessi: «Sono costretto ad accettare la paga di Deliveroo… a fine mese non mi avanza nulla»; «La paga non è sufficiente», racconta un altro, padre di tre figli. Intanto Elly Schlein, leader dem, chiede una legge specifica per i rider e il salario minimo, sostenendo che sotto i 9 euro l’ora è sfruttamento e che la politica non può lasciare soli i giudici nell’applicare l’articolo 36 della Costituzione. Resta però il fatto che quando il Partito democratico era al governo una riforma organica sul salario minimo o sui rider non è mai arrivata.
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Nicola Gratteri (Ansa)
L’aspetto più inquietante è l’atteggiamento di un magistrato, Nicola Gratteri, ufficialmente capo della Procura di Napoli e ufficiosamente frontman del No.
Non passa giorno che non attacchi il governo e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Senza nemmeno accorgersene: «Di certo non sono io a fomentare il veleno. Chi mi conosce sa che, con pacatezza, cerco di non offendere chi non la pensa come me», si azzarda a dire Gratteri. Ieri, a margine dell’inaugurazione dell’anno formativo della Scuola superiore della magistratura, a cui ha partecipato, noncurante degli appelli alla calma che il capo dello Stato ha fatto qualche giorno fa in seno al Csm, Gratteri è andato ancora all’assalto di Nordio, sciorinando, come fosse lui il ministro, la ricetta per risolvere la carenza di personale negli uffici giudiziari. «Anziché riaprire i tribunali come ha fatto adesso il ministro, riaprendo Bassano del Grappa, bisognerebbe chiudere i piccoli tribunali perché non funzionano bene. Ogni volta che si apre un ufficio giudiziario c’è sempre un procuratore della repubblica con tutta la struttura amministrativa che ne consegue. Bisognerebbe, invece, cercare di accorparlo e fare sinergia perché sempre più saranno in difficoltà».
Sul referendum mette di mezzo i giovani magistrati: «Già li vedo preoccupati, intimoriti, che si fanno domande. Ho visto già lo scorso anno gente che inizia a pensare di non fare più il pm e chiedere di fare il giudice perché preoccupato del futuro della figura del pm. Nessuno crede che si vadano a modificare sette articoli della Costituzione per 48 magistrati l’anno». Tutto ciò a pochi giorni dalla sua sparata sul Corriere della Calabria quando disse che «voteranno per il No le persone perbene» e per il Sì «gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente».
Immediata la replica del Guardasigilli: «Per la prima volta da mezzo secolo, stiamo colmando gli organici della magistratura attraverso ben sei concorsi. Dalla fine di quest’anno avremmo in servizio 10.853 magistrati. I numeri lo smentiscono ancora una volta. Siamo rammaricati per questa ennesima sterile polemica che non asseconda quel clima di pacatezza e razionalità invocato dal presidente della Repubblica».
Interviene anche il leader di Forza Italia, Antonio Tajani: «Questa riforma serve a cambiare l’Italia, non a indebolire la magistratura. Possiamo criticare qualche magistrato politicizzato, ma non stiamo facendo la guerra ai magistrati». La battaglia si è imbarbarita, mancano 25 giorni alle urne, ed è già scomparso il merito.
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