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2022-09-12
E alla casa chi ci pensa?
Ansa
L’80% degli italiani è proprietario della casa di abitazione, il mattone continua a essere una delle principali forme di investimento, le seconde abitazioni sono una fonte di reddito per tante famiglie. Eppure i partiti nei loro chilometrici programmi elettorali hanno affrontato il tema solo in modo superficiale con qualche generico impegno. I due principali schieramenti si sono limitati a considerare la casa esclusivamente dal punto di vista o della proprietà o della locazione, con il centrodestra rivolto soprattutto ai proprietari, attuali e futuri, e il centrosinistra concentrato sugli aiuti a chi vive in affitto e su un ambizioso, quanto irrealistico, piano decennale di edilizia residenziale pubblica. Il centrodestra rilancia i suoi tradizionali cavalli di battaglia, come la graduale riduzione dell’Imu, l’eliminazione dell’imposta per i negozi sfitti e gli immobili occupati abusivamente e un maggior rigore contro le occupazioni abusive. Poi la cedolare secca per gli affitti commerciali.
Nessuno si avventura ad affrontare il problema della casa nella sua interezza. Delle questioni più controverse non si parla. È il caso delle morosità e delle difficoltà a liberare immobili con inquilini che non pagano il canone. Solitamente i partiti prendono le difese o dei proprietari o degli inquilini, ma i danni sono per entrambi. Durante la pandemia è stato deciso il blocco degli sfratti, che ha però creato un danno sia ai proprietari, di fatto espropriati della gestione di un bene, sia agli inquilini che dovranno confrontarsi con un mercato sempre più ostile. Non è un caso che, a fronte della scarsa tutela legislativa del proprietario, ci sia stato un aumento esponenziale degli affitti brevi e dei b&b. Il proprietario, non sentendosi garantito dallo Stato nella tutela del bene (che per molte famiglie rappresenta un investimento e una fonte di reddito talvolta esclusiva), adotta formule di locazione meno «rischiose». Il risultato è che il mercato degli affitti residenziali si è ristretto ed è a condizioni sempre meno accessibili, penalizzando chi cerca casa.
I partiti come pensano di risolvere il problema di un mercato immobiliare ingessato? La risposta non può essere quella adottata da Venezia e altre grandi città di ostacolare gli affitti brevi, che sbarra la strada ai flussi turistici come ai fuori sede, studenti e lavoratori. Una soluzione nei programmi non l’abbiamo trovata.
Il tema delle morosità degli affitti, delle utenze e delle spese condominiali è già una realtà. Secondo Francesco Iollo, segretario generale di Confedilizia per l’area partenopea, a Napoli il 70% degli inquilini non paga le quote condominiali. L’aumento dei costi energetici sta mandando in crisi i bilanci dei complessi immobiliari. Oltre alla componente energetica, crescono anche i costi della manutenzione e dei servizi in quanto le aziende fornitrici, colpite anch’esse dalla crisi, rivedono i loro listini. Sono possibili rateizzazioni, ma con quali prospettive se la capacità reddituale di molti condomini, già falcidiata dal Covid, rischia di essere compromessa dai rincari generalizzati dell’autunno? Il recupero giudiziale, afflitto da tempi lunghissimi, non può rappresentare una risposta. Che dovrebbe essere data dai partiti.
Altri temi legati al mercato immobiliare richiedono una soluzione a stretto giro. Gli aiuti agli under 36 con Isee inferiore a 40.000 euro annui, per mutui prima casa garantiti dallo Stato all’80%, scadono il 31 dicembre. La misura, introdotta a metà 2021 con il decreto Sostegni bis, finora ha prodotto 44.650 contratti (con un picco a luglio di oltre 6.000 prestiti) e ha vivacizzato il mercato dei mutui che era in contrazione.
L’innalzamento della copertura all’80%, invece del 50% previsto di regola, ha consentito alle banche di fare contratti capaci di finanziare il 100% dell’acquisto dell’immobile. È stato un buon volano per giovani con lavori precari per accedere all’acquisto della prima casa. Dal 1° gennaio 2023 però non sarà più possibile avere un mutuo con queste condizioni. Inoltre le banche che hanno aderito all’iniziativa ora stanno rivedendo i propri prodotti alla luce dell’aumento dei tassi di interesse. L’offerta è già virata quasi esclusivamente sul tasso variabile.
Con l’anno nuovo scadono anche le misure straordinarie introdotte durante la pandemia con cui è stata allargata la platea della moratoria sui mutui prima casa. Oltre alla deroga sull’Isee, per cui è possibile richiedere la sospensione delle rate senza far riferimento all’indicatore della situazione economica (il limite è solitamente a 30.000 euro), la moratoria è stata estesa anche ai lavoratori autonomi e liberi professionisti che avevano subìto un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto a quello dell’ultimo trimestre 2019. Scade a fine anno pure l’innalzamento del valore dei mutui che è possibile sospendere, da 250.000 a 400.000 euro. Tutte queste deroghe non varranno più dal 1° gennaio, proprio nel momento in cui i costi per il riscaldamento e l’aumento dei prezzi peseranno di più sui bilanci familiari.
C’è poi il tema delle case occupate abusivamente. Scatenò un vespaio di polemiche la decisione dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini di imporre un passo diverso agli sgomberi. Sul fenomeno non si hanno dati ufficiali. Alcune stime indicano oltre 50.000 abitazioni, concentrate soprattutto nei grandi centri urbani. A Roma risulta occupato un appartamento su tre di proprietà di enti privati. Le cronache hanno spesso parlato di racket per indicare talpe sia nei condomini sia negli uffici comunali che comunicano alle famiglie in cerca di una casa - e disposte a pagare anche 10.000 euro per la soffiata - gli appartamenti liberi in quel momento e che si possono occupare. Squadre di fabbri e muratori scardinano le serrature delle porte e permettono agli abusivi di installarsi. Una volta entrati, lo sgombero è davvero difficile. La crisi della casa, se sommata ad altre difficoltà, rischia di essere il detonatore di tensioni sociali. A giudicare dai programmi non sembra che i partiti ne siamo totalmente consapevoli.
Azione/Italia Viva: Argomento nemmeno sfiorato nel programma dei «centristi»
Nel programma «centrista» di Carlo Calenda e Matteo Renzi, la ricerca delle parole «abitazione», «casa», «residenza», «alloggio» non fornisce alcun risultato. Si accenna solamente a «garantire un sostegno alla residenzialità agli studenti fuori sede iscritti a università o istituti tecnici scientifici per un massimo di quattro anni».
In questo modo, si legge nel documento, «incentiveremo la mobilità sociale e daremo un accesso alla formazione terziaria più equo». Si fa un vago riferimento poi al tema della casa nel capitolo della tutela delle persone con disabilità. Si dice che bisogna «favorire interventi per l’abitare civile, perseguendo l’obiettivo di contrasto a forme di segregazione esistenti».
Verdi/Sinistra Italiana: La ricetta classica di sinistra: una patrimoniale su tutti i beni
Abolizione dell’Imu da sostituire però con un’imposta patrimoniale personale, unica e progressiva, su tutti i beni mobili e immobili. La ricetta di Verdi-Sinistra italiana, insomma, è quella classica della sinistra: patrimoniale a tappeto. L’alleanza rossa vorrebbe poi istituire un fondo, finanziato con denari pubblici, per acquisire gli immobili posti a garanzia dei crediti deteriorati nel sistema bancario, al prezzo pari all’importo che le banche ricaverebbero cedendo i relativi crediti inesigibili. «In questo modo lo Stato», si legge, «potrebbe rapidamente entrare in possesso di un importante patrimonio immobiliare senza realizzare nuovi edifici che consumano suolo».
Movimento 5 Stelle: A chi è sotto sfratto promesse che nessuno potrà mantenere
Il M5s rilancia il superbonus e promette di stabilizzare gli sgravi per l’acquisto della prima casa da parte degli under 36 e in generale mutui agevolati prima casa. Nel programma si fanno promesse tante faraoniche quanto irrealizzabili, come un piano per l’edilizia residenziale pubblica con la riqualificazione degli edifici esistenti. Alle persone sovraindebitate e sotto sfratto si permette o di riacquistare il proprio immobile tramite mutui a lungo termine agevolati dallo Stato, oppure di rimanervi in affitto con la possibilità in futuro di riacquistarla.
Bisognerebbe sapere cosa ne pensano le banche. Chissà se Giuseppe Conte ha considerato che è in atto un aumento dei tassi d’interesse e che la disponibilità di credito si è ridotta.
Partito Democratico: Valanga di alloggi popolari. Chi li paga? Non si sa
Il programma del Pd non parla dei proprietari e del patrimonio immobiliare esistente, ma immagina un piano di edilizia residenziale pubblica con «interventi di rigenerazione urbana» con il consumo di suolo. L’obiettivo è di realizzare 500.000 alloggi popolari in dieci anni. Lavoce.info ha calcolato che, al costo medio attuale di 100.000 euro per alloggio, l’attuazione di tale piano richiederebbe un investimento complessivo di 50 miliardi di euro, 5 ogni anno, da trovare chissà dove.
Il Pd poi parla di «avviare una nuova stagione di politiche abitative» senza entrare nel dettaglio, ma limitandosi a esaminare il rapporto tra i giovani e il mercato immobiliare.
Forza Italia: Via l’imposta di successione e anche l’Imu sugli edifici vuoti
I pilastri del programma di Forza Italia sulla casa sono: «Ferma tutela della proprietà privata, creazione di un sistema di protezione della casa e immediato sgombero delle case occupate, agevolazioni per l’accesso al mutuo per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie». Si punta anche a eliminare la tassa di successione e donazione, partendo dall’innalzamento del valore imponibile esente per gli eredi in linea diretta o il coniuge. Nessuna imposta patrimoniale sulla casa e riduzione della pressione fiscale sul comparto immobiliare a partire dall’eliminazione dell’Imu per gli immobili non occupati o inagibili.
Lega: Per gli inquilini abusivi torna lo sgombero immediato
Nel programma di oltre 200 pagine, la Lega dedica un paragrafo alla casa, mettendo al «centro la tutela della proprietà privata come diritto sacro e inviolabile». Torna il tema dell’«immediato sgombero delle case occupate», da sempre un cavallo di battaglia di Matteo Salvini. La Lega punta poi a «garantire l’impignorabilità della prima casa» e a «rendere il superbonus più coerente e applicabile, contemperando le esigenze di contenimento degli oneri a carico dello Stato con quelle di riqualificazione energetica e adeguamento antisismico degli edifici, rispondendo agli interessi e alle preoccupazioni di proprietari di casa, imprese e tecnici».
Fratelli d'Italia: Cedolare secca al 21% estesa ai negozi in zone svantaggiate
Fratelli d’Italia intende agevolare chi possiede un’abitazione e ne vuole migliorare la qualità o rendere meno onerosa la gestione. Dice no a nuove tasse sulla prima casa e zero tasse sui primi 100.000 euro per l’acquisto dell’abitazione principale. Il concetto portante è la difesa della proprietà. Quindi, «impignorabilità della prima casa, salvo i casi di mancato pagamento del mutuo ipotecario e a patto di essere in regola con gli obblighi condominiali». Tutela della proprietà vuol dire anche «sgombero immediato delle occupazioni senza titolo». Prevista la cedolare secca al 21% anche per l’affitto degli immobili commerciali in zone svantaggiate o degradate, oltre a un piano straordinario di edilizia pubblica con sinergie pubblico-privato. Infine bonus edilizi per la messa in sicurezza.
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Scadono le agevolazioni ai mutui dei più giovani, le famiglie sono in crisi con le bollette alle stelle, il mercato degli affitti è sempre più in difficoltà per gli aumenti inarrestabili dei costi. È un tema strategico per milioni di italiani ma alla vigilia del voto i partiti se ne scordano.All'interno l'analisi partito per partito.L’80% degli italiani è proprietario della casa di abitazione, il mattone continua a essere una delle principali forme di investimento, le seconde abitazioni sono una fonte di reddito per tante famiglie. Eppure i partiti nei loro chilometrici programmi elettorali hanno affrontato il tema solo in modo superficiale con qualche generico impegno. I due principali schieramenti si sono limitati a considerare la casa esclusivamente dal punto di vista o della proprietà o della locazione, con il centrodestra rivolto soprattutto ai proprietari, attuali e futuri, e il centrosinistra concentrato sugli aiuti a chi vive in affitto e su un ambizioso, quanto irrealistico, piano decennale di edilizia residenziale pubblica. Il centrodestra rilancia i suoi tradizionali cavalli di battaglia, come la graduale riduzione dell’Imu, l’eliminazione dell’imposta per i negozi sfitti e gli immobili occupati abusivamente e un maggior rigore contro le occupazioni abusive. Poi la cedolare secca per gli affitti commerciali. Nessuno si avventura ad affrontare il problema della casa nella sua interezza. Delle questioni più controverse non si parla. È il caso delle morosità e delle difficoltà a liberare immobili con inquilini che non pagano il canone. Solitamente i partiti prendono le difese o dei proprietari o degli inquilini, ma i danni sono per entrambi. Durante la pandemia è stato deciso il blocco degli sfratti, che ha però creato un danno sia ai proprietari, di fatto espropriati della gestione di un bene, sia agli inquilini che dovranno confrontarsi con un mercato sempre più ostile. Non è un caso che, a fronte della scarsa tutela legislativa del proprietario, ci sia stato un aumento esponenziale degli affitti brevi e dei b&b. Il proprietario, non sentendosi garantito dallo Stato nella tutela del bene (che per molte famiglie rappresenta un investimento e una fonte di reddito talvolta esclusiva), adotta formule di locazione meno «rischiose». Il risultato è che il mercato degli affitti residenziali si è ristretto ed è a condizioni sempre meno accessibili, penalizzando chi cerca casa.I partiti come pensano di risolvere il problema di un mercato immobiliare ingessato? La risposta non può essere quella adottata da Venezia e altre grandi città di ostacolare gli affitti brevi, che sbarra la strada ai flussi turistici come ai fuori sede, studenti e lavoratori. Una soluzione nei programmi non l’abbiamo trovata. Il tema delle morosità degli affitti, delle utenze e delle spese condominiali è già una realtà. Secondo Francesco Iollo, segretario generale di Confedilizia per l’area partenopea, a Napoli il 70% degli inquilini non paga le quote condominiali. L’aumento dei costi energetici sta mandando in crisi i bilanci dei complessi immobiliari. Oltre alla componente energetica, crescono anche i costi della manutenzione e dei servizi in quanto le aziende fornitrici, colpite anch’esse dalla crisi, rivedono i loro listini. Sono possibili rateizzazioni, ma con quali prospettive se la capacità reddituale di molti condomini, già falcidiata dal Covid, rischia di essere compromessa dai rincari generalizzati dell’autunno? Il recupero giudiziale, afflitto da tempi lunghissimi, non può rappresentare una risposta. Che dovrebbe essere data dai partiti. Altri temi legati al mercato immobiliare richiedono una soluzione a stretto giro. Gli aiuti agli under 36 con Isee inferiore a 40.000 euro annui, per mutui prima casa garantiti dallo Stato all’80%, scadono il 31 dicembre. La misura, introdotta a metà 2021 con il decreto Sostegni bis, finora ha prodotto 44.650 contratti (con un picco a luglio di oltre 6.000 prestiti) e ha vivacizzato il mercato dei mutui che era in contrazione.L’innalzamento della copertura all’80%, invece del 50% previsto di regola, ha consentito alle banche di fare contratti capaci di finanziare il 100% dell’acquisto dell’immobile. È stato un buon volano per giovani con lavori precari per accedere all’acquisto della prima casa. Dal 1° gennaio 2023 però non sarà più possibile avere un mutuo con queste condizioni. Inoltre le banche che hanno aderito all’iniziativa ora stanno rivedendo i propri prodotti alla luce dell’aumento dei tassi di interesse. L’offerta è già virata quasi esclusivamente sul tasso variabile. Con l’anno nuovo scadono anche le misure straordinarie introdotte durante la pandemia con cui è stata allargata la platea della moratoria sui mutui prima casa. Oltre alla deroga sull’Isee, per cui è possibile richiedere la sospensione delle rate senza far riferimento all’indicatore della situazione economica (il limite è solitamente a 30.000 euro), la moratoria è stata estesa anche ai lavoratori autonomi e liberi professionisti che avevano subìto un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto a quello dell’ultimo trimestre 2019. Scade a fine anno pure l’innalzamento del valore dei mutui che è possibile sospendere, da 250.000 a 400.000 euro. Tutte queste deroghe non varranno più dal 1° gennaio, proprio nel momento in cui i costi per il riscaldamento e l’aumento dei prezzi peseranno di più sui bilanci familiari.C’è poi il tema delle case occupate abusivamente. Scatenò un vespaio di polemiche la decisione dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini di imporre un passo diverso agli sgomberi. Sul fenomeno non si hanno dati ufficiali. Alcune stime indicano oltre 50.000 abitazioni, concentrate soprattutto nei grandi centri urbani. A Roma risulta occupato un appartamento su tre di proprietà di enti privati. Le cronache hanno spesso parlato di racket per indicare talpe sia nei condomini sia negli uffici comunali che comunicano alle famiglie in cerca di una casa - e disposte a pagare anche 10.000 euro per la soffiata - gli appartamenti liberi in quel momento e che si possono occupare. Squadre di fabbri e muratori scardinano le serrature delle porte e permettono agli abusivi di installarsi. Una volta entrati, lo sgombero è davvero difficile. La crisi della casa, se sommata ad altre difficoltà, rischia di essere il detonatore di tensioni sociali. A giudicare dai programmi non sembra che i partiti ne siamo totalmente consapevoli.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="azione-italia-viva-argomento-nemmeno-sfiorato-nel-programma-dei-centristi" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Azione/Italia Viva: Argomento nemmeno sfiorato nel programma dei «centristi» Nel programma «centrista» di Carlo Calenda e Matteo Renzi, la ricerca delle parole «abitazione», «casa», «residenza», «alloggio» non fornisce alcun risultato. Si accenna solamente a «garantire un sostegno alla residenzialità agli studenti fuori sede iscritti a università o istituti tecnici scientifici per un massimo di quattro anni». In questo modo, si legge nel documento, «incentiveremo la mobilità sociale e daremo un accesso alla formazione terziaria più equo». Si fa un vago riferimento poi al tema della casa nel capitolo della tutela delle persone con disabilità. Si dice che bisogna «favorire interventi per l’abitare civile, perseguendo l’obiettivo di contrasto a forme di segregazione esistenti». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="verdi-sinistra-italiana-la-ricetta-classica-di-sinistra-una-patrimoniale-su-tutti-i-beni" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Verdi/Sinistra Italiana: La ricetta classica di sinistra: una patrimoniale su tutti i beni Abolizione dell’Imu da sostituire però con un’imposta patrimoniale personale, unica e progressiva, su tutti i beni mobili e immobili. La ricetta di Verdi-Sinistra italiana, insomma, è quella classica della sinistra: patrimoniale a tappeto. L’alleanza rossa vorrebbe poi istituire un fondo, finanziato con denari pubblici, per acquisire gli immobili posti a garanzia dei crediti deteriorati nel sistema bancario, al prezzo pari all’importo che le banche ricaverebbero cedendo i relativi crediti inesigibili. «In questo modo lo Stato», si legge, «potrebbe rapidamente entrare in possesso di un importante patrimonio immobiliare senza realizzare nuovi edifici che consumano suolo». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="movimento-5-stelle-a-chi-e-sotto-sfratto-promesse-che-nessuno-potra-mantenere" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Movimento 5 Stelle: A chi è sotto sfratto promesse che nessuno potrà mantenere Il M5s rilancia il superbonus e promette di stabilizzare gli sgravi per l’acquisto della prima casa da parte degli under 36 e in generale mutui agevolati prima casa. Nel programma si fanno promesse tante faraoniche quanto irrealizzabili, come un piano per l’edilizia residenziale pubblica con la riqualificazione degli edifici esistenti. Alle persone sovraindebitate e sotto sfratto si permette o di riacquistare il proprio immobile tramite mutui a lungo termine agevolati dallo Stato, oppure di rimanervi in affitto con la possibilità in futuro di riacquistarla. Bisognerebbe sapere cosa ne pensano le banche. Chissà se Giuseppe Conte ha considerato che è in atto un aumento dei tassi d’interesse e che la disponibilità di credito si è ridotta. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="partito-democratico-valanga-di-alloggi-popolari-chi-li-paga-non-si-sa" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Partito Democratico: Valanga di alloggi popolari. Chi li paga? Non si sa Il programma del Pd non parla dei proprietari e del patrimonio immobiliare esistente, ma immagina un piano di edilizia residenziale pubblica con «interventi di rigenerazione urbana» con il consumo di suolo. L’obiettivo è di realizzare 500.000 alloggi popolari in dieci anni. Lavoce.info ha calcolato che, al costo medio attuale di 100.000 euro per alloggio, l’attuazione di tale piano richiederebbe un investimento complessivo di 50 miliardi di euro, 5 ogni anno, da trovare chissà dove. Il Pd poi parla di «avviare una nuova stagione di politiche abitative» senza entrare nel dettaglio, ma limitandosi a esaminare il rapporto tra i giovani e il mercato immobiliare. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="forza-italia-via-limposta-di-successione-e-anche-limu-sugli-edifici-vuoti" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Forza Italia: Via l’imposta di successione e anche l’Imu sugli edifici vuoti I pilastri del programma di Forza Italia sulla casa sono: «Ferma tutela della proprietà privata, creazione di un sistema di protezione della casa e immediato sgombero delle case occupate, agevolazioni per l’accesso al mutuo per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie». Si punta anche a eliminare la tassa di successione e donazione, partendo dall’innalzamento del valore imponibile esente per gli eredi in linea diretta o il coniuge. Nessuna imposta patrimoniale sulla casa e riduzione della pressione fiscale sul comparto immobiliare a partire dall’eliminazione dell’Imu per gli immobili non occupati o inagibili. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="lega-per-gli-inquilini-abusivi-torna-lo-sgombero-immediato" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Lega: Per gli inquilini abusivi torna lo sgombero immediato Nel programma di oltre 200 pagine, la Lega dedica un paragrafo alla casa, mettendo al «centro la tutela della proprietà privata come diritto sacro e inviolabile». Torna il tema dell’«immediato sgombero delle case occupate», da sempre un cavallo di battaglia di Matteo Salvini. La Lega punta poi a «garantire l’impignorabilità della prima casa» e a «rendere il superbonus più coerente e applicabile, contemperando le esigenze di contenimento degli oneri a carico dello Stato con quelle di riqualificazione energetica e adeguamento antisismico degli edifici, rispondendo agli interessi e alle preoccupazioni di proprietari di casa, imprese e tecnici». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/e-alla-casa-chi-ci-pensa-2658195516.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fratelli-d-italia-cedolare-secca-al-21-estesa-ai-negozi-in-zone-svantaggiate" data-post-id="2658195516" data-published-at="1662930600" data-use-pagination="False"> Fratelli d'Italia: Cedolare secca al 21% estesa ai negozi in zone svantaggiate Fratelli d’Italia intende agevolare chi possiede un’abitazione e ne vuole migliorare la qualità o rendere meno onerosa la gestione. Dice no a nuove tasse sulla prima casa e zero tasse sui primi 100.000 euro per l’acquisto dell’abitazione principale. Il concetto portante è la difesa della proprietà. Quindi, «impignorabilità della prima casa, salvo i casi di mancato pagamento del mutuo ipotecario e a patto di essere in regola con gli obblighi condominiali». Tutela della proprietà vuol dire anche «sgombero immediato delle occupazioni senza titolo». Prevista la cedolare secca al 21% anche per l’affitto degli immobili commerciali in zone svantaggiate o degradate, oltre a un piano straordinario di edilizia pubblica con sinergie pubblico-privato. Infine bonus edilizi per la messa in sicurezza.
(IStock)
È quanto stabilisce l’ordinanza (n. 33227/2025) emessa dalla sezione quinta della Cassazione civile tributaria depositata in cancelleria il 19 dicembre, come riportato da Italia Oggi.
Il problema è che per il Fisco, finché c’è una proprietà «formale», chi detiene il terreno deve comunque pagare l’Imu. È vero che il Comune ha il bene in mano ma il proprietario è ancora giuridicamente il possessore fino all’esproprio. Quindi deve pagare, non c’è scampo, anche alla luce del fatto che subisce un danno. Il Comune diventa contemporaneamente occupante ed esattore. Questo è il paradosso considerato però normale dalla giurisdizione.
L’obbligo del versamento dell’Imu finisce solo quando subentra l’ablazione del bene, ovvero c’è il trasferimento della proprietà tramite il decreto di esproprio, perché solo in quel momento cessa la soggettività passiva del proprietario.
Il punto di partenza dell’ordinanza è la richiesta da parte del Comune di Salerno a un contribuente di una imposta Imu relativa al 2012 su alcune aree edificabili occupate d’urgenza dall’amministrazione per la realizzazione di opere di interesse pubblico. La Suprema Corte ha quindi chiarito che l’occupazione temporanea d’urgenza di un terreno da parte della pubblica amministrazione non priva il proprietario del possesso del bene sino a quando non intervenga l’ablazione del fondo. Questo vuol dire, precisa la Cassazione, che il proprietario resta soggetto passivo dell’imposta ancorché l’immobile sia detenuto dall’occupante e che la realizzazione di un’opera pubblica su un fondo soggetto di legittima occupazione costituisce un mero fatto che non è in grado di assurgere a titolo dell’acquisto ed è, come tale, inidonea, da sé sola, a determinare il trasferimento della proprietà del fondo in favore della pubblica amministrazione. Questa resta mera detentrice del fondo occupato e trasformato, fermo tuttavia il possesso del proprietario.
Cioè il Comune occupa un terreno, ci fa ciò che vuole e il proprietario non solo deve sottostare a questa decisione, ma anche continuare a pagare l’Imu come se potesse disporre liberamente ancora del proprio bene.
Già nel 2016 la Cassazione si era occupata dei provvedimenti ablatori, cioè degli espropri. Aveva chiarito che l’occupazione temporanea di urgenza, così come la requisizione, non privano il proprietario del possesso del bene, fino a quando non intervenga l’ablazione del bene stesso. Il proprietario così rimane soggetto passivo dell’imposta, cioè deve continuare a pagare l’Imu, anche se l’immobile è detenuto dall’occupante.
Tutto questo discorso però non vale se il Comune ha preso il terreno e magari lo ha recintato e ci sta costruendo sopra e impedisce al proprietario di entrarci. Quindi in questo caso non c’è più il possesso e se la trasformazione del bene è palese, l’Imu non è più dovuta. Nell’ordinanza si fa riferimento al tema della «conservazione del possesso o della detenzione solo animo» che in diritto significa possedere una cosa anche se non viene toccata ogni secondo, non ci si è fisicamente dentro ma si sa che ci si può andare quando si vuole, come può essere la casa al mare. Se questa possibilità è preclusa perché il Comune ha iniziato i lavori, ha transennato l’area impedendo fisicamente l’accesso al proprietario, e l’opera pubblica viene realizzata per cui c’è una trasformazione irreversibile del bene (se ad esempio viene colata una gettata di cemento), allora il legame tra il proprietario e il bene decade. Di conseguenza non essendoci il possesso, non c’è l’obbligo di pagare l’Imu anche se l’esproprio formale non è ancora stato completato. In questo modo l’ordinanza protegge il contribuente contro le pretese di alcuni Comuni che vorrebbero i soldi dell’Imu fino all’ultimo timbro dell’esproprio.
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(IStock)
Questo punto va chiarito. Infatti, la direttiva richiede che vi sia una legge nazionale che sancisce questo divieto di nuovi incentivi alle caldaie a gas, e secondo la Commissione l’Italia non ha promulgato tale legge. In pratica, nel nostro Paese gli incentivi sono stati effettivamente già eliminati dalla legge di bilancio 2025, che ha stralciato le caldaie dagli elementi soggetti alle detrazioni fiscali come ecobonus o bonus ristrutturazione. Ma secondo Bruxelles l’Italia non ha «pienamente attuato né spiegato in modo esauriente» la trasposizione formale di quell’obbligo previsto dalla direttiva, consentendo ad esempio gli incentivi del Conto termico 2.0 per la Pubblica amministrazione. In altre parole, Bruxelles dice che i testi legislativi italiani non hanno chiarito e disciplinato in modo completo l’eliminazione graduale degli incentivi per i generatori autonomi a combustibili fossili (tra cui le caldaie a gas), secondo i criteri e la scadenza previsti dalla Epbd. Questioni di lana caprina, insomma.
La seconda scadenza saltata, invece, ben più importante, è quella del 31 dicembre 2025, data entro cui doveva essere inviata a Bruxelles la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (Nbrp - National building renovation plans). La bozza dovrebbe poi essere seguita dalla versione finale entro il 31 dicembre 2026. L’Italia non ha inviato il Piano né è chiaro quando questo verrà inviato. Anche altri grandi Paesi come Francia e Germania temporeggiano.
Nel luglio scorso, la legge di delegazione europea approvata dal Consiglio dei ministri non ha incluso la direttiva Epbd tra i testi da recepire, e a novembre il Parlamento ha respinto alcuni emendamenti che avrebbero inserito il recepimento nel disegno di legge.
Questa legge è il veicolo parlamentare solitamente utilizzato per delegare il governo a recepire le direttive. Lo stralcio esplicito della direttiva «Case green» significa che per il suo recepimento sarà necessario un disegno di legge ad hoc, cosa che può prolungare i tempi anche di molto. Ma del resto la ragione è piuttosto chiara. La direttiva tocca argomenti delicatissimi come la proprietà privata delle abitazioni, un tema molto sensibile nel nostro Paese.
Il recepimento della direttiva potrebbe essere anche frazionato in diverse norme parziali, a questo punto, con ulteriore allungamento dei tempi. Ma anche in Germania la direttiva viene recepita attraverso norme parziali e non con una legge ad hoc.
Può darsi che sia proprio questa la strategia del governo, cioè prendere tempo in attesa di capire come soffia il vento politico a Bruxelles, dove la maggioranza Ursula scricchiola, o annacquare le disposizioni.
Il recepimento della direttiva Epbd è affidato al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, guidato da Gilberto Pichetto Fratin. La direttiva impone agli Stati una serie di obiettivi di miglioramento delle prestazioni energetiche scandite fino al 2050, con l’obbligo di intervenire prioritariamente sugli edifici oggi più inefficienti (quelli nelle classi energetiche più basse). Le stime sui costi di una ristrutturazione, secondo i criteri richiesti dalla direttiva, vanno dai 35.000 a 60.000 euro per unità immobiliare, con un impatto cumulato per i proprietari italiani di circa 267 miliardi di euro nei prossimi 20 anni.
A questo si aggiunge l’inasprimento di requisiti tecnici, con la revisione degli attestati di prestazione energetica, standard più severi per nuove costruzioni e ristrutturazioni rilevanti e l’introduzione progressiva degli edifici a emissioni zero. Una cornice che restringe ulteriormente la libertà progettuale e tecnologica, imponendo obblighi come l’integrazione del fotovoltaico anche in contesti in cui la fattibilità e la reale utilità sono come minimo discutibili.
Infine, la direttiva rafforza il monitoraggio dei consumi energetici e introduce nuova burocrazia come i cosiddetti «passaporti di ristrutturazione», presentati come supporto alla pianificazione. Nella sostanza, si tratta di un ulteriore livello di adempimenti, controllo e burocrazia che rischia di trasformare la gestione degli immobili in un inferno. Il solito groviglio made in Bruxelles dal quale c’è solo da sperare di restare immuni.
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Papa Leone XIV. Nel riquadro, Kiko Argüello (Ansa)
Nato agli inizi degli anni Sessanta in Spagna, ad opera di due laici spagnoli, Kiko Argüello e Carmen Hernández con il sostegno dell’allora arcivescovo di Madrid, Casimiro Morcillo González, il Cammino si è diffuso in tutti i cinque Continenti ed è presente in più di 1.000 diocesi di 105 nazioni. Il carisma, la specificità, del Cammino neocatecumenale, è di non dare per scontata la fede; anzi di essere un percorso graduale di iniziazione alla fede e alla vita cristiana, che insegna ad incarnare la fede in ogni fatto e gesto della vita quotidiana, partendo proprio da eventi di dolore e sofferenza di fronte ai quali la ragione si perde e non ha parole di senso. Quando San Giovanni Paolo II lanciò il forte appello alla «nuova evangelizzazione», nel 1979, nello storico discorso tenuto a Nowa Huta, in Polonia, come risposta alla sfide del mondo sempre più secolarizzato, invitando a ripartire dall’annuncio pasquale della morte e Resurrezione di Gesù Cristo con un nuovo slancio missionario, il Cammino accolse l’appello e diede inizio a una stagione di missio ad gentes con presbiteri, laici e intere famiglie, itineranti in ogni angolo della Terra, dalla sperduta Siberia alla Terra del Fuoco. In particolare, le famiglie neocatecumenali hanno dato vita a una nuova, vera e propria implantatio ecllesiae, scegliendo di lasciare la propria città, per vivere in paesi stranieri, profondamente scristianizzati, come cellule vive di vita cristiana, nella certezza che «vedere la fede, invita alla fede».
Fu proprio papa Giovanni Paolo II a inviare in missione le prime famiglie, nel 1983, con il mandato che la Chiesa ha ricevuto dal suo stesso «fondatore»: «Andate e fate discepole tutte le genti, annunciando loro il Vangelo». A loro si è rivolto papa Leone, esprimendo il suo grazie: hanno lasciato «le sicurezze della vita ordinaria» e sono partite «con l’unico desiderio di annunciare il Vangelo ed essere testimoni dell’amore di Dio».
Negli stessi anni, cominciarono a nascere seminari per la «nuova evangelizzazione», a partire da Roma, sotto il titolo e la protezione della Redemptoris Mater. Ora se ne contano più di 100 in tutto il mondo. Un segno speciale della vitalità dell’esperienza neocatecumenale è proprio la presenza di numerose vocazioni alla vita sacerdotale, religiosa e consacrata, sia maschili che femminili, confermata anche dall’ultima chiamata vocazionale in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù di Tor Vergata: 130.000 giovani del Cammino, con 10.000 circa disposti a iniziare il percorso verso la definitiva consacrazione. In conclusione, papa Leone ha esortato a vivere in pienezza la comunione nella Chiesa: «La Chiesa vi accompagna, vi sostiene, vi è grata per ciò che fate, per il vostro impegno, per la vostra gioiosa testimonianza, per il servizio che svolgete nella Chiesa e nel mondo».
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