Mimmo Lucano farà l’immigrato a Bruxelles
  • La sinistra tradizionale zoppica e i «professionisti dell’accoglienza» hanno la chance di farsi eleggere alle europee: l’ex sindaco di Riace (indagato) lo ammette candidamente. Sotto la sua guida, sta prendendo corpo un vero e proprio partito dei clandestini.
  • L’ex pm aveva chiesto disponibilità ai napoletani per ospitare gli stranieri. Ma chi l’ha data, ha ricevuto un invito al suo comizio: vuole un seggio all’Europarlamento.

Lo speciale contiene due articoli.

Qualche settimana fa, su queste pagine, Maurizio Belpietro ha tracciato l’identikit dei «professionisti dell’accoglienza», quei personaggi piccoli piccoli che hanno trasformato l’immigrazione di massa in un volano per le proprie ambizioni politiche. Per costoro, come per gran parte della sinistra italiana, gli immigrati rappresentano un capitale da spendere, una sorta di vessillo da sventolare nel tentativo di chiamare a raccolta qualche elettore intenerito dai pistolotti dei sedicenti «buoni».

Dopo tutto, le elezioni europee si avvicinano con passo veloce, e in qualche modo una campagna elettorale bisognerà pure imbastirla. Come noto, il fronte progressista nostrano non gode di ottima salute. Mancano uomini ma soprattutto idee, specie nell’area che non si riconosce nel Partito democratico. Come si può fare, allora, per costruire un soggetto politico che sia in grado – almeno – di superare lo sbarramento del 4% imposto dalle regole Ue? Beh, le soluzioni non è che siano tantissime, anche perché sul fronte «sociale» le storiche battaglie di sinistra sono cannibalizzate dai sovranisti. Non resta, allora, che puntare sui presunti «diritti», non resta che aggrapparsi alle tanto amate minoranze e sperare di raccattare un po’ di consenso tramite il piagnisteo.

Dunque, ecco a voi il «partito dei clandestini», dove i clandestini sono ovviamente gli stranieri irregolari, ma pure i politici con un seguito ridotto al lumicino. Luigi De Magistris, per dire, anche se raffazzonasse un partitello difficilmente riuscirebbe a guadagnare un posticino in quel di Bruxelles. Ma, forse, entrando in una «cosa», in un contenitore più ampio (per quanto grottesco), potrebbe persino strappare un biglietto per l’Europarlamento.

Ed è qui che entra in gioco un signore chiamato Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace attualmente indagato e impossibilitato a rientrare nel suo paesino per cause di forza maggiore. Il gip del Tribunale di Locri ha confermato il divieto di dimora a Riace per il fu primo cittadino, rigettando l’istanza di revoca presentata dai difensori di Lucano.

Tuttavia, il nostro professionista dell’accoglienza continua a pontificare senza sosta, incassando il sostegno di vari esponenti della sinistra italiana. Tra questi c’è, appunto, De Magistris. Ma c’è pure Mario Oliverio, divenuto governatore della Calabria sotto le insegne del Pd. Lucano, nel suo consueto straparlare, ha detto di averlo incontrato: «Sono andato a trovarlo a San Giovanni in Fiore, il suo paese. Mi ha consigliato una sola cosa: che dobbiamo essere forti».

Il prode Mimmo, intervistato dall’Agi, ha svelato anche qualche particolare riguardante il suo futuro. «Mi hanno fatto diventare, mio malgrado, un personaggio politico», ha detto. «Ho tanta gente che mi segue, potrei anche vincere se dovessi decidere di candidarmi alle prossime elezioni europee». Già, potrebbe essere lui il leader del «partito dei clandestini». Lucano ha spiegato che nei prossimi giorni incontrerà De Magistris «per ragionare su questa ipotesi che ripeto essere molto remota, perché non vorrei andare via e non so quale potrebbe essere il mio contributo».

L’ipotesi è, appunto, quella di candidarsi alle europee. Magari gli mancheranno i voti, ma di certo potrà contare sul sostegno di una certa stampa. Basti pensare a come l’hanno celebrato, su Repubblica e altrove, firme illustri quali Roberto Saviano e Francesco Merlo. Nel frattempo, Lucano continua a costruire la sua immagine da perseguitato, da prigioniero politico. Il fatto che qualcuno glielo permetta è un’assurdità italianissima. Vale la pena di ricordare, infatti, che secondo il Tribunale del riesame di Reggio Calabria (che a metà ottobre gli ha imposto il divieto di dimora) «Lucano non può gestire la cosa pubblica né gestire denaro pubblico mai e in alcun modo. Egli è totalmente incapace di farlo e, in nome di principi umanitari e di diritti costituzionalmente garantiti, viola la legge con naturalezza e spregiudicatezza allarmanti».

Per i giudici, il dolce Mimmo è «quantomeno afflitto da una sorta di delirio di onnipotenza e da una volontà pervicace e inarrestabile di mantenere quel sistema Riace rilucente all’esterno, ma davvero opaco e inverminato da mille illegalità al suo interno».

Non sono parole leggerissime, alla faccia di chi vuol far credere che Lucano venga messo in croce per un paio di matrimoni combinati utili a far ottenere il permesso di soggiorno ad alcune clandestine (almeno una avrebbe voluto darla in moglie a un un uomo con problemi mentali, da lui definito «uno stupido»).

Ma anche se Lucano non avesse commesso reati, il suo modello di accoglienza interamente basato sulla mammella pubblica sarebbe da considerarsi fallimentare. Eppure continuano a presentarlo come un eroe, continuano a offrirgli tribune. Vogliono persino trasformarlo in un leader. Si vede che il pagliaccio Baraldi aveva altri impegni.


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