Cento anni fa usciva l’«Ulisse»: quando Pound faceva il correttore di bozze di Joyce

Il successo del capolavoro dello scrittore irlandese si deve anche al lavoro di revisione e promozione di Ezra Pound, che aiutò James Joyce nella difesa dell'Ulisse dagli attacchi della censura quando l'opera uscì a puntate esattamente un secolo fa.
Cento anni fa (o meglio: cento anni e un giorno fa) usciva a Parigi l’Ulisse di James Joyce, uno dei romanzi più celebri e significativi del Novecento. Malgrado il titolo, il libro non ha nulla di particolarmente avventuroso: in un migliaio di pagine (!) viene descritto un solo giorno di vita (precisamente il 16 giugno del 1904: un omaggio alla data in cui Joyce ebbe il suo primo appuntamento con Nora Barnacle, la donna che nel 1930 divenne sua moglie) del protagonista Leopold Bloom. Ognuno dei 18 capitoli è intitolato come un personaggio dell’Odissea.
Pochi sanno, tuttavia, che nell'opera c'è il pesante zampino di Ezra Pound, che per più di tre anni fece al contempo da correttore di bozze, editor e ufficio stampa al libro di Joyce, con un lavoro speculare a quello che, più o meno nello stesso periodo, il poeta andava compiendo su La terra desolata, di Thomas Stearns Eliot. È molto probabile che, senza l'intervento di Pound, i due testi – pietre miliari della letteratura moderna – avrebbero visto la luce in forma del tutto diversa, o forse sarebbero rimasti chiusi in un cassetto, e questo dà l'idea dell'importanza anche solo indiretta del poeta di Hailey sulla storia della cultura (e si può aggiungere l'aneddoto del patto stretto con Hemingway: lezioni di boxe in cambio di lezioni di poesia).
L'incontro di Pound con Joyce non aveva nulla di scontato. Pound non amava particolarmente la prosa, non aveva grande simpatia culturale per l'Irlanda e aveva idee politiche piuttosto diverse da quelle dello scrittore dublinese. A farli incontrare fu un altro letterato dell'isola verde, il poeta William Butler Yeats, che nel 1913 segnalò l'amico a Pound. Il quale si prese a cuore le sorti di quel «collega» allora in piena crisi professionale ed esistenziale. Pound, com'era tipico del suo modo di fare, cominciò a suggerire consigli, fare proposte, dare contatti, invitare a collaborazioni, con un’energia gratuita tale da risultare istintivamente contagiosa.
Alla fine del 1917, Joyce inviò a Pound i primi capitoli dell'Ulisse. Lo statunitense colse al volo il valore dell'opera, pur dimostrandosi consapevole dei problemi che il linguaggio spesso scurrile avrebbe avuto con la censura. «Se stampato il testo così com'è, ci faranno chiudere i battenti. Ma ne vale la pena, eccome. Non c'è alcun motivo perché i popoli debbano restare nell'oscurità solo perché Anthony Comstock (una sorta di crociato contro l'oscenità nella cultura, ndr) ha visto i nonni che copulavano e ne è rimasto terrorizzato, e da allora è impazzito con le pudenda coperte».
Ci aveva visto lungo. Il romanzo uscì a puntate, dal marzo del 1918 al dicembre del 1920, sulla rivista letteraria americana The Little Review. Poi, nel 1921, la pubblicazione del libro negli Stati Uniti fu al centro di una causa legale che si concluse con la messa al bando dell’opera, ritenuta «pornografica». Negli Stati Uniti fu vietato stampare e importare l’Ulisse fino al 1933, quando un tribunale stabilì infine che non era osceno. Anche nel Regno Unito la rivista Egoist fu costretta a sospendere le pubblicazioni dopo la vicenda statunitense.
Pound – era stato lui a mandare i primi capitoli alla Little Review con una nota elogiativa – si mosse con grande attivismo per difendere l'opera in ogni sede, da un lato, e per spingere Joyce a non dare troppo adito alle critiche, dall'altro. A Joyce, Pound scriveva: «Certe cose mi sembrano semplicemente scritte male, in questa sezione. Male perché la violenza è sprecata. Lei usa parole più forti di quelle che le servirebbero e questa è arte scadente, così come ogni superlativo inutile è arte scadente. Il contrasto tra la poesia interiore di Bloom e ciò che lo circonda è eccellente, ma verrà fuori anche senza una descrizione tanto dettagliata delle feci che cadono».
Ma d'altra parte il giudizio complessivo era entusiasta: «Dannazione, il cap. tre funziona eccome», gli scriveva il 7 giugno 1918. Aggiungendo: «Maledizione, W la vera scrittura! Con la W ma senza la C!». L'americano continuò a ricevere un episodio alla volta, fino a «Circe», del 1921.
A John Quinn, avvocato di New York che difese in tribunale anche La terra desolata, l’autore dei Cantos scrisse: «A me sembra ancora che l’America non guarderà mai nulla dritto in faccia - nulla di animale, minerale, vegetale, politico, sociale, internazionale, religioso, filosofico, un bel nulla - finché non si abituerà ad affermazioni schiette. Si tratta di propaganda, se crede, ma a me pare una questione più ampia del se Joyce scriva o meno con un certo odeur de topo muschiato».











