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2024-04-01
Brassaï: la sua Parigi in mostra a Milano
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Pareti scure, tendaggi rossi, luci soffuse. Una mostra dall’atmosfera ovattata, avvolgente, quasi magica, da visitare lentamente, per godere appieno di ogni singola immagine, di ogni particolare, di ogni dettaglio, pezzi di puzzle che vengono prima del «tutto ». Uno sguardo, un paio di labbra,un pacchetto di sigarette, lingerie di pizzo, ma anche un lampione, una bicicletta appoggiata al muro, un cono d’ombra.
Dettagli, appunto. Scampoli di realtà, di vita vissuta, che l’occhio straordinario di Brassaï ha saputo cogliere e trasformare in poesia. Una poesia che si coglie ovunque, in ogni scatto, in ogni soggetto ( e oggetto ) ritratto. E’ poesia lo straordinario bianco e nero, è poesia la nebbia lattiginosa, è poesia Parigi, è poesia la notte. Ed ancora più poetica è «Parigi di notte », che è poi la vera protagonista dell’esposizione a Palazzo Reale, un’ampia retrospettiva dedicata a Brassaï e al suo amore sconfinato per la capitale francese, di cui lui - ungherese di nascita ma francese (o meglio, parigino) d’adozione - conosceva ogni angolo e ogni quartiere. Meglio se popolare o malfamato. Della Ville Lumière Brassaï ha immortalato tutto, Montparnasse, Montmartre e il Trocadero, i teatri e i cafè chantant, gli atelier di moda e i luna park, la gente comune e gli amici artisti, persino i muri con i loro graffiti, ma i suoi scatti migliori, quelli che ti arrivano dritti dritti al cuore, sono quelli che raccontano la Parigi oscura delle bische clandestine, dei monelli di strada, dei bordelli e dei clochard. Il sottobosco che sta sotto lo scintillio abbagliante delle luci. La notte e le sue creature inquietanti.
Amico di Matisse, Picasso, Dalì, Man Ray, pittore, scultore, giornalista, regista, sperimentatore, vicino al surrealismo senza mai aderirvi apertamente, «Esporre oggi Brassaï - ha dichiarato Philippe Ribeyrolles, nipote del fotografo e curatore della mostra- significa rivisitare quest’opera meravigliosa in ogni senso, fare il punto sulla diversità dei soggetti affrontati, mescolando approcci artistici e documentaristici; significa immergersi nell’atmosfera di Montparnasse, dove tra le due guerre si incontravano numerosi artisti e scrittori, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’Est, come il suo connazionale Andrè Kertèsz , che esercitò una notevole influenza sui fotografi che lo circondavano, tra cui lo stesso Brassaï e Robert Doisneau».
Parole importanti quelle di Ribeyrolles, che inquadrano Brassaï nella sua completezza e poliedricità, ben rappresentata in mostra da una serie di «sperimentalismi fotografici» (eccezionale la ricerca sul nudo femminile e la sezione dedicata ai graffiti, a testimoniare il legame di Brassaï con le arti marginali e l’art brut del pittore francese Jean Dubuffet), sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo.
E a fine percorso espositivo, al termine di un intrigante (e un po’ claustrofobico…)«labirinto» di piccole sale, dove vige il divieto tassativo di fotografare, un intero spazio dedicato ai selfie… Affollatissimo!
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A Palazzo Reale di Milano (sino al 2 giugno 2024), una mostra di oltre 200 immagini d’epoca racconta la «Ville Lumière» attraverso lo sguardo poetico e disincantato di Gyula Halász, in arte Brassaï (1899-1984), fotografo fra i più noti e apprezzati del XX secolo e fra i primi a immortalare con poetico realismo la Parigi del suo tempo, con le sue luci e le sue ombre, i clochard, le prostitute, gli operai e le giovani coppie innamorate.Pareti scure, tendaggi rossi, luci soffuse. Una mostra dall’atmosfera ovattata, avvolgente, quasi magica, da visitare lentamente, per godere appieno di ogni singola immagine, di ogni particolare, di ogni dettaglio, pezzi di puzzle che vengono prima del «tutto ». Uno sguardo, un paio di labbra,un pacchetto di sigarette, lingerie di pizzo, ma anche un lampione, una bicicletta appoggiata al muro, un cono d’ombra. Dettagli, appunto. Scampoli di realtà, di vita vissuta, che l’occhio straordinario di Brassaï ha saputo cogliere e trasformare in poesia. Una poesia che si coglie ovunque, in ogni scatto, in ogni soggetto ( e oggetto ) ritratto. E’ poesia lo straordinario bianco e nero, è poesia la nebbia lattiginosa, è poesia Parigi, è poesia la notte. Ed ancora più poetica è «Parigi di notte », che è poi la vera protagonista dell’esposizione a Palazzo Reale, un’ampia retrospettiva dedicata a Brassaï e al suo amore sconfinato per la capitale francese, di cui lui - ungherese di nascita ma francese (o meglio, parigino) d’adozione - conosceva ogni angolo e ogni quartiere. Meglio se popolare o malfamato. Della Ville Lumière Brassaï ha immortalato tutto, Montparnasse, Montmartre e il Trocadero, i teatri e i cafè chantant, gli atelier di moda e i luna park, la gente comune e gli amici artisti, persino i muri con i loro graffiti, ma i suoi scatti migliori, quelli che ti arrivano dritti dritti al cuore, sono quelli che raccontano la Parigi oscura delle bische clandestine, dei monelli di strada, dei bordelli e dei clochard. Il sottobosco che sta sotto lo scintillio abbagliante delle luci. La notte e le sue creature inquietanti. Amico di Matisse, Picasso, Dalì, Man Ray, pittore, scultore, giornalista, regista, sperimentatore, vicino al surrealismo senza mai aderirvi apertamente, «Esporre oggi Brassaï - ha dichiarato Philippe Ribeyrolles, nipote del fotografo e curatore della mostra- significa rivisitare quest’opera meravigliosa in ogni senso, fare il punto sulla diversità dei soggetti affrontati, mescolando approcci artistici e documentaristici; significa immergersi nell’atmosfera di Montparnasse, dove tra le due guerre si incontravano numerosi artisti e scrittori, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’Est, come il suo connazionale Andrè Kertèsz , che esercitò una notevole influenza sui fotografi che lo circondavano, tra cui lo stesso Brassaï e Robert Doisneau».Parole importanti quelle di Ribeyrolles, che inquadrano Brassaï nella sua completezza e poliedricità, ben rappresentata in mostra da una serie di «sperimentalismi fotografici» (eccezionale la ricerca sul nudo femminile e la sezione dedicata ai graffiti, a testimoniare il legame di Brassaï con le arti marginali e l’art brut del pittore francese Jean Dubuffet), sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo. E a fine percorso espositivo, al termine di un intrigante (e un po’ claustrofobico…)«labirinto» di piccole sale, dove vige il divieto tassativo di fotografare, un intero spazio dedicato ai selfie… Affollatissimo!
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 17 giugno 2026. Il deputato della Lega Andrea de Bertoldi, presidente dei Liberali Cristiano Democratici, illustra la sua proposta di legge per i professionisti.
Accordo Usa-Iran, petrolio in calo, Fed più silenziosa, deepfake elettorali, caso Platner, Newsom sotto indagine e nuovi dubbi democratici su gas e petrolio.
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L'indice misura la percezione della corruzione nel settore pubblico attraverso una scala che va da 0 a 100. Più alto è il punteggio, maggiore è la trasparenza percepita delle istituzioni pubbliche. Più basso è il valore, maggiore è invece la convinzione che il sistema politico e amministrativo sia permeabile a favoritismi, clientelismo e abuso di potere.
In cima alla classifica si confermano i soliti noti. La Danimarca occupa il primo posto seguita da Finlandia, Singapore, Nuova Zelanda e Norvegia. Non si tratta di una coincidenza. Questi Paesi condividono alcune caratteristiche fondamentali: amministrazioni pubbliche efficienti, elevata fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sistemi giudiziari indipendenti e una cultura politica che premia la trasparenza. In altre parole, sono Stati in cui il rispetto delle regole non dipende soltanto dalla presenza di leggi severe, ma da una consolidata cultura civica. All'estremo opposto della graduatoria troviamo invece Sudan del Sud, Somalia, Venezuela, Siria e Yemen. In questi casi la corruzione si intreccia con guerre civili, crisi economiche, fragilità istituzionale e spesso con la sopravvivenza stessa dello Stato. Quando le istituzioni si indeboliscono o collassano, la corruzione smette di essere una deviazione e diventa una componente strutturale del sistema.
Tuttavia, il dato più interessante del rapporto non riguarda i Paesi che occupano le prime o le ultime posizioni della classifica. La vera notizia è il progressivo deterioramento registrato in molte democrazie avanzate. Negli ultimi dieci anni il numero di Paesi che ottengono punteggi superiori a 80 punti è diminuito sensibilmente. Un segnale che, secondo Transparency International, riflette un indebolimento della fiducia nelle istituzioni pubbliche e nei meccanismi di controllo del potere. La percezione della corruzione non coincide necessariamente con la presenza di reati accertati. Rappresenta piuttosto il modo in cui cittadini, investitori e osservatori internazionali valutano il funzionamento delle istituzioni. È proprio questo elemento a rendere il dato particolarmente significativo. Quando cresce la convinzione che il potere sia influenzato da interessi privati, lobby o gruppi economici, diminuisce la fiducia nel sistema democratico.
Gli Stati Uniti rappresentano uno degli esempi più emblematici di questa tendenza. Pur rimanendo una delle principali democrazie del mondo, Washington ha registrato negli ultimi anni un progressivo peggioramento della propria posizione nell'indice. Secondo Transparency International, tra i fattori che alimentano questa percezione vi sono il crescente peso dei gruppi di pressione economica nel processo decisionale e la polarizzazione politica che caratterizza il dibattito pubblico americano. Anche l'Europa occidentale, che continua a essere la regione più virtuosa del pianeta, mostra segnali di affaticamento. Diversi Paesi hanno perso posizioni rispetto al passato e gli esperti evidenziano come il contrasto alla corruzione stia procedendo con minore efficacia rispetto agli anni precedenti. La crescente sfiducia verso le élite politiche, l'espansione delle campagne di disinformazione e la crisi di rappresentanza che attraversa molte democrazie contribuiscono a creare un clima favorevole alla percezione di una minore trasparenza. In questo contesto l'Italia continua a occupare una posizione intermedia. Il nostro Paese ha compiuto progressi rispetto al passato grazie a una serie di riforme normative e all'introduzione di strumenti più efficaci per il contrasto alla corruzione. Tuttavia resta distante dai livelli raggiunti dai Paesi nordici e continua a scontare problemi strutturali legati alla lentezza burocratica, alla complessità amministrativa e a una diffusa sfiducia nei confronti della politica.
La Svizzera, al contrario, continua a collocarsi tra i Paesi più virtuosi del mondo. La stabilità delle sue istituzioni, la qualità della pubblica amministrazione e la forte cultura della responsabilità individuale rappresentano elementi che contribuiscono a mantenere elevati standard di trasparenza. Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda l'impatto economico della corruzione. Secondo numerosi studi internazionali, la presenza di fenomeni corruttivi scoraggia gli investimenti esteri, aumenta i costi delle opere pubbliche e riduce la competitività delle imprese. Quando gli appalti non vengono assegnati sulla base del merito ma delle relazioni personali o politiche, il risultato è una minore efficienza della spesa pubblica e una riduzione della qualità dei servizi offerti ai cittadini. Le conseguenze sono visibili nelle infrastrutture incompiute, nei ritardi amministrativi e nella perdita di fiducia verso lo Stato.
La corruzione produce inoltre effetti diretti sul tessuto sociale. Dove i cittadini percepiscono che le regole non sono uguali per tutti cresce il senso di ingiustizia e diminuisce la partecipazione alla vita pubblica. Non è un caso che molti dei Paesi che registrano i peggiori risultati nell'indice siano caratterizzati anche da bassi livelli di fiducia nelle istituzioni e da una forte instabilità politica. Per questo motivo la lotta alla corruzione non rappresenta soltanto una questione giudiziaria o amministrativa, ma costituisce una sfida cruciale per la tenuta delle democrazie moderne e per la crescita economica delle nazioni. Il rapporto di Visual Capitalist offre dunque una lezione importante. La corruzione non è una questione che riguarda esclusivamente il livello di ricchezza di una nazione. Esistono Paesi ricchi che peggiorano e Paesi meno sviluppati che riescono a migliorare. La differenza la fanno la qualità delle istituzioni, l'indipendenza della magistratura, la libertà di stampa e la capacità di garantire controlli efficaci sull'esercizio del potere. Quando questi pilastri si indeboliscono, anche le democrazie più solide possono perdere terreno. Ed è proprio questo il messaggio più significativo che emerge dalla classifica: nessun Paese può considerarsi immune dalla corruzione e la trasparenza non è una conquista definitiva, ma un obiettivo che deve essere difeso ogni giorno e bisogna volerlo con forza.
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