La signora è più letale delle bombe di profondità di Winston Churchill. Da ministro della Difesa tedesca, Ursula Von der Leyen è stata l'ultima in ordine di tempo ad essere a capo degli U-Boot, l'arma subacquea che fu l'incubo degli alleati durante la Seconda guerra mondiale. Dopo la sua cura, quei sommergibili celebrati anche da Hollywood non fanno più paura a nessuno. È uno dei tanti disastri della neopresidente della Commissione europea.
La flotta tedesca possiede attualmente sei sottomarini. Sono mezzi agili, estremamente silenziosi e possono restare sotto la superficie del mare per settimane prima di riemergere. In un eventuale scenario strategico potrebbero essere letali come i loro predecessori. Potrebbero. Secondo la commissione parlamentare sulle forze armate, all'inizio del 2019 «nessuno sembra essere pienamente operativo. Le cause sono da imputarsi a gravi difetti tecnici, carenza di pezzi di ricambio e un notevole ritardo nelle manutenzioni da cantiere». Un siluro contro i vertici della Marina e contro il ministero guidato dalla Von der Leyen dal 2014 fino a poche settimane fa.
Dopo il taglio degli investimenti sulle professionalità, durante un'esercitazione al largo della Norvegia uno dei sei U-Boot tedeschi è finito sugli scogli. Risultato: altri mesi in cantiere. Restando sul mare, l'anno scorso il Wall Street Journal ha affondato il colpo con un articolo dal titolo: «L'ingegneria tedesca ha progettato una nuova nave da guerra che non tiene il mare». Nonostante i problemi tecnologici, la Marina assicurò che queste navi sarebbero state utilizzate in «operazioni di stabilizzazione». Un gioco di parole per giustificare una spesa di 3,1 miliardi di euro per quattro navi che saranno utili solo a raccogliere migranti.
Un fallimento. L'esempio vuol essere un piccolo monito nel giorno dell'insediamento della commissaria. Mentre i tedeschi tirano un sospiro di sollievo, gli altri 420 milioni di europei dovrebbero preoccuparsi. Nel discorso della corona si propone di «ridurre le emissioni di CO2 entro il 2030 del 50%, di varare una legge europea sul clima, di trasformare la Banca europea per gli investimenti in una Banca per il clima». In nome del politicamente corretto, promette «la parità di genere nel collegio dei commissari, i sussidi di disoccupazione europei». Anche sui migranti è in prima linea: «In mare c'è l'obbligo di salvare vite. Dobbiamo salvare, ma salvare non basta. Dobbiamo ridurre l'immigrazione illegale, combattere i trafficanti, tutelare il diritto di asilo».
Un programma che sta tra la scalata himalaiana e un discorso di Barack Obama. C'è un problema: ciò che oggi immagina di fare si scontra con ciò che ha realmente fatto da ministro. E si torna a quell'esercito di Sturmtruppen. La Von der Leyen ha tolto fondi, ha deprezzato professionalità, si è concentrata su ciò che più le conviene politicamente. Per esempio sulla realizzazione di kinderheim nelle caserme, sull'acquisto di uniformi per le soldatesse incinte. Ha perfino chiesto di adattare i carri armati Leopard alle esigenze delle soldatesse in gravidanza. Le caserme sono più friendly, con frigo bar e televisori a schermo ultrapiatto e i ranghi dell'esercito tedesco sono aperti alla comunità Lgbt. Per contro, durante una esercitazione Nato, in assenza di un'arma funzionante venne montata su un blindato una mitragliatrice di legno. La foto fece il giro del mondo. Nel corso di una missione multiforze in Lituania, alcuni ufficiali americani sono impalliditi alla vista di personale della Bundeswehr che comunicava in azione con normali telefoni cellulari. In un mondo in cui la cybersicurezza è diventata fondamentale soprattutto a livello militare, i tedeschi rimasti alla famosa macchina Enigma mettono tristezza.
Quello della nuova commissaria Ue sembra il tocco di Medusa. Poco prima delle elezioni l'europarlamentare Jens Geier ha fatto girare un documento nel quale era scritto senza giri di parole: «La signora è assolutamente inadeguata a guidare la Commissione». Ricordava gli scandali (violazione delle norme sugli appalti pubblici, contratti esterni per decine di milioni), gli sprechi su ecologia, accoglienza e parità di genere. E il caso della nave da addestramento Gorch Fock, operazione costata 135 milioni di euro, dieci volte più di quanto concordato all'inizio. «La Corte dei Conti federale ha accusato il ministero della Difesa dell'esplosione dei costi e i pm hanno indagato per sospetta corruzione. La ministra ha responsabilità politica».
Le mani bucate della Von der Leyen sono leggendarie. Solo per le forze armate tedesche non aveva denaro, e le ha annichilite. Piangono anche alla Luftwaffe. Alla fine del 2018, meno del 20% dei 68 elicotteri da combattimento e il 30% dei 136 caccia Eurofighter era in grado di volare. Molti piloti esperti stanno smobilitando e chiedono di essere congedati. Vedere le partite del Bayern Monaco sui televisori di ultima generazione in dotazione alle basi non gli basta. Da domani lo stile Von der Leyen riguarda tutti noi.
L'ex folle campione di basket è ancora oggi uno dei personaggi di culto dell'intero sport americano, nonostante si sia ritirato 18 anni fa.
C'è un solo uomo che, prima dello storico meeting di martedì a Singapore, poteva dirsi amico sia del presidente Trump, sia del leader nordcoreano Kim. Quell'uomo si chiama Dennis Rodman, ex campione folle di basket, ed è ancora oggi uno dei personaggi di culto dell'intero sport americano, nonostante si sia ritirato 18 anni fa. Anche se in campo non sembrava un diplomatico, le sue lacrime durante un'intervista televisiva alla Cnn sono quelle, autentiche, di una persona che ha coronato un sogno: «È un grande giorno e io sono qui a viverlo», ha detto dopo la storica stretta di mano.
Non è stato invitato ai negoziati, hanno tenuto a precisare le due parti coinvolte nel meeting, ma non era questo lo scopo del suo viaggio a Singapore. «Darò tutto il mio supporto ai miei due amici Trump e Kim». Rodman, che nella vita non si è mai fatto mancare niente (in positivo, ma anche in negativo), è uno dei pochi occidentali a conoscere personalmente il dittatore nordcoreano. Il personaggio è di quelli speciali. Rodman nasce nel 1961 nel New Jersey, in una famiglia numerosa che il padre (aviatore) abbandona poco dopo. La madre è costretta a traslocare in uno dei sobborghi più malfamati di Dallas ed è lì che Dennis cresce, in mezzo a criminalità e cattive compagnie. Non sembra nemmeno tanto bravo a giocare a basket, sport che lo renderà famoso da lì a qualche anno, ma con il tempo migliora ed entra nella Nba. Carriera lunga, piena di gioie e di controversie: Dennis è il classico giocatore che nessuno vorrebbe trovarsi davanti. È un difensore pazzesco, un rimbalzista nato e non ha nessun tipo di problema a fare innervosire gli avversari con certe provocazioni da circo. Un personaggio molto borderline che, in ogni caso, diventa uno dei compagni più apprezzati da Michael Jordan nell'epopea dei Chicago Bulls e mette insieme cinque titoli Nba. Il suo carattere ha lati oscuri.
Durante una partita colpisce un arbitro con una testata dopo un fischio ritenuto sbagliato, in un'altra prende a calci un cameraman, i suoi capelli sono sempre di un colore diverso, si va dal verde al rosa senza problemi. Durante le finali Nba del 1998, prima di una partita decisiva, va a lottare con Hulk Hogan, famoso wrestler americano. Multa di 20.000 dollari. Da quell'esibizione ne aveva guadagnati più di 200.000 e alla fine vince anche il titolo.
Dopo avere terminato la carriera cestistica, Rodman continua a ballare con i guai. Più volte entra in clinica per disintossicarsi dall'alcool e, ciclicamente, i giornali spendono titoli su di lui e sui suoi eccessi. In tutto questo, ha il tempo di recarsi in Corea del Nord e conoscere personalmente Kim Jong-Un. Come due personaggi così agli antipodi possano andare d'accordo, resta un mistero. Punti di contatto certi: l'amore per il basket e per gli hamburger. I due si incontrano per la prima volta in un viaggio di Dennis a Pyongyang nel 2013 per organizzare partite di basket amichevoli. Da quel momento, solo parole al miele. «Sarà per sempre mio amico», dice l'ex guerriero dei canestri in un'intervista, arrivando anche a sbilanciarsi: «Sarebbe davvero strano se io non dovessi finire almeno tra i primi tre candidati al Nobel per la pace». In seguito a un suo appello, Kim rilascia Kenneth Bae, il missionario arrestato e condannato a 15 anni di lavori forzati con l'accusa di essere una spia.
Le relazioni non si sono mai raffreddate, nonostante la lontananza e la chiusura del regime nordcoreano verso il resto del mondo. Nel 2017 Rodman torna a Pyongyang, con lo scopo di far progredire lo sport in Corea del Nord. Qualcuno l'ha chiamata «la diplomazia dei canestri», in ricordo della famosa diplomazia del ping-pong che fu il primo passo verso il disgelo tra gli Stati Uniti e la Cina comunista. Ferma restando l'amicizia con Kim, Rodman è anche un grande sostenitore di Trump, nonostante qualche screzio iniziale. «Donald è un mio grande amico da anni. Non abbiamo bisogno di un altro politico, ma di un uomo d'affari come Trump», si azzarda a scrivere durante la campagna elettorale.
Tutto dimenticato, missione compiuta; il trio più improbabile ha stupito il mondo. Ora le lacrime del gigante sembrano sincere. Dopo lo storico incontro di Singapore il segretario del presidente lo ha personalmente chiamato per dirgli che «Trump è davvero orgoglioso di te e ti ringrazia di cuore».





