Vladimir Putin si dichiara pronto ai negoziati, ma accusa l’Occidente di non voler scegliere la strada delle trattative. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Medvedev, intanto, avverte che l’«operazione speciale» verrà terminata e si guadagna una nuova nomina. «La Russia non risparmierà nessuno sforzo per abbattere il regime nazionalista di Kiev», ha affermato Medvedev. Putin lo ha nominato suo vice nella Commissione militare-industriale - organo permanente che organizza e coordina le attività degli organismi esecutivi federali nell’attuazione della politica statale sulle questioni militari-industriali - e dunque potrà tenere riunioni per conto del presidente russo e avrà il diritto di «creare consigli e gruppi di lavoro nelle aree di attività della Commissione per esaminare questioni di sua competenza e preparare proposte per la loro soluzione».
Kiev teme che questa sia la conferma di quanto l’Ucraina teme per il futuro: i generali di Zelensky credono che la Russia stia ammassando truppe e armi per una nuova offensiva invernale. Un attacco su vasta scala dal Donbass, da Sud o anche dalla Bielorussia potrebbe essere sferrato già a gennaio o al massimo in primavera, secondo gli ucraini. Putin ha però nuovamente assicurato che la Russia è pronta a negoziare, accusando invece Kiev e i suoi alleati occidentali di «rifiutarsi» di fare altrettanto. Il ministro degli Esteri russo Lavrov gli fa eco: «Zelensky e i suoi padroni non vogliono compromessi che mettano fine alla guerra». Dall’altra parte, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha riferito che l’Ucraina punta ad avere un summit di pace entro fine febbraio, preferibilmente alle Nazioni unite e con il segretario generale Antonio Guterres come possibile mediatore, più o meno nel periodo dell’anniversario dell’inizio della guerra da parte della Russia.
Putin ha poi parlato, in relazione alle azioni dell’Occidente, di «una guerra economica», basandosi anche sul fatto che gli ambasciatori all’Ue hanno raggiunto un accordo sul nono pacchetto di sanzioni contro Mosca. Nonostante questo, la Russia si dichiara pronta a riprendere le forniture di gas all’Europa attraverso il gasdotto Yamal-Europe, come annunciato dal vice primo ministro russo Alexander Novak. «Il mercato europeo rimane rilevante, poiché la carenza di gas persiste e abbiamo tutte le opportunità per riprendere le forniture. Ad esempio, il gasdotto Yamal-Europe, che è stato fermato per motivi politici, rimane inutilizzato», ha detto Novak, secondo il quale in 11 mesi del 2022 le forniture di gas naturale liquefatto sono aumentate a 19,4 miliardi di metri cubi, con una previsione di 21 miliardi entro fine anno. «Continuiamo a vedere l’Europa come un potenziale mercato dei nostri prodotti. È chiaro tuttavia che contro di noi è stata avviata una campagna su larga scala, che si è conclusa con il sabotaggio del Nord Stream», ha dichiarato ancora, aggiungendo che Mosca sta discutendo ulteriori forniture di gas attraverso la Turchia dopo la creazione di un hub nel Paese di Erdogan. Il presidente turco, che gode sempre di più della fiducia di Mosca, ha asserito che anche secondo lui l’Occidente non fa altro che provocare e non cerca davvero una mediazione.
Poiché Erdogan viene visto da Kiev come sempre più vicino a Mosca, il presidente ucraino Zelensky cerca una sponda nell’India: in una conversazione telefonica con il premier indiano Narendra Modi, ha detto di «contare sulla partecipazione» del suo Paese «all’applicazione della formula di pace ucraina, annunciata al G20» di Bali. Vladimir Putin avrà invece un colloquio con Xi Jinping entro la fine dell’anno: la strada è stata preparata dal fidato Medvedev, che aveva incontrato Xi a Pechino la scorsa settimana. L’Ucraina ha invece chiesto l’esclusione della Russia dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
«Abbiamo una domanda molto semplice: la Russia ha il diritto di rimanere un membro permanente del Consiglio di sicurezza e di far parte dell’Onu? Abbiamo una risposta convincente e ragionata: no, non lo ha», ha affermato il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba. Sul campo si continua intanto a morire. L’Ucraina ha vissuto un Natale di sangue, nel quale bombardamenti e distruzione non si sono fermati, con la Russia che ha lanciato oltre 40 attacchi missilistici nel giorno di festa. L’allarme aereo è risuonato in tutta la Nazione, a cominciare dalle regioni di Kiev e Leopoli.
Proprio a Natale un caccia intercettore supersonico russo ha preso fuoco nell’aeroporto di Machulyshchy, in Bielorussia. Il MiG-31K può trasportare missili ipersonici Kinzhal. Il velivolo farebbe parte dei caccia schierati dalla Russia negli aeroporti dell’alleato. Subito dopo si sarebbe alzato in volo un MiG-31K dell’aeronautica russa, che può trasportare missili Dagger equipaggiati con testate nucleari. Tre persone hanno invece perso la vita ieri in Russia a seguito dell’attacco di un drone ucraino nella regione di Saratov.
Intanto nel Donbass, secondo quanto riferito dal capo dell’amministrazione militare regionale di Lugansk, Sergy Gaidai, battaglie sono in corso a Kreminna, con le truppe ucraine «non lontane» dalla città. «Il comando militare della Federazione Russa si è già trasferito da questa città a Rubizhny», ha aggiunto Gaidai, sottolineando che è segno che la Russia potrebbe prepararsi a ritirarsi. Le autorità hanno esortato i residenti di Kherson, nel Sud, ad evacuare a causa dell’intensificarsi dei bombardamenti russi e Ukrenergo, operatore della rete elettrica ucraina, ha annunciato blackout d’emergenza in diverse regioni del Paese.
- Lo zar allontana l’incontro con Biden: «Non è necessario» Iniziato in Bielorussia il dispiegamento delle forze congiunte.
- Mosca evacua i civili della regione annessa di Kherson. Addestramento Ue agli ucraini da novembre.
Lo speciale contiene due articoli.
Sono segnali contrastanti quelli lanciati ieri da Vladimir Putin durante un discorso tenuto ad Astana in occasione del vertice della Comunità degli Stati Indipendenti. «La Germania ha deciso che gli impegni per alcuni accordi internazionali, inclusa la Nato, hanno la precedenza sugli interessi interni. Credo che questo sia un errore e la loro economia e i loro cittadini ne stanno soffrendo. Altrimenti, non minerebbero i gasdotti Nord Stream», ha dichiarato il presidente russo, per poi proseguire: «Un ramo del gasdotto Nord Stream 2 è funzionante. La decisione di avviarlo non è stata presa ed è improbabile che venga presa, ma non sono affari nostri».
Il capo del Cremlino si è anche soffermato sull’eventualità di un incontro con Joe Biden al G20 di Bali il mese prossimo. «Dovreste chiedere a Biden se vuole tenere colloqui con me. Per ora, non vedo la necessità di negoziare con Biden finché non vedo una piattaforma per questo», ha dichiarato, raffreddando così (almeno in parte) gli spiragli sulla possibilità di un meeting con il presidente americano: possibilità che, pochi giorni fa, era stata ventilata dal ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov. Tra l’altro, pur confermando la partecipazione della Russia al summit, il capo del Cremlino ha reso noto di non aver ancora deciso se vi prenderà personalmente parte.
Sempre ieri, Putin ha anche affermato che la mobilitazione militare terminerà entro le prossime due settimane: «La mobilitazione sta finendo. Presumo che tra due settimane tutte le misure di mobilitazione saranno terminate», ha detto, specificando che sono stati coinvolti un totale di circa 222.000 riservisti (secondo il ministero della Difesa di Mosca, le donne sarebbero escluse).
Il leader russo ha poi aggiunto di non essersi pentito di aver avviato l’invasione dell’Ucraina lo scorso 24 febbraio. «Non ho rimpianti», ha sostenuto, specificando che un eventuale scontro diretto tra Nato e Russia, a causa dell’invio di truppe da parte dell’Organizzazione, porterebbe a una «catastrofe globale». Il capo del Cremlino ha inoltre dichiarato di non ritenere più necessari «attacchi massicci» contro l’Ucraina «almeno per ora», dicendo di non voler distruggere il Paese che ha invaso.
In questo quadro, Putin ha affermato di non escludere la possibilità di colloqui con Kiev. «La Russia chiuderà il corridoio del grano se sarà confermato che gli esplosivi usati sono stati inviati da Odessa», ha tuttavia aggiunto, riferendosi alla recente esplosione avvenuta sul ponte di Kerch. Il discorso di Putin si è quindi rivelato fondamentalmente cerchiobottista: un elemento che riflette probabilmente le sempre più evidenti spaccature in seno allo stesso establishment di Mosca. Tuttavia la fibrillazione continua a salire. Alexander Lukashenko ha dichiarato l’allerta terrorismo a causa della tensione ai confini della Bielorussia. «In connessione con l’escalation della tensione, è stato introdotto un regime di accresciuto pericolo terroristico», ha dichiarato. «Per questo», ha proseguito, «abbiamo avviato le procedure schierando il gruppo di forze dello Stato dell’Unione. Ho già detto che l’esercito bielorusso compone la parte principale ed è integrato da unità della Federazione russa. Procede tutto secondo i piani». «La Russia ha delineato chiaramente la sua posizione: Dio non voglia che ci sarà un attacco al territorio della Federazione russa; in tal caso, la Russia può utilizzare tutti i tipi di armi, se necessario», ha proseguito il leader bielorusso, secondo cui le truppe di Mosca sono attese nel Paese «nei prossimi giorni».
In tutto questo, un alto funzionario dell’Ue ha reso noto ieri che i ministri degli Esteri dell’Unione europea non prenderanno alcuna decisione lunedì su ulteriori sanzioni all’Iran in seguito alle accuse, rivolte a Teheran, di aver fornito droni militari a Mosca. Dal canto suo, il Dipartimento del Tesoro americano ha invece minacciato sanzioni a quei Paesi che offrono materiale bellico alla Russia. «Siamo disposti e in grado di sanzionare persone, aziende o Paesi che forniscono munizioni alla Russia o supportano il complesso militare-industriale russo», ha affermato il vicesegretario al Tesoro statunitense, Wally Adeyemo.
La Turchia frattanto sta rafforzando i legami con la Russia. Recep Tayyip Erdogan ha reso noto che i governi di Ankara e Mosca hanno incaricato le rispettive autorità energetiche di avviare immediatamente degli studi tecnici sulla proposta, avanzata dal Cremlino, di realizzare in Tracia un hub per il gas russo. Il sultano, insomma, continua a tenere una linea fondamentalmente ambigua e oscillante tra Nato e Russia. Una linea che pone dei rischi concreti all’Alleanza atlantica.
Nel mentre, ieri pomeriggio Reuters riferiva che, a fine settembre, un sottomarino russo sarebbe stato avvistato a largo della costa francese, per essere poi «scortato» dalla marina di Parigi. La situazione complessiva continua a rivelarsi notevolmente tesa.
Kiev prepara l’assalto a Kherson Ancora missili su Zaporizhzhia
Se per mesi il fronte da tenere d’occhio per stabilire l’evoluzione della guerra tra Russia e Ucraina è stato il Donbass, ora è Kherson a poter determinare nuovi equilibri. La battaglia per mantenere il controllo del territorio meridionale, fondamentale per i collegamenti con la Crimea, per i russi si fa più complicata. Per la prima volta, in previsione dell’inasprimento della controffensiva ucraina, le autorità della regione hanno chiesto aiuto a Mosca per l’evacuazione dei civili. La richiesta è stata accolta. Secondo il governatore filorusso della regione, Vladimir Saldo, sono pochi a scegliere di andare via e «la maggioranza rimane».
Dall’Ucraina partono però accuse di «deportazione». Un membro del consiglio regionale di Kherson ha esortato i residenti a dirigersi verso il territorio controllato da Kiev, bollando le evacuazioni come «un segno dell’indebolimento della Russia». Anche secondo il Financial Times l’appello dei filorussi all’evacuazione, sommato all’annuncio del comando operativo Sud ucraino che ha dichiarato di aver liberato altri cinque insediamenti nella regione, fa intravedere un nuovo corso del conflitto nel meridione. Per il quotidiano, le truppe ucraine potrebbero liberare Kherson la prossima settimana.
Sempre a Sud, sono a giudizio i danneggiatori del ponte Kerch di collegamento con la Crimea. Un tribunale della penisola ha disposto la custodia preventiva per cinque degli otto arrestati per l’attacco, che «rimarranno in detenzione fino all’8 dicembre» in attesa del processo. I sospetti sono gli ucraini e armeni Artem Azatian, Georgi Azatian, Roman Solomko, Vladimir Zlob e Artur Terchanian. Quanto al ponte, i lavori di riparazione dovranno essere completati non oltre il 1° luglio 2023, come stabilito dal governo russo che ha nominato appaltatore unico la compagnia Nizhneangarsk Transstroy. Nel frattempo, il ministero ucraino per la Reintegrazione dei territori occupati stima che nel corso dell’ultimo mese le forze armate ucraine abbiano liberato più di 600 insediamenti. Attacchi ucraini sono stati condotti anche in territorio russo, a Belgorod. La difesa aerea è entrata in azione. Le forze armate russe hanno invece preso il controllo dell’area di Vremevka, nel Donetsk. Segnali positivi arrivano da Zaporizhzhia dove, a parere del direttore generale Aiea, Grossi, l’istituzione di una «zona di sicurezza» per la centrale nucleare è «più vicina». La città è stata tuttavia ancora bersaglio di attacchi missilistici russi durante la notte di ieri. Il governatore della regione ha esortato i residenti a restare nei rifugi durante l'attacco russo.
Kiev intanto conta, per proseguire nella controffensiva, sul Consiglio Ue Esteri di Lussemburgo che si terrà lunedì per varare «il sesto pacchetto da 500 milioni di sostegno che porterà l’assistenza militare all’Ucraina a 3,1 miliardi di euro». Nello stesso Consiglio verrà confermato dai ministri degli Affari esteri Ue il via libera alla missione di addestramento militare per circa 15.000 soldati delle forze armate ucraine. Kiev, tra l’altro, sta sviluppando, secondo il ministro della Difesa Reznikov, una tecnologia per contrastare gli attacchi dei droni iraniani che la Russia ha acquistato. Sul fronte esportazioni, si registrano movimenti incoraggianti. Tre navi con 84.000 tonnellate di cereali hanno lasciato Odessa in direzione Africa e Asia. La «Super Arsenal» consegnerà 27.5 mila tonnellate di mais in Tunisia, mentre la «Sea Luck» consegnerà 13.5 mila tonnellate di grano in Algeria.




