È in Europa che il governo sta cercando risposte per la grave situazione economica ed energetica globale scatenata dalla guerra. Giorgia Meloni, a margine del vertice informale Ue di Cipro, è stata chiara: «Sarebbe un errore se credessimo di dover seriamente affrontare queste questioni solo quando siamo arrivati “oltre”, come in passato; perché quando ci si muove troppo tardi, il prezzo che si paga è più alto».
Il presidente del Consiglio fa riferimento alla sospensione del Patto di stabilità, negata per il momento dalla Commissione europea che considera lo scenario non sufficientemente grave. Eppure la questione è diventata ancora più urgente almeno per l’Italia, dal momento che si è appreso che non uscirà dalla procedura d’infrazione, nonostante tutti gli sforzi, per un banale 0,1%. «Nella proposta della Commissione si parla di una flessibilità sugli aiuti di Stato», ha detto Meloni commentando, «ok, ragionevole, corretto. Ma noi sappiamo che quando si parla di aiuti di Stato lo spazio fiscale non è lo stesso per tutti e quindi, ovviamente, in quel caso bisogna ragionare su un modello per cui anche queste spese non vengano conteggiate, per esempio come si fa con il Safe sulle spese di Difesa».
Meloni ha chiarito che l’emergenza, almeno in Italia, è legata all’autotrasporto: «Tutti capiscono, ovviamente, che di fronte a una situazione che sfugge di mano su quel settore, noi ci ritroviamo con un aumento che rischia di impattare su tutti i beni di consumo e quindi diventa un problema di inflazione». Qui il ragionamento: «Tenere a bada l’inflazione non era una priorità dell’Unione europea? Perché se non si risponde per tempo su questi temi, rischia di farci molto male». Meloni sul punto si mostra decisa e a chi le chiede se andrà avanti a chiedere lo scostamento di bilancio risponde: «A oggi non stiamo escludendo niente, ovviamente la nostra priorità è dare delle risposte, però preferiremmo farlo in una cornice, diciamo, più confortevole». Anche perché, «abbiamo oggettivamente la priorità delle spese energetiche, ho la priorità di dare risposta ai bisogni dei cittadini. Poi chiaramente vogliamo mantenere tutti i nostri impegni e fare un lavoro che abbiamo sempre considerato importante e che consideriamo importante, dipende però da quali sono le priorità che dobbiamo affrontare».
Infine, sui conti pubblici italiani ha chiarito che «sono molto in ordine», al contrario di quello che vogliono far intendere le opposizioni. «Quando ci siamo insediati avevamo un deficit all’8,1%, oggi ce l’abbiamo al 3,1%. La previsione del governo era il 3,3%, abbiamo fatto meglio delle nostre stesse previsioni. Avrei voluto scendere sotto il 3%? Certo, avrei voluto fare ancora meglio, ma nessuno può dire che l’Italia oggi non ha i conti in ordine».
C’è da mettere in evidenza infatti che l’Istat ha mostrato una ingiustificata rigidità, pur sapendo quanto avvenuto negli anni passati con le prime stime del Pil. Infatti, secondo l’Osservatorio sui sonti pubblici italiani (Ocpi), think tank indipendente dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano diretto da Carlo Cottarelli, l’Istat ha mostrato, dati alla mano, una tendenza a sottostimare che è aumentata negli ultimi anni. Così anche nell’ultimo anno perché nel 2025 il Pil è stato stimato in 2.258 miliardi. Sarebbero stati sufficienti poco più di 20 miliardi in più per avere un rapporto deficit/Pil che avrebbe consentito all’Italia di uscire dalla procedura d’infrazione. 20 miliardi che corrispondono allo 0,9% del Pil. «Finirò di pagare i debiti del Superbonus alle Politiche. E quindi qualcuno ha lasciato dei debiti che il governo successivo doveva per cinque anni ripagare, e questo purtroppo pesa. Un impatto di 140 miliardi è un impatto importante, perché sono 40 miliardi l’anno, 38 miliardi l’anno, 35 miliardi l’anno... e impattano. Certo, io faccio leggi di bilancio da 18 miliardi...». E qui il riferimento a Giuseppe Conte non è affatto casuale.



