Verdini jr & co. saltano l’udienza preliminare nel procedimento per la corruzione dei funzionari Anas: la Procura di Roma, che ritiene raggiunta l’evidenza della prova, ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. La posizione di babbo Denis è stata stralciata, anche se l’ex parlamentare compare nei capi d’imputazione. Stralciate anche le posizioni dei funzionari dell’Anas indagati. La decisione del gip Francesca Ciranna è stata notificata ieri ai quattro imputati che vanno a giudizio: Tommaso Verdini e il suo socio Fabio Pilieri e i due imprenditori Angelo Ciccotto e Antonio Samuele Veneziano. I pubblici ministeri Gennaro Varone, Rosalia Affinito e Fabrizio Tucci ritengono di aver scoperto un «sistema» illecito, fatto di favori anche alla politica, messo su da Verdini jr e dal padre Denis attraverso la società Inver che veniva utilizzata dagli imprenditori coinvolti come strumento per arrivare a mettere le mani su una serie di appalti. La Phos srl di Veneziano e il Consorzio stabile Aurora di Ciccotto avrebbero ottenuto aiuti per entrare in appalti Anas milionari in cambio di «somme di denaro giustificate attraverso fittizi contratti di consulenza». Il gruppo Verdini, in cambio, avrebbe acquisito da dirigenti e funzionari di Anas «informazioni riservate su procedure di gara». E ora l’Anas viene indicata come parte offesa. Le cifre, quelle tracciate, non sono di poco conto. Tra il luglio 2021 e l’aprile 2023 la Inver, società lobbistica di Verdini & co, ha fatturato alle imprese satelliti 301.950 euro. La causale? «Generica», secondo l’accusa: «Consulenza». Non solo. Stando all’accusa, uno degli imprenditori, Stefano Chicchiani, la cui posizione è stata stralciata, avrebbe corrisposto «ai privati corruttori» anche utilità consistite in lavori edili nella casa dei Verdini. Uno dei capi d’imputazione (sono tre in totale) è dedicato alle procedure Anas nelle quali, tramite Verdini e Pileri, sarebbero stati favoriti gli imprenditori: un accordo quadriennale per i lavori di realizzazione di gallerie, suddivisi in tre lotti, e l’esecuzione di lavori di sistemazione dei versanti rocciosi. I funzionari dell’Anas, secondo l’accusa, per i loro aiutini sarebbero stati ricompensati con spintarelle per le promozioni o per mantenere le posizioni apicali che avevano raggiunto. «Dalle indagini», secondo l’accusa, «è emersa la sussistenza di un sistema corruttivo forte e stabile che ha portato a una turbativa delle gare per importi milionari». Tra le fonti di prova indicate dalla Procura (e depositate il 7 marzo scorso insieme alle informative di reato inviate dalla Guardia di finanza) ci sono le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, la documentazione acquisita in Anas, i verbali di perquisizione e sequestro, le attività di pedinamento degli indagati (dalle quali è emerso che i funzionari dell’Anas incontravano i Verdini fuori dai luoghi istituzionali, compreso il ristorante di proprietà di Tommaso Verdini) e i verbali dei testimoni. Secondo il gip, «gli elementi raccolti a carico degli imputati tratteggiano un solido quadro indiziario per cui è del tutto inipotizzabile l’eventualità che il contraddittorio instaurato all’udienza preliminare possa portare a una sentenza di non luogo a procedere». La prima udienza si terrà il 30 aprile prossimo.
Per salvare Autostrade del Lazio spa, la società che Anas deteneva in comproprietà al 50% con la Regione Lazio e sciolta nel gennaio 2022 dal ministero delle Infrastrutture guidato da Enrico Giovannini, il «Golden boy» delle infrastrutture stradali Domenico Petruzzelli, dirigente pubblico finito nell’orbita di Tommaso Verdini e della sua Inver (la società di famiglia usata per le consulenze alle imprese che volevano vincere facile), deve averle tentate tutte. Compresa una consulenza riservatissima «del figlio di Mattarella».
Autostrade del Lazio avrebbe dovuto condurre alla realizzazione dell’autostrada a pedaggio Roma-Latina. E l’amministratore delegato era proprio Petruzzelli. Uomo che Verdini & co, come è emerso dagli atti dell’inchiesta che ha portato Verdini junior, il suo socio Fabio Pileri e tre imprenditori agli arresti domiciliari, hanno cercato di difendere grazie alle relazioni politiche conservate da babbo Denis. E mentre gli indagati sottoposti a misura cautelare oggi incontreranno il gip per l’interrogatorio di garanzia (alcuni difensori hanno anche già annunciato il ricorso al tribunale del Riesame per impugnare la misura cautelare, mentre il difensore dell’imprenditore Angelo Ciccotto, l’avvocato Mario Antinucci, starebbe valutando anche l’ipotesi di un’azione dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo), dai fascicoli dell’inchiesta salta fuori il retroscena che riguarda il tentativo di tenere in piedi Autostrade del Lazio.
Petruzzelli ne parla a telefono con un un imprenditore che si occupa di pubbliche relazioni per le imprese, Diego Righini: «Guarda che Autostrade del Lazio non è vero che non si può ricapitalizzare... si può ricapitalizzare perché hanno fatto un’interpretazione... ce lo siamo fatti fare da Mattarella figlio un parere... per cui si può ricapitalizzare». Per l’interlocutore la notizia sembra ghiotta: «Me lo mandi? Che lo giro...». Petruzzelli si chiude a riccio: «Eh no... perché non... non è formalizzato... ce l’hanno dato in maniera proprio informale... quindi non posso farlo girare». Righini ci riprova: «E non puoi fare neanche l’estratto di poche righe?». Petruzzelli è categorico: «No... no! Non per te, lo sai...». Righini però ha un compito: «Raccogliere le volontà di Luigi Ferraris e di Massimo Bruno, rispettivamente amministratore delegato e chief corporate affairs officer del gruppo Ferrovie dello Stato, sensibilizzandoli», annotano gli investigatori della guardia di finanza, «a rivalutare la possibilità di mantenere Autostrade del Lazio nella precedente configurazione societaria, al fine di non pregiudicare la continuità di Petruzzelli nella carica di amministratore delegato».
È con Pileri che Righini ribadisce «la volontà di garantire a Petruzzelli un aiuto finalizzato a ripristinare il proprio ruolo all’interno di Autostrade del Lazio». Pileri sembra avere bene in mente l’obiettivo. E lo esplicita anche a telefono con un imprenditore: «Mo me tocca fa’ nomina’ commissario della Roma-Latina Petruzzelli. Hai capito? Commissario ad acta per l’opera Roma-Latina. Vedemo un po’». Giovannini, però, staccherà la spina alla spa. Ma c’è un altro personaggio in cerca d’autore in quel momento: Massimo Simonini, che di Anas era l’amministratore delegato. Come svelato dalla Verità, tramite Pileri cercava un’entratura a Palazzo Chigi, quando il presidente del Consiglio era Super Mario Draghi. E proprio durante uno degli incontri con Pileri dice di aver parlato con Stancanelli (Alberto Stancanelli, in quel momento capo di gabinetto del ministro Giovannini poi chiamato al Campidoglio a sostituire Albino Ruberti, il capo di gabinetto della famosa lite documentata in un video, ndr): «Oggi sono andato a fare due chiacchiere anche con Stancanelli per capire cosa stanno facendo al ministero e lui mi ha detto, «Massimo non lo so... qua sono praticamente impazziti perché fanno le cose a cazzo e gli ultimi che ho sentito vorrebbero mettere uno interno... non ho capito se uno interno di Ferrovie o uno di Anas».
Alla fine il posto di Simonini lo prenderà Aldo Isi, mentre per la poltrona da commissario della Roma-Latina il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini preferirà Antonio Mallamo, già nominato da Nicola Zingaretti amministratore unico di Astral, la partecipata regionale che gestisce la grande viabilità (compresa la Pontina), a Petruzzelli. Con buona pace dei «Verdinis».
In ballo c’erano i lavori per il risanamento strutturale di gallerie sulla rete viaria nazionale: tre lotti per un importo complessivo di 180 milioni di euro. I capitolati in corso di stesura sarebbero usciti fuori dagli uffici dell’Anas prima della pubblicazione del bando per finire nelle mani dei superconsulenti della Inver, la società con la quale Verdini junior & Co avrebbero fatto affari fornendo ai loro clienti imprenditori le giuste dritte per fare facilmente gol.
È il maxi appalto Anas al centro dell’indagine della Procura di Roma per corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti che ha portato il gip Francesca Ciranna a disporre l’altro giorno gli arresti domiciliari per Tommaso Verdini, figlio dell’ex deputato Denis, per il suo socio Fabio Pileri e per gli imprenditori che ruotavano attorno alla loro galassia: Antonio Samuele Veneziano, Stefano Chicchiani e Angelo Ciccotto. Sono stati sospesi per 12 mesi dallo svolgimento delle funzioni in Anas, invece, Paolo Veneri, a capo della Direzione appalti e acquisti, e Luca Cedrone, responsabile del settore Gallerie. Tra gli indagati, però, ci sono anche Domenico Petruzzelli, responsabile, nella sede centrale di Anas, della struttura Assetti infrastrutturale rete, e babbo Denis, considerato dall’accusa il socio di fatto della Inver. In cambio, per i funzionari pubblici, stando all’accusa, c'erano spintarelle e aiutini per fare carriera. E mentre Veneri e Cedrone avrebbero fornito a Pileri le «informazioni riservate» sull’appaltone, rendendosi disponibili «a incontrare gli imprenditori fuori dalle sedi istituzionali» per fornire «rassicurazioni sull’esito», Petruzzelli, responsabile unico del procedimento, secondo l’accusa, sarebbe stato «a conoscenza delle intese clandestine». E avrebbe «omesso» di «attivarsi per evitare» che «la procedura venisse indebitamente portata avanti in favore delle società vicine a Pileri e ai Verdini». In cambio le società che sceglievano Verdini & Co come consulenti stipulavano contratti «fittizi» per centinaia di migliaia di euro, oppure pagavano in contanti.
Uno dei problemi che alla Inver si erano posti era proprio legato agli incassi. Tommaso Verdini e il socio «si preoccupano di trovare un modo per ottenere le somme evitando i controlli». Verdini propone in prima battuta, annotano gli investigatori, di «ricorrere allo stratagemma delle sponsorizzazioni sportive»: «Sì, facciamo quel giochino lì, però ci dobbiamo organizzare… paghiamo il 10, qualcosa per cento, non mi ricordo quanto... facciamo lo sponsor e li mettiamo sui campi da calcetto, ovunque il nome del ristorante nostro». Pileri, invece, propone di farsi accreditare gli importi su una carta prepagata. Ma l’ipotesi viene bocciata da Verdini, che gli rappresenta «come le transazioni sono tracciabili». E allora Verdini junior ipotizza di trasformare il suo ristorante in una lavanderia, «sfruttando gli incassi per mascherare gli introiti in contanti degli imprenditori». Ecco le sue parole: «Cioè, noi abbiamo il ristorante, gli si dice [...] noi tutti i giorni mettiamo 4/500 euro da parte». Il ristorante, il Pastation, che Tommaso ha avviato nel 2015, ospitava anche gli incontri con i big dell’Anas. Ma non era l’unico posto nel quale i superconsulenti dell’appalto facilitato si sentivano lontani da occhi indiscreti. «Ulteriore indice sintomatico della consapevolezza del loro agire illecito», secondo gli inquirenti, «era la scelta di incontrarsi in luoghi non istituzionali e molto rumorosi». Al bar Trombetta a Roma, a due passi dalla stazione Termini, dove Pileri dice «di dover fare una cosa veloce con un amico dell’Anas». Oppure al ristorante Nuova Fiorentina, in via Brofferio, da Nazzareno, ma anche all’Unahotel. Qui Pileri incontra il funzionario Anas Cedrone. Poi aggiorna Petruzzelli «dandogli rassicurazioni sul ricollocamento in Anas». E secondo l’accusa, proprio grazie a quegli incontri «è stato possibile ricostruire le plurime condotte infedeli dei pubblici ufficiali».
Ma per la strategia Verdini & Co preferivano gli uffici della Inver, dove pensavano di essere al sicuro. Qui Verdini junior «rivendica» con il socio «le manovre che stanno ponendo in essere», è sottolineato nell’ordinanza, «per ricollocare in Anas o in altre strutture i loro amici dirigenti»: «Qui stiamo facendo dei miracoli... stiamo ottenendo dei posti... e i posti li otteniamo per i rapporti che abbiamo con i dirigenti, con gli amministratori». E quando una delle gare non va in porto è ancora una volta Verdini a dire di voler parlare con Petruzzelli per «ricordargli», secondo l’accusa, «il loro accordo»: «Io prenderei Domenico e gli direi “mi hai chiesto di proteggerti nonostante le indagini... noi li abbiamo convinti che sei una persona seria, addirittura al punto che loro ci dicono che potresti essere il futuro dell’Anas”».
Il 3 gennaio gli indagati incontreranno il gip per l’interrogatorio di garanzia. Quello che è apparso strano al collegio difensivo è la firma dell’ordinanza a cinque mesi dalla richiesta avanzata dai pm, con l’esecuzione nel pieno del periodo natalizio. «Non mi era mai capitato in 25 anni di professione di ricevere una notifica per un mio assistito il 28 dicembre alle 7.30 del mattino», commenta l’avvocato Giovanni Castronovo, che difende l’imprenditore Ciccotto. «Sicuramente sarà una casualità», afferma invece l’avvocato Antonio Zecca, difensore dell’imprenditore Veneziano. Il periodo delle festività però rende il tutto più complicato: «Aspetto di vedere gli atti allegati all’ordinanza, che ho chiesto da due giorni e che non ho ancora ricevuto», chiosa Zecca.
Mentre alla Camera pentastellati, dem e Avs chiedono un intervento del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, perché uno degli indagati in una intercettazione ha fatto riferimento a «un accordo con la Lega». «Chiediamo una informativa urgente del ministro Salvini», ha detto Federico Cafiero de Rhao (M5s), «per riferire sul sistema di consulenza e appalti pubblici banditi da Anas, indagini che hanno coinvolto Tommaso Verdini (cognato del ministro, ndr)». Per Debora Serracchiani (Pd) «ancora nessuno del governo ha smentito quanto appare negli articoli». Anche Angelo Bonelli di Verdi-Sinistra, come gruppo, ha chiesto «una informativa in Aula urgente di Salvini». Contrario Enrico Costa di Azione: «Non dobbiamo portare avanti lo schema delle informative a gettoni». Poi Costa si è rivolto a Bonelli: «Dice che non gli interessa la questione giudiziaria, ma ogni settimana presenta un esposto». E dai banchi della sinistra non sono riusciti a fare altro che buttarla in gazzarra.





