«Pronto, lo sa che lei paga l’elettricità più cara? Noi le proponiamo di risparmiare». Segue una mitragliata di dati, percentuali e cifre a cui nemmeno un laureato in ingegneria riuscirebbe a stare dietro, figurarsi il malcapitato che ha accettato la chiamata magari mentre prepara il pranzo o è con un piede fuori casa per andare al lavoro. Ma non c’è scampo; dall’altra parte, l’operatore del call center, giocando sull’effetto sorpresa, lancia l’amo: «È un’offerta unica e irripetibile». E se per caso, l’utente chiede di avere le condizioni scritte nero su bianco, può anche capitare che si senta dare dello sciocco. «Prendere o lasciare, domani è troppo tardi, sa come sono i mercati».
Telefonate come questa ne arrivano in continuazione agli utenti e il passaggio al libero mercato dal prossimo anno ha scatenato la corsa dei gestori energetici ad accaparrarsi clienti. Una caccia senza esclusione di colpi che lascia disorientati i consumatori, consapevoli che comunque la liberalizzazione del settore sarà un salto nel buio senza paracadute. Secondo Arera, che monitora l’evoluzione dei mercati di vendita dell’energia e del gas, a giugno le offerte di elettricità sul mercato libero erano circa 2.000 e solo 200 risultavano più convenienti rispetto alle tariffe di maggior tutela. Orientarsi nel ginepraio dei listini è difficile perfino per gli addetti ai lavori, figurarsi per il cittadino comune che quindi si affida al marketing telefonico. Di qui la facilità di rimanere intrappolati nelle truffe. Anche perché i dati personali, invece di rimanere riservati, circolano liberamente. Sul web c’è un vero e proprio commercio di liste di utenti, soprattutto per gas e elettricità. Come può accadere dal momento che sono sotto la tutela di una società pubblica, quale è l’Acquirente Unico? C’è chi sospetta, è il caso dell’associazione Consumerismo, che ci sia qualche «dipendente infedele» che, disponendo delle chiavi d’accesso, faccia incetta di informazioni per poi rivenderle a call center illegali.
Le chiamate moleste sono un fenomeno in espansione, come ha denunciato in un commento su La Verità il direttore Maurizio Belpietro. Seguono tutte lo stesso modello. Alcuni ci cascano, per superficialità, buona fede, fragilità (è il caso di tanti anziani soli) e accettano il passaggio ad altro ente energetico per poi ritrovarsi tra le mani una bolletta superiore a quella precedente. E allora comincia la trafila per tornare indietro ma c’è anche chi rinuncia per evitare burocrazia e altri fastidi. Al momento sono 9,5 milioni gli utenti ancora nel tutelato per quanto riguarda la luce e 6,5 milioni quelli relativi al gas.
Secondo una ricerca di mUp Research e Norstat, commissionata da facile.it, 4 milioni di italiani hanno subito una truffa o un tentativo di truffa nel corso dell’ultimo anno con un danno stimato di 1,2 miliardi di euro. Il numero delle vittime è cresciuto del 28%, rispetto all’anno precedente. Il finto call center è la strategia più utilizzata (il 53% dei casi contro il 44% di un anno fa). Uno degli aspetti più preoccupanti è il fatto che nella maggior parte dei casi (il 58%) chi viene truffato non denuncia l’accaduto. Il motivo? Il 35% delle volte perché il danno economico era contenuto, nel 25% perché era certo che non avrebbe recuperato quanto perso. C'è poi un 19% che tace perché «si sentiva ingenuo a esserci cascato» e un 10% che «non voleva che i familiari lo scoprissero».
I truffatori usano false promesse, proposte di vendita aggressive e minacce fasulle per fare leva su informazioni personali che possono usare per rubare soldi o identità. Tra le scuse più usate per strappare un contratto, c’è il finto aumento del canone. L’utente è contattato a nome di una compagnia telefonica e gli si prospetta un incremento del canone per indurlo a cambiare gestore. Alcuni call center individuano un utente che ha appena chiesto l’attivazione di una linea e gli dicono che è impossibile portare a termine il servizio e quindi non gli resta che cambiare gestore. Un altro caso frequente è quello in cui l’utente segnala un guasto tecnico ma riceve una chiamata da un call center che cerca di dirottarlo ad un’altra compagnia telefonica, spacciata per più affidabile.
Oltre alle truffe per le utenze, i malfattori spaziano in altri settori. Una tecnica consolidata è quella in cui si simula un falso incidente. I malviventi prima studiano in maniera approfondita la vittima, individuata tra le persone più vulnerabili perché anziane o sole; riescono, in qualche maniera, a recuperare informazioni personali, quali il numero di cellulare, il nome di un parente, e poi, simulando un finto incidente accaduto al congiunto o più semplicemente la necessità di consegnare un pacco per conto di un nipote, ingannano la vittima, facendosi consegnare anche ingenti somme di denaro e oggetti preziosi. Un caso del genere è accaduto recentemente a Napoli. La Squadra Mobile della Questura di Bari ha arrestato un uomo per truffa aggravata. Aveva fatto credere a un’anziana signora che la figlia si trovasse in pericolo e per salvarla era necessario pagare una cospicua somma di danaro. Per evitare che la donna, colta dal dubbio, potesse chiedere aiuto a un parente, il malvivente ha tenuto occupata la linea telefonica. Mentre l’uomo intratteneva la donna al telefono, un complice si è recato presso l’abitazione e, presentatosi come un conoscente del nipote della donna, si è fatto consegnare 400 euro, oggetti d’oro per 7.000 euro e una carta di credito con i relativi codici di sblocco. Immediatamente dopo, uscito dall’abitazione, dal bancomat ha prelevato mille euro.
Gli smartphone sono presi di mira con particolare insistenza perché l’utente spesso è disattento. Le truffe più ricorrenti si basano sull’invio di messaggi di testo o email che appaiono come se provenissero da una fonte attendibile, come un parente, un’azienda o un’istituzione governativa, con richieste di informazioni personali o comunicazioni su consegne di pacchi. I messaggi spesso contengono un link o un numero di telefono che, se cliccato o chiamato, conduce a un sito web o a una chiamata telefonica fraudolenta. Frasi molto usate sono: «Hai vinto un premio! Per riscuoterlo, chiama questo numero», oppure: «Il tuo dispositivo è stato infettato da un virus. Per rimuoverlo, installa questa applicazione», o: «Nonna ho perso il telefono chiama su questo numero». Non solo. «Pronto è la Polizia postale, lei ha commesso un reato». È così che una banda di truffatori telefonava alle vittime spacciandosi per agenti della Polizia postale, facendo credere loro di aver commesso reati online che avrebbero potuto estinguere versando delle somme su una carta Postepay. Le somme richieste andavano fino a oltre 3.000 euro. A una delle vittime era stato contestato un annuncio «pornografico» su una bacheca di incontri, un’altra aveva versato 400 euro dietro la minaccia di essere separata dalla figlia minorenne. Altri malviventi chiamavano le vittime con il numero di istituti di credito veri chiedendo di spostare i soldi dal conto. Finti operatori delle Poste, chiedevano Pin e numero di conto e poi svuotavano i depositi. C’è poi la telefonata da un numero simile a quello della Polizia o dell’ufficio postale vicino che consiglia di spostare tutti i soldi su un Iban fornito di proposito perché, dice il truffatore, il conto corrente è sotto attacco hacker.
Arera ha creato il sito Difenditicosi dove si trovano indicazioni su come tutelarsi dal teleselling. Ma non basta se non si interviene sulla fuga dei dati con sanzioni severe.