Cognome e nome: Lerner Gad. Beirut, 7 dicembre 1954. «Sono un ebreo fortunato. Ero un bambino che divorava libri, un po’ rachitico e molto emotivo», e fin qui...
«Un italiano che ha vissuto da apolide per metà della sua vita», e fin qui...
«Un ex militante di Lotta continua che non ha motivi di vergognarsi. Il commissario Luigi Calabresi lo hanno ucciso nel 1972, io sono entrato in Lc nel 1973. Lotta continua mi ha dato più di quello che mi ha tolto», e uno qui comincia a meditare se sia il caso di lottacontinuare a seguirlo.
Quando poi si sbilancia su un recente episodio con una pesante illazione - da «mente raffinatissima», dixit Giovanni Falcone, ai tempi del fallito attentato all’Addaura - uno lo abbandona al suo destino.
«Siccome Giusi Bartolozzi, ex parlamentare divenuta capo di gabinetto del ministero della Giustizia, tutto è tranne che scema... mi viene il sospetto che quel suo invito a votare Sì “così ci togliamo di mezzo i magistrati”, paragonati a “un plotone di esecuzione”, sia un messaggio ben calibrato per sollecitare alla mobilitazione certi ambienti siciliani che sappiamo», leggi: i picciotti di Cosa Nostra.
Ora, rilevato che Bartolozzi, magistrata e siciliana, quell’espressione «fuciliera» se la sarebbe potuta e dovuta risparmiare, proprio pensando al sacrificio di Falcone, Paolo Borsellino e loro scorte, che dire del commento di Gaddino, come amava chiamarlo Giuliano Ferrara ai tempi di Otto e mezzo su La7?
«Non è una semplice critica politica: è un’accusa gravissima, formulata però sotto forma di allusione. E le allusioni, su temi così delicati, sono spesso più insidiose delle accuse esplicite» l’ha infilzato Osvaldo De Paolini sul Giornale.
Precisando: «Negli anni in cui seguivo le sue inchieste tv, cui ho partecipato più di una volta anch’io, ricordo un giornalista capace di indagare con serietà i nodi economici e sociali del Paese».
Oggi non più: «Dispiace dirlo, proprio perché da Lerner molti si aspetterebbero qualcosa di diverso: analisi, rigore, contesto. Non suggestioni infami, lanciate sui social come sassi nello stagno».
Ma perché sorprendersi? Che il sospetto sia l’anticamera della verità - come sosteneva il gesuita Ennio Pintacuda, ispiratore di Leoluca Orlando - nel mondo dei buoni e dei giusti è un dogma inscalfibile.
Nonostante Falcone l’abbia demolito sostenendo che sia in realtà «l’anticamera del khomeinismo» (lo sostenne quando fu messo sotto inchiesta dal Csm e fu chiamato a discolparsi: giova sottolinearlo oggi, domenica referendaria).
La polemica ha avuto un unico effetto: far parlare ancora un po’ del referendum sulla giustizia?
Macché: farci apprendere che Lerner è vivo e lottacontinua insieme a noi..
Un mago nel sapersi riposizionare, sempre nel ruolo del consigliere numero uno.
«Quando Massimo D’Alema dice, rivolgendosi a Giuliano Pisapia, “tu sei il leader”, noi ci tocchiamo i cosiddetti» confidò ad esempio nel luglio 2017, rivelando tali pratiche apotropaiche, quando - tanto per cambiare - nel pollaio del centrosinistra non si capiva chi dovesse essere il gallo. Ma il problema non era l’investitura di Pisapia (che - giova sottolinearlo oggi, domenica referendaria - voterà Sì), ma che l’avesse formulata Dalemix.
Infatti, ecco il Fatto quotidiano dell’11 febbraio 2017: «Pisapia è il nuovo Romano Prodi, solo con lui si torna a vincere».
Firmato: Gad Lerner.
Un bel bacio, e buonanotte alla leadership dell’ex sindaco di Milano.
Lasciamo stare i cosiddetti - chè ravanare le parti basse a una certa età può rivelare spiacevoli sorprese, memori di come Enzo Biagi fulminò Giorgio Bocca quando il collega, vedendo la scenografia «da obitorio» di una sua trasmissione tv, aveva riferito che gli veniva voglia «per scaramanzia» di toccarsi le parti basse: «Caro Giorgio, toccati la testa, così fai prima» - e rendiamo merito a Lerner di essersi poi scusato per quella battuta grossolana.
Ma non si può non registrare con ammirazione la sua capacità di cantarsela e di suonarsela, uscendo da ogni situazione con invidiabile aplomb.
Ricordate quando nel maggio 2020 salutò Repubblica per sbarcare al Fatto quotidiano, «un giornale senza padroni»?
Stefano Cappellini, che del giornale fondato da Eugenio Scalfari è vicedirettore, lo colse subito sul Fatto: «Uh, ora che non ha più padroni, chi lo porterà in barca quest’estate?», memore dei soggiorni del Nostro, ospite in Costa Smeralda dell’ingegner Carlo De Benedetti, suo editore, venuti dopo le gite in elicottero con Gianni Agnelli, suo editore a La Stampa.
Da qui le social-etichette urticanti: «Partigiano al caviale», «Capo delle Brigate Rolex».
Il Lerner errante non vaga mai senza una meta.
1991-1994. Partecipa a Passo falso, programma di interviste su Rai3, dove poi conduce Profondo Nord e Milano, Italia.
Aldo Grasso, Enciclopedia della Televisione, Garzanti 2008: «Diventato quindi vicedirettore de La Stampa, congedandosi dal piccolo schermo con il consueto understatement: “La tv è un posto nel quale è giusto stare per un certo tempo e non di più”».
Bene, bravo, bis.
Quindi dove ritroviamo il Lerner situazionista (della situazione sua)?
Ma in tv, ovvio.
1997. Torna in Rai con Pinocchio.
2000. Direttore del Tg1.
Ottobre, stesso anno: dimissioni, dopo le polemiche per la messa in onda di un controverso servizio sulla pedofilia.
Andandosene, sganciò furbescamente in tv una formidabile arma di distrazione di massa, facendo seguire all’ammissione di colpa la denuncia di un misfatto ai suoi occhi ancor più grave: la richiesta ricevuta dal presidente della commissione parlamentare di vigilanza Mario Landolfi di sistemare una stagista.
Risultato? La muta delle iene dattilografe, ça va sans dire: democratica e antifascista, si avventò sull’osso che Lerner gli aveva lanciato, e tanti saluti allo scandalo delle immagini trasmesse.
2001. Contrattone da direttore del Tg La7.
Stesso anno, 11 settembre. Dimissioni (aridanga) con stratosferica liquidazione, prevista dal contratto sottoscritto con Roberto Colaninno.
Riassunzione nella stessa rete per concessione di Marco Tronchetti Provera, così da riequilibrare -con l’innesto del Lerner prodiano- la conduzione del Ferrara berlusconiano.
Giuliano Ferrara: «Lo trovo opportunista, vile, corrivo, obliquo, venato di una certa infamia da primo della classe e delatore del vicino di banco, ma anche intelligente, colto, curioso, vitale».
Tra loro saranno scintille, perché il fondatore del Foglio si divertiva a sfotterlo e a farlo innervosire.
«Hai i dobloni che ti escono dalle orecchie, come dice il mio amico Pigi Battista», lo apostrofa.
«Stai parlando da inizio puntata, arriva al punto sennò è una gran rottura di coglioni», lo zittisce.
Lerner alla fine reagì con un argomento che lo avrebbe indignato , se l’avesse sentito usare da un altro: «Giuliano, scusa, hai le mestruazioni?».
Che non è un bel dire per chi anni dopo si ergerà, nel suo programma L’Infedele, a paladino delle donne davanti al «machismo» di Silvio Berlusconi nei confronti delle medesime.
I loro battibecchi mi consentirono di confezionare una rubrichetta che ebbe un certo qual seguito, che intitolai Stanlio e Ollio.
Torniamo a oggi, anzi a un anno fa.
Aprile 2025. Lerner lascia anche il Fatto, per l’eccessiva «indulgenza mostrata a mio parere di fronte all’ascesa delle destre nazionaliste e fascistoidi, da Trump a Putin fino a casa nostra», ma ringraziando Marco Travaglio per la libertà di cui ha goduto.
E dire che anche con il Nostradamus della (geo)politica nostrana non sono sempre state rose e fiori.
Quando il Travagliato era in tv con Michele Santoro, in un’intervista a La Stampa Lerner li mise a nudo, per dir così: «Devono sempre dimostrare di avercelo più lungo di tutti».
E Travaglio, alzandosi al suo livello: «Noi ce l’abbiamo normale, sembra lungo perché gli altri ce l’hanno troppo piccolo», alé.
Non diverso il tenore della polemica - tutta interna all’autoreferenziale mondo dei giornalisti autoreferenziali - tra Lerner e Paolo Mieli, ospiti di Enrico Mentana su La7 (con un trio così, c’era da chiamare un’esorcista).
Mentre l’ex direttore del Corriere della Sera spiegava le difficoltà dello storytelling sugli intrecci reali tra politica e economia, Lerner entrò a gamba tesa: «Mannaggia a te, Mieli, se avessi pubblicato più analisi di Massimo Mucchetti (ex editorialista del Corriere, ex senatore Pd, nda) quando eri direttore, ne avremmo capito di più... ho dovuto invitarlo io nella mia trasmissione L’Infedele per fargliele dire».
E Mieli, serafico mentre reagiva con un fallo di reazione (da dietro): «Mea culpa, Gad. Sei stato bravo a ricordarlo. Anche eroico, perché davanti a quelle vessazioni, il fatto che nel mondo dell’informazione ci sia stato una persona come te, limpida e trasparente, è una confortante garanzia».
Mentana preferì manzonianamente troncare e sopire.
Lerner in fundo: «Che sia cattivo non credo sia una novità, credo sia la sua prevalente natura». E se lo afferma Sua Santità Walter Veltroni, il papa del buonismo...



