Immaginate se domani sparisse dalle mappe italiane la città di Crotone, oppure quella di Matera, oppure ancora Cosenza. Più di 60.000 persone svanite nel nulla, senza lasciare traccia. Non è l'incipit di un film distopico, ma un esempio per dare un'idea dell'ordine di grandezza del fenomeno delle persone scomparse. Sono 62.842 gli individui mai più ritrovati in Italia dal 1974 al 2020, per una media di 4 persone al giorno, una ogni 6 ore. È questo il primo numero, e anche uno dei più duri da mandare giù, nel quale ci si imbatte sfogliando l'ultima Relazione periodica a cura del Commissario straordinario del governo per le persone scomparse. Sono cifre considerevoli, a tratti quasi da non crederci. Da quando è stato istituito l'apposito registro, ormai 47 anni fa, sono state registrate ben 258.552 denunce di scomparsa, ma solo 195.710 persone sono state ritrovate. Tutti gli altri rimangono in quello che il commissario, prefetto Silvana Riccio, definisce «limbo», e che il presidente dell'Associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse Penelope, Nicodemo Gentile, ha invece ribattezzato «terra del niente».
Più di 6 casi su 10 (63,3%) riguardano individui di sesso maschile, mentre per ciò che concerne la nazionalità la divisione risulta pressoché equa tra italiani (51,2%) e stranieri (48,8%), con i dovuti distinguo legati all'età che vedremo più avanti. Oltre la metà delle denunce (136.884, pari al 52,9%) riguarda infatti soggetti minorenni, mentre una piccola fetta (14.219, cioè il 5,5%) va ricondotta agli over 65. Per ciò che concerne le cause di scomparsa, al primo posto troviamo l'allontanamento volontario (47,4%); molto più indietro l'allontanamento da istituto o comunità (9,1%) e i possibili disturbi psicologici (5,2%). Tuttavia, in più di un terzo dei casi non è stato possibile risalire alla motivazione che ha portato alla sparizione.
L'identikit della persona da ritrovare è relativamente ben delineato: maschio (79,7% dei casi), minore (73,9%) e straniero (85,8%). Numeri che lo stesso commissario riconduce al fenomeno migratorio che ha visto il suo culmine a metà dello scorso decennio.
fuga all'estero
Si tratta in gran parte di minorenni sbarcati nel nostro Paese e verosimilmente andati all'estero. Non per questo il fenomeno è meno grave, anche perché la mano della criminalità - dallo sfruttamento, alla prostituzione, fino al traffico di organi - si nasconde sempre dietro l'angolo. Senza dimenticare, però, che tra i minori da ritrovare ci sono anche 2.433 italiani, dei quali 357 solo nell'anno appena passato. Non si può escludere in qualche caso, ammette il prefetto Riccio, anche lo zampino della Rete.
Nel 2020 si è registrato un calo delle denunce, scese a 13.527 unità contro le 15.205 del 2019. Sul totale, il 56,7% ha riguardato minori (7 su 10 erano stranieri) e l'8,9% over 65. La diminuzione delle denunce ha coinciso con il periodo del lockdown, dal momento che il mese che ha fatto registrare la maggiore flessione è stato aprile 2020 (-72%), mentre ad agosto si è riscontrato un aumento del 26,8% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, dovuto in gran parte all'aumento di casi di scomparsa di stranieri. Rimangono ancora da ritrovare quasi la metà (6.054) delle persone sparite l'anno scorso.
Nessun dato ufficiale riguardo all'anno in corso, ma a quanto riferisce la struttura commissariale sembra essere ripreso il trend precedente lo scoppio della pandemia. Sono ben 946, poi, i cadaveri non identificati iscritti nell'apposito Registro nazionale, all'ultimo aggiornamento disponibile risalente al 28 febbraio 2021. Sette su 10 appartengono a individui di sesso maschile. Guida questa triste classifica il Lazio, con 248 corpi da identificare, seguito dalla Lombardia (130) e dalla Campania (85).
spot per sensibilizzare
Nel tentativo di sensibilizzare la cittadinanza, nel 2020 sono state realizzate diverse iniziative con l'obiettivo di informare sui corretti «virtuosi» da adottare in caso di scomparsa. Tre video tutorial sono stati diffusi su Youtube, e successivamente è stato mandato in onda sui canali Rai uno spot della durata di 30 secondi. «Quando qualcuno scompare non devi perdere tempo: chiama subito il numero di emergenza 112», questo il messaggio chiave della campagna. Più tempestiva e completa la denuncia, infatti, maggiori saranno le probabilità di ritrovamento. Le forze dell'ordine si occupano di raccogliere la denuncia e compilano la scheda Risc (che sta per «ricerca scomparsi») con tutte le informazioni sullo scomparso, inserendola nella banca dati nazionale, per risalire più facilmente allo scomparso sia in Italia sia all'interno dell'area Schengen. Inoltre, viene mobilitato anche l'Interpol, al quale viene chiesto di inserire la scheda della persona scomparsa (la cosiddetta «yellow notice») nel database internazionale.
Fondamentale reperire da parte dei familiari quante più informazioni ed elementi utili possibili, contattando amici e conoscenti, e spargere la voce affiggendo volantini e coinvolgendo le emittenti radiotelevisive. Impossibile in questo senso non pensare a Chi l'ha visto, che ormai da più di un trentennio offre un valido sostegno per la raccolta delle segnalazioni delle persone scomparse. Ma un ruolo fondamentale lo possiamo svolgere tutti noi in qualità di cittadini. «Non essere indifferente, offri il tuo aiuto», recita lo spot realizzato dal commissario, perché «se una persona scomparsa viene ritrovata è anche grazie a te, se sei attento e responsabile».
«Georadar e droni alle forze dell’ordine per i ritrovamenti»
<div class="GN4_subheadline"><br></div><div class="GN4_body"><p>Il prefetto Silvana Riccio dal 2020 è il commissario straordinario del governo per la gestione del fenomeno delle persone scomparse.
</p>
<p>
<strong>Prefetto, perché un commissario straordinario delle persone scomparse?</strong>
</p>
<p>
«Perché nel nostro Paese c'è una grande sensibilità intorno a questo fenomeno. Si tratta di una figura unica nel contesto europeo, nata nel 2007 con un decreto del presidente della Repubblica, mentre nel 2012 è stata approvata una legge che ne riconosce funzioni e potenzialità».
</p>
<p>
<strong>Ci spiega un po' più nel dettaglio il suo ruolo?</strong>
</p>
<p>
«Il commissario è stato istituito allo scopo di coordinare la amministrazioni statali e non, e per interloquire con la famiglie delle persone scomparse. Non facciamo attività di polizia, ma cerchiamo le sinergie tra i vari attori. Tiriamo le file di una rete affidata localmente ai prefetti, i quali sul territorio hanno un piano per la ricerca delle persone scomparse, concordato collegialmente con le forze di polizia, le associazioni, i vigili del fuoco, a seconda dei vari scenari e in base alla morfologia del territorio. Si tratta di meccanismi ben rodati, e in futuro ho previsto di attuare delle esercitazioni per affinare ancora di più la macchina delle ricerche. Inoltre, da poco abbiamo stipulato un protocollo con la guardia di finanza che ci permette di sfruttare le tecnologie più avanzate per il ritrovamento, come georadar e droni».
</p>
<p>
<strong>Un lavoro di squadra, insomma.</strong>
</p>
<p>
«Basti pensare alla Consulta nazionale delle persone scomparse istituita nel 2019, presieduta dal commissario e formata dalle associazioni e da altre componenti come la Croce rossa e il Telefono azzurro. Si riunisce periodicamente, ed è organizzata in gruppi di lavoro per dare specificità e rilievo all'azione».
</p>
<p>
<strong>Avete messo in piedi anche un'importante campagna di comunicazione.</strong>
</p>
<p>
«Lo spot ha dato risultati positivi, e perciò lo riprogrammeremo. Riteniamo che sia utile sensibilizzare la cittadinanza perché della scomparsa non ci si deve occupare soltanto quando accade».
</p>
<p>
<strong>Le statistiche rivelano una realtà drammatica, anche se dal punto di vista mediatico della tematica delle persone scomparse forse si parla ancora troppo poco.</strong>
</p>
<p>
«Ci sono ancora 63.000 persone da ritrovare dal 1974 a oggi. Precisiamo che si tratta di denunce presentante formalmente alle forze dell'ordine. Anche se è opportuno fare un distinguo: in quell'anno nasce la banca dati della polizia nella quale vengono inserite le denunce delle persone scomparse, mentre dal 2007 partono le attività del commissario. Noi consideriamo le cifre fino al 2006 come una sorta di archivio storico».
</p>
<p>
<strong>Poi ci sono le cifre impressionanti sui minori scomparsi.</strong>
</p>
<p>
«Qui il discorso si fa particolarmente complesso. È vero che si tratta di numeri rilevanti, ma altrettanto rilevanti sono le percentuali di ritrovamento: su 7.672 minori scomparsi nel 2020, 3.322 sono stati ritrovati, pari al 43% del totale».
</p>
<p>
<strong>Un dato che salta all'occhio riguarda la nazionalità, dal momento che più di 8 su 10 non sono italiani.</strong>
</p>
<p>
«Si tratta in massima parte di stranieri non accompagnati. Sbarcano in Italia e noi li consideriamo scomparsi perché c'è una denuncia del centro di accoglienza. In realtà, come ben sappiamo, si tratta di ragazzi che arrivano e transitano perché il nostro è un Paese di sbarco. Una volta accolti sono liberi di uscire dalle strutture che li ospitano e spostarsi. Molti di loro possiedono un cellulare e contatti, e si muovono di conseguenza verso l'estero. Poi c'è anche chi finisce male, a lavare i vetri, o magari a spacciare. Vorrei sottolineare che c'è tutto l'interesse dello Stato a ritrovare questi minori».
</p>
<p>
<strong>E i minori italiani scomparsi?</strong>
</p>
<p>
«Troviamo in questa casistica i disagi giovanili, scolastici, familiari e con gli amici. Non possiamo escludere anche l'influenza della rete. Poi ci sono i casi che partono come scomparsa, e poi si trasformano in sottrazione di minore, perché uno dei genitori porta via il figlio con sé».
</p>
<p>
<strong>Si può parlare di «effetto Covid» sul fenomeno delle persone scomparse?</strong>
</p>
<p>
«Per quanto riguarda il 2020, nel periodo del lockdown tra marzo e maggio i casi sono diminuiti. Parlando del 2021, almeno stando ai primi dati, non c'è stata la flessione dell'anno precedente. Tradotto, il trend è praticamente ripreso ai livelli pre-pandemia».
</p>
<p>
<strong>Parliamo di comportamenti. Nei film spesso si sente dire che bisogna attendere le fatidiche 24 ore prima di denunciare la scomparsa di una persona.</strong>
</p>
<p>
«Non è corretto. La tempestività è fondamentale, perché prima si interviene e maggiori possibilità si hanno di trovarla, e di trovarla in vita. Pensiamo agli anziani, magari affetti da demenza, che escono di casa e si perdono. Se c'è una denuncia immediata le probabilità del ritrovamento aumentano. Inoltre, la denuncia dev'essere il più completa possibile, perché le forze di polizia baseranno le indagini sugli elementi forniti. E poi sfatiamo un mito: la denuncia può essere presentata anche telefonicamente, per poi essere formalizzata in un secondo momento».
</p>
<p>
<strong>Poi cosa succede?</strong>
</p>
<p>
«La denuncia viene archiviata se la persona viene ritrovata viva o, purtroppo, deceduta. Tutti gli altri casi vengono classificati come “scomparsi", e questo avviene anche a distanza di molti anni, come nel caso di Denise Pipitone. Poi c'è un altro lato della medaglia, quello dei cadaveri non riconosciuti comunicati alle forze dell'ordine. Qua c'è un lavoro importante, quello di matching con i dati genetici. Grazie all'incrocio tra i campioni raccolti e il Dna fornito dai familiari, ad esempio, è stato possibile stabilire che i resti umani ritrovati a ottobre erano quelli di Federica Farinelli, scomparsa nel lontano 2001».
</p>
<p>
<strong>Sul piano personale affrontare questi casi non dev'essere una passeggiata…</strong>
</p>
<p>
«La scomparsa è un limbo, un'attesa continua. C'è un aspetto umano considerevole, perché questo lavoro ti mette a contatto con veri e propri drammi. Ma noi siamo sempre siamo a disposizione dei familiari».
</p>
</div>