Venne subito rimosso dall’Oms il rapporto critico sulla gestione della emergenza sanitaria che denunciava l’esistenza in Italia di un piano pandemico vecchio, datato 2006 e solo «riconfermato» nel dicembre del 2016.
Era il 13 maggio del 2020 e il dossier dei ricercatori Oms della sede di Venezia aveva come titolo Una sfida senza precedenti. La prima risposta dell’Italia al Covid-19. Doveva mostrare come il nostro Paese aveva reagito all’epidemia, in realtà rivelò che non si era affatto pronti. La risposta fu «improvvisata, caotica e creativa», si leggeva nel documento.
Il piano era un «copia-incolla» di quello del 2006, spiegò Francesco Zambon, coordinatore dell’Ufficio europeo che si occupò del rapporto. L’allora numero due dell’Oms, Ranieri Guerra, gli aveva chiesto due giorni prima della pubblicazione di mettere che era stato «updatet» e «reconfirmed», cioè aggiornato e riconfermato, nel 2016. La mail fu mostrata nella trasmissione di Rai3 Report.
«Ma non potevamo scrivere che fosse stato aggiornato. Infatti nel report abbiamo messo soltanto “riconfermato”», affermò Zambon nell’ampia intervista di Francesco Borgonovo sulla Verità del 22 dicembre 2020. Il dossier, che denunciava l’impreparazione dell’Italia alla pandemia venne ritirato dall’Oms, Zambon fu costretto alle dimissioni. Anche l’Istituto superiore della sanità, allora diretto da Silvio Brusaferro, non voleva che diventasse pubblico il mancato aggiornamento di un piano così fondamentale. Da una sua chat con Guerra, che prima lavorava in Italia e tra il 2014 e il 2017 era responsabile del dipartimento di Prevenzione nel ministero della Salute che aveva competenza pure sul piano pandemico, la Procura di Bergamo trovò conferme della volontà di far sparire il dossier. L’ex vice direttore aggiunto scriveva a Brusaferro di essere «stato brutale con gli scemi del documento di Venezia. Ho mandato scuse profuse al ministro e ti ho messo in cc di alcune comunicazioni. Alla fine sono andato su Tedros (il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ndr) e ho fatto ritirare il documento. Sto ora verificando il paio di siti laterali e social media dove potrebbe essere ancora accessibile per chiudere tutti i canali. La ritengo comunque una cosa schifosa di cui non si sentiva la mancanza. Spero anche di far cadere un paio di incorreggibili teste. Grazie».
Per Guerra, Brusaferro, per l’ex capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, e per tutti gli altri indagati a vario titolo di rifiuto d’atti d’ufficio, di falso in atto pubblico, truffa, il sostituto procuratore di Roma Claudia Terracina aveva chiesto l’archiviazione nel novembre dello scorso anno; a giugno del 2023 erano state già archiviate anche le posizioni di tre ex ministri della Salute, Roberto Speranza, Beatrice Lorenzin e Giulia Grillo con un decreto del tribunale dei ministri. Eppure, come ricordava Alessandro Rico sulla Verità, «l’esponente dem ha detto che, quando è scoppiato il Covid, credeva “che già ci fosse il nuovo piano pandemico”. La pentastellata ha sostenuto di aver interpretato come “aggiornamento” un semplice “addendum del 2010”».
Era evidente, invece, che erano al corrente che il Parlamento europeo nel 2013 aveva introdotto l’obbligo per gli Stati membri del costante aggiornamento del piano pandemico nazionale previsto dall’Oms. Dovevano rivedere periodicamente le pianificazioni nazionali in materia di rischi emergenziali, incluse quelle di tipo biologico; era necessaria la costante acquisizione di dati e informazioni ritenuti essenziali per organizzare nell’emergenza il sistema sanitario e proteggere operatori e cittadinanza.
Quando scoppiò la pandemia l’Italia non era dotata di un piano pandemico aggiornato, nemmeno fu applicato quello vecchio «tanto che lo stesso Comitato tecnico scientifico, nella prima seduta del 2 febbraio 2020, aveva dovuto prendere atto della carenza di informazioni, dati e notizie utili a ricostruire un quadro conoscitivo delle strutture sanitarie, utili per contrastare la diffusione del Covid-19», ricordarono nel 2021 i propositori della istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria, oggi legge ma non ancora decollata.
I familiari delle vittime del Covid a Bergamo si sono opposti alla richiesta di archiviazione, il gip Anna Maria Gavoni aveva accolto la loro memoria fissando l’udienza il 20 giugno, rinviata al 5 luglio. Solo venerdì sapremo se i protagonisti del mancato aggiornamento pandemico saranno rinviati a giudizio.



