Era arrivato nell'estate del 2016 per rimettere in ordine i conti del Sole 24 Ore, dopo la gestione di Donatella Treu, Benito Benedini e soprattutto dell'ex direttore Roberto Napoletano. E ieri l'ex amministratore delegato Gabriele Del Torchio ha ripercorso in un'aula del tribunale di Milano proprio quegli anni, quando fu scelto dall'ex presidente Giorgio Squinzi per capire cosa stava succedendo nel giornale di viale Monterosa. Dopo le testimonianze di Alberto Biella, ex direttore vendite, e Massimo Arioli, ex direttore finanziario, ieri è quindi toccato a Del Torchio rispondere alle domande dei giudici sull'effettivo ruolo di Napoletano, in un processo che vede l'attuale direttore editoriale del Quotidiano del Sud imputato per false comunicazioni sociali. Del Torchio è stato molto duro contro l'ex direttore (già all'epoca ci furono diverse spaccature tra i due) e non avrebbe fatto altro che ribadire quando già messo a verbale di fronte ai magistrati nel 2017. L'ex amministratore delegato aveva trovato in viale Monterosa una situazione fuori controllo, sia sui conti sia sulle vendite. Agli atti sono state acquisite anche 3 email che testimonierebbero come Napoletano avesse più volte cercato di influire sul nuovo piano industriale del quotidiano di Confindustria. Non solo. Nelle missive apparirebbe in modo chiaro come l'ex direttore volesse occuparsi della gestione delle copie digitali ma anche della stessa governance del giornale economico. Rilievi, quelli dell'attuale numero uno di Design Holding, che confermerebbero il ruolo di amministratore di fatto di Napoletano, ruolo che l'ex direttore ha sempre smentito in questi anni. Lo stesso ex amministratore delegato aveva firmato una relazione semestrale nel 2016 dove si parlava di errori e di modifiche alla modalità di rilevazione dei ricavi: a bilancio erano stati inseriti anche quelli futuri per 7,5 milioni di euro. Oltre a Del Torchio è stato ascoltato anche l'ex consigliere indipendente Nicolò Dubini che ha confermato l'opacità e la mancanza di trasparenza da parte di Treu e Benedini nella gestione del giornale. Del resto in quegli anni, oltre a emergere una voragine nei conti da 50 milioni di euro come le spese fuori controllo della direzione, fu evidente che qualcosa non funzionava anche nel calcolo delle copie digitali vendute tramite la società inglese Di Source: Treu e Benedini sono già usciti dal processo con un patteggiamento. La conferma che tra il 2012 e il 2017 ci fosse una gestione non certo ottimale dei conti del Sole 24 ore arriva dalla Consob. L'autorità di vigilanza ha pubblicato nei giorni scorsi la delibera con cui ha multato Alberto Villa e Simone Pozzi, due analisti finanziari di Intermonte Sim. La principale investment bank indipendente sul mercato italiano assisteva in quegli anni il Sole 24 ore con la pubblicazione di report in occasione dei risultati di esercizio dei dati semestrali. Nel 2016 Pozzi aveva firmato un'analisi dove il target price delle azioni del Sole era pari a 65 centesimi, quando in realtà era di 36 centesimi. «La ricerca del 27 maggio 2016 era dunque connotata da elementi di falsità» scrive la Consob «indicando un target price di euro 0,65 e un giudizio operativo di Outperform invece, rispettivamente, di euro 0,36 e Sell corrispondenti alle valutazioni di Simone Pozzi». Per questo, «tali elementi di falsità erano suscettibili di fornire indicazioni false e fuorvianti in merito agli strumenti finanziari emessi da Il Sole 24 Ore». La sanzione pecuniaria è stata di 130.000 euro in totale tra i 2 analisti e la società. Il prossimo 25 marzo è attesa intanto la testimonianza del giornalista Nicola Borzi, il primo a denunciare la cattiva gestione del Sole 24 ore in quegli anni.
L'emergenza sanitaria non ferma il processo che vede Roberto Napoletano imputato per le presunte copie gonfiate del Sole 24 Ore. L'ex direttore del quotidiano di Confindustria, ora al Quotidiano del Sud, sta affrontando in questi mesi la vicenda che lo vede imputato per false comunicazioni al mercato. È accusato di essere stato amministratore di fatto della società e di aver diffuso dati falsi sulle copie vendute dal giornale. L'ex amministratore delegato, Donatella Treu, e l'ex presidente, Benito Benedini, hanno già patteggiato nell'autunno scorso un anno e otto mesi la prima (con 300.000 euro di sanzione) e un anno e sei mesi il secondo (con 100.000 euro di multa). È rimasto quindi solo Napoletano.
Il 16 gennaio scorso la Consob, che è parte civile nel processo in quanto penalizzata dalla presunta manipolazione del mercato, aveva depositato i report sulle spese anomale del giornalista durante gli anni in viale Monterosa. Il capitolo è molto lungo, tocca un arco temporale tra il 2011 e il 2017. In totale si parla quasi di 1,9 milioni di euro tra case, autisti, alberghi, ristoranti e altro ancora. Ieri invece sono stati ascoltati Alberto Biella, ex direttore vendite, e Massimo Arioli, ex direttore finanziario. I due erano i soci della Di Source, la società che dal 2013 al 2016 aveva venduto all'estero migliaia di abbonamenti digitali del giornale. Il cuore del processo ruota intorno alla figura di Napoletano e a quale fosse il suo reale potere all'interno del gruppo in quegli anni. L'ex direttore ha sempre sostenuto che non gli «competeva alcun ruolo di gestione aziendale». Quindi non si sarebbe mai occupato di strategie di diffusione o pratiche commerciali. Eppure Biella, che era il responsabile della diffusione, doveva aver capito che qualcosa non andava in quegli anni. Tanto che aveva iniziato a registrare tutte le conversazioni con Napoletano. Fu proprio Biella a spiegare nel dicembre del 2017 al pm Gaetano Ruta di come fosse il direttore a chiedere «che il quotidiano fosse il primo per diffusione» e che voleva «numeri rilevanti». Sono gli anni in cui l'attuale direttore del Quotidiano del Sud puntava a superare Corriere della Sera e Repubblica.
Proprio ieri quindi Ruta ha portato in aula come prova una chiavetta digitale dove è contenuta la conversazione tra lo stesso Biella e Napoletano, datata maggio 2015. A leggerla in aula è stato lo stesso Biella. Quel giorno Napoletano gli comunicava di aver ricevuto i messaggi dell'imprenditore amico Alfredo Romeo (attuale editore del Riformista) che gli confermava di aver firmato un accordo per l'acquisto di copie del Sole 24 Ore. Biella aveva chiesto spiegazioni su che tipo accordo fosse, perché solo se non fosse stata Confindustria sarebbe stato possibile certificarlo. Ads (Accertamenti diffusione stampa), infatti, non permette che le copie siano vendute a controllori o società del gruppo. Alla fine, dopo aver proposto altri contratti con Bpm e A2a, Napoletano era anche sbottato in un «che cazzo ce ne fotte!» e in un «io devo superare il Corriere!». Del resto l'ex numero uno della diffusione del Sole 24 Ore aveva continuato a opporre resistenza. Ma le prove depositate ieri non finiscono qui. La Consob infatti ha chiesto di depositare tre email di Ginevra Cozzi, responsabile ufficio stampa del Sole e lo stesso Biella, dove sempre Napoletano avrebbe chiesto di aumentare il numero delle copie con tanto di giustificativi. Ieri doveva essere ascoltato anche Nicola Borzi, ex giornalista del Sole 24 Ore, il whistleblower che ha scoperchiato i presunti reati commessi dalla dirigenza del quotidiano di Confindustria. Non c'è stato abbastanza tempo. Sarà sentito l'11 marzo, per un'udienza che si preannuncia infuocata.
Tra ultimi dati Ads (Accertamenti diffusione stampa), riferiti alle vendite dei quotidiani di novembre 2019, c'è una nota che non è sfuggita a chi sta seguendo il processo sulle copie gonfiate del Sole 24 Ore dove l'ex direttore Roberto Napoletano è rimasto l'unico imputato per false comunicazioni sociali e aggiotaggio informativo. Nel documento excel alla voce Quotidiano del Sud, infatti, - dove da aprile è arrivato proprio Napoletano per dirigere il dorso nazionale L'altra Voce dell'Italia - si legge che «la società che certifica tiratura, diffusione e distribuzione dei giornali italiani» ha aperto un «approfondimento» per «valutare» la «coerenza» delle copie dichiarate. È la seconda volta in due mesi, dopo ottobre.
C'è in pratica un'indagine in corso per controllare se le cifre dichiarate siano vere o meno. La questione è rilevante perché il Quotidiano del Sud è uno dei quotidiani che ricevono i finanziamenti pubblici all'editoria. Il 20 dicembre sono stati pubblicati sul sito del Dipartimento dell'editoria i contributi per il 2018 e al giornale spettano 2.950.525,29 milioni di euro. Va ricordato che secondo la legge del 2017 per ottenere l'aiuto statale bisogna rispettare diversi parametri di vendita, sia per il cartaceo nazionale sia per quello locale. «Stiamo facendo degli accertamenti», spiegano alla Verità da Ads, «con il dorso nazionale è cambiata la distribuzione e stiamo controllando». Come già riportato dalla Verità lo scorso anno la società editrice Edizioni Proposta Sud - controllata al 56% dalla fondazione Mario Dodaro, da Euro Italia (31,20) e da Euro Brutia (12,8) soci specializzati in salumi e surgelati - nel 2015 ha incassato quasi 1 milione e 900.000 euro. Nel 2016 oltre 2 milioni e 800.000, nel 2017 2 milioni e 700.000. Il presidente della fondazione Dodaro è Paolo Posteraro, figlio di Francesco Posteraro già consigliere dell'Agcom in quota Udc di Pierferdinando Casini ai tempi del governo di Mario Monti nel 2012.
Del resto la nota della società presieduta da Paolo Nusiner è molto chiara. Di fianco ai dati, tra cui «9748» (totale diffusione cartaceo e digitale) c'è scritto: «Valore dichiarato da Quotidiano del Sud come sommatoria dei (a) dati di diffusione della testata Quotidiano del Sud e (b) dei dati di diffusione della testata Quotidiano del Sud/L'altra Voce dell'Italia venduto in abbinamento facoltativo con le edizioni locali del Quotidiano del Sud dell'Irpinia; della Basilicata; delle Murge; di Cosenza; di Catanzaro-Lamezia-Crotone; di Vibo Valentia e di Reggio Calabria. È in corso approfondimento da parte di Ads per valutare modalità e coerenza di rappresentazione di tale sommatoria».
Le vendite nel mese di novembre hanno accertato che nelle edicole sono state vendute meno di 2 milioni di copie, mettendo insieme tutti i quotidiani italiani. Rispetto al 2018 c'è stata una perdita di 151.456 copie. Tra i locali è spiccato il dato del Quotidiano del Sud che, come riportato anche sul sito dell'ex presidente dell'Ordine Franco Abruzzo, «dopo l'apertura del nazionale ha quasi raddoppiato la diffusione, più di 9.000 copie al giorno contro le 4.800 del 2018».
Nel frattempo il prossimo 30 gennaio è prevista la seconda udienza nel processo a carico di Napoletano sulle copie gonfiate del Sole 24 Ore. Già alla fine di ottobre dell'anno scorso sono usciti dal procedimento l'ex amministratore delegato Donatella Treu e l'ex presidente Benito Benedini. I due hanno patteggiato. La prima a un 1 anno e 8 mesi e 300.000 euro, il secondo a 1 anno e 6 mesi e 100.000 euro di ammenda. Anche Il Sole è uscito dal processo, con una sanzione pecuniaria di 50.310 euro. Napoletano ha già annunciato che dimostrerà la sua innocenza in giudizio. Per farlo ha già stilato una lunga lista di testimoni da chiamare. Tra questi c'è l'ex presidente di Confindustria Luigi Abete, l'ex presidente dell'Enel Piero Gnudi ma soprattutto giornalisti, ex direttori e vicediretori del quotidiano di viale Monterosa, tra cui Ferruccio De Bortoli, Elia Zamboni e Salvatore Padula. Su Napoletano non pesa solo un processo penale, ma anche un'azione di responsabilità promossa dal quotidiano confindustriale lo scorso anno.
Nella relazione firmata dal presidente Edoardo Garrone, dove si parlava dell'attività istruttoria sulle «pratiche commerciali e di reporting dirette a incrementare artificiosamente i dati relativi alla diffusione del quotidiano Il Sole 24 Ore ai fini della certificazione da parte della società Accertamenti diffusione stampa », si chiede un risarcimento di almeno 7,5 milioni a Napoletano, «nella qualità (ritenuta sussistente sia dalla Procura sia dalla Consob) di amministratore di fatto della società». In attesa del processo ora spetta Ads chiarire il nuovo caso del Quotidiano del Sud.
L'ex direttore responsabile del Sole 24 Ore Roberto Napoletano rischia di dover rimborsare oltre 4 milioni di euro («Non meno di 4,6») alla società Sole 24 ore per lo scandalo delle copie gonfiate. Ma il danno potrebbe essere anche più ingente. È quanto riportato in una relazione approvata dal consiglio di amministrazione del gruppo di viale Monterosa sull'azione di responsabilità presentata nelle scorse settimane e votata ieri all'unanimità dall'assemblea. A favore si è espresso il 99,29% del capitale presente, soprattutto di Confindustria con il sostegno alla proposta anche dai rappresentanti del comitato di redazione del Sole 24 Ore ore e di Radiocor, che hanno definito il provvedimento «giusto, opportuno e anche conveniente, oltre che doveroso». Insomma è iniziata la resa dei conti, dal momento che sull'azione di responsabilità c'era stato ampio dibattito tra i corridoi di viale Monterosa. Fino all'ultimo c'è chi aveva remato contro. Tra questi l'ormai ex consigliere di amministrazione Luigi Abete, per anni nel board del quotidiano economico, ieri sostituito dal patron del Frosinone Maurizio Stirpe.
Per di più sempre nella giornata di ieri il presidente Edoardo Garrone ha specificato, rispondendo a una domanda degli azionisti, di voler «monitorare la situazione patrimoniale di Napoletano» che nel maggio del 2017, due mesi dopo l'iscrizione nel registro degli indagati, aveva aperto un trust denominato Ggr e regolato dalla legge di Jersey dove sono stati trasferiti diversi suoi beni immobili. «La società ne è al corrente e si riserva ogni azione a riguardo, incluse iniziative con finalità conservative», ha precisato Garrone. Del resto quei soldi potrebbero fare comodo, anche perché, il gruppo «è ancora malato» e solo «una cura da cavallo ne ha impedito il decesso» mentre «la strada da fare è ancora molta», ha detto senza mezzi termini Barbara Bisazza, rappresentante del consiglio di redazione del Sole 24 Ore.
Secondo una nota, «la posizione finanziaria netta del gruppo Sole 24 ore è passata da un saldo negativo di 34,9 a uno di 38,3 milioni di euro tra l'inizio dell'anno e lo scorso 31 marzo». In pratica, «viene indicato che il peggioramento di 3,4 milioni è dovuto principalmente all'andamento del flusso dell'attività operativa, che comprende il pagamento di oneri non ricorrenti per le uscite incentivate nel periodo. Allo scorso 31 dicembre la posizione finanziaria netta era negativa per 5,9 milioni, mentre quella corrente è negativa per 15,2 milioni, a fronte di linee di credito “revolving" inutilizzate e totalmente disponibili per 30 milioni di euro». E a questo si aggiunge, che «la capogruppo, la cui posizione finanziaria netta allo scorso 31 marzo è stata negativa per 43,9 milioni, contro i 39,8 milioni del 1° gennaio e i 12,3 milioni del 31 dicembre vanta una posizione corrente è di 22,3 milioni e linee di credito disponibili per 30».
In ogni caso il documento che quantifica il danno circola già da un paio di giorni. A pubblicarlo sul suo blog è stato il giornalista Gianni Dragoni, creando non pochi malumori tra chi in queste settimane ha remato contro la richiesta di danni contro Napoletano, l'ex amministratore delegato Donatella Treu e Benito Benedini, già presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della società dal 29 aprile 2013 al 29 aprile 2016.
La relazione parla molto chiaro sulle responsabilità dei tre, già sotto indagine della Procura di Milano. Il 12 settembre, dopo la richiesta di rinvio a giudizio a febbraio, ci sarà l'udienza per decidere se andare a processo. Le accuse sono di manipolazione del mercato e false comunicazioni sociali. Agli ex vertici e all'ex direttore, si legge sempre nella relazione del consiglio di amministrazione all'assemblea, sono imputate «condotte censurabili» in relazione a una serie di operazioni che hanno causato un danno complessivo al gruppo che arriva a toccare gli 8,9 milioni di euro. Metà riconducibili alle copie gonfiate e l'altra metà all'operazione business media, che sarebbe imputabile a Treu e Benedini.
È questa la somma dei «non meno dei 4,6 milioni» per le copie gonfiate, responsabili Napoletano e l'ex amministratore delegato Donatella Treu, insieme con l'operazione business media, questa volta di 4,3 milioni di euro, dove invece i presunti responsabili sarebbero Treu e Benedini.
Per di più la cifra di quasi 9 milioni di euro non include i costi per le consulenze che si sono rese necessarie per analizzare e rimediare alle condotte in questione e il danno di immagine reputazionale, dal momento che «il quotidiano Il Sole 24 Ore è da sempre riconosciuto come fonte di informazione oggettiva e imparziale specie nel settore economico, finanziario e professionale».







