Un grande amore per il mare, ma stavolta il mare li ha traditi. Ecco come un paradiso terrestre può trasformarsi in un incubo. È stato così per cinque italiani, esperti subacquei, che ieri sono annegati alle Maldive. I cinque sono scesi in immersione dalla safari boat Duke of York, un’imbarcazione specializzata in crociere subacquee, in navigazione nei pressi di Alimathà, una delle isole disabitate dell’atollo di Vaavu e una delle mete più apprezzate per gli appassionati di immersioni, raggiungibile in circa un’ora di motoscafo da Malè.
Il gruppo avrebbe deciso di immergersi in una delle tante grotte presenti a 50 metri di profondità, nonostante le condizioni meteorologiche critiche per le attività in mare. Mare grosso, venti fino a 50 miglia orarie e allerta meteo gialla. Le «grotte di Alimatha» non sono cavità terrestri, ma grandi anfratti corallini, tunnel e passaggi naturali. Si sarebbero tuffati in acqua al mattino e non sarebbero più riemersi. L’equipaggio ne ha denunciato la loro scomparsa quando, verso mezzogiorno, non erano ancora tornati in superficie. La segnalazione è arrivata alle autorità alle 13,45 ora locale (le 10.45 in Italia). Le operazioni di ricerca sono partite subito e hanno portato al ritrovamento di un solo corpo. Altri quattro sono ancora dispersi.
Il primo corpo è stato ritrovato intorno alle 18.13 (le 15.13 in Italia) «a circa 60 metri di profondità all’interno di una grotta. Si ritiene che i restanti quattro subacquei si trovino all’interno della grotta, che è lunga circa 200 piedi (ovvero circa 60 metri, ndr)», ha dichiarato il sito web delle forze armate delle Maldive, che precisa si tratti di un’operazione molto pericolosa e ad alto rischio.
Una delle vittime è Monica Montefalcone, 51 anni, volto noto anche in tv, ricercatrice e studiosa dell’ambiente marino, professoressa associata in Ecologia marina tropicale e Scienza subacquea dell’Università di Genova, e la figlia di 23 anni, Giorgia Sommacal che studiava ingegneria biomedica nel capoluogo ligure. Montefalcone si trovava alle Maldive come coordinatrice di un progetto di ricerca assieme ad altri colleghi, tra cui l’assegnista di ricerca del dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, Muriel Oddenino, residente a Poirino, nel Torinese, ma originaria della Puglia, anche lei tra le vittime. La ricercatrice collaborava con la professoressa Montefalcone, si era laureata a Bari e si era poi specializzata nell’ateneo genovese. Secondo una prima ricostruzione, questa escursione subacquea a -50 metri non era però legata a quel progetto: per questo motivo non è ancora chiaro se altri ricercatori fossero in sua compagnia al momento della tragedia.
Altra vittima è Federico Gualtieri, di Borgomanero, nel Novarese, e il padovano Gianluca Benedetti, operation manager di Albatros Top Boat, la società che gestiva la safari boat. Dopo una lunga esperienza nel mondo delle banche e della finanza, aveva deciso di trasformare la sua grande passione per le immersioni subacquee in un’attività a tempo pieno. La Farnesina e l’ambasciata d’Italia a Colombo stanno provvedendo a prendere contatto con i familiari delle vittime per fornire ogni necessaria assistenza consolare. «Una tragedia, non posso aggiungere altro», commenta la console Giorgia Marazzi.
Da decenni l’università di Genova studia le profondità delle Maldive. «Sono sub espertissimi, ma nelle grotte è facile perdersi», commenta Roberto Danovaro, direttore per dieci anni della Stazione zoologica Anton Dohrn a Napoli, professore di biologia marina all’università Politecnica delle Marche e sub esperto (anche lui si è immerso spesso alle Maldive). «La loro esplorazione era complessa», spiega. «Si trattava di raggiungere una grotta profonda, a 50 metri. Per questo avevano con sé una guida, sempre italiana, e non erano accompagnati da studenti. Percorrendo le cavità e penetrando nei fori fra le rocce può capitare facilmente di perdere l’orientamento, specialmente se si solleva pulviscolo e la visibilità diventa scarsa. A quel punto c’è il rischio che le bombole si esauriscano. In altri casi le grotte possono contenere esalazioni di gas tossici». Un’altra ipotesi potrebbe essere legata alla «tossicità da ossigeno» o iperossia, una condizione che può verificarsi con un’esposizione prolungata o ad alta pressione a elevate concentrazioni di ossigeno durante immersioni profonde. Il fenomeno può provocare perdita di coscienza, convulsioni e altri gravi effetti neurologici.



