Non solo le Politiche, sono tanti gli appuntamenti elettorali in arrivo e tra le città che andranno a rinnovare i propri consigli comunali nel 2027 c’è anche Milano. È lì che il presidente del Senato, Ignazio La Russa, vorrebbe candidare Maurizio Lupi, leader di Noi moderati, alla carica di sindaco.
«Io personalmente voglio un politico, lo dico apertamente», ha spiegato La Russa confermando di volere Lupi. «Mentre del politico conosco i meriti e i demeriti e posso sceglierlo sapendo cosa scelgo, un civico o è così bravo, così noto e così capace che il nome appena lo fai brilla oppure è un salto nel buio, o troviamo un super civico, un Batman, oppure è difficile». Lo ha detto proprio intervenendo al congresso regionale di Noi moderati, a Milano. «Io credo che la scelta vada fatta in tempi brevi», chiosa, «e mi piace che si riuniscano i coordinatori regionali, è bene che si facciano assistere tutti da un milanese, qui c’è solo Alessandro Colucci».
Per Lupi, che si dice disponibile, il segnale più importante è «l’unità del centrodestra che deve ripartire dai contenuti, da proposte concrete e da una visione della città nei prossimi 15 anni. Siamo tutti a disposizione, il criterio sarà conoscere Milano, non imporre dall’alto, ascoltare e valorizzare una città che deve restare capitale europea e attrattiva, ma senza espellere».
Non la pensa così il vicepremier e segretario azzurro, Antonio Tajani, che risponde indirettamente: «Forza Italia vuole essere un punto di riferimento per tante liste che hanno bisogno di contatti, di collegamenti, di risposte dal Parlamento nazionale e dal governo centrale. Ricordo quello che pensava Berlusconi dei movimenti civici, li considerava veramente il sale della politica territoriale».
Il coordinatore lombardo della Lega, Massimiliano Romeo, rispondendo invece a La Russa ha detto: «Dobbiamo darci una mossa. Dovremmo costituire a livello regionale un coordinamento permanente. Il candidato sindaco lo scegliamo a Milano, non a Roma. Possono esserci quattro-cinque persone che ci sembrano buone? Iniziamo a vederci noi, poi proponiamo ai nostri leader di partito, fermo restando che noi siamo per il primato della politica». Il leader della Lega, proprio ieri in piazza Duomo, su Lupi non interviene, ma commenta il degrado del capoluogo lombardo. «Il sindaco Sala e una certa sinistra che ha l’aggettivo “democratico” nel nome voleva impedire questa piazza. Il nostro saluto al sindaco Sala e ai centri sociali. Da milanese non mi basterà vincere le elezioni Politiche. Prepariamoci, dopo 15 anni di sinistra, a tornare a Palazzo Marino. Perché così non se ne può più», ha aggiunto senza indicare alcun nome né commentare le parole degli alleati.
Per il Pd, «oggi parlano di Milano vari personaggi della destra tra cui La Russa e Salvini. Sono i veri padroni della destra milanese e del Medioevo della città», ha detto Pierfrancesco Majorino, capogruppo pd in Consiglio regionale e componente della segreteria nazionale dem. «Sono convinto che Milano rifiuterà le loro chiacchiere cattive e andrà avanti, sbattendo la porta in faccia al loro ritorno al passato e scommettendo sul voler essere una città giusta, accogliente, ottimista e radicale, ad esempio sulle politiche della casa». Il programma della sinistra per Milano insomma è tutt’altro che liberale, per questo Lupi potrebbe essere un’idea. Eppure la scelta non sembra condivisa dall’intera maggioranza. Certo è che ogni nomina, dalle politiche alle aziende, e quindi anche quella per correre alla guida di Milano, fa parte di un quadro di accordi più ampi, di equilibri e di misure che vanno ben bilanciate all’interno dell’esecutivo. Specialmente a un anno dal voto. Ormai la campagna elettorale è iniziata e le piazze sono partite. L’impressione è che dopo la sconfitta al referendum all’interno del centrodestra si faccia fatica a rimettersi in carreggiata. Un problema in parte fisiologico finché non si creano attriti e rancori che portano instabilità al governo.
E a proposito di instabilità è proprio di questo che parla il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ma riferendosi al quadro geopolitico, che certo non aiuta neanche in casa. «Non siamo stati fortunati in questa stagione con la situazione geopolitica, con l’instabilità che sta diventando la nostra normalità, con un quadro che cambia ogni minuto: devo comunicare che, mentre eravamo qui, l’Iran ha annunciato di voler nuovamente chiudere lo Stretto di Hormuz», ha detto il capo dell’esecutivo intervenendo all’Assemblea nazionale di Federalberghi, a Roma. Meloni ha sottolineato la necessità di «lavorare per garantire la libertà di navigazione». Poi Meloni scherza con il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. «Siamo stati tutti molto in ansia per questa sua elezione. Al cardiopalma, diciamo fino all’ultimo voto, assolutamente inaspettata. Poi ci farai un corso di formazione». E poi seria aggiunge: «La riconferma è davvero sintomatica del lavoro che il presidente ha fatto in questi anni».



