È in arrivo il nuovo nomenclatore tariffario, ma il ministero della Salute lascia i disabili senza ausili. In Italia si contano circa 2 milioni e 800.000 persone con disabilità che si affidano quasi interamente al Servizio sanitario nazionale che però in tema di protesi e ausili sembra essere rimasto fermo agli anni Novanta.
I Lea (Livelli essenziali di assistenza) sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) è tenuto a fornire a tutti i cittadini e sono stati aggiornati solo nel 2017 per opera dell’allora ministro Beatrice Lorenzin, senza che molte delle associazioni di categoria venissero interpellate. L’aggiornamento di questi elenchi si attendeva da circa vent’anni, ma nonostante questo, chi opera nel settore, non è stato interpellato. Il nomenclatore tariffario è quell’elenco di prestazioni, protesi e ausili che il Ssn garantisce alle persone malate o disabili che ne abbiano bisogno. Parliamo quindi di carrozzine, protesi, ausili per la mobilità, con le relative tariffe. Funziona così: il cittadino disabile con la prescrizione specialistica ha diritto di ricevere l’ausilio, entro la cifra indicata dal nomenclatore. Nel caso in cui desiderasse acquistare un prodotto che costa di più, la cifra eccedente risulta invece a suo carico.
Il nuovo elenco secondo il ministero innova i nomenclatori della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica, introducendo prestazioni tecnologicamente avanzate ed escludendo prestazioni obsolete. Si dimentica però di dire che il nuovo nomenclatore per come è strutturato, manca di alcuni ausili indispensabili e complessi che non possono essere affidati alle gare d’appalto.
L’allarme arriva da Confimi Sanità che rappresenta 780 aziende e circa 10.000 addetti che operano nel settore della produzione di prodotti sanitari. Il presidente Massimo Pulin è affranto: «Approvare questo nomenclatore vuol dire aggravare le difficoltà e le tasche di chi è già colpito da una disabilità». Con questa riforma degli elenchi finirà che i disabili dovranno comprarsi ausili e protesi per conto loro, ma non tutti potranno permetterselo, specialmente visto l’alto costo di alcuni dispositivi. Questo potrà portare ad un, anche se cinico, risparmio immediato, ma le conseguenze potrebbero essere oltre che socialmente drammatiche anche economicamente nefaste.
Andando sul concreto si può fare l’esempio di un paziente diabetico a cui con i nuovi Lea verranno negate le scarpe terapeutiche di prevenzione, ma se non potrà permettersi di comprarle da sé, è inevitabile che si arrivi all’ospedalizzazione. «Un piede diabetico non trattato infatti nell’arco di 3-5 anni andrà incontro ad amputazione e il costo di questa operazione va dai 15 ai 50.000 euro», evidenzia Pulin.
ll nomenclatore attuale, aggiornato al 1999, ha tre allegati. Il primo fa la lista dei dispositivi su misura, il secondo tratta i dispositivi a gara, il terzo elenco riguarda i dispositivi che il cittadino può acquistare nei sanitari. Nella bozza che si andrà ad approvare al Mef il 31 gennaio prossimo, i tre allegati sono stati rinominati 1, 2a e 2b. Essenzialmente una buona fetta di ausili e protesi prima inseriti nell’allegato 1, ora sono nel secondo pur non essendo prodotti standard.
Comprare in gara dispositivi tipo le scarpine da neonati per piede torto potrà sembrare una mossa intelligente per risparmiare, ma sarà difficile che a tutti i bambini potrà andar bene una taglia unica. Finirà che i bambini che non potranno permetterselo non avranno le scarpine per correggere il piede torto e che pacchi di scarpine rimarranno imballati nei magazzini. Lo stesso vale per i divaricatori delle anche ad esempio, ma anche per molti altri dispositivi. È evidente che le ricadute di tutto questo avranno un costo sociale altissimo.
I cittadini hanno atteso per anni l’aggiornamento del nomenclatore con le rispettive tariffe, fino ad adesso infatti erano agganciate al testo del 1999, con evidenti disagi anche rispetto alla descrizione di prodotti che oggi sono tecnologicamente molto più avanzati. Oggi con il ministro Roberto Speranza arriva anche l’aggiornamento dei prezzi che però mostra alcune ulteriori amare sorprese. Infatti secondo Confimi il calcolo delle tariffe associate alle protesi/ortesi e ausili sono assolutamente insostenibili per le aziende del settore.
«L’impatto sulle aziende del comparto potrebbe decretarne la chiusura stessa, con gli inevitabili danni economici e il ricorso agli ammortizzatori sociali», denuncia il presidente Pulin.
Le aziende riferiscono che Pierpaolo Sileri finché è stato viceministro con delega ai dispositivi medici, ha seguito il tema, ma una volta divenuto sottosegretario con il governo Draghi ha tirato i remi in barca con la solita scusa che l’argomento non fosse più di sua competenza, ma di Speranza. Il solito rimbalzo delle responsabilità non aiuta un settore già di per sé molto poco tenuto da conto dalla politica.
Ricordiamo i disabili quando arrivano i successi delle para olimpiadi, ma è bene ricordare che buona parte del merito di quei risultati deriva anche dagli ottimi ausili e protesi di cui dispongono questi atleti che grazie alle moderne tecnologie possono superare ogni ostacolo. Con il nuovo nomenclatore si rischia che solo i disabili benestanti potranno permettersi di abbattere queste barriere. Un bel pasticcio firmato Lorenzin, Sileri e Speranza che, come riferiscono le aziende, non ha mai ricevuto nessuno del settore.



