Esposta fino all’8 aprile 2022 nella Cappella di San Benedetto, l’installazione, ispirata alle tre cantiche della Divina Commedia di Dante Alighieri e realizzata in occasione delle celebrazioni per il 700° anniversario della morte del Sommo poeta, si intitola Athanor - nome che evoca il forno alchemico dove si alimenta il fuoco vivificatore e purificatore - e vuole essere messaggio di redenzione e di rinascita, non solo artistica e culturale, ma anche morale ed etica. L'opera, alta circa 6 metri, segue uno sviluppo verticale, suddiviso in tre pannelli sovrapposti, e si presenta come una composizione monumentale nella quale prevale la tensione plastica delle figure: in un vorticoso slancio verso il cielo, con un intreccio spettacolare di figure, forme e colori, le une che generano le altre, Patanè riassume il viaggio dantesco condensandolo in un’unica realtà immaginifica, che si trasforma in un viaggio interiore, dall’oscurità alla luce.
Il «viaggio » alla scoperta delle opere di Giuseppe Patnè prosegue invece dal Duomo al Palazzo di Guglielmo II, complesso monumentale voluto e costruito nel XIIesimo secolo dall’omonimo re normanno noto come «il buono », sovrano colto e illuminato, a cui Dante riserva un posto in Paradiso, fra gli spiriti giusti. Qui, nelle sale del Museo Civico, si snodano 30 opere, tra dipinti e sculture, della produzione più recente dell’artista siciliano: Magma il titolo della mostra e, per ben capirne il senso più intrinseco, illuminanti sono le parole del curatore, il critico d’arte mantovano Carlo Micheli «Il titolo allude al materiale creativo che ribolle, puro e libero dalle costrizioni della forma, nelle profondità della mente di Giuseppe Patanè, Demiurgo estroso e ribelle, che, un po’ per noia e un po’ per incoscienza, rifiuta il ruolo di riproduttore seriale di archetipi, intervenendo direttamente sulla struttura stessa delle idee. Nascono così nuovi modelli estetici, complessi come romanzi russi nella formulazione, ma efficaci e diretti come slogan pubblicitari per quanto concerne la fruibilità».
Di particolare interesse, all’interno del percorso espositivo, la serie dei Tori, che Patanè ritrae nel massimo della loro forza, potenza e bellezza e il gruppo di opere denominate Viscere, dove i volti degli eroi omerici e degli dèi greci, scolpiti nella pietra lavica, conducono il visitatore all’interno di una dimensione mitologica così presente nelle quotidianità della Sicilia.
L'installazione di Giuseppe Patanè, Athanor, nella Cappella di San Benedetto del duomo di Monreale/Ph. Elisabetta Cinà Pathos Adv

















