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Soldi dei contribuenti per la serie Netflix su Fabrizio Corona: Giuli faccia qualcosa
Alessandro Giuli (Imagoeconomica)
Il tax credit si ottiene con criteri «asettici», ma se un’«opera» del genere percepisce 800.000 euro, nel sistema c’è un problema.

Al ministero della Cultura, in particolare alla Direzione generale cinema e audiovisivo, i conti continuano a non tornare. Dal punto di vista dei contribuenti, s’intende. Perché, visti dall’angolazione dei fruitori dei finanziamenti del dicastero di Via del Collegio romano, produttori cinematografici e televisivi, broadcaster e piattaforme multinazionali, i conti tornano alla grandissima, eccome. Dopo la scoperta documentata su questo giornale da Davide Perego con una lunga e meticolosa inchiesta su decine di film e opere di scarso o inesistente interesse pubblico, alcune nemmeno approdate nei cinema, altre programmate in sale deserte, ma sostenute a vario titolo per anni e per svariate decine di milioni dai contributi del ministero della Cultura, prima con Dario Franceschini e poi con i suoi successori Gennaro Sangiuliano e Alessandro Giuli nel governo Meloni, dopo tutto questo si auspicava che i criteri di assegnazione dei medesimi fondi venissero ampiamente revisionati. Purtroppo, sembra di poter dire con una certa dose di rammarico che non è così.

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