Alfonso Bonafede (Ansa)
A dicembre si era dimesso il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Andrea Nocera, dopo aver appreso di essere indagato a Napoli per corruzione. Nei giorni scorsi anche Francesco Basentini, direttore del Dap, Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, ossia colui che comandava le carceri italiane, si è dimesso. Aver lasciato che 500 mafiosi e pericolosi criminali uscissero di prigione con la scusa del coronavirus, era effettivamente un fatto esteticamente poco accettabile da parte di un governo composto da manettari che hanno abolito la prescrizione per evitare che qualcuno la facesse franca per decorrenza dei termini. E rimettere in libertà gente che ha contribuito a sciogliere nell'acido un ragazzino con la giustificazione che l'ergastolano rischia di beccarsi il coronavirus (...)
Alfonso Bonafede (Ansa)
Molti dei fedelissimi del Guardasigilli provengono dai tribunali lucani. Oltre a Francesco Basentini, preferito a Nino Di Matteo per il Dap, anche il vice capo di gabinetto Leonardo Pucci, che all'università di Firenze frequentava sia il grillino sia il futuro premier Giuseppe Conte.
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Ora che Francesco Basentini ha deciso di mollare la poltrona da direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (e uno stipendio da 320.000 euro l'anno), l'ultima moda nazionale è diventata gridare: "Abbasso Basentini!". Sull'ex capo del Dap tutti maramaldeggiano, giornali, magistrati e politici: è soltanto colpa sua, dicono, se troppi boss di mafia, camorra e 'ndrangheta sono usciti dalle celle, approfittando del rischio di contagio da Covid-19, per essere trasferiti agli arresti domiciliari dai Tribunali di sorveglianza. Gli errori del ministro sono però molto più gravi, compresa la sottovalutazione.
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Il capo del Dap Francesco Basentini: «Il possesso di sostanze è giudicato penalmente non rilevante. Le celle aperte? Una misura che ha creato il caos».