Una colata di cemento esproprierà abitazioni di numerose famiglie, vanificherà l’attività di una giovane donna e aumenterà l’inquinamento ambientale con un impatto pure sulle ciclovie, fiore all’occhiello green. Accade nel Padovano, dove tutta l’amministrazione è di sinistra.
«Sono una donna che ha avuto il coraggio di diventare imprenditrice in Italia, in un settore complesso e competitivo, investendo tutto su un progetto fondato sulla passione, la visione e la professionalità», ha detto di sé Claudia Mandruzzato, 29 anni, titolare della scuderia La Fortezza ad Abano Terme. Per un nuovo viadotto sarà costretta a spostare altrove l’attività che dalla Provincia di Padova aveva ottenuto tutte le autorizzazioni e nella quale con la famiglia ha investito 6 milioni di euro.
«Gestisco una delle scuderie più belle d’Europa, un centro che dà lavoro, ospita cavalli di altissimo livello, promuove sport e benessere, rappresenta un’eccellenza per il territorio e per l’ambiente. Abbiamo piantato più di 400 alberi ad alto fusto. Ora ci troviamo di fronte a un progetto che potrebbe compromettere tutto questo: una nuova rotatoria e una bretella stradale che, se realizzate come previsto, attraverserebbero la nostra proprietà, stravolgendola», ha spiegato Claudia.
Sui social, dove la vicenda è stata commentata con grande indignazione, qualcuno ha centrato l’assurdità di quanto accade: «Sono anni e anni che si parla della rotatoria al Ponte della Fabbrica e allora perché danno i permessi a costruire il maneggio a ridosso all’argine?». Già, perché l’amministrazione di sinistra approva l’intero progetto della Fortezza, quando sa che lo andrà ad attraversare con una infrastruttura dirompente?
L’imprenditrice spiega che la scuderia è stata realizzata nel 2021 «dopo che la Provincia aveva concesso tutte le autorizzazioni. E abbiamo anche costruito l’invaso di laminazione richiesto, con le necessarie pendenze. Adesso vorrebbero spostarlo ma non è possibile: questa è una zona sensibile dal punto di vista idrogeologico».
Più che di nuovo intervento, gli abitanti del luogo parlano di un progetto «almeno decennale». Lo scorso dicembre Stefano Baraldo, consigliere della Provincia di Padova con delega alla Viabilità, annunciava il finanziamento dell’importo: 3,2 milioni di euro, di cui 2,7 milioni arrivano dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti, e 535.000 euro a carico della Provincia di Padova. Non è che per ottenere i soldi del Pnrr si utilizza un vecchio piano senza curarsi dell’impatto attuale?
«Sono sorpresa che il progetto non sia stato presentato al pubblico, è un diritto dei cittadini», osserva Marina Lecis, consulente tecnico in materia agroalimentare. La dottoressa segnala le conseguenze della nuova rotonda e del ponte: «Trasformeranno la strada attuale in una sorta di tangenziale», dove l’inquinamento crescerà a dismisura. «E l’impatto sarà pure sul Bici plan esistente, tanto caro al Pd». Particolarmente preoccupate sono le 77 famiglie della strada, le cui case sono a rischio di esproprio, riunite nel comitato spontaneo «Futuro di Giarre» di cui Lecis è consulente. «È un’opera fondamentale per migliorare la viabilità in una zona nevralgica del territorio», la definiva a dicembre Federico Barbierato, sindaco dem di Abano Terme.
Nell’incontro di due settimane fa con il sindaco, gli abitanti hanno manifestato i timori per l’incremento del traffico «con il conseguente aumento delle polvere sottili, rischio incidenti e soprattutto maggiore pericolosità». La responsabilità del progetto sarebbe della Provincia, sempre di sinistra, ma «in quanto ispettore sanitario, un sindaco ha il dovere di preoccuparsi della salute dei cittadini. Lo spostamento dei Tir sulla tangenziale poterà all’aumento di particolato PM10, un inquinante atmosferico classificato come cancerogeno», fa notare la consulente, che dalla riunione con Barbierato è stata esclusa «forse perché ero l’unica a capire le spiegazioni tecniche che avrebbe fornito».
«Non sono contraria alla rotatoria. So che la viabilità va migliorata. Ma esistono molte altre soluzioni, alternative concrete, che permetterebbero di realizzarla senza espropriare la mia attività, senza distruggere il lavoro di anni», tiene a precisare Claudia Mandruzzato.
Basterebbe spostare la rotatoria «qualche centinaio di metri più a Sud, in un’area abbandonata e dove non ci sono abitazioni», spiega la dottoressa Lecis. Senza stravolgere l’ambiente, il vincolo paesaggistico, l’esistenza di gruppi famigliari e non vanificando un’attività imprenditoriale autorizzata appena quattro anni fa su dieci ettari di terreno.
«La scuderia dà lavoro a otto persone fisse, oltre a giardinieri, veterinari, nutrizionisti. Perché fare aprire questa struttura se sapevano che sarebbe stata attraversato da una strada?», è profondamente delusa Claudia. La bretella sopraelevata passerà accanto alla «giostra dei cavalli», la struttura dove si riscaldano i cavalli e dove riducono l’affaticamento dopo l’allenamento quotidiano, o dove comunque possono muoversi anche nelle giornate di pioggia e che dunque verrà abbattuta. Spariranno i paddock, le aree all’aperto, e la passeggiata che circonda tutto il terreno.
Non sarà più possibile realizzare il centro di ippoterapia voluto dall’imprenditrice, a disposizione di ragazzi autistici e disabili per migliorarne le capacità motorie, cognitive ed emotive. «I miei tecnici hanno calcolato che dovrei ricevere dalla Provincia 2 milioni e mezzo per l’esproprio. Ma è il lavoro che viene vanificato. Senza contare che sono soldi che potevano essere meglio spesi per la collettività».



