fagioli cannellini

Si avvicina la festa di Halloween e per quanto si sia scettici su questo "rito" d'importazione la ricorrenza ormai si è imposta. Speriamo di bruciare in quella notte i fantasmi della pandemia. Detto questo sarà bene ricordare che gli americani – lo hanno fatto abilmente con Babbo Natale – non si sono inventati nulla: la notte delle zucche viventi è semmai un antichissimo retaggio celtico innervatosi sulla tradizione cattolica di Ognissanti e ha come scopo la celebrazione della fine dell'estate con la promessa di una rinascita.
Saporita ricetta autunnale per questa domenica celebrando un ortaggio che di solito viene snobbato e che invece è un toccasana: il cavolfiore. Come tutte le brassicacee – dai broccoli, al fiolaro, dal cavoletto di Bruxelles fino al cavolo in foglie e alle verze – è ricchissimo di vitamine e sali minerali (tra le vitamine c'è anche la K che aiuta la concentrazione e protegge il sistema nervoso) povero di calorie – solo 25 per etto e se lo mangiate lesso con appena un filo d'olio la dieta ne sarà lieta – è un toccasana per la stagione invernale perché aiuta il sistema respiratorio.

Proponiamo in questa domenica ottobrina, quando l'aria pare vetro lucente, una preparazione campestre. Protagonisti sono i fagioli cannellini, i soli davvero bianchi che si coltivano. Prendeteli di prima qualità. Impariamo a cucinare con pochi ingredienti, ma tutti di altissimo profilo. Come la pasta che usiamo di semola di grano (senatore) Cappelli il vanto della nostra cerealicoltura.

Il fagiolo: moneta povera che ha fatto l’Italia
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Uno dei più provvidenziali frutti della terra, oggi chiuso in tristi scatolette, racconta l'evoluzione del Belpaese. Lamon (Belluno) ne è un simbolo grazie al dono di Clemente VI. Sugli abbinamenti si scatenò il duello a colpi di penna tra Massimo Alberini e Indro Montanelli
Caterina de’ Medici, una dote in cannellini
Caterina de' Medici (Getty Images)
La futura regina consorte portò i fagioli bianchi alla Corte di Francia. La «carne del povero», nelle sue infinite varietà, ha stregato numerosi palati di talento: da Gioacchino Rossini a Giacomo Puccini, da Giuseppe Verdi a Giuseppe Giusti. Indro Montanelli fu testimonial del Sorana. A Carlo Azeglio Ciampi piaceva lo zolfino.
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