Giorni fa il ministro Vittorio Colao ha alzato il telefono e ha parlato direttamente con il direttore generale dell’Esa Josef Aschbacher, confermandogli quanto già riportato dal nostro giornale nei giorni scorsi: l’Agenzia spaziale europea coordinerà tutti i fondi previsti dal Pnrr per lo spazio. C’è già un contratto pronto. L’Italia è pronta a versare 106 milioni, inviando anche 30 nostri tecnici dell’Asi (Agenzia spaziale italiana) per aiutare i colleghi di Esa a gestire le risorse che dovrebbe controllare da sé. L’unica altra nazione in Europa che starebbe pensando di fare lo stesso è la Grecia, che, a differenza dell’Italia, non è tra i primi tre Stati europei che contribuiscono al bilancio di Esa per i programmi spaziali.
La questione sta creando malumore nel settore aerospaziale, come tra le fila della politica italiana. Di fatto l’esecutivo di Mario Draghi avrebbe deciso di affidare tutti i soldi previsti, circa 1,78 miliardi di euro da spendere tra il 2022 e il 2026, a un ente sovranazionale, dove a contare è soprattutto la Francia di Emmanuel Macron, seguita dalla Germania. È evidente che l’Asi di Giorgio Saccoccia è di fatto commissariata (anche se non formalmente), a conferma delle carenze organizzative del presidente e dei suoi uomini di prima fila. Particolarmente bizzarra è la giustificazione che arriverebbe dai vertici dell’agenzia italiana, secondo cui la scelta non sarebbe avvenuta per carenze dell’Asi ma perché sarebbe una diretta richiesta delle aziende italiane. Ma in una situazione del genere sarebbe dovere del governo di Mario Draghi di intervenire e sanare i problemi che attanagliano l’ente nato 1988, che ha il compito di predisporre e attuare la politica aerospaziale italiana. Dal secondo governo Conte, quando la delega allo spazio era nelle mani di Riccardo Fraccaro, l’Asi continua a essere stritolato da conflitti di interesse e incapacità gestionale. La cura di Bruno Tabacci, ex delegato poi costretto alle dimissioni, non ha fatto altro che peggiorare le cose. Capita così che il comitato tecnico scientifico dell’agenzia spaziale italiana - quello che avrebbe il compito istituzionale di valutare la qualità dei progetti proposti al finanziamento - presenti diversi conflitti di interesse ignorati da chi dovrebbe vigilare.
Un tempo tra i membri del comitato c’era Samantha Cristoforetti, l’astronauta nota al grande pubblico, dimessasi quest’anno per iniziare la preparazione al suo prossimo volo sulla Ssi (Stazione spaziale internazionale). Saccoccia l’ha rimpiazzata con Michèle Lavagna, professoressa del Politecnico di Milano che da tempo vanta una serie di progetti scientifici finanziati dalla stessa Asi. In pratica c’è il rischio di un doppio conflitto di interesse perché è sia controllore sia controllato. Non solo. Essendo nel comitato può vedere tutti i progetti presentati da suoi competitor e valutarli in anteprima anche quando sono in competizione con i suoi. Lavagna non è l’unico tema sul tavolo. Il professore Paolo Gaudenzi, un altro degli esperti che furono individuati durante la gestione Tabacci, è proprietario di una start up, Smart Structures Solutions, che a sua volta lavora su progetti Esa, Asi e Vega. Il suo ruolo nel comitato dovrebbe essere quello di dare indicazioni «al di sopra delle parti» ma dubitare è lecito. La situazione, che in ogni caso non dovrebbe giustificare la decisione del governo, mostra comunque l’assenza di una linea politica chiara. Quanto emerge è piuttosto una serie di scelte motivate da urgenze che restano prive di visione, nemmeno a breve termine. Colao a questo punto dovrebbe intervenire a tutela degli interessi del nostro Paese. Un esempio finale: da tempo si vocifera che Saccoccia potrebbe essere mandato a coprire la direzione di Estec in Olanda lasciata libera da Franco Ongaro. Per l’attuale presidente di Asi sarebbe un premio per questi non esaltanti due anni e mezzo di presidenza. La prossima settimana sarà firmato il Trattato del Quirinale, con una Francia che rischia di essere sempre più invadente in settori industriali strategici del nostro Paese. I rischi sono molteplici, ci siamo arresi ai nostri competitori chiedendo che Esa gestisca il nostro Pnrr, approvando i progetti, monitorandoli e valutandoli su temi di interesse anche francese e tedesco.
La domanda è lecita: non sarebbe il caso di azzerare tutto e ripartire da capo con nuovi manager e tecnici?



