Ci vorrà tempo per sviscerare tutti i milioni di documenti presenti negli Epstein files. Inoltre, visto l’andazzo, è altresì verosimile che il Dipartimento di Giustizia americano sarà costretto a rivelare altre identità finora tenute nascoste. Quello che è chiaro, finora, è che non tutti i complottismi vengono per nuocere. La rete di pedofilia esisteva, i legami ambigui (nel migliore dei casi) con le élite globali c’erano, il pizzagate, tema ancora da approfondire su queste pagine, era vero, così come tanti altri aspetti scabrosi. Giunti a queste conclusioni, qualsiasi persona dotata di senno considera basse le probabilità che Jeffrey Epstein si sia davvero suicidato. E se nemmeno fosse davvero morto?
La domanda può suonare assurda, anche all’orecchio di chi scrive. Ma va detto: con tutte le presunte «falsità» o «teorie del complotto» che in questa storia si sono rivelate vere, prima di escludere a priori una pista è meglio adoperare estrema prudenza. Ci si limiterà, qui, a mettere in fila alcuni fatti quantomeno insoliti, alcune coincidenze - come dire - allarmanti. Partendo da un presupposto storico certo: Jeffrey Epstein ha ricevuto una prima condanna a 18 mesi di reclusione (ma fu scontato un solo anno, in un carcere di lusso e con la possibilità di uscire 12 ore al giorno) nel 2008 dopo aver ricevuto accuse pesantissime. Nell’atto della Procura non si parlava «solo» di abusi sessuali (su ragazze minorenne, in tutto 19), ma anche di cospirazione e traffico di minori. Epstein si dichiarò colpevole di due capi d’accusa statali, sollecitazione alla prostituzione e procacciamento di minori a scopo di prostituzione, e grazie a un patteggiamento con la Procura federale ottenne un accordo di non perseguibilità, evitando accuse federali ben peggiori. È evidente, insomma, che quest’uomo tenesse sotto scacco qualcuno di potente.
Le incongruenze sulla morte del faccendiere sono più di una. Innanzitutto, tra i documenti rilasciati a fine gennaio dal governo americano spunta una bozza di comunicato sulla morte di Epstein datato venerdì 9 agosto 2019. L’intestazione è dell’Ufficio del procuratore generale, distretto Sud di New York, e sul foglio c’è scritto: «Per diffusione immediata». Nel database si trovano documenti identici con la data di morte ufficiale, sabato 10 agosto, e questo fa riflettere per due ragioni: in primo luogo, è possibile che su un argomento così delicato, così catalizzante per l’opinione pubblica, il documento sia stato redatto con tale superficialità da sbagliare la data? Secondo, se uno per errore sbaglia la data, confonde anche il giorno della settimana oltre che del mese?
Sempre dagli ultimi file pubblicati, emerge che il corpo che tutto il mondo ha visto trasportato dal carcere di Manhattan non era quello di Epstein. In un rapporto dell’Fbi si legge che, «a causa della massiccia presenza dei media all’esterno» della prigione, un funzionario «ha chiamato dicendo che sarebbe arrivato alla banchina di carico con un veicolo nero. Al fine di evitare i media, [redatto], [redatto] e [redatto] hanno utilizzato scatole e lenzuola per creare quello che sembrava un corpo umano, che è stato caricato nel veicolo bianco […] seguito dalla stampa, permettendo così al veicolo nero di allontanarsi inosservato con il corpo di Epstein». Che cosa si aspettavano, un assalto al cadavere da parte dei giornalisti?
Altra coincidenza bizzarra: le telecamere della cella di Epstein, quando il pedofilo si è suicidato, non funzionavano. Un altro apporto dell’Fbi spiega: «[Redatto] ha riferito che solo un hard disk del sistema di telecamere era funzionante al momento dell’incidente, il 10 agosto 2019. Quando un Dvr smetteva di funzionare, nessuna delle telecamere registrava. Si è verificato un guasto al sistema del Dvr 2 il 29 luglio 2019 e la scheda madre del Dvr 2 si è guastata l’8 agosto 2019. Il guasto all’hard disk è avvenuto il 10 agosto 2019». Il documento spiega, è vero, che il sistema di telecamere era già piuttosto obsoleto, ma guarda caso non è stato possibile recuperare alcun fotogramma, niente di niente, sul suicidio di uno dei detenuti più controversi della storia americana. Tra i file rilasciati, invece, c’è il filmato di una telecamera esterna alla cella che sta facendo molto discutere: come mostra la foto in pagina, si vede una figura arancione andare nella direzione della cella di Epstein verso le 22.40 del 9 agosto, la notte in cui, secondo le ricostruzioni ufficiali, l’uomo si sarebbe suicidato.
Ultimo ma non ultimo, il post uscito su 4chan, una bacheca digitale anonima di moda all’epoca su Internet, il 10 agosto 2019 alle 14.44. L’autore, che scrive facendo intende di essere un dipendente del carcere, suggerisce che Epstein sia stato segretamente scambiato con qualcun altro la notte prima della sua presunta morte in prigione. Descrive alcuni dettagli osservati o riferiti, come il trasferimento di Epstein in infermeria, seduto su una sedia a rotelle, e la comparsa di un furgone per i trasferimenti non registrato, guidato da una persona in divisa militare. «Noi non facciamo rilasci nei fine settimana a meno che non lo ordini un giudice», nota l’anonimo. «Ragazzi», conclude, «sto tremando in questo momento ma penso che lo abbiano scambiato». Ebbene, l’Fbi ha poi avviato delle indagini ed è risalito all’identità dell’uomo: si chiama Roberto Grijalva. E, guardate un po’, attraverso l’incrocio di dati di 4chan, provider telefonici e banche, gli investigatori hanno confermato che fosse un residente di New York che percepiva uno stipendio federale. Insomma, Epstein sarà sicuramente morto, ma hanno fatto di tutto per spingerci a sospettare del contrario.



