- Sergio Mattarella ha concesso poteri al premier sotto il cappello degli affari correnti, eppure giornali e sinistra tifavano per il blocco fondi. Che invece arrivano, ma all’agenda Draghi si aggiunge la mancia elettorale.
- Fra le misure, il prolungamento del taglio di 30 centesimi per i carburanti almeno fino alla fine di settembre e l’innalzamento del reddito Isee per gli sconti in bolletta.
Lo speciale contiene due articoli
Il capo della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, aveva ammonito gli italiani. Poco prima della caduta del governo aveva invitato tutti a fare «uno scatto di responsabilità». Caduto il governo ha lanciato l’allarme. «La caduta di Draghi», ha detto, «penalizza i poveri e mette a repentaglio i fondi del Pnrr». Immaginando che tra le due cose non ci sia una stretta correlazione, è lecito pensare che il capo dei vescovi si riferisse all’impossibilità di licenziare decreti e stanziare i fondi contro la crisi e l’aumento continuo delle bollette del gas e dell’elettricità.
Un messaggio lanciato senza mezzi termini da molti esponenti della sinistra e da un certo numero di quotidiani. La Stampa e La Repubblica in prima fila. Per giorni abbiamo assistito a una carrellata di articoli per denunciare la triste fine del dl Aiuti colto in fase di preparazione dalla caduta del governo. Invece delle decine di miliardi attesi al massimo 3 miliardi striminziti, il succo del discorso dei giornaloni. D’altro canto senza Draghi sarebbero rischio il Pnrr e tutti i progetti. Compresa la possibilità di garantire bonus e aiuti. Questo nonostante le carte già da subito lasciassero intendere il contrario. Il decreto firmato dal presidente Sergio Mattarella permette al governo dimissionario (che resterà in carica fino alla fine di settembre) una lunga serie di attività che andranno sotto il cappello del disbrigo degli affari correnti.
A differenza dei precedenti storici, il governo Draghi potrà intervenire su numerosi decreti attuativi e valutare interventi di emergenza (vedi la guerra e soprattutto la crisi energetica). Insomma, esattamente quanto sta succedendo in queste ore. Domani è infatti atteso un cdm nel quale dovrebbe essere licenziato un testo da almeno 12 miliardi (potrebbero essere 13) al cui interno sono previsti aiuti contro il caro bollette, interventi sul carburante, garantendo sconti alla pompa fino al 30 settembre e forse anche fino al termine del 2022, e infine il taglio dell’Iva sui prodotti alimentari di largo consumo. Pane e pasta senza Iva, carne e pesce con l’Iva al 5% contro l’attuale 10. «È un piano concreto e eventualmente alternativo o aggiuntivo ai 200 euro», ha dichiarato Laura Castelli, viceministro al Mef, ai microfoni di Radio 24, «si stanno valutando i costi di entrambe le misure e soprattutto quali siano le più impattanti sulla vita degli italiani, interverremo in questo senso nel decreto di luglio. Stiamo riassestando in queste ore il decreto, le risorse che vengono dall’assestamento sono di più, stiamo contando perché l’aumento dei tassi di interesse erode un po’ queste risorse», ha aggiunto, «ma non è una misura in deficit come tutti i decreti che abbiamo fatto quest’anno». La Castelli ha quindi sottolineato in merito all’Iva che «ora stiamo parlando di alcuni beni, quelli soprattutto alimentari, anche se rispetto al 1986 oggi rappresentano solo un quinto del consumo degli italiani. Anche se noi crediamo, come Insieme per il futuro, che vada fatto un passo in più e quindi sulla legge di bilancio si debba costruire una riduzione dell’Iva su alcuni prodotti in maniera strutturale». In particolare, ha concluso, «pensiamo, oltre agli alimentari, quelli di cui si parla oggi sui giornali, carne, pasta, quelli necessari anche a beni come le bollette, come i prodotti della natalità e ai farmaci. Avevamo già lavorato anche su questa linea per renderlo strutturale. In questo momento sulla legge di bilancio vuol dire affrontare bene anche i prossimi anni».
La proposta del taglio Iva era già stata avviata alla fine del 2020 dalla Lega al Senato. Non ha mai marciato. Eppure se si vuole intervenire contro l’inflazione - su questo dice bene la Castelli -è importante tagliare l’imposizione fiscale. Abbiamo d’altra parte visto che nei primi quattro mesi del 2022 il gettito è aumentato notevolmente. Oltre 14 miliardi in più. Aumentano i prezzi e di conseguenza aumentano gli incassi dello Stato. Ridistribuirli non è poi la stessa cosa. L’ideale sarebbe non toglierli dalle tasche degli italiani. Su un altro aspetto la Castelli è improvvida. Far pensare che il taglio possa essere definitivo. La Ragioneria dello Stato sa bene che non è possibile. Le casse nazionali non possono stare in piedi senza la partita di giro dell’Iva. Con l’imposta sui consumi arriva la liquidità, il cash. Con cui lo Stato paga gli stipendi pubblici e altre cose. Senza l’anticipo di cassa non riuscirebbe. Il tema è questo ed è molto semplice. La domanda a questo punto è, perché il taglio spunto soltanto ora? Non è che chi sta al governo e si intesta la bandiera dell’agenda Draghi abbia il retropensiero di usarla con l’aggiunta di qualche marchetta ai fini elettorali? Ovviamente a pensare male si fa peccato, ma non si sbaglia quasi mai. Oggi c’è il cdm e vedremo che cosa uscirà dal cilindro.



