Un tempo era Marco Ferdico, l’ex capo della Curva Nord ora a San Vittore, a pubblicare i comunicati ufficiali sulla sua pagina Instagram. Era il simbolo del cambiamento, ma anche del nuovo corso voluto dalla ’ndrangheta, dopo la morte nell’ottobre del 2022 dell’ex numero uno del secondo anello verde, Vittorio Boiocchi, crivellato di colpi sotto casa. Ora, dopo la nascita del nuovo direttivo battezzato giovedì scorso al «Baretto» (con Nino Ciccarelli, storica figura della curva nerazzurra, Gianni Borriello, detto Gianni Fish, e Ivan Luraschi), i comunicati vengono pubblicati sulla pagina Facebook «L’urlo della Nord». La vecchia curva non esiste più. Il prefetto di Milano ha chiesto di rimuovere per sempre lo striscione «Curva Nord Milano», perché identifica, secondo la Procura, una «associazione per delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa» e non un semplice gruppo di tifosi. Al suo posto, ci sarà lo striscione «Dal 1969, Uniti, fieri e mai domi!», mengre dalla prossima stagione potrebbero tornare le vecchie sigle Old Fans, Boys, Viking e Brigata. Il vecchio trio Ferdico, Andrea Beretta e Antonio Bellocco è ormai solo il passato. Si guarda al futuro. Nell’immediato c’è la voglia di organizzare una coreografia per la partita Inter Juventus del 27 ottobre. Sì, ma con che soldi? Le casse sono vuote. Un tempo macinavano un milione e mezzo di euro all’anno, spartiti tra i capi. E proprio qui sta il punto, perché il primo cambiamento che vuole portare avanti il nuovo corso è relativo alla parte economica. Viene del tutto azzerata l’economia di curva. Perché, si legge nel lungo comunicato, «la nostra realtà è cambiata dal momento in cui tutta la gestione di biglietti, materiale e contributi alla curva è stata concentrata su poche persone che dirigevano e controllavano tutti i conti». Per questo motivo la biglietteria di curva, una pratica che andava avanti da anni e che permetteva agli ultras di guadagnare soldi importanti, viene del tutto abbandonata. Ma, secondo i nuovi capi, «l’accentramento dei poteri» degli ultimi anni sarebbe sfuggito «anche ai frequentatori più assidui che […] beneficiavano dei servizi che venivano comunque garantiti da chi gestiva l’economia di curva come soprattutto la priorità nell’ottenere i biglietti di trasferta e la copertura dei costi per le coreografie». Si cambia musica. «La gestione del tifo sarà condivisa da un direttivo composto da un rappresentante per gruppo e non vi sarà più alcun “servizio biglietteria” quindi i biglietti, soprattutto per le trasferte, dovranno esser acquistati individualmente dai frequentatori» si legge nella nota. «La questione trasferte sarà il principale problema, la Nord fornirà comunque i mezzi di trasporto ma il numero e la disponibilità dovrà necessariamente passare dal conteggio di quanti frequentatori abbiano reperito il biglietto con tutte le difficoltà che ne deriveranno». La Nord ha spiegato che già dalla partita di ieri sera con il Torino è iniziata la vendita di una fanzine per autofinanziarsi. Sul resto, il futuro è molto incerto. Nel lungo comunicato, il nuovo direttivo ci tiene a precisare «che nulla è stato deciso di concerto con la questura e le forze dell’ordine». La Nord non avrebbe subito alcun condizionamento, ma appare improbabile, soprattutto in questa fase di indagini dopo la raffica di arresti della scorsa settimana. «È giusto riconoscere», si legge ancora, «come la deriva che ci ha travolto sia stata anche conseguenza della nostra leggerezza». Leggerezza che aveva portato uno juventino a comandare. O almeno questo si capisce dalle intercettazioni, quando Bellocco riceve una lettera di minacce in cui è chiamato «gobbo nano». «Gobbo è perché sono juventino! Quindi è uno che conosce», dice il tifoso ucciso il 4 settembre scorso.
Dall’indagine sulle tifoserie di Milan e Inter emerge una storia di 32 anni fa, quando il 20 ottobre 1992 nel quartiere Lorenteggio, vicino all’oratorio don Orione, venne ucciso a colpi di pistola Fausto Borgioli, detto «Fabrizio», luogotenente di «Faccia d’angelo» Francis Turatello, protagonista della mala milanese anni Settanta assieme a Renato Vallanzasca. L’esecutore materiale di quel delitto fu Giuseppe «Pino» Caminiti, classe 1969, tra gli arrestati di lunedì scorso nell’inchiesta «Due Curve», da diversi anni organico alla Nord dell’Inter perché addetto alla gestione dei parcheggi intorno allo stadio durante le partite o i concerti.
Quell’omicidio era rimasto senza colpevoli. Si sapeva solo che Borgioli era stato ammazzato per uno sgarro nel giro del traffico di sostanze stupefacenti a Milano. Borgioli era diventato famoso sui giornali perché a metà anni Ottanta riforniva di eroina e cocaina i detenuti di San Vittore. A far riaprire il caso sono state alcune intercettazioni del 2021, dove Caminiti «confessava di essere stato esecutore materiale dell’omicidio di un uomo che abitava in via Montegani 10», fornendo pure dettagli e motivi del delitto: fece tutto da «solo perché era pericoloso». Per la Procura di Milano è stato risolto un vero e proprio cold case, l’ennesimo omicidio, il terzo dopo quello di Vittorio «lo zio» Boiocchi e quello di Antonio Bellocco, che vede come protagonista un esponente della Nord dell’Inter. Non è un dettaglio da poco. Caminiti, infatti, era insieme ad Andrea Beretta uno degli esponenti della vecchia guardia di quando la curva era sotto il comando di Boiocchi. Vicino alle cosche della ‘ndrangheta degli Staccu di San Luca, anche lui organico alla società nerazzurra, particolare che avvalora ancora di più le accuse che la Procura muove al club presieduto da Beppe Marotta, per quelle «situazioni tossiche» che hanno creato l’humus favorevole «perché un ambito imprenditoriale sportivo si trasformasse in occasione di illecito». Di Caminiti ci sono tracce in diverse informative della Digos. Viene definito un individuo «con numerosi precedenti per reati legati agli stupefacenti». Ma soprattutto: «È l’addetto alla vigilanza dei parcheggi sotterranei dello stadio Meazza (alle dipendenze della società Kiss and Fly)» riservati ai calciatori, ai massimi vertici societari e ai tifosi Vip. Non solo. «È intimo amico di Boiocchi», scrive la polizia, «permette in diverse occasioni ad alcuni “clienti” inviati dalla Curva e che non ne avrebbero diritto, la possibilità di visitare gli spogliatoi del Meazza, nonché di posteggiare il proprio veicolo nel parcheggio sotterraneo». Se durante la gestione Boiocchi, Caminiti era un semplice intermediario nel settore dei parcheggi, dopo la morte dello «zio», assume un ruolo più complesso. Dal 2018 al 2020 è quello che consegna 4.000 euro al mese da destinare ai bisogni della tifoseria. Dopo il 2020 è quello che dà parte del nero che arriva dai parcheggi gestiti dalla società Kiss and Fly di Giuseppe Zaccagni. Quest’ultimo, interessato ai parcheggi di San Siro e dell’Olimpico (vorrebbe arrivare persino al presidente della Figc, Gabriele Gravina, per sbloccare gli appalti), assume Caminiti come ponte nel mondo della criminalità. «Pino» fornisce protezione a Zaccagni e alle sue attività imprenditoriali, attraverso il suo stretto rapporto con Giuseppe Calabrò, altro personaggio considerato organico alle ‘ndrine di San Luca: Caminiti gli consegna ogni mese 1.000 euro.
È eloquente la conversazione nella quale Zaccagni equipara Caminiti a Vittorio Mangano: «[…] perché Pino è una brava persona, ovviamente non è lo “stalliere” di Berlusconi, ma noi l’abbiam preso esattamente per quella funzione... cioè io l’ho preso per quella funzione lì». Caminiti è un factotum, procura a Zaccagni documenti falsi e gestisce il nero che arriva dall’attività dei parcheggi.
Il 15 marzo l’avvocato Adriano Raffaelli (presidente dell’organismo di vigilanza dell’Inter) aveva assicurato in commissione Antimafia del Comune che Caminiti era stato allontanato dalla Kiss & Fly, una società che ha un contratto con l’Inter per quanto riguarda l’attività di sorveglianza dei parcheggi. «La dichiarazione», sostengono i magistrati, «attesta nuovamente una totale mancanza di conoscenza dei fatti [...]». Peraltro, scrivono gli inquirenti, pare emergere una situazione paradossale: il comitato Antimafia del Comune di Milano elogia Kiss & Fly srl che, come si vedrà, ha corrotto (con un quadro da 10.000 euro) un proprio componente (Manfredi Palmeri, consigliere comunale ed esponente di Mi Stadio srl) per l’assegnazione di parcheggi».




