Il governo libanese ha chiesto ufficialmente la mediazione del Vaticano per proteggere i villaggi cristiani del Sud del Paese dei Cedri. Nei bombardamenti è rimasto ucciso anche padre Pierre El Raii, parroco maronita di Qlayaa, mentre si trovava a casa di un fedele che era andato a soccorrere. Padre Pierre aveva deciso di restare accanto alla sua gente, nonostante gli ordini di evacuazione in tutta la zona. Il ministro degli Esteri di Beirut ha avuto un colloquio telefonico con l’arcivescovo Paul Gallagher, Segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede, per chiedere un immediato intervento per salvare la presenza cristiana nella regione.
I cristiani sono una colonna portante dello Stato libanese e per prassi istituzionale il presidente è sempre un cristiano maronita e anche Joseph Aoun non fa eccezione. Oggi i cristiani rappresentano tra il 30 ed il 40% della popolazione, ma non hanno mai fatto mancare la loro partecipazione alla vita politica di Beirut. Monsignor Gallagher ha fatto sapere al responsabile degli Esteri del Paese mediorientale che tutti i canali diplomatici sarebbero stati avviati. Mentre la guerra va avanti l’Assemblea dei Patriarchi e dei Vescovi cattolici in Libano ha rilasciato una dichiarazione dove chiede l’immediata cessazione della spirale di violenza attualmente in atto in Medio Oriente e sollecita un ritorno al dialogo costruttivo e a un’azione diplomatica responsabile, fondata sul perseguimento del bene comune dei popoli che anelano a una vita pacifica fondata sulla giustizia e sulla dignità. «Viviamo ancora una volta l’incubo della guerra- dichiara il vescovo Cesar Essayan, vicario apostolico di Beirut- con i droni sopra le nostre teste, le scuole chiuse e la gente terrorizzata. Non è stato un caso che il Libano sia stata tappa del primo viaggio apostolico di Papa Leone XIV, il pontefice sa bene cosa abbiamo vissuto e cosa stiamo vivendo e sono certo che stia lavorando silenziosamente per il bene dei nostri paesi.». Il vescovo Essayan si è anche impegnato in prima persona per raggiungere un’unità di intenti, sostenendo l’Assemblea dei Patriarchi e dei Vescovi cattolici. «La pace non è un’opzione secondaria o temporanea, ma un dovere umano e una responsabilità collettiva - continua il vicario apostolico - questa violenza minaccia la dignità della persona umana, che è un dono di Dio, e mina i fondamenti della giustizia e della stabilità. Facciamo appello ai leader politici libanesi affinché facciano di tutto per proteggere il popolo e imploriamo la comunità internazionale di fare ogni sforzo possibile per prevenire un’ulteriore escalation e stabilire soluzioni giuste che salvaguardino i diritti dei popoli e proteggano la dignità umana. Noi cristiani viviamo in Medio Oriente da millenni, ma siamo stati perseguitati da sempre, basta vedere quello che è successo in Siria».
Papa Leone XIV ha espresso profondo dolore per tutte le vittime dei bombardamenti di questi giorni in Medio Oriente, per i tanti innocenti, tra cui molti bambini, e per chi prestava loro soccorso, come padre Pierre El-Raii, ribadendo la sua costante attenzione a ciò che sta accadendo . «Purtroppo anche la Chiesa è vittima di questa situazione. Non siamo esenti, non siamo immuni dalle sofferenze della popolazione» ha invece commentato il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Intanto i militari italiani dalla missione Unifil delle Nazioni Unite hanno scortato in salvo gli abitanti di Alma Shaab, un villaggio cristiano nel distretto di Tiro sul confine israeliano, dopo le minacce di essere evacuati a forza. I cristiani che vivono nel vicino abitato di Rmeish per il momento hanno invece deciso di restare nelle proprie case, nonostante il pericolo, come hanno già fatto nell’ultimo conflitto terminato nel 2024.



