Il premier spagnolo Pedro Sánchez annaspa nel tentativo di restare a galla. Dopo lo scandalo scoppiato la scorsa settimana e le dimissioni dell’ex segretario organizzativo, numero tre del partito, Santos Cerdán, che la Guardia civil pone al centro dell’illegale sistema di «mazzette» per l’assegnazione di appalti pubblici e di soldi pare finiti anche nelle casse del Psoe, alla Moncloa si torna a parlare di crisi.
Per mesi la vicenda era nota ma la pubblicazione del rapporto, secondo il quale sarebbero coinvolti anche José Luis Ábalos, predecessore di Cerdán e già ministro dei Trasporti nel primo governo Sánchez, assieme al suo ex consigliere Koldo García, ha lasciato il capo del governo «nudo», senza più possibilità di nascondere i presunti casi di corruzione dei suoi strettissimi collaboratori. E forse di altri.
«Falcon Crest» o «Falconetti», come l’hanno soprannominato per l’uso eccessivo dell’aereo privato, ma anche «Pretty Sánchez», visto che si considera il presidente più bello, e ancora «Fraudillo» o «Pinocho Sánchez», per le bugie e le presunte irregolarità elettorali, ha annunciato che solo il prossimo il 9 luglio si presenterà dinanzi alla sessione plenaria del Congresso dei deputati per riferire.
Sarebbe la sua «prima data disponibile», anche se il Pp, Vox e altri partiti volevano anticipare già a domani la convocazione. Dopo la riunione del Comitato esecutivo del Psoe, martedì ha annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta sul caso Santos Cerdán, che non soddisfa nessuno, ma soprattutto ha cercato di sostenere che il Psoe è un partito «pulito» nonostante questi casi che «ripugnano» ai socialisti.
Lo dichiara in una lettera inviata ieri ai membri del partito socialista. In essa, lo spagnolo riconosce che il sospetto che colleghi che ricoprivano posizioni di alta responsabilità possano aver tradito la fiducia di questo partito e dei cittadini «è una ferita che ci addolora tutti», ma ricorda che «il momento difficile che stiamo vivendo non deve farci perdere la prospettiva».
Ha aggiunto che il Parlamento ha dato la fiducia a questo governo progressista, che deve continuare a lottare per agire su «molte questioni che riguardano la vita della maggioranza», come l’assistenza sanitaria, la casa, le pensioni, l’occupazione, la lotta al cambiamento climatico e la difesa dell’uguaglianza. Le affronteremo, dichiara il segretario generale del Psoe, «con lo stesso entusiasmo e la stessa voglia del primo giorno. Ancor di più, se possibile, perché noi socialisti ci siamo sempre ribellati alle avversità, dando il meglio di noi stessi».
Su X ha ribadito il concetto: «Condividiamo la delusione e l’indignazione. Ma siamo venuti per migliorare la vita delle persone e continueremo a farlo. Con lo stesso entusiasmo e la stessa voglia del primo giorno. Conta su di me. Conto su di te». Un utente ha commentato: «Ma la cosa importante è: restituiranno i soldi che ci hanno rubato oppure no?». Un altro ha ironizzato: «Non stanno rubando; stanno effettuando pagamenti dilazionati che sono resilienti, ecosostenibili e promuovono la giustizia sociale».
Prima della sua comparizione a luglio, Sánchez intanto ha escluso qualsiasi rimpasto o voto di fiducia alla Camera e ha sfidato Pp e Vox a presentare una mozione di censura. Il leader del Partito popolare, Alberto Núñez Feijóo, l’ha esclusa categoricamente, malgrado la Spagna stia vivendo in uno stato di «emergenza nazionale», perché la mozione sarebbe destinata al fallimento (i numeri non tornano, non ci sarebbe la maggioranza assoluta dei deputati).
«La differenza tra quello che stiamo vivendo ora e quello che abbiamo già vissuto, è che cinque anni dopo sembra che ci siano più persone, più politici e più giornalisti che capiscono che Pedro Sánchez è il capo di una mafia che sta umiliando, derubando e rovinando il popolo spagnolo», ha tuonato il presidente di Vox, Santiago Abascal, che invece preme per la mozione di sfiducia.
The Times ha pubblicato martedì un editoriale in cui definisce il premier spagnolo come il mafioso americano John Gotti. Il gangster newyorkese era soprannominato «Mr. Teflon» dalla stampa anglosassone negli anni Novanta, in riferimento al rivestimento antiaderente utilizzato per le padelle, per la sua capacità di eludere costantemente le controversie legali. Nell’edizione cartacea, il quotidiano usa questo termine per descrivere Pedro Sánchez, che rimane in carica nonostante la denuncia di corruzione di suoi uomini di fiducia.
«Il premier spagnolo è sceso in campo per combattere nel tentativo di rimanere al potere», titolava il quotidiano britannico. E malgrado l’Alta corte di giustizia di Madrid (Tsjm) abbia autorizzato nei giorni scorsi l’Ufficio per i conflitti di interesse (Oci) a indagare sulla denuncia presentata dal Pp contro il primo ministro in merito agli affari della moglie, Begoña Gómez.
Feijóo ha ironizzato su quanto il premier ha dichiarato, ovvero che «non se ne andrà perché la destra andrà al potere», il che, secondo il leader del Pp, è come dire che non se ne andrà perché «perderebbe le elezioni». «Quello che sta facendo Sánchez è prendere un po’ di tempo per capire qual è il perimetro dell’emergenza», commentava ieri il politologo Pablo Simón, secondo il quale «il Partito popolare non ha fretta di vederlo lasciare il potere. Questi scandali stanno logorando i socialisti, e più a lungo va avanti così, più i partiti che sostengono il governo finiscono per essere macchiati agli occhi degli elettori».
Infatti, il malcontento cresce, lasciando presagire un ulteriore forte calo dei consensi nelle elezioni in programma a metà 2027.



