Dopo giorni di approfondimenti tecnici al ministero dell’Economia, di confronti serrati tra il premier, Giorgia Meloni, e il ministro, Giancarlo Giorgetti, la cautela imposta dalla situazione dei conti pubblici, poi l’accelerazione impressa dall’esito del referendum, è arrivato il momento delle decisioni. Nel Consiglio dei ministri fissato per stamane, sarà varata la proroga dello sconto carburanti, in scadenza il 7 aprile, fino alla fine del mese. Sul tavolo anche l’ampliamento della platea dei beneficiari.
Ieri il premier ha visto il titolare del Mef sul dl Carburanti e ha riunito il suo vice e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, insieme al responsabile della Difesa, Guido Crosetto, oltre ai vertici dell’intelligence, per parlare delle crisi internazionali e in particolare della situazione nello Stretto di Hormuz, con un focus marcato sul dossier dell’approvvigionamento energetico, che già mercoledì era stato oggetto di un incontro con l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.
Incontri preparatori anche dell’appuntamento di Meloni, giovedì, quando parlerà alle Camere illustrando le linee guida del governo per la fine della legislatura. La strategia è dare messaggi rassicuranti alla luce di un contesto internazionale ancora di estrema incertezza, sperando che l’appuntamento con il voto di midterm, negli Usa, possa spingere il presidente americano Donald Trump a trovare una via d’uscita dal conflitto iraniano in tempi brevi.
Intanto, per la proroga del taglio alle accise serviranno 500 milioni che dovranno essere reperiti senza creare tensioni sul bilancio. Il governo si è impegnato a rispettare le scadenze per il rientro del deficit, in modo da uscire dalla procedura d’infrazione. Attualmente il deficit pubblico si attesta provvisoriamente al 3,1% del Pil, superando la soglia del 3% prevista dal Patto di stabilità europeo. Uno scostamento che rischia di allungare la procedura di infrazione Ue al 2027, con necessità di correzioni di bilancio. A questo ci si aggiunge una crescita inferiore alle previsioni. Ieri Standard&Poor’s ha rivisto al ribasso le prospettive per il 2026, dimezzando il Pil, che dal +0,8% delle prime aspettative, passerebbe al +0,4% attuale. Il governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenendo alla Farnesina in occasione della XVI conferenza Maeci-Banca d’Italia, è tornato a lanciare l’allarme sugli impatti nel Paese di un prolungamento della guerra in Iran e Medio Oriente. «Senza un saldo controllo per la dinamica dell’inflazione», ha avvertito, «ci sarebbero effetti sulla crescita che potrebbero essere particolarmente sfavorevoli». E ha esortato a mantenere presso i mercati la buona percezione «sulla tenuta della finanza pubblica italiana», che «fino a ora ci ha tenuto al riparo». Molte economie, poi, hanno livelli di debito pubblico particolarmente alti, che limitano lo spazio per interventi di bilancio e, ha insistito, «accrescono i rischi per i mercati finanziari». Il governatore poi ha sottolineato che variazioni nella percezione del rischio da parte degli investitori globali possono tradursi rapidamente in «tensioni sui titoli sovrani e nei flussi di capitale». Inutile illudersi che si possa tornare come prima velocemente. «Anche ipotizzando una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno alla normalità produttiva sarebbe lento», poiché ai tempi tecnici necessari per il ripristino della capacità estrattiva si aggiungerebbero quelli per la riattivazione dell’intera filiera energetica.
Di qui la prudenza di Giorgetti e il lavoro di cesello fatto in questi giorni per trovare le coperture. È probabile che i ministeri siano chiamati a stringere ancora la cinghia, cosa non semplicissima visti gli impegni in agenda soprattutto per fine legislatura.
Insieme alla proroga degli sconti sulle accise dei carburanti, oggi sarà varato il credito d’imposta per il gasolio agricolo e della pesca. Intanto le concessionarie autostradali hanno accolto l’appello del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e nei prossimi giorni il prezzo dei carburanti nelle stazioni di servizio sarà scontato di 5 centesimi per una durata di 20 giorni. Il ministero mantiene alta l’attenzione su eventuali speculazioni sui prezzi e a breve convocherà nuovamente le compagnie petrolifere.
Ma le speculazioni sono anche di chi getta benzina sul fuoco alimentando una visione catastrofista. Tant’è che il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ha richiamato al realismo: «Basta fake news. Le cifre dicono che i prezzi dei carburanti sono rimasti sostanzialmente bassi nel 2024 e 2025, sotto quelli di altri Paesi. Dalla guerra in Iran ad oggi, in Italia il prezzo di benzina e gasolio è salito in modo molto più contenuto rispetto a Francia, Germania e Spagna». Il Codacons, però, fa i conti dell’impatto della guerra sulle categorie meno abbienti, per le quali si profila una «maxi stangata da +232 euro annui a utente». Una analisi che arriva dopo l’aggiornamento di Arera delle condizioni del servizio di tutela della vulnerabilità gas per marzo 2026. «Con le nuove tariffe del gas per gli utenti vulnerabili, la bolletta media, considerato un consumo pari a 1.100 metri cubi annui a famiglia, sale a 1.440,6 euro e, se si aggiunge anche la luce pari a 605 euro annui, il conto totale sale a 2.046 euro annui». Questi numeri, secondo il Codacons, indicano che il decreto bollette varato dal governo «non è in grado di intervenire sulla situazione attuale» e che servirebbero «nuovi e più incisivi provvedimenti per calmierare le tariffe».



