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«Contro l'emergenza Covid e per non rischiare altre vittime della pandemia i giallorossi hanno chiuso anche le palestre che si curano del nostro benessere fisico, ma state tranquilli, una canna per fumare e dimenticare che state perdendo tutto, anche il vostro lavoro, ve la concederanno. Scandalosi!» così tuona Toni Brandi, presidente Pro Vita e Famiglia onlus, sull'emendamento 5 stelle al Dl Ristori per regolamentare l'intera filiera della canapa con anche la liberalizzazione della dannosa cannabis cosiddetta light.

«La giustificazione, poi, che l'utilizzo della cannabis sia fenomeno che non può più essere ignorato e che debba essere prontamente affrontato, è come dire che la chiusura dei ristoranti alle 18 e di tutte le altre attività a rischio invece sia un'occasione imperdibile e una grande opportunità. Ma non si vergognano? E comunque, se un comportamento è sbagliato tale rimane e deve rimanere vietato! Così tra l'altro si ignorano la morte di tante persone e il rispetto delle minime norme di prevenzione» ha concluso Jacopo Coghe, vice presidente della onlus.

Ansa

«Cari giornalisti, non chiamatelo blitz né furbata per lavargli le coscienze. È solo una truffa. La liberalizzazione della cannabis light chiesta con un emendamento spuntato nel decreto milleproroghe da una trentina di deputati di M5s, Pd, Leu e +Europa, è un atto arrogante sul piano politico oltre che vile sul piano legislativo per la scelta di infilarlo nel caos. Al "buio" si compiono solo azioni scorrette e illegali e i parlamentari non possono agire come dei falsificatori qualunque» hanno dichiarato il presidente di Pro Vita e Famiglia, Toni Brandi, e il vice presidente Jacopo Coghe. «Con questa forzatura - hanno continuato - non solo si mettono in pericolo concreto tanti nostri ragazzi che vengono portati a credere così che la cannabis non sia una droga, ma si mettono in difficoltà le loro famiglie, che lottano ogni giorno per insegnare loro i valori della cultura, del vivere civile, dell'impegno, dello sport».

«Come volevasi dimostrare - hanno concluso - in Italia la commercializzazione della cannabis light è diventata un apripista per un'industria che farà il bene solo delle casse dello Stato, dei lobbisti in Parlamento e di qualche venditore e tutto sulla nostra pelle. Al di là di questo la cultura di morte non potrà mai essere un orizzonte felice».

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