La satira è una grande invenzione dell’Occidente che in questi tempi di oscurantismo e censure a tutto spiano va protetta e difesa da tutti coloro che vogliono distruggerla. Tra questi distruttori ve ne sono alcuni - colpevoli ma facilmente individuabili - che agiscono dall’esterno, cancellando e vietando. E poi ve ne sono altri, talvolta più pericolosi perché meno riconoscibili e dunque estremamente dannosi. Sono quelli che la satira pretendono di farla e invece la indeboliscono e la vilipendono fino a tramortirla. Sono le decine di presunti satiristi italiani che continuano da decenni a confondere la servitù di partito con il coraggio delle idee, che barattano l’indipendenza intellettuale con la carriera ben foraggiata e pensano di essere acuti e divertenti perché si prestano a reggere il moccolo del pensiero dominante.
Troppo facile liquidarli come «di sinistra», perché la loro vera fede è la banalità, credono nell’autocompiacimento e nell’eterna ripetizione di alcuni slogan che hanno imparato da piccoli, mentre qualcuno li aiutava a salire sul patetico piedistallo su cui sono da troppo tempo accomodati. Talvolta fanno ridere, sì, ma per come si presentano e per la pochezza dei testi, per il modo in cui s’atteggiano convinti di essere paladini della libertà mentre sono semplicemente i guardaspalle di un regime.
La satira, quella nobile, se la prendeva con i potenti e li sfidava a duello. Succedeva al tempo dei grandi latini e succede più raramente oggi, soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra. Ci sono grandissimi autori come Parker e Stone, gli inventori di South Park, Dave Chapelle e Bill Burr, gente che prende di petto la cultura dominante e la sbriciola, senza timore delle conseguenze (che spesso si manifestano sottoforma di censura e persino di aggressione fisica da parte di qualche invasato che si ritiene offeso). Charlie Hebdo, anni fa, ha addirittura immolato una larga fetta della sua redazione sull’altare della satira contro la religione. Che è discutibilissima, ma senza dubbio coraggiosa quando non trascura di scagliarsi contro gli estremisti armati.
Poi ci sono gli autori di casa nostra, che più sono contigui al potere culturale e più si credono bravi. Se c’è da prendere in giro i non vaccinati, i putiniani, i presunti antisemiti e qualsiasi altra categoria sgradita all’apparato mediatico-politico, eccoli in prima fila. Sui temi veramente scomodi tacciono e tremolano come coniglietti, su tutto il resto sono leoni. Saltuariamente, tuttavia, qualcuno riesce perfino a superarsi. È il caso di Luca Bottura, che a In Onda, su La7, è riuscito a prendere in giro Giorgio Almirante grazie a un video realizzato con l’intelligenza artificiale (o con la stupidità umana). Nel video il defunto leader del Msi parla in prima persona e si attribuisce le peggiori nefandezze, tra cui la fucilazione di innocenti (un falso storico ampiamente smentito). Sentiti applausi: è la nuova frontiera della satira antifascista in assenza di fascismo. Poiché si ha fifa di prendere di mira i vivi e i potenti veri, si attaccano i morti che non possono rispondere né querelare. A ben vedere, si tratta di vilipendio di cadavere: non quello di Almirante, ma quello della satira coraggiosa che questi eroi del nulla hanno ucciso da tempo.



