Sia detto con il rispetto dovuto a una persona che non è più fra noi, ma è lecito pensare che Silvio Berlusconi si giri nella tomba osservando il cambio di rotta del suo partito sul tema della difesa della vita. Il fondatore di Forza Italia, il 6 febbraio 2009, convocò un Consiglio dei ministri da lui stesso presieduto che approvò un decreto legge per salvare la giovane Eluana Englaro dalla morte per sospensione delle cure di sostegno vitale, alimentazione e idratazione. Sappiamo come andò a finire: l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, uomo di punta della sinistra, si rifiutò di firmare quel decreto «salvavita» ed Eluana morì in tre giorni, non più alimentata e idratata. Oggi, a distanza di meno di vent’anni da quel drammatico evento, il partito che porta nel suo logo il nome del fondatore, Berlusconi, fa una drastica inversione di marcia e sceglie di schierarsi al fianco di quelle forze della sinistra storica e radicale che da tempo e sempre sostengono norme contro la vita.
Oggi la posta in gioco si chiama legalizzazione del suicidio assistito. Senza girarci troppo attorno, siamo di fronte a un vero e concreto tradimento delle radici storiche-antropologiche che portarono alla vittoria il partito di Silvio Berlusconi. Un paio di giorni fa, durante il programma radiofonico Un giorno da pecora, Graziano Del Rio, senatore del Pd, sempre dichiaratosi cattolico, ha rilanciato il trito e ritrito copione di slogan fantasiosi: è una legge necessaria, una legge di cui il popolo italiano ha bisogno, una legge dalla parte del mondo della sofferenza, una legge equilibrata fra tutela della vita e autodeterminazione, aggiungendo: «Lo dico anche come medico», professione esercitata per circa 20 anni. Senza polemica e solo per dovere di verità: il sottoscritto ha fatto il neurochirurgo per 47 anni, migliaia di interventi chirurgici e frequenza quotidiana in reparti di terapia intensiva e rianimazione, e ciò che ha visto è la necessità assoluta di migliorare, incrementare, potenziare la «cura» dei malati. Soprattutto dei malati critici, impegnativi, spesso cronici, con disabilità di ogni tipo ed entità. Di questo c’è davvero assoluto bisogno se ci si vuole mettere dalla parte del mondo della sofferenza.
Che cura può mai essere quella che prevede di eliminare la sofferenza, eliminando il sofferente? Chiunque di noi, toccato dal dolore fisico e spirituale - il «dolore globale» come insegnava Cicely Saunders - può essere spinto alla richiesta di «farla finita», ma una società davvero civile deve saper decodificare quella disperata domanda e rispondere con la «cura globale», non già con la «somministrazione» della morte, usando le parole di papa Francesco. Ci sono dei limiti invalicabili, che neppure lo Stato ha il diritto di ignorare se non si vuole cadere nella tirannia del più forte. Sul piano politico, la deriva laicista di Forza Italia, sostenuta da Stefania Craxi, avrà un solo risultato: dirottare il consenso di tanti cittadini che credono ai grandi valori antropologici verso quei partiti del centrodestra che avranno dimostrato tanta più saggezza e prudenza. Diciamolo a chiare lettere: della legge sul suicidio assistito non c’è alcun bisogno ed è conseguenza di un’ideologia anti umana, che non porterà per nulla bene a chi la sostiene. Libertà, fraternità, uguaglianza sono valori riconosciuti da uno stato laico; dunque, che libertà» c’è dietro una richiesta disperata di morte? Che fraternità c’è dietro la somministrazione di un’iniezione letale? Che uguaglianza c’è se chi è malato o disabile può essere eliminato con la tutela della legge?



